I FUMETTISTI SONO GENEROSI NEL REGALARE DISEGNI

I fumettisti

Confessioni di un comunicatore radio-musical-televisivo-letterario che non sa disegnare,

e la sua invidiosa riconoscenza nei confronti dei fumettisti.

Il mio problema è non saper disegnare. Mi sarebbe tanto piaciuto, ma niente: o ce l’hai o non ce l’hai. Poi lo studio può migliorarti, rifinirti, far di te un grande illustratore, un ottimo fumettista, ma la mano devi avercela di natura, per nascita. E oltre la mano, la testa. A me sono sempre venute solo parole e musica: in una canzone le note prendono il posto dei disegni, dei colori, ma non è la stessa cosa, perché senti tutto e non vedi nulla, almeno con gli occhi. L’arte visiva invece puoi vederla, ma non sentirla, almeno con le orecchie. Si possono al massimo accostare le due arti, aggiungendo l’una all’altra, come per esempio in un video musicale o in un’esibizione dal vivo. Bello sarebbe poter disegnare la musica e musicare il disegno, però nello stesso atto creativo: tu disegni e si sente la musica. Oppure tu suoni e si vede il disegno (e non parlo di figure astratte). Qualcuno realizzi questa app che ho appena inventato, per favore. Grazie.

Uno dei tanti disegni inviati al “G” (Gianni Greco) da ascoltatori di buona volontà. Questo si riferisce al programma televisivo “Ciao G”, e dipinge il destinatario come un Pinocchio canterino. Le note si vedono, ma non si sentono


Normalmente capita che un disegnatore non sappia scrivere musica e un musicista non sappia disegnare. La maggioranza delle persone non sa fare né l’una né l’altra cosa, ma beato chi sa farle entrambe. Io mi sono dato alla musica e alle parole probabilmente proprio perché la mia mano non sapeva tracciare che banalissime, infantili figure. Se avessi saputo disegnare forse sarei diventato un fumettista, un illustratore, avrei anche illustrato Pinocchio. Invece no. Così ho sempre sentito nella mia vita la mancanza delle immagini. Per questo prima mi sono messo a collezionare fumetti all’impazzata, poi, imboccata la via della comunicazione verbale, ho voluto “arredare” la mia attività con i disegni degli altri, quelli bravi, sia per illustrare un paio dei miei libri che per dare vita a una graphic novel di cui avevo scritto la sceneggiatura. In più, alla radio, ho avuto modo di ospitare alcuni grandi fumettisti, e non ho mancato di farmi rilasciare avidamente ogni volta un loro disegnino originale, fatto apposta per me, restando incantato a guardare quelle mani che con pochi tratti riuscivano a dare vita a un piccolo miracolo.

Joshua Held: il più noto tormentone del “G” esce dalla radio cogliendo di sorpresa un ascoltatore

Al di là di ogni considerazione tecnica, una cosa ho potuto constatare. Che questi ottimi professionisti non solo hanno qualcosa in più, ma sono anche molto disponibili e generosi: tutto quello che hanno fatto per me è stato regalato. Va bene che anche quello che facevo io era gratis, bastava accendere la radio, ma io lo facevo per tutti, loro lo hanno fatto per me. E io ero pagato da qualcuno per trasmettere, mentre i loro disegni, molti dei quali possiedo in originale, nessuno li ha pagati per farli. Questo aumenta la mia ammirazione nei confronti dei fumettisti, che riesce quasi a superare l’invidia.

Per ringraziarli ufficialmente ho pensato di riunire in un unico spazio, come in un’esposizione, i capolavori che mi hanno donato. E per aumentare la goduria, dando un tocco di novità anche a chi già possiede i miei libri e conosce parte delle illustrazioni che seguiranno, le ho fatte colorare per questa speciale occasione, essendo esse nate in bianco e nero. E non solo, ho fatto colorare ex novo anche quelle poche nate a colori. Ci ha pensato un bravo colorista, Cristian Nencioni, altro mio generoso dispensatore di amichevole mano d’opera, che ha fatto un grande lavoro: eccettuate le copertine dei miei due libri e le tre illustrazioni presentate anche nei colori originali, tutto il colore che vedrete è suo, come la copertina di questo mio eBook, primo di una serie di sei usciti nel 2014.

Il primo numero della “Collana G”, formata da 6 eBook scritti da Gianni Greco in vernacolo fiorentino con protagonisti personaggi del “Sondazzo”. Copertina di Cristian Nencioni

Ecco com’è andata. Era il 1995, e io ero il “G”, un conduttore radiofonico parecchio seguito. Dato che stavo scrivendo un libro basato sulla mia esperienza ormai dodicennale al microfono, attraverso i buoni uffici dell’amicone Moreno Burattini invitai quei disegnatori che si fossero trovati tra i miei ascoltatori a raffigurare uno o più personaggi del “Sondazzo” (“sondaggio pazzo”), il programma di provocazioni telefoniche in diretta che mi aveva dato una controversa ma diffusa popolarità. La scelta la lasciai a loro, tra centinaia di possibilità, tanti erano i personaggi a cui avevo dato vita dal 1983 in poi. Ero proprio curioso di vedere quali avrebbero scelto e come li avrebbero immaginati. Perché è importante per uno che deve creare le immagini con le parole capire se ci riesce, e con quali risultati.

“G” (Gianni Greco): “Il Sondazzo”, 1995. Copertina di Cris

I disegni arrivarono, e andarono a costituire una sezione privilegiata su carta speciale del volume, illustrato nelle sue pagine di testo dalla corrosiva mano femminile della cara amica Cris, una che con la penna in mano non ha mai fatto sconti a nessuno. Tanto meno a me, come si può vedere.

Una beffarda illustrazione di Cris ritraente il “G” come goffo discobolo

E c’è anche il lato B

Ma siccome non volevo farmi mancare niente, invitai nientemeno che Benito Jacovitti a fornirmi un’immaginetta d’inizio e fine libro. Beh, per la verità l’avevo già inconsapevolmente invitato a farlo da bambino, scrivendogli una letterina nel 1953, a cui lui aveva subito risposto allegando generosamente alcune sue foto personali mai diffuse, più uno schizzo di se stesso con un cartello su cui, chissà perché, aveva scritto il mio secondo nome (mi ero presentato come Gianni Antonio). Per il libro il suo “W Antonio!” è diventato “Inizio” e “Fine”, e così ho avuto il mio Jacovitti inedito.

Bene, vediamo dunque la galleria delle immagini. Si parte con una raffigurazione del sottoscritto da parte di Luca Boschi, mio prezioso amico e grande esperto di fumetti, che mi ha ritratto durante uno spettacolo dal vivo con la cornetta in mano, avendo io portato fin dal 1990 le mie telefonate in pubblico, novità assoluta in seguito scimmiottata da vari epigoni, compresa, con 10 anni di ritardo, Matrigna Rai (“Libero”, Teo Mammucari, Rai 2, 2000).

Luca ha frequentato quegli affollatissimi spettacoli, e questa è l’impressione che ne ha ricevuto, incluso il mio linguaggio molto, diciamo così, colorito. E, a proposito di colori, l’illustrazione, apparsa sul libro in bianco e nero come tutte le altre, era stata in origine acquerellata pressoché monocromaticamente dallo stesso Boschi così come la si vede qui per la prima volta. Ma mi piace presentarla anche nella versione “dark” dall’ottimo Cristian.

Luca Boschi, il “G” in uno spettacolo dal vivo, disegno originariamente acquerellato

L’illustrazione precedente ricolorata da Cristian Nencioni


Passiamo a Giorgio Sommacal, che scelse due personaggi: il Topo Rancido, un orrendo topaccio che facevo credere ai miei interlocutori venisse fuori dal water closet mentre loro stavano defecando, e il Professor Cazzantico, primario della Clinica di Gerontopedofilostetricia, in cui era nato il figlio illegittimo del marito della signora all’altro capo del filo, che, poveretta, cadeva dalle nuvole e s’incazzava anche parecchio (col marito).

Giorgio Sommacal, il Topo Rancido

Giorgio Sommacal, il Professor Cazzantico


Laura Stroppi
così immaginò L’Arabo Pzzdmrd, un incantatore di serpenti che telefonava a persone a caso perché il suo Serpente di nome Filiberto era scappato dalla cesta e a sentir lui si era rifugiato in casa loro. Esilarante era il richiamo richiesto agli interlocutori, spesso interlocutrici, per stanare l’animale: “Filibertooooo… Filibertooooo…”. E lo chiamavano, eccome se lo chiamavano. Per tutta la casa, e anche dalla finestra. Era molto convincente, il Pzzdmrd!

Laura Stroppi, l’Arabo Pzzdmrd


Un personaggio amante del sesso estremo era Clitoride Pazzo, con il suo tormentone “Che calore, che calore, che calore… La mi brucia, la mi fuma…”. Faceva impazzire gli uomini e sentire inadeguate le donne. Giacomo Michelon non solo ne ha dato una spettacolare interpretazione, ma ha voluto aggiungere: “Clitoride Pazzo la mia preferita!”.

Giacomo Michelon, Clitoride Pazzo

Tra i miei personaggi femminili un posto particolare lo occupa Elvira Tirasassi, una signora di 87 anni completamente sdentata e fisicamente disfatta, ma ancora attivissima sessualmente. Con la sua voce biascicante riusciva persino a fare masturbare in diretta gli uomini. Famoso rimase il caso di Giacomo, un sessantenne che dette vita alla più grandiosa masturbazione radiofonica di ogni tempo, quand’anche su altre frequenze ve ne siano state (nel mio programma più d’una). In alternativa la Tirasassi faceva chiamare alle signore e ai signori che le rispondevano il suo “pappacazzino”, che era scappato dalla gabbia: “Cincirillinooooo… Cincirillinooooo…”. Un mito. Ecco l’irresistibile versione dell’Elvira firmata Luca Boschi.

Luca Boschi, Elvira Tirasassi

Il Bambino Simone è, tra le mie invenzioni, forse la più truculenta: telefonava alle persone facendo credere di aver aperto la pancia con un coltello alla sorellina perché piangeva, e, mentre il gatto mangiava le budellina della vittima, raccontava di aver sparato allo zio perché stava tutto nudo sopra alla mamma sul letto muovendosi su e giù, e lei, poverina, si lamentava di continuo. Purtroppo anche la mamma era rimasta uccisa. Al ritorno a casa del babbo, il pover’uomo trovava tutta la famiglia sterminata e in più apprendeva che il fratello si faceva sua moglie. I miei interlocutori, atterriti, per lo più credevano al racconto del bambino assassino, tanto che varie volte vennero allertati polizia e carabinieri, e una di quelle volte mi beccai anche una denuncia per procurato allarme, fortunatamente finita con un nulla di fatto. Beh, un po’ mi sentivo colpevole di stravolgere la vita di persone prese a casaccio dall’elenco del telefono, però che colpa avevo io se abboccavano a una voce di bambino decisamente improbabile come la mia? E in fondo, diciamo la verità, non movimentavo forse il loro monotono tran tran di ogni giorno? Avrebbero dovuto ringraziarmi!

Ecco la versione del Bambino Simone firmata da Elettra Gorni.

Elettra Gorni, il Bambino Simone

Mostri di ogni tipo, a sentire il Tenente Cincipiccino dei Vigili del Cuoco, erano fuggiti da oscuri laboratori dove si facevano turpi esperimenti di ibridazione animale. Per cui si trovavano in libertà pericolosi esemplari di Lucertolallo (incrocio tra una lucertola e un cavallo), Pulcistrello (pulce più pipistrello), Bacogatto (baco più gatto), Coccoceronte (coccodrillo più rinoceronte), Ippogrillo o Grillopotamo (ippopotamo più grillo) e tanti altri pericolosissimi animali del tutto inconcepibili. La cosa, per quanto assurda, seminava il panico tra i miei interlocutori telefonici, che eseguivano alla lettera tutto quello che dicevo loro di fare per difendersi dai mostri. Roba da matti (loro). Il coccodrillo, per la cronaca, si incrociò anche col maiale, dando vita al Coccoporco, detto anche Porcodrillo. Ed è proprio questo l’animale scelto da Francesco Artibani per la sua illustrazione.

Francesco Artibani, il Coccoporco o Porcodrillo


Massimo Bonfatti optò per i ritratti di tre personaggi: Gino Morticini, nome perfetto per un titolare di… vivai, l’Architetto Culirossi, che, al motto di “Bisogna uidùuue!”, con una forte erre moscia annunciava ai poveretti che i loro appartamenti sarebbero stati ridotti di ogni vano eccedente il numero degli occupanti, e Salvatore lo Sragnatelatore, furbo napoletano che andava in giro a “togliere le ragnatele” alle signore. Ovviamente non si trattava di quelle agli angoli delle pareti.

Massimo Bonfatti, Gino Morticini

Massimo Bonfatti, l’Architetto Culirossi

Massimo Bonfatti, Salvatore lo Sragnatelatore

Una delle situazioni più gradite dal pubblico era quella dell’Inquilino del Piano di Sotto, che col tempo diventò più propriamente “Inculino”. Il poveraccio si lamentava sempre con i suoi coinquilini del piano di sopra per vari inconvenienti: tendevano i panni sgocciolandogli tutta l’acqua sul balcone, espellevano troppi escrementi solidi nel water intasando il suo, e, soprattutto, la notte non lo facevano dormire per le urla di passione durante i loro feroci coiti e il continuo cigolio del letto (“cipìn, cipìn, cipìn…”, faceva, ma al tempo dei Mondiali diventò “zinedìn zidàn, zinedìn zidàn, zinedìn zidàn…”). Ovviamente i malcapitati erano del tutto innocenti, e si risentivano parecchio, dando vita a litigate epiche. Spesso scendevano giù bellicosamente, e non trovavano che altri ignari inquilini, quelli veri. Ma succedeva di frequente che io beccassi casualmente persone residenti al piano terreno, senza alcun inquilino sotto, e allora partiva la fantasia di garage abitati, caveau segreti, rifugi antiatomici, antichi cimiteri, addirittura tombe etrusche. Io diventavo lo gnomo delle caverne sotterranee, uno dei Sette Nani di Biancaneve, l’etrusco col telefonino… e le strampalate conversazioni proseguivano su un piano del tutto surreale.

Francesco Federighi illustrò un Inquilino/Inculino del Piano di Sotto che a me sembrò parecchio somigliante a colui che all’epoca ricopriva l’alta carica di Capo dello Stato.

Francesco Federighi, l’Inquilino del Piano di Sotto

Ed è con questa augusta presenza che si conclude la prima galleria. C’è ancora tanto da vedere.


Il primo libro ebbe un successo tale, pur non essendo mai stato distribuito nelle librerie, che l’anno successivo ne sfornai subito un altro, “Cazzate Galattiche (Il Sondazzo 2)”, che riscosse gli stessi consensi. Entrambi furono presentati ufficialmente a Lucca Comics, e a ragione: straboccavano di disegni e di firme illustri del mondo del fumetto, e di questo andavo particolarmente fiero.

“G” (Gianni Greco): “Cazzate Galattiche”, 1996, sequel de “Il Sondazzo”. Copertina di Cris


Se per padrino nel primo libro avevo avuto Jacovitti, nel secondo scelsi, anche perché ne avevo la disponibilità, lo storico cantante dei Nomadi Augusto Daolio, allora già morto da quattro anni, di cui possedevo un autoritrattino in forma di firma risalente agli anni settanta. Augusto, oltre che cantante, fu anche visionario pittore: un personaggio mitico per molti motivi. Con lui si iniziava bene.


Cominciamo questa seconda galleria con quattro uccelli: L’Aquilischero, che becca solo chi è bischero, verso: “Chiecchierecchié!”; il Cornacchiuto, che becca solo chi è cornuto, verso: “Chiacchiaracchià!”; il Corvonzo, che becca solo chi è stronzo, verso: “Chiucchiurucchiù!”; il Falcocchio, che indovinate chi becca… verso: “Chiocchiorocchiò!”. Luca Boschi immaginò i primi tre uccelli lanciarsi su un personaggio inconfondibile, all’epoca al vertice della nazione, mentre il quarto cogitava di farlo.

Luca Boschi, l’Aquilischero, il Cornacchiuto, il Corvonzo e il Falcocchio


Tre soggetti interessanti furono scelti da Mirko Maselli: il Maresciallo Pampurio della Squadra Immobile, di cui per scrupolo fece due disegni, il Professor Ennio Spargo Gocciabianca dell’Enel (Ente Nazionale Eiaculazione Libera) e il Grezzo. I nomi e le rispettive qualifiche dei primi due personaggi fanno intuire le situazioni che li coinvolgevano. Il terzo, il Grezzo, era un rude benzinaio che accusava sempre gli interlocutori di aver fatto benzina e di essere scappati senza pagare. Titolare della pompa Egli (ricorda niente?), il suo tormentone, con voce simile a quella del famigerato Pietro Pacciani, era: “Io sono il Grezzo e puzzo di lezzo!”. Uno dei personaggi più popolari del “Sondazzo”.

Mirko Maselli, il Maresciallo Pampurio della Squadra Immobile

Mirko Maselli, l’altro disegno del Maresciallo Pampurio della Squadra Immobile, rimasto inedito

Mirko Maselli, il Professor Ennio Spargo Gocciabianca dell’Enel, Ente Nazionale Eiaculazione Libera

Mirko Maselli, il Grezzo

Il Grezzo suscitò anche l’interesse di Bruno Ramella, che così lo immaginò.

 

Bruno Ramella, il Grezzo

Tre personaggi per Andrea Camerini: il primo, il Signor Coglionchi della Sexy Dolls Italiana (di Lecco), annunciava l’arrivo in pacco riservato della bambola gonfiabile ordinata dall’utente telefonico maschile il cui nome compariva sull’elenco. Si possono immaginare le reazioni stizzite delle mogli, relative però spesso più al prezzo (esorbitante) della bambola che all’oggetto in se stesso e al suo uso. I poveri mariti erano quelli che ne buscavano sempre e comunque. Del secondo e del terzo personaggio ho già parlato: anche Camerini era rimasto colpito dall’Inquilino del Piano di Sotto e dal Bambino Simone.

Andrea Camerini, il Signor Coglionchi della Sexy Dolls Italiana

Andrea Camerini, l’Inquilino dei Piano di Sotto

Andrea Camerini, il Bambino Simone


Umberto Fizialetti
scelse il Mago Jago, un formidabile paragnosta che per telefono riusciva a far fare quello che voleva alle persone. Tipo? Spaccare lampadine, mettersi sulla testa piatti, tazzine o bottiglie di acqua o vino, oppure uova fresche che cadevano inevitabilmente a terra con l’effetto immaginabile… Jago lasciava macerie dietro di sé. Un grande. A volte mi sembrava di non essere più io a fare certe cose, ma davvero questo o quel personaggio. In effetti nella vita privata mai mi sarei permesso… Potenza del microfono!

Fizialetti colorò lui stesso il proprio disegno, ed è così che lo presento qui, per la prima volta nei suoi colori originali, ma anche in quelli “postumi” di Cristian Nencioni.

Umberto Fizialetti, il Mago Jago, colorazione originaria dell’autore

L’illustrazione precedente ricolorata da Cristian Nencioni


E il Mago Jago fu preferito anche da Daniele Caluri, oltre a Suor Cammella delle Carmelitane in Ciabatte, che telefonava accusando gli uomini di aver molestato sessualmente la bella Suor Celestina. Caluri ritrasse poi uno dei personaggi-chiave del “Sondazzo”, Gugliermo Passeri, addetto alle consegne di cose che nessuno aveva ordinato. Il suo motto era: “Ho già caricato l’Ape, du’ Cami e tre Purmi!”, in puro fiorentino di San Frediano. A volte faceva indebitamente traslocare la gente per conto di Vandalo Unni, titolare dei Traslochi Attila. Nella storia del “Sondazzo” rimase proverbiale la risposta di un uomo disperato che urlò: “Ma io non devo sdralogare!”. Gugliermo Passeri adottò da quel momento l’ardito neologismo con la sua voce roca e burbera che accendeva molte ire. E più si arrabbiavano i poveri bersagli delle sue/mie telefonate, più si divertivano gli ascoltatori. Finché non toccava a loro.

Daniele Caluri, il Mago Jago

Daniele Caluri, Suor Cammella delle Carmelitane in Ciabatte con Suor Celestina

Daniele Caluri, Gugliermo Passeri


Ancora una scelta per Suor Cammella delle Carmelitane in Ciabatte e la sua protetta, la molto palpata Suor Celestina. Autore Paolo Campinoti.

Paolo Campinoti, Suor Cammella delle Carmelitane in Ciabatte, Suor Celestina e una suora cantante

E torna anche, per concludere la nostra seconda galleria, il gettonatissimo Inquilino/Inculino del Piano di Sotto, nella dinamica interpretazione di Giuliano Piccininno.

Giuliano Piccininno, l’Inquilino del Piano di Sotto

Macché: non è mica finita qui. Per prima cosa voglio pubblicare tre disegni che non trovarono spazio nei libri, ma che meritano una mia sia pur tardiva ammenda. Sono di David Ceccarelli, Sauro Ciantini e Andrea Bacci. Il primo raffigura l’Extraterrestre Yomo del Pianeta Yogurt, che telefonava alle terrestri per avere rapporti sessuali con loro allo scopo di dare alla luce un figlio dello spazio, il secondo il Signor Cincidiporco, della Salumeria La Maiala, un tipo che grugniva parecchio, e il terzo uno dei pilastri del “Sondazzo”, il Nacchero, bookmaker clandestino che pretendeva dai meschini che gli rispondevano o dalle loro sconvolte mogli il pagamento di scommesse giocate, perse e non pagate. Sue frasi ricorrenti: “T’ha giocaaaaho, t’ha perso e un tu mm’ha’ pagaaaaho!”, “Te ttu mm’ha’ da dda’ dde’ sòrdi!”, e soprattutto quello che si rivelò in assoluto il tormentone sondazziano più ripetuto dagli ascoltatori: “Alloraaaaaaaaaaa!!!”, intercalare preso pari pari dagli strati più popolari di una Firenze in via di estinzione, modulato con una particolare tecnica tendente a far tornare in gola le vocali mentre escono dalla bocca. Il Nacchero aveva inoltre organizzato la “Lotteria Lecca e Trombi”, con dieci donne dentro un camper, tutte nude tranne i capezzoli ricoperti di Nutella. Il concorrente, dopo aver pagato la propria quota, doveva scegliere uno solo dei 20 capezzoli da leccare, e se sotto la Nutella appariva la scritta “Trombami trombami” aveva il diritto di copulare con la ragazza in questione. Sadicamente il Nacchero comunicava alle povere mogli che i loro mariti avevano leccato e vinto, e quindi potevano venire a consumare il meritato premio. Il disegno del Bacci è in doppia versione: con la colorazione data originariamente dall’autore e con quella di Cristian Nencioni.

David Ceccarelli, l’Extraterrestre Yomo del Pianeta Yogurt

Sauro Ciantini, il Signor Cincidiporco della Salumeria La Maiala

Andrea Bacci, il Nacchero. Colori dell’autore

L’illustrazione precedente ricolorata da Cristian Nencioni


E poi c’è la terza galleria, comprendente i disegni che mi sono stati dedicati dai miei ospiti radiofonici. Ho avuto in trasmissione anche ideatori e sceneggiatori, di cui ovviamente non ho niente da mostrare, ma posso, en passant, testimoniare la pubblica incazzatura di Max Bunker quando gli contestai di aver copiato Diabolik con Kriminal e Linus con Eureka. Sì, beh, fu una conversazione parecchio animata. Lui dimostrò che sudare d’inverno si può.

Ma partiamo con la galleria d’eccellenza, iniziando da Stefano Casini.

Poi c’è Claudio Villa.

Tocca a Claudio Castellini.

È la volta di Lucio Filippucci.


Ora c’è Sergio Aragonès.

E Giorgio Cavazzano.

Ed ecco Silver.

L’amico Giuseppe Di Bernardo mi ha ritratto insieme alla sua amata creatura Desdy Metus, mia immaginaria collega radiofonica (meglio con lei che con Diabolik, in effetti).


E dieci anni dopo, quando passai dalla radio alla televisione, lo stesso Di Bernardo mi fece venire incontro ancora la bella Desdy con una frase allusiva al piacere di vedermi (in TV).

È bello aver creato dei mondi, guardarsi indietro e ritrovarli vividi come allora, quando palpitavano ogni giorno nella vita di tanta gente, ed è bello dar loro oggi i colori che non avevano. Questo si può fare grazie ai meravigliosi disegnatori che hanno fissato le immagini mentali indotte da tante storie, che se dovessero essere disegnate tutte occuperebbero l’intero mercato del fumetto mondiale. Si parla di centinaia di personaggi e situazioni, e parecchie migliaia di telefonate, di cui peraltro conservo tutte le registrazioni.

Videre humanum est, audire autem diabolicum.

Non posso che ringraziare chi, in possesso di una grazia rara nelle mani, ha voluto partecipare del tutto disinteressatamente alla visualizzazione di una piccola ma significativa parte di questa fantasia oggi irripetibile, a causa del mortifero “politicamente corretto”, la lebbra dei nostri giorni. Per fortuna sono riuscito a cogliere l’ultimo periodo utile per esercitare impunemente la mia legittima libertà di parola, ritirandomene quando ho capito che non mi sarebbe stato più consentito senza incorrere in continue reprimende più o meno penali.

Mi fa piacere aver avuto l’occasione di sottolineare la grandezza e la generosità degli splendidi disegnatori che oggi ritengo siano rimasti, come categoria (quando svincolati dalle famigerate linee editoriali), gli ultimi portabandiera di una libertà ancora possibile.

E c’è un altro grande fumettista, Marcello Mangiantini, che ha dedicato di sua spontanea volontà ai miei personaggi una intera e lunga galleria rimasta inedita (ben 56 grandiosi disegni). Avrebbe voluto trarne un originale mazzo di tarocchi, ma il progetto non fu mai realizzato, e questo bellissimo materiale è ancora in attesa di un utilizzo consono, magari come “minchiate fiorentine”, variante dei tarocchi dal nome sicuramente più aderente al tema. Ne approfitto, in conclusione, per estrarne una carta, “il Matto” (“le Fou”), che poi sarei io. Marcello, conoscendomi bene, mi ha ritratto in mezzo ai miei tanti “balocchi”, non dimenticando di sottolineare che ogni tanto “l’ho fatta fuori dal vaso”.

Grazie davvero a tutti, con immutata invidia.


(In copertina: inediti di Casini, Mangiantini, Castellini).

 

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