I 10 MIGLIORI FILM HORROR DEGLI ANNI SETTANTA

I 10 MIGLIORI FILM HORROR DEGLI ANNI SETTANTA

Oggi diamo un occhio al cinema horror degli anni settanta. Prima, però, giusto per introdurre una panoramica di fondo, c’è da premettere che il decennio fu un periodo alquanto particolare: le vendite della musica disco e del consumo di “coca-non-cola” erano alle stelle. Gli inserti in schifo-legno, ficcati ovunque si potesse immaginare, e le lampade-lava la facevano da padrone, mentre l’ottimistico sentimento “peace & love” anni sessanta lasciava il posto a un senso di dura e cupa realtà. Negli States gli orrori della guerra in Vietnam e l’aumento spropositato della criminalità non facevano sentire le persone tanto ben disposte verso la pace e l’amore. Questa specie di senso di “disfacimento generale” si riversò nell’immaginario collettivo. Le figure dell’orrore gotico e i fantasiosi mostrilli spaziali, che tanto successo avevano avuto nei decenni precedenti, ormai non se li filava più nessuno e quindi si aprì le porte a un altro tipo di orrore. Un orrore che lasciava emergere il realismo, ponendo l’accento sul sangue e una violenza viscerali più o meno sconosciuti in precedenza.

  • REAZIONE A CATENA (A BAY OF BLOOD, 1971)

25th September 1928: American comic actor Buster Keaton (1895 - 1966) wearing a baseball strip and boots. (Photo by John Kobal Foundation/Getty Images)

Va da sé che gli Americani non è che fossero gli unici a sperimentare il cambiamento portato dal nuovo decennio. Anche in Europa si toccavano nuove vette cinematografiche; tra cui a gran voce si faceva sentire la Hammer in Inglesonia e un po’ più giù, qui in Italia, il movimento “giallo” (o spaghetti thriller) stava avendo una crescita esponenziale. Ora, amico a casa e a caso che leggi, tieniti forte le mutande: il filone “slasher” è una variante nata dal giallo all’italiana, e questo film ne è praticamente l’antesignano. Inoltre, attenzione: avete presente la famosa saga “Venerdì 13”? Beh, è stata fortemente ispirata da Reazione a Catena di Bava. Tanto che, nel secondo capitolo, “L’assassino ti siede accanto” (Friday the 13th Part 2), la parte dei due tizi che vengono impalati mentre copulano è presa pari pari da questo.

  • L’ABOMINEVOLE DR. PHIBES (THE ABOMINABLE DR. PHIBES, 1971)

the-abominable-dr-phibesForse è la miglior interpretazione dell’icona horror Vincent Price. “L’abominevole Dr. Phibes” è un film fantastico che mescola perfettamente gli effetti voltastomaco del grand guignol con l’umorismo becero e sfrontato. Comunque sia, nei panni del Dr. Phibes Price tira fuori un cattivo fenomenale, completamente spregevole, ma anche abbastanza “simpatico” mentre porta avanti la sua missione di vendetta. Tutti credono che il brillante dottore sia morto in un incidente d’auto; dal quale, invece, ne è venuto fuori orribilmente sfigurato. L’unica a morire è l’adorata moglie, una volta portata sul tavolo operatorio, e di ciò Phibes ritiene responsabile la squadra di medici che si occupa dell’operazione. Ispirato dalle piaghe bibliche, il Dr. Phibes con sadica inventiva infligge orribili torture alle sue vittime, a metà tra l’umoristico e l’inquietante, perciò… fatti da parte, Jonathan “Jigsaw” Kramer, che prima di te c’era già il Dott. Phibes.

  • A VENEZIA UN DICEMBRE ROSSO SHOCKING (DON’T LOOK NOW, 1973)

1_1Lo so, il titolo italiano “A Venezia un dicembre rosso shocking” non è proprio il massimo. Intanto, questo è uno dei film più emotivamente devastanti, ossessionanti e paranoici mai visti. Basato sul racconto Don’t Look Now (presente nella raccolta “Non dopo mezzanotte e altri racconti”), scritto da Daphne Du Maurier, il film è una meditazione sul dolore, la perdita, e la mortalità. Racconta la vita di una coppia sposata che si trasferisce a Venezia, nella speranza di riprendersi dopo la tragica morte della giovane figlia. Ma una volta giunti lì, incontrano una bizzarra coppia di sorelle, delle quali una è in possesso di poteri medianici in grado di fare premonizioni sul futuro e cerca di avvertire i due coniugi che stanno per vivere un’altra, inevitabile, tragica perdita.

  • THE WICKER MAN (1973)

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È un film incentrato sugli sforzi del Sergente Howie nel far luce sulla scomparsa di una ragazzina. In The Wicker Man, il sergente giunge durante l’investigazione in un villaggio su di una sperduta isola scozzese dove nessuno dà risposte e quasi mai tornano i conti. The Wicker Man è un film eccezionale, che si approccia all’orrore in maniera inusuale. Inizia a insinuare la paura in maniera lenta, ma costante. Con pazienza, se vogliamo. Non si affida ai soliti trucchetti da scappati di casa, la paura qui è qualcosa che viene costruita pian piano facendoti letteralmente “vivere” l’atmosfera inquietante che, un poco alla volta, viene rivelata, così come il colpo di scena finale fa capire quanto orrore fosse celato dietro a inquietanti sorrisi e agghiacciante cortesia.

  • L’ESORCISTA (THE EXORCIST, 1973)

scariest-movie-titleA mio parere, “L’Esorcista” è il film più agghiacciante di tutti i tempi. Adesso s’alza il ragazzino impettito che vuole fare il tipo tosto con: «Eh, ma L’Esorcista mica fa paura!». E bravo, lo scienziato! Grazie a ‘sta ceppa: dopo quarant’anni di copie su copie che hanno letteralmente anestetizzato il pubblico, mi pare abbastanza comprensibile. Il punto è che L’Esorcista è un film che ha “segnato il passo”. Nel 1973 anche il più scafato e incarognito spettatore di film horror non aveva mai, dico mai visto, nulla del genere. Ci vorrebbero ore per parlare di quanto sia importante questo film ma, stringendo al massimo il brodo, Friedkin ha utilizzato le sue capacità da documentarista, quale era agli esordi, per mettere in scena uno spettacolo estremamente realistico e, per l’epoca, fin troppo credibile. Inoltre, nonostante questo, il film non si allontana dall’essere un prodotto cinematografico di un certo rilievo, tirando fuori e raccontando pure una buona storia.

  • NON APRITE QUELLA PORTA (THE TEXAS CHAINSAW MASSACRE, 1974)

texas-chainsaw-massacre-1280jpg-56a3be_1280wPresumo che ormai anche i sassi su Marte conoscano il film di Tobe Hooper, ma mai dire mai. Le basi sono molto semplici e sono tutte nel titolo: un gruppo di ragazzi si trova a viaggiare per il Texas, dove vengono massacrati a uno a uno. Con una motosega. Facile. Semplice. Lineare. Questo tipo d’installazione spesso viene indicata come “woods horror”, un genere dove tutto si riassume in un vortice di macelleria che mostra mazze, ganci per la carne e, in questo caso, motoseghe, come strumenti di una violenza orribile e depravata. “Non aprite quella porta” (titolo che ad essere onesti non mi è mai piaciuto) è un film grezzo e “brutto”, così brutto da sembrare vero. È brutale ed è di base, si crogiola nell’idea di fondo che nella morte non ci sono logica né bellezza, non importa chi sei – forte, giovane e bella, di buon carattere, debole, mite, abile o disabile – la morte viene per tutti. Anche nei panni di un mostro armato di motosega. Cosa vuoi di più?

  • LO SQUALO (JAWS, 1975)

1307997911096533166“Lo Squalo” è un autentico classico, un’avventura cinematografica duratura che non perde mai il suo effetto. Considerato come il primo “blockbuster” estivo, lo Squalo di Spielberg non è solo un “gigante” del genere, ma di tutto il cinema. Parliamoci chiaro, in sé l’idea di fare un film su uno squalo gigante, a livello commerciale, non pare tutta ‘sta gran furbata. In effetti, nella testa dei produttori c’era una semplice domanda: cioè, è solo uno squalo. Tolte le prime vittime inconsapevoli, basta non andare più in acqua, et voilà! Poi dopo che facciamo? Però Spielberg ha saputo creare una specie di macchina perfetta… un orologio, dove ogni singolo elemento, ogni ingranaggio, funziona alla perfezione.

  • ERASERHEAD (1977)

 

maxresdefaultDavid Lynch è probabilmente l’attuale campione in carica del moderno surrealismo cinematografico, cementando questo status fin dal suo debutto con Eraserhead. Completato nel corso di cinque anni, Lynch ha descritto il film come “un sogno di cose oscure e preoccupanti”. Sì, diciamo che è più o meno preciso anche se, più che sogno, la parola adatta sarebbe incubo. Un incubo in bianco e nero che prende e distorce quelle cose “oscure e preoccupanti” su cui più o meno la vita tende a girare: paura del matrimonio, della paternità, della società, dei cambiamenti. Insomma un assalto sensoriale di texture e suono ambientale sinfonico. Devo ammettere che è abbastanza difficile cercare di sintetizzare questo film in poche righe, e non credo di esserci riuscito. In ogni caso, sarebbe meglio se gli buttaste un occhio.

  • SUSPIRIA (1977)

maxresdefaultDario, Dario, Dario… devo ammettere che non sono mai stato un suo grande ammiratore per via di troppe ragioni che sarebbe inutile riportare adesso, ma che i suoi ultimi lavori tendono a darmi ragione. In ogni caso, anche tenendo in considerazione “Profondo Rosso”, credo che il suo capolavoro sia proprio “Suspiria”. Una sontuosa opera di violenza in un frenetico delirio barocco. Voglio dire, alcune sequenze definirle spettacolari sarebbe riduttivo. Senza contare, poi, l’incredibile colonna sonora dei “Goblin” che accompagna perfettamente questo “elegante” viaggio visivo, in un’atmosfera dove ogni evento è finemente orchestrato e dove la malvagità si nasconde dietro ogni angolo.

  • ZOMBI (DAWN OF THE DEAD, 1978)

machAlla fine, ultimo ma non ultimo, ci ficco “Dawn of the Dead” di Romero. Un sequel, sì, ma non di una sola vicenda. Bensì di una storia. Mi spiego: Dawn of the Dead non è il prosieguo che vede semplicemente coinvolti questo o quel personaggio in un’altra “avventura”, è il seguito di un accadimento messo in mostra nel film precedente e che qui è cresciuto a livelli esponenziali. Naturalmente, al pari di tutto, anche l’impegno di Romero nel commento sociale cresce, affrontando con occhio molto cinico il consumismo americano. Al di là di questo, il film è anche saturo di violenza viscerale resa con prim’ordine dagli effetti vecchia scuola di Tom Savini, che ha trapiantato la sua esperienza come fotografo di combattimento in Vietnam in una carriera sullo schermo, creando incubi per generazioni. Che altro dire?

5 commenti

  1. Non sono un’appassionata del genere ma li ho visti tutti. L’articolo mi è piaciuto molto, la passione e la competenza sono contagiose, al punto che mi hai fatto entusiasmare a scoppio ritardato anche su film che in passato ho visto solo perché mi è capitato. Mi piace molto il tuo stile, ha personalità e carattere, sei tu e non potrebbe essere un altro, cosa che per me nella veste di lettrice risulta fondamentale, perché è come se avessi di fronte chi ha scritto il pezzo e lo stessi guardando negli occhi. Non esagererei, e te lo dico nella veste di editor questa volta, con l’uso delle frasi sincopate e con l’approccio troppo disinvolto con punteggiatura e costruzione del periodo: cool sei tu e quello che dici, non hai alcun bisogno di eccedere nel tentativo di “spogliare” il testo di ciò che potrebbe evocare poca modernità. Va molto di moda sconvolgere la lingua italiana, ma se uno usa le k e non mette le h al verbo avere non è figo, è solo ignorante. Chiaramente non riguarda te, ma ho usato questa estremizzazione per dirti che per essere figo come autore, non hai bisogno di scardinare nulla. Lo sei di tuo e questo è il tuo punto di forza, un plus valore che ti rende speciale. Il resto è esagerazione inutile.

  2. Mi fai anche la tua lista horror anni 80?
    Io metterei
    Demoni, il ritorno dei morti viventi, la casa, phantasm, nightmare, venerdì 13, halloween, phenomena; poltergeist, shining, un lupo mannaro americano a Londra.
    Gusti personali

  3. Buono l’articolo, opinabili le scelte. Sento la mancanza, che so, di The Creeping Flesh o (annj ’70… per un pelo, uscito nell’inverno del 1979) dell’ottimo Dracula di John Badham o l’ultimo gioiello di casa Hammer, Captain Kronos – Vampire Hunter. Questione di gusti.

  4. Sono il più grande esperto di horror del mio condominio e ciononostante non ho niente da eccepire alla tua lista e descrizione relativa.avrei film da sostituire e cose da aggiungere, ma chissenefrega..no?

    • Pero’ scusa..almeno halloween

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