I 10 FILM HORROR PIÙ STUPIDI DI SEMPRE

I 10 FILM HORROR PIÙ STUPIDI DI SEMPRE

Diversi film horror sono alquanto curati, certo. Con “cura” non intendo solo l’aspetto economico, in termini di capitale investito. Bensì l’attenzione riposta nel cercare di offrire un prodotto che, anche se non sarà il non plus ultra della profondità, si attesti su determinati standard qualitativi. Un prodotto di una certa validità dovrebbe lasciare “qualcosa” al termine della visione, fosse anche solo la soddisfazione di aver visto qualcosa di piacevole. Ipso facto, i soldi fanno la felicità? Se sei un bifolco abituato a esprimerti a rutti e suoni gutturali, i soldi ti rendono automaticamente un individuo colto e raffinato? Continuando, se sei un cialtrone che si finge regista/sceneggiatore, ma qualificato giusto come apprendista pastore, il fatto stesso che una tua eventuale opera venga sostenuta da milioni di paperdollari fa automaticamente sì che questa sia valida? Assolutamente no. In virtù di queste premesse, cari i miei trucidones, andiamo a buttare l’occhio su questo “top of the flops”.

PUNTO DI NON RITORNO (1997)

Punto di non Ritorno (EventHorizon) poster

P.W.S. Anderson è un regista che detesto. Lo detesto perché, nonostante non meriti alcun credito per le sue capacità, alcuni film che ha girato (specie quelle vaccate di Resident Evil) macinano soldoni a man bassa. Il che è abbastanza stupefacente (in negativo, s’intende). Comunque sia, eccolo qua. Event Horizon: un indigesto polpettone di novanta minuti senza capo né coda. Sì, in giro sullo stesso filone horror/sci-fi c’è molto di peggio, indubbiamente. Però, a conti fatti, cos’è che differenzia questo da un qualsiasi Alien 2 sulla Terra, per esempio? La risposta è: i soldi! Tolte le attrezzature, le scenografie, gli attori di una certa bravura eccetera, cosa resta? Niente. Se non l’ignoranza. Un patetico tentativo di unire concetti scientifici come l’orizzonte degli eventi, buchi neri, fantasmi, demoni e psicologia introspettiva alla Austin Powers. Un potpourri che si perde e annega in mezzo bicchiere di “va be’ ‘” dopo pochi minuti. Nel caso ve lo steste chiedendo, poi, non è il film ad avere qualcosa di buono in sé, bensì gli argomenti che tenta di trattare, i quali esercitano un fascino trascendentale sugli spettatori, e questo, sostanzialmente è l’unico punto a favore di questa faggianata.

THE WICKER MAN – IL PRESCELTO (2006)

The Wicker Man Poster

The Wicker Man del 1973 è un grande classico, nella mia classifica dei dieci film horror migliori di sempre occupa prepotentemente un posto sul podio. Quindi mi chiedo: se nonostante il film abbia più di quarant’anni sul groppone e nonostante questo funzioni benissimo ancora oggi, dando una pista al 70% di quello che vi viene in mente, perché farne un remake? Un remake senza senso, per giunta. Un pizzico di umiltà, no? Renditi conto, tu Neil LaBute regista di questa faggianata, che se non sei in grado di fare una cosa, non farla alla cazzomannaggia mandando tutto all’aceto. In brevis, questo remake sputtana e snatura tutto il senso del film originale, con trovate spicciole e vergognose, soluzioni imbarazzanti e portando il tutto su di un piano così ignorante e sopra le righe da risultare in molte sequenze involontariamente comico. Ergo, il peggio del peggio.

THE FOG (2005)

the-fog-remake

Sempre per quel discorso riguardo ai remake molesti, anche qui sorge spontanea la domanda: visto e considerato il prodotto finale, tu regista, tu sceneggiatore, tu produttore; possibile mai che nessuno di voi s’è reso conto di quello che stava venendo fuori? Il punto sapete qual è? Non è il “paragone” fra vecchio e nuovo, non è il fare un rifacimento di qualcosa ad essere un problema. Il problema sta nel mandare tutto all’aceto nel farlo. Per sommi capi, il film originale del 1980 checché se ne dica era, è e rimarrà un b-movie a basso budget. Lo stesso Carpenter si trovò in difficoltà ai tempi, cercando di tirare fuori qualcosa con un budget misurabile in lupini come potere d’acquisto. Però, è qui che si differenzia chi ha del talento da chi è un semplice pelatore di patate: visti e considerati i fondi, Carpenter (uomo che, più o meno, sa sempre cosa sta facendo) puntò il tutto sullo svolgimento della storia, mettendo in scena situazioni che “suggerissero” la paura anziché mostrarla, non potendo permettersi di realizzare scene dal forte impatto visivo. Quando gli proposero l’idea di realizzare un remake, nonostante non abbia partecipato attivamente al progetto, fu alquanto contento: un suo vecchio film rimpolpato da soldoni e tecniche moderne. Bello, no? Certo, come no. S’è visto alla fine lo schifo che n’è venuto fuori.

THE HAUNTING (1999)

The Haunting Poster

Una cosa che detesto profondamente è quando chi realizza un film considera il pubblico come una massa di vacche rincoglionite, a cui bisogna solo ficcare il ciucciatore automatico alle mammelle e spremerle. Come per The Wicker Man, anche in questo caso si tenta di stuprare un grande classico: ovvero quello che da noi è conosciuto come “Gli Invasati”, un film del 1963 di Robert Wise. Ora, laddove il film originale metteva in scena una ghost story solida, ben costruita, con quel giusto connubio fra suspense e thriller, con lo svolgimento della trama che man mano s’infittisce e angoscia sempre più (tra l’altro con alcune soluzioni geniali), qui si va esattamente nel senso inverso: siamo alla festa della pura ignoranza. Non scendo nel dettaglio perché si fa notte, ma presto o tardi scriverò una recensione di questo film perché definirlo vergognoso è solo un simpatico eufemismo. Sarebbe come dire che sedersi su una bomba faccia male. Non è una bugia, ma di sicuro non rende la realtà dell’atroce dolore di farsi fare a pezzi da un ordigno esplosivo.

L’ACCHIAPPASOGNI (2003)

L'Acchiappasogni poster

Bisogna dire che già il romazo di Stephen King, da cui è tratto il film, non è che sia proprio il massimo. Personalmente, lo ritengo una delle sue opere più deboli per svariati motivi. Primo fra tutti, il brutto senso di déjà vu che si ha per tutto il tempo di lettura, perché un romanzo simile e molto più riuscito già l’aveva scritto una quindicina d’anni prima (se non fosse chiaro mi riferisco a “Tommyknockers”). Per farla breve, un libro di poche idee, poca enfasi, poco tutto. Il guaio è che il film è pure peggio. È ridicolo dove dovrebbe suscitare paura, e comico dove dovrebbe angosciare. Però che te lo dico a fare: il nome di King è uno di quei marchi commerciali che tira come se non ci fosse un domani. Ovunque lo schiaffi vende. E grazie a ciò, ecco che noi poi siamo costretti a sciropparci sta robaccia lurida.

HOUSE OF THE DEAD (2003)

house_of_dead_poster_01

Parlare di Uwe Boll è come sparare ai pesci in un barile. Quasi ti senti in colpa tanto sia facile seppellirlo sotto un mare di sputi. In merito a questo film ricordo ancora la prima volta che lo vidi, all’incirca una decina e più d’anni fa: spedizione punitiva dal fu Blockbuster, con amici in formazione guerriglia urbana, alla ricerca di un film e qualche schifezza da mangiare. Sfortunatamente per noi, al secolo il nome di Boll non ci era ancora del tutto familiare. Però il videogioco da cui è tratto lo conoscevamo. Pomeriggi e soldoni spesi davanti al cabinato in sala non si contavano. Perciò, siccome due più due fa sempre cinque, quello è il gioco e questo è il film tratto dal videogioco. Aggiudicato. Per farla breve, una volta iniziato il film il vero orrore fu arrivare alla fine. Una vera e propria prova di coraggio. Tanto che ti viene da chiederti: se questo schifo è definibile film, allora posso anche dire che Alvaro Vitali è il sosia ufficiale italiano di Robert Downey Jr. Tanto è la stessa cosa a ‘sto punto.

I 13 SPETTRI (2001)

I 13 Spettri

Altro inutile spreco di soldi, quindi facciamola breve. Dunque, vediamo un po’: storia ridicola che a stento si regge in piedi e fa acqua da tutte le parti? Check. Personaggi scritti da un babbuino salvatosi dopo una caduta di testa con la relativa perdita di metà facoltà cerebrali? Check. Stereotipi razziali? Check. Che altro, vediamo… Ah! Attori sostanzialmente non malvagi, ma palesemente a disagio nell’interpretare ruoli così ridicoli? Check. Ridicolo buonismo di fondo politically correct in pieno Disney style? Check. In definitiva, detto sinceramente, a conti fatti il film potevano benissimo chiamarlo “Scooby Doo e il mistero del 13° Fantasma”. Tanto, qua non andiamo oltre il livello di Hanna & Barbera.

THE COVENANT (2006)

The Covenant

Questo bello schifo qui, invece, è il classico esempio di come si tenti a tutti i costi di rimbecillire a più non posso la fascia d’utenza adolescenziale. Superficialità e povertà di contenuti sono le parole d’ordine. Sinceramente, a volte resto stupito dalla scarsezza e miserabilità di questi prodotti a cui, tanto per curiosità, do uno sguardo. Come nel caso di Twilight, a quanto pare il messaggio da trasmettere è molto semplice: non conta chi sei, l’importante è come appari. I personaggi sono più piatti delle figurine e parlano per luoghi comuni, sostanzialmente stereotipi pubblicitari a 360° che disperatamente tentano di dire: “Ehi, sono giovane! Ho problemi da giovane! Nessuno mi capisce! Lasciatemi stare!”. Stacco, mossetta e sguardo tenebroso. Ragazzine in delirio e ragazzini che prendono nota. Et voilà! Il gioco è fatto. Insomma, sono perfettamente consapevole del target a cui si rivolge questo tipo di prodotti, però, ciò non toglie che il pubblico, qualsiasi età abbia, non vada trattato come un maiale a cui gettare il pastone. Il punto è proprio far ragionare, non annullare il pensiero nella molle pappina dello spiegone facile facile con cui ingozzare lo spettatore, con modello stereotipato da imitare senza capire. Cosa che questi film tentano di fare a tutti i costi.

ALIEN VS. PREDATOR (2004)

Alien vs Predator

Ci rincontriamo Signor Anderson. Tu e la tua brutta abitudine di banalizzare oltre ogni limite qualunque cosa ti capiti tra le mani. In questo team-up ignorantissimo cosa dovremmo avere? Due dei mostri cinematografici più famosi che, dopo tanti anni di vieni qua e lasciatemi, per la gioia dei fans finalmente arrivano alle mani. Ok. Peccato che ci arrivino nel modo più scemo possibile. Fondamentalmente, l’unica cosa che traspare da questa pellicola è la voglia di tirare su soldoni con facilità: trama “minimalista” (leggi una semplice scusa abbozzata “tanto per”) e ritmo accelerato dal taglio videoludico per far presa sui teenager che non hanno la minima voglia di applicarsi per più di due secondi, sono le uniche cose che la fanno da padrone. Non c’è pathos, non c’è suspense, non c’è niente. Quasi due ore di acchiapparella tra personaggi ridicolmente banali, che le sagome di cartone c’hanno più personalità. Bisogna dare merito a Anderson che quando si parla di cliché, è in grado di non mancarne uno, eh. Le prova tutte, pur di annoiarti.

PARANORMAL ACTIVITY (2007)

Paranormal Activity

Questo l’ho voluto tenere per ultimo perché, al pari della bottiglia di Klein (non mi riferisco al profumo), da qualunque parte si tenti di vederlo, si tratta di una pura operazione commerciale. Fatta pure male, per giunta. E sì, vogliamo credere alla storia del giovane squattrinato che con due sputi e tre pernacchie cavalca il sogno americano raggiungendo il successo. Vogliamo pure credere al fatto che Stefano Spielbergo abbia addirittura dovuto interrompere la visione del film perché troppo “pauroso”. Vogliamo credere al battage pubblicitario che mostrava un branco di scimmie-pubblico spaventarsi in sala. Vogliamo pure credere che gli esseri umani siano il risultato di esperimenti fatti dai rettiliani?… A ‘sto punto, se tanto mi dà tanto, il fatto è che questo film è la prova lampante della forza esercitata dalla pubblicità su un pubblico ormai non più in grado di distinguere la realtà dalla finzione. Il totale annullamento del pensiero logico. In pratica non c’è trama, non c’è costruzione, non c’è approfondimento. L’unica cosa che fa è giocare sulle aspettative. Una sorta di gioco degli specchi, per farla breve. Al di là di questo, sì, il film può anche funzionare se preso nel suo contesto. Ovvero: non l’ho mai visto e sto andando al cinema. Così, con il buio, con il dolby sparato a palla, potrebbe anche prendere. Ma fuori dalla sala non funziona più. E questo sottolinea la sua natura di prodotto senz’anima macina-soldi.

Ricordatevi, cari i miei trucidi, che l’orrore sta nel cuore di chi guarda e la definizione di genere è solo un vizio di forma.

Stay Tuned!

2 commenti

  1. Pienamente d’accordo

  2. C’è di molto peggio

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