L’HORROR DI TOBE HOOPER IN 5 SEQUENZE

L’HORROR DI TOBE HOOPER IN 5 SEQUENZE

Un altro lutto colpisce il mondo del cinema: è scomparso Tobe Hooper.
Nato nel 1943 ad Austin, in Texas, Hooper è stato autore, soprattutto nella prima parte della carriera, di una serie di capolavori che ne hanno fatto una delle figure principali dell’horror americano. Vogliamo ricordarlo con cinque sequenze tratte da alcune dei suoi film più importanti.

Non aprite quella porta (The Texas Chainsaw Massacre, 1974)
Uno dei grandi titoli del new horror, con cui Tobe Hooper contribuisce in maniera determinante a ridefinire le coordinate del genere. Il suo stile è brutale e sanguinoso ma anche di grande impatto emotivo e (neanche tanto) velatamente ideologico. Scritto, prodotto e diretto dal regista con un budget di appena 300 mila dollari, “Non aprite quella porta” narra l’allucinante vicenda di alcuni ragazzi che, in vacanza nel Texas, vengono massacrati da una famiglia di macellai pazzi e cannibali. Come scrisse Anthony Timpone, direttore della rivista americana specializzata Fangoria, il film “colpisce all’altezza dello stomaco, è terrorizzante e colmo di suspense”.

Quel motel vicino alla palude (Eaten Alive/Death Trap/Brute and Savage, 1976)
Due anni dopo, Hooper gira un altro film su un soggetto alquanto disturbante. Quel motel vicino alla palude racconta di un folle proprietario di motel che uccide gli avventori dandoli in pasto a un feroce coccodrillo. Realizzando una sorta di versione allucinata e volutamente grezza di “Psycho”, Hooper situa ancora una volta l’orrore nel profondo sud degli Stati Uniti, filmando il consueto substrato sociale degradato attraverso una suspense corretta da dosi massicce e inquietanti di humour nero.

Le notti di Salem (Salem’s Lot, 1979)
Nel 1979 Hooper dirige la mini-serie televisiva “Le notti di Salem”, tratta dal romanzo omonimo di Stephen King. Ne viene realizzata anche una versione per le sale cinematografiche, notevolmente ridotta. Il risultato è comunque apprezzabile: un film denso d’atmosfera lugubre, ricco di immagini e di situazioni che testimoniano il grande talento visivo e narrativo del regista.

Poltergeist – Demoniache presenze (Poltergeist, 1982)
Scritto e prodotto da Steven Spielberg, rappresenta il primo incontro di Hooper con Hollywood e i grandi budget, che però non snaturano il suo modo di fare cinema. Una bambina scompare misteriosamente. I genitori ricorrono all’aiuto di una medium per ritrovarla, e scoprono che la loro nuova abitazione, edificata su un cimitero indiano, è infestata dai fantasmi. Poltergeist non è solo un film dell’orrore costruito in maniera perfetta, è un film nel quale “tutte le regole del genere appaiono rispettate, e sono invece, proprio per questo, rivelate nella loro estrema contraddittorietà e ambiguità” (Franco La Polla/Giorgio Cremonini).

Non aprite quella porta – Parte II (The Texas Chainsaw Massacre 2, 1986)
A dodici anni di distanza, la Cannon di Golan e Globus produce il seguito di “Non aprite quella porta”. Questa volta la protagonista è una giovane dee-jay che, dopo aver registrato le grida di due ragazzi terrorizzati da un misterioso aggressore, aiuta uno sceriffo del luogo a scovare la famiglia di macellai cannibali. Il film piacque a pochi, ma è tutt’altro che disprezzabile. In particolare nella seconda parte Hooper ritrova l’estro corrosivo dei suoi titoli migliori e la capacità di imprimere all’horror una potenza espressiva che giunge direttamente alla corteccia cerebrale.

2 commenti

  1. Il secondo non aprite quella porta si inscrive nell’horror splatter goliardico anni 80 un po’ alla creepshow di Romero . però si rafforza l’elemento satirico nei confronti della cultura texana presente già nel primo memorabile e cazzutissimo film. Un buon film di genere secondo me il secondo(grande finale fra l’altro) , mentre ovviamente il primo è uno dei cinque o sei horror più significativi della storia.

  2. […] Friedkin (L’esorcista), Larry Cohen (Baby Killer), David Cronenberg (Il demone sotto la pelle), Tobe Hooper (Non aprite quella porta), David Lynch (Eraserhead – La mente che cancella), Brian De Palma […]

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