HONG KONG PRONTA A BATTERSI PER L’INDIPENDENZA

HONG KONG PRONTA A BATTERSI PER L’INDIPENDENZA

Mentre nel corso del G20 a Hangzhou i grandi del pianeta si sono incontrati per discutere di problemi globali, una nuova grana si è abbattuta sulla Cina, chiamata a gestire le richieste di cambiamento provenienti da Hong Kong.
Qui, dove domenica si è votato registrando un’affluenza record, è uscita vincitrice dalle urne una pattuglia di sei ragazzi che nell’autunno del 2014 avevano partecipato alla “protesta degli ombrelli”, immobilizzando la città per chiedere elezioni libere. Nonostante allora la manifestazione fosse stata repressa da Pechino, che vedeva minacciata la propria autorità, i giovani sono riusciti a organizzarsi nuovamente spuntando l’ingresso in Parlamento e conquistando 30 seggi, poco meno della metà.

Il loro obiettivo dichiarato è quello di proteggere gli interessi particolari dell’ex colonia britannica contro lo strapotere della Cina continentale che mantiene sempre la maggioranza dei 70 seggi del parlamento di Hong Kong. Nonostante questo monopolio, però, si preannuncia un’attività parlamentare bollente e concitata: i neoeletti si batteranno per l’autodeterminazione e magari l’indipendenza, il sogno proibito di milioni di cittadini di Hong Kong, molto sensibili ai temi della battaglia democratica che due anni fa li portò in strada a protestare.

Sebbene gli organi di stampa ufficiali della Cina abbiano preferito glissare sull’argomento, evitando ogni commento in proposito, la stampa locale ha dedicato invece grande spazio al risultato elettorale, parlando di “atmosfera incandescente” (Apple Daily), di “un bel rompicapo per l’amministrazione in carica” (South China Morning) e di “un test per l’establishment” (Global Times).

L’esito di domenica ha portato al potere un movimento pronto a respingere quello status di “semi-libertà” che Pechino ha concesso a Hong Kong fino al 2047. Le difficoltà che investono migliaia di giovani hongkonghesi – penuria di lavoro, salari bassi, mercato immobiliare alle stelle – difficilmente placheranno le tensioni e la voglia di affrancarsi dalla Cina. Il desiderio di decidere del proprio destino e la sfiducia nella formula “Un Paese due sistemi” contribuiranno al contrario ad alzare la portata delle istanze, molte anche di carattere generazionale, a cui per il momento Pechino sembra non voler dare riscontro.

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