HARRY GREY, IL DIMENTICATO SCRITTORE DEI GANGSTER

HARRY GREY, IL DIMENTICATO SCRITTORE DEI GANGSTER

La produzione letteraria di Herschel Goldberg, più conosciuto col nome di Harry Grey, sembra non andare oltre i suoi tre romanzi: “The Hoods” (Mano armata) del 1952, che è servito come base al film di Sergio Leone C’era una volta in America; “Call me Duke” (Chiamatemi Duca) del 1955, e “Portrait of a Mobster” (Ritratto di un gangster) del 1958.

Harry Grey

Harry Grey (1901-1980)

 

Della sua vita poco si sa.
La voce che lo riguarda nella Wikipedia italiana non va oltre le tre righe. Apprendiamo che è nato il 2 novembre 1901 ed è morto nell’ottobre 1980. Non figurano i luoghi di nascita e di morte.

La versione francese dell’enciclopedia online precisa che è nato a Odessa, in Ucraina, allora appartenente all’Impero russo. E aggiunge, rispetto alla versione italiana, un’informazione che lascia un po’ perplessi. Harry Grey sarebbe l’autore di “Sorrow Not Without Hope: Letters by the Late Reverend Harry Grey” e di “Selected Letters from the Correspondence of the Late Harry Grey, of Torquay: With a Few Extracts from His Journal”. Una breve ricerca in rete ci informa che la prima di queste due opere è stata scritta nel 1865. Di sicuro non dall’Harry Grey di cui trattiamo, visto che a quella data non era ancora nato e non era mai stato “reverendo”. Lo stesso vale per la seconda opera, scritta nel 1862.

La voce della Wikipedia in inglese sembra essere più precisa. Intanto corregge il luogo di nascita: Harry Grey non è nato a Odessa, bensì a Kiev (sempre nell’Ucraina all’epoca russa). Per quanto riguarda la data e il luogo di morte abbiamo indicazioni precise: il 1 ottobre 1980 a Manhattan, New York.

“Si ritiene”, continua Wikipedia scrivendo di Mano armata, “che il vero nome dell’autore fosse Goldberg e che la sua autobiografia, in parte corrispondente alla realtà, in parte inconsciamente alterata, e in parte fittizia, sia stata scritta quando Goldberg era incarcerato nella prigione di Sing-Sing”. Ora, non sappiamo con esattezza quando Goldberg, alias Harry Grey, sia stato incarcerato e quindi quale parte del romanzo corrisponda alla realtà.

Apprendiamo, sempre dalla Wikipedia inglese, che la sua famiglia emigrò negli Stati Uniti nel 1905. Che i genitori si chiamavano Israel e Celia Goldberg, e che aveva un fratello di nome Hyman, articolista del tabloid New York Post.

Nel 1912,  il padre si ammalò seriamente e fu ricoverato in ospedale. Durante il ricovero del marito, Celia Golberg iniziò a cucinare per la gente del quartiere. Quando Israel Golberg fu dimesso, si ritrovò con un ristorante ben avviato in famiglia.

Nel 1932 Harry Grey sposò Mildred Becker, laureata, da cui ebbe tre figli: Berverley, Harvey e Simeon. A cinquant’anni ebbe un incidente e fu ricoverato in ospedale. Fu allora che decise di scrivere sulla malavita di quegli anni. Wikipedia ci informa quindi che Herschel Goldberg cambiò il nome in Harry Grey “per proteggere se stesso e la sua famiglia”.

In calce all’articolo, l’enciclopedia on line cita una fonte interessante di notizie su Harry Grey. Si tratta della nota bibliografica scritta dal figlio Simeon nel 1999. Nel documento leggiamo, tra l’altro, che Herschel Goldberg, ancora giovane, aveva dato una mano nella gestione del ristorante e dovette trattare con i gangster newyorchesi.

Tutto qui. E a questo punto inizia il nostro contributo sull’autore.

Se, effettivamente, dopo il 1958 lo scrittore americano non sembra aver dato niente di significativo alle stampe, lo stesso non si può dire del periodo che va dagli anni trenta alla fine degli anni quaranta.

Abbiamo visto che Goldberg aveva probabilmente firmato i suoi romanzi con il nuovo nome per evitare ritorsioni sulla famiglia da parte della malavita americana. È ragionevole pensare che questi romanzi, scritti negli anni cinquanta, non siano piaciuti alle organizzazioni criminali.

Risulta, invece, che Herschel Goldberg usasse il suo nuovo nome già negli anni trenta e quaranta, apponendo la sua firma su numerosi articoli di cronaca nera. Aveva quindi cambiato nome non negli anni cinquanta per proteggere se stesso e la sua famiglia per avere scritto i suoi romanzi, ma ben prima, e cioè nei primi anni trenta per chiudere definitivamente con il mondo della delinquenza del quale il giovane Harry Grey sembra aver fatto parte. Se “A mano armata” è una sua parziale autobiografia, dobbiamo credere che il giovane Noodles che si innamora, ruba, uccide e sconta la sua pena in carcere sia in qualche modo l’Harry Grey che ha preceduto il giornalista e lo scrittore di romanzi.

In quegli anni trenta e quaranta Harry Grey si era trasferito in Francia e scriveva in francese in collaborazione con diverse riviste, tra cui Vu, Police Judiciaire, Qui Police, Détective e Réalisme. Realizzerà, in collaborazione con la giornalista Christiane Hubert, dei reportage filmati che lo vedranno alle prese con alcune tipiche figure criminali dell’epoca, tra cui i contrabbandieri della frontiera franco-spagnola, le prostitute, i ladri parigini e il bandito corso André Spada.

Il Grey articolista sa da quale parte schierarsi. Quella della giustizia. Lo afferma più volte senza esitazioni: chi ha sbagliato deve pagare.

In “L’abus des chaînes” (L’abuso delle catene), un articolo del 1934, riferendosi all’abitudine dei gendarmi di incatenare i prigionieri durante gli spostamenti, Grey esordisce con un’interessante premessa: “Soprattutto il lettore non pensi che io provi dei sentimenti di commiserazione per le persone di cui parlo”. Eppure scrive che, a suo parere, ci sono diversi tipi d’incarcerati: i duri, i banditi pericolosi e gli assassini. Per loro le catene sono giuste, anche ai piedi se necessario. Ma ci sono pure quelli che si trovano in detenzione preventiva e che non presentano nessun rischio di evasione. Per questi, si chiede Grey, “non sarebbe possibile evitare l’infamia delle catene?”

Oltre alla ferma e incondizionata condanna dei delinquenti, indoviniamo quindi un Grey comprensivo, capace di distinguere tra i delinquenti mossi da indole criminale e gli altri, colpevoli sì, ma indotti dalle circostanze e da persone senza scrupoli. In un articolo del 23 marzo 1934, “Malou, la gourgandine néfaste” (Malou, la prostituta dannata) ci presenta il caso del giovane Pierre Nathan, colpevole di avere ucciso una donna per rubarle un gioiello. E di Malou, la prostituta che all’inizio riesce a fare innamorare la sua vittima, poi a portarlo in rotta di collisione con la sua famiglia e, infine, a spingerlo ad assassinare una donna per entrare in possesso del gioiello che aveva tanto desiderato. Chi ha sbagliato è giusto che paghi, scrive Grey. “Ma, per essere giusti, l’infame puttana che lo ha spinto al crimine dovrebbe pagare pure lei. E a caro prezzo”.

Scrivere di cronaca nera e giudiziaria porta inevitabilmente a provare dei sentimenti di umana pietà per chi la sorte avversa ha condotto al crimine. L’umana pietà, in genere, non è selettiva. La si prova per tutte le vittime d’ingiustizia, per tutti i sofferenti. Compresi i delinquenti che scontano la loro pena in carcere.

In un suo articolo dal titolo “Fine del linciaggio in Usa”, Grey si chiede se avranno effetto le nuove misure adottate dalle autorità americane per impedire la pratica barbara del linciaggio nei confronti dei prigionieri che vedeva uomini, donne e bambini penetrare nelle prigioni sfondando porte e scardinando serrature, prelevare dalle loro celle i reclusi spaventati a morte, picchiarli, graffiarli, scorticarli vivi e impiccarli.

Le misure che prevedevano la protezione del prigioniero suscettibile di essere linciato dalla folla inferocita, sia in carcere sia durante i trasferimenti potrebbero, secondo Harry Grey, rivelarsi inutili finché la giustizia americana non sarà esercitata serenamente ed equamente, specialmente nei confronti dei gangster con le mani grondanti di sangue. Senza un giusto castigo, conclude Grey, c’è da temere che le irruzioni di folle nelle carceri americane non si fermeranno.

Harry Grey scrive anche articoli sulla criminalità organizzata, come “Gangsters en culotte” (Baby gang) o “La vérité sur la Maffia (sic)” (La verità sulla Mafia), argomenti che svilupperà nei romanzi che lo hanno reso famoso.

Una parte consistente del suo lavoro giornalistico è costituita, oltre che dagli articoli apparsi in varie pubblicazioni settimanali, da inchieste a più largo respiro in collaborazione con Christiane Hubert. Si tratta di servizi giornalistici, la maggior parte dei quali filmati, su vari argomenti caldi poi trasposti in opere letterarie con numerose fotografie tratte dal film. Tra i più famosi abbiamo:

“Mes mémoires”(le mie memorie), intervista al bandito corso André Spada

“La vie de André Spada” (La vita di André Spada)

“Le studio de la mort violette” (Il monolocale della morte viola)

“Avec les contrebandiers à la frontière franco-espagnole” (Con i contrabbandieri alla frontiera franco spagnola)

“Avec les trafiquants. La Vérité sur la traite des blanches” (Con i trafficanti. La verità sulla tratta delle bianche)

“Les bas-fond de Paris” (I bassifondi di Parigi), sulle prostitute e sui ladri della capitale, in collaborazione con Jacques Roberti

Harry Grey, Christiane Hubert e il bandito André Spada

Harry Grey, Christiane Hubert e il bandito André Spada

“Mes mémoires”

“La vie de André Spada”

“Le studio de la mort violette”

“Les bas-fonds de Paris”

 

L’esperienza personale, la lunga pratica del giornalismo “sul campo” hanno con il tempo forgiato quello che sarà l’autore di romanzi che gli daranno la fama mondiale.

Purtroppo, i romanzi-reportage di Harry Grey non sono più stati ristampati e risultano oggi praticamente introvabili.

 

 

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