H.P. LOVECRAFT: L’ALTROVE A FUMETTI DI ERIK KRIEK

H.P. LOVECRAFT: L’ALTROVE A FUMETTI DI ERIK KRIEK

Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) è riconosciuto come uno dei padri fondatori della letteratura dell’orrore. Le sue opere, diventate celebri solo dopo la sua morte, hanno avuto una grande influenza sulla fantascienza e sul cinema dell’orrore. Erik Kriek, uno dei grandi maestri del fumetto olandese, ha trasformato in immagini cinque dei più famosi racconti di Lovecraft. Per rappresentare un mondo fantastico fatto di evocazioni di mostri innominabili e indescrivibili e di paure senza nome, Kriek si è ispirato ai famosi fumetti americani anni cinquanta della EC Comics.

Il fumettista olandese restituisce quasi perfettamente le visioni dello scrittore americano.

copertina

La casa editrice Eris sta compiendo scelte editoriali molto interessanti, pubblicando titoli di grande pregio e se amate l’orrore cosmico di H.P. ritroverete tutte le sensazioni nelle incredibili tavole in bianco e nero di questo fumetto.

Erik Kriek, affermato fumettista olandese, si è assunto il gravoso compito di realizzare una trasposizione a fumetti di alcuni dei più famosi racconti del grande H. P. Lovecraft, riuscendo più che bene nell’impresa. E, cosa sorprendente, non utilizzando un tratto sperimentale o particolarmente sofisticato, bensì ispirandosi chiaramente allo stile un po’ retrò dei fumetti horror americani degli anni cinquanta: figure ben distinte, contrasti decisi fra bianchi e neri (e grigi), fisionomie non troppo realistiche.

Tutto ciò contribuisce a far immergere il lettore nell’atmosfera degli Stati Uniti dei primi decenni del novecento.
Per quanto riguarda i testi, Kriek è stato abbastanza fedele ai racconti originali, limitandosi a modificare o eliminare qualche passaggio per rendere più scorrevole la lettura.Il risultato è senza dubbio buono.

Lo consiglio in particolare agli amanti di Lovecraft, ma anche a chi non conosce lo scrittore di Providence e vuole semplicemente godersi un bell’albo a fumetti.

Opere letterarie come il Faust o Frankenstein di Mary Shelley hanno spesso fornito ispirazione ad artisti inducendoli a creare ambiziose opere a fumetti bizzarre e cariche di suspense.

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H.P. Lovecraft, maestro incontrastato dell’horror sublime, è stato fonte di ispirazione per numerosi illustratori di fumetti, da Bernie Wrightson ad artisti underground come Richard Corben, ai quali adesso si aggiunge un’altra mente creativa: Erik Kriek, nato ad Amsterdam nel 1966.
Le sue visioni appaiono dettagliate, raccapriccianti, ricche e fortemente inchiostrate e seguono il classico stile vecchia scuola del fumetto “creepy” anni ’50. Ma nei suoi disegni c’è anche quel tocco di modernismo alla Charles Burns o Bernie Wrightson, e il tratto più classico dell’argentino Domingo Mandrafina.

Un interessante mix artistico che rende evidente la sua origine europea, ma, che come del resto tutto lo storytelling, è in gran parte influenzato dai comics americani.

Fino ad oggi, Lovecraft – nonostante il suo essere di gran lunga avanti rispetto ai suoi tempi – è stato etichettato dalla critica letteraria come un autore horror. Di converso, ha raggiunto un’inspiegabile popolarità nella moderna cultura pop, al punto da essere rispolverato dai ragazzini avidi di storie pulp.

Ma egli, negletto in vita, non ha raggiunto l’empireo della letteratura nemmeno da morto: è la maledizione del genere horror, che colpisce anche autori contemporanei come Stephen King. Nel suo immaginario letterario e iconografico Lovecraft trae ispirazione dalle arti, indicando nei suoi racconti i suoi artisti preferiti: Butler Yeats, Beardsly, Füssli, o Goya.

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La sua influenza su artisti contemporanei come H.R. Giger, autori come Alan Moore o Neil Gaiman e illustratori come Mike Mignola è un fatto indiscutibile.

Per molti anni innumerevoli biografi, registi, sceneggiatori, musicisti, ecc, hanno assorbito e trasformato le opere di H.P. Lovecraft, aggiungendo  le proprie idee sino a comporre un quadro complessivo che delinea una sua influenza quasi capillare sulla cultura contemporanea. È infatti difficile trovare una sola persona tra noi che possa affermare di non avere mai incontrato, in un fumetto o in un’opera grafica, un’immagine ispirata in qualche modo ai racconti di Lovecraft.

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Un modello tanto importante non può che pesare sulla genesi di un’opera grafica come questa, quanto meno sulle aspettative dei fruitori, soprattutto di quelli che hanno letto e amano Lovecraft. È un peso che pochi artisti riescono a sostenere: non tutti sono Gustave Doré.
E infatti leggere questo adattamento di Erik Kriek ignorando le storie originali, se le avete lette, appare quasi impossibile.

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Comunque non tutte le storie di Lovecraft sono eccezionali.

H.P. Lovecraft non possiede la brillante sintesi di Poe, e talvolta sembra confondersi tra le sue stesse trame. Adattandole a graphic novel, Kriek ha sentito il bisogno di aggiungere e togliere alcuni elementi. Eppure c’è un aspetto in cui Lovecraft rimane senza rivali: la descrizione di un orrore inconcepibile.

Nessun altro autore è mai riuscito a riempire le pagine di un libro di un tale senso di strisciante disagio.

Che tuttavia non è descritto a parole, ma è nella struttura del testo, tra le righe, e alligna lentamente nella mente del lettore. E questa è una cosa ben difficile da rendere graficamente.

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Molti artisti hanno fallito quando si tratta di immaginare “orrori indicibili, ancora invisibili”. A questo proposito Kriek, abbastanza comprensibilmente, ha non poche difficoltà a tenere il passo del grande maestro e la capacità di Lovecraft di suscitare un orrore subliminale nel lettore più concentrato e, dignitosamente, si limita a sfiorarne la superficie.

Se per un attimo dimentichiamo Lovecraft, le storie di Kriek appaiono come piccoli racconti brillantemente strutturati, permeati da un’oscura fantasia e supportati da eccellenti illustrazioni che sembrano il frutto di un’attenta lavorazione artigianale.

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Kriek onora profondamente le regole del fumetto. Le sue creature provengono dalla storia del fumetto. L’unico problema è che, probabilmente, tali creature sono ormai inflazionate nella narrativa moderna. Oggi ci sono zombie ad ogni angolo, e questo non dà all’artista la minima possibilità di mostrarci qualcosa di sconosciuto o veramente fuori dal comune. E questo può anche essere la ragione per la scelta di uno stile illustrativo molto classico, raffinato ma senza sorprese.

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Come si può disegnare “un certo disagio che si insinua nella mente quando la luce del sole cambia sottilmente e ti trovi in un posto strano”? Le parole di Lovecraft ci mettono ansia, creano immagini potenti in grado di rubarci almeno un paio di ore di sonno. Esse hanno origine nel subconscio – un ricordo innescato da un colore particolare, la percezione di un odore diverso. Di grande in Lovecraft c’è proprio questo aspetto: ha davanti  questa cosa orribile ma non può descrivertela, ti fa credere che se te la descrivesse diventeresti pazzo all’istante!

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Gli artisti, gli illustratori, i grafici, lavorano tutti per creare immagini potenti – e spesso falliscono. Nelle storie di Erik Kriek il diverso e la deviazione trovano giustificazione in qualcosa di mondano: la follia, la malattia come a rassicurare il lettore insinuando che la storia sia il frutto di una mente distorta.
Ma questo non succede mai con i racconti di Lovecraft e mai ci sogneremmo di mettere in dubbio la realtà dell’orrore di cui ci sussurra ad ogni rigo.

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Questo ed altro deve essere preso in considerazione per giudicare le cinque storie a fumetti di Kriek. La loro superba qualità risalta se le si considerano un libero adattamento, un lavoro autonomo. Naturalmente i racconti sono stati ridotti e semplificati per rispettare le esigenze del mezzo espressivo. Si tratta di una pratica legittima e anzi necessaria. Ma rischia di banalizzare e togliere tutto l’alone lovecraftiano. Alle volte riesce, alle volte no, a seconda della storia originale.

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Per gli amanti di Lovecraft, “Da altrove e altri racconti” sarà sicuramente un pezzo degno di far parte della loro collezione di fumetti.

Elevati gli standard di qualità, con l’adozione di una carta che valorizza i neri delle illustrazioni dettagliate e un’eccellente qualità di stampa.

Certo, non è che l’orrore lovecraftiano debba essere per forza rappresentato in bianco e nero: è una questione di gusti personali.

Per me è sempre stato di colore verde scuro con un sacco di nero e molto poco bianco.

“H.P. Lovecraft. Da altrove e altri racconti” di Erik Kriek, 13,60 €

3 commenti

  1. Ottimo articolo e libro molto interessante.
    Buoni tentativi di trasporre Lovecraft ci furono anche nell’underground americano degli anni 70, forse queste trasposizioni non sono altrettanto note da noi quanto i vari Toppi e Breccia, ma per esempio storie come questa “Shadow from the Abyss” pubblicata su Skull Comics n. 5 del 1972 meritano una lettura:

    https://thegoldenagesite.blogspot.it/search/label/Skull%20Comics

  2. […] dello scenario tipico della corsa all’armamento più potente, i Miti di Cthulhu creati da H.P. Lovecraft (Providence 1890-1937), maestro indiscusso dell’orrore a cui si devono storie indimenticabili […]

  3. […] Un romanzo che ogni appassionato di letteratura horror e del mistero, specialmente del maestro H.P. Lovecraft non dovrebbe lasciarsi […]

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