GUNDAM, DA GUNBOY ALLE OLIMPIADI 2020

GUNDAM, DA GUNBOY ALLE OLIMPIADI 2020

Organizzare i giochi olimpici non è semplice per gli organizzatori: gli stadi, le palestre e le residenze degli atleti devono essere in condizioni perfette. Occorre fare un enorme sforzo logistico per avere l’opportunità di mostrare al mondo i punti di forza del Paese ospitante. In questo sforzo il Giappone ha deciso di usare anche un robot gigante. Per la precisione, il Gundam della prima serie trasmessa nel 1979. Alto 18 metri e perfettamente funzionante, a parte le armi, Gundam si muoverà tra gli atleti durante la cerimonia di apertura.

 

L’origine del nome di Gundam

La serie di Gundam è stata sviluppata principalmente dallo sceneggiatore e regista Yoshiyuki Tomino (autore l’anno prima di Daitarn 3), insieme ai dipendenti dello studio Sunrise sotto lo pseudonimo collettivo Hajime Yadate.

La serie avrebbe dovuto essere intitolata Freedom Fighter Gunboy o semplicemente Gunboy, perché il robot della serie dovrebbe essere armato di fucile (gun, in inglese). Nei primi stadi della progettazione c’erano numerosi riferimenti alla parola inglese freedom (libertà). Quella che diventerà la Base Bianca si chiamava in origine Freedom’s Fortress, il Core Fighter era il Freedom Wing e il Gunperry doveva essere il Freedom Cruiser.
A un certo punto il gruppo Yadate provò a combinare la parola gun con l’ultima sillaba di freedom, ottenendo la parola “Gundom”. Infine Tomino la cambiò in Gundam, una parola che vuole significare il potere del fucile nel trattenere i nemici, come una diga (in inglese dam) trattiene le acque.

GUNDAM, DA GUNBOY ALLE OLIMPIADI 2020

 

Il nome del nemico

Yoshiyuki Tomino, in occasione della fiera Anime Expo di New York nel 2002 ha affermato che per Char Aznable, l’antagonista di Gundam, si è ispirato al nome del cantautore francese Charles Aznavour. Il personaggio di Char si ispira anche alla figura di Manfred von Richthofen detto il Barone Rosso, l’asso volante della Prima guerra mondiale, per il colore dei mobile suit. L’idea del mobile suit (“armatura mobile”) è ispirata dal romanzo di fantascienza Fanteria dello spazio di Robert Heinlein, sebbene la storia sia completamente diversa.

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Charles Aznavour

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Ricostruzione dell’aereo del Barone Rosso

 

Il flop di Gundam

La prima serie televisiva del 1979 non ottenne grande successo. Originariamente prevista per 52 episodi, venne deciso di ridurla a 39 dagli sponsor. La produzione riuscì a negoziare un mese di estensione per poter terminare la serie con 43 episodi.

In effetti il giovane pubblico si aspettava una serie con il classico robottone, e si trovò invece di fronte al primo esempio di un nuovo genere, quello dei real robot. Come la serie originale di Star Trek in America, inizialmente Gundam non venne apprezzato dal pubblico, e sempre come Star Trek il suo successo andò crescendo nel tempo, generando una massiccia franchise fantascientifica, numerosi seguiti, modelli e videogiochi.
Le cose cambiarono quando la Bandai ricevette la licenza per la commercializzazione dei mecha della serie. Con l’introduzione dei loro modelli la popolarità del programma aumentò: i giocattoli vendettero molto bene e il pubblico delle repliche della serie salì, così come fu alto quello degli spettatori dei film successivi.

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Gundam si dovrebbe pronunciare Gandam

Era il 1980 quando una televisione privata italiana, Telemontecarlo (Tmc), iniziò a trasmettere Mobile Suit Gundam (da noi tradotto in “Gundam il guerriero mobile”). I quarantatré episodi della serie furono trasmessi in Italia solo in parte. Furono saltati il 30, 33, 39 e 40. Solo la seconda edizione messa in onda da Italia1 nel 2004 ha un nuovo doppiaggio filologicamente corretto. Per esempio, il personaggio Peter Rei diventa Amuro Ray, come in originale. Unica concessione di Tomino è la pronuncia italiana: “gundam” e non “gandam”.
D’altra parte i giapponesi fanno lo stesso, dato che traslitterano nei loro caratteri la pronuncia e non la grafia delle parole straniere, infatti Mobile Suit Gundam viene tradotto e pronunciato alla giapponese Kidō senshi Gandamu (機動戦士ガンダム).

(In questo simpatico brano musicale sentiamo come i giapponesi, ancora più degli italiani, storpiano la pronuncia delle parole inglesi – NdR).

 

 

Gli elementi profondi della serie

La storia di Gundam è ambientata in un futuro drammatico dove non esistono il bianco e il nero. Predomina il grigio: i buoni e i cattivi sono da entrambi i lati della barricata. La narrazione di Tomino ha un accentuato realismo, i robot si rompono, finiscono i colpi, le armi non funzionano. E dopo ogni combattimento ci vuole un sacco di tempo per rimettere tutto a posto. Pure l’orrore della guerra combattuta da Gundam assume una dimensione realistica, anche se gli spettatori hanno dai 5 ai 10 anni. Niente mostri dallo spazio, perché i veri mostri siamo noi.
Inoltre, come ogni buona serie di fantascienza o fantasy nipponica, c’è una componente escatologica, che tratta dei destini ultimi dell’uomo e dell’universo. La prima serie di Gundam prospetta la fusione tra l’uomo e la macchina, il passaggio a una nuova dimensione spirituale dell’essere. Anche qui vediamo il grigio.

GUNDAM, DA GUNBOY ALLE OLIMPIADI 2020

 

Tecnologia e distruzione

Gli elementi tecnologici rendono la narrazione fantascientifica particolarmente potente e realistica. Uno di questi consiste nel cilindro di O’Neill. Nei punti di Lagrange attorno alla Terra orbitano centinaia di isole spaziali. Giganteschi cilindri chiamati Side, l’habitat che consente lo smaltimento della popolazione in eccesso della Terra. Una sovrappopolazione destinata a durare poco, d’altra parte. Il Principato di Zeon, cioè gli abitanti del Side più lontano che vogliono liberarsi dal potere della Federazione Terrestre, fanno cadere un Side sull’Australia provocando un’immane distruzione.


I cilindri di O’Neill sono una cosa seria. Li aveva immaginati nel 1977, nel The High Frontier: Human Colonies in Space, il fisico americano Gerad K. O’Neill. Si tratta di giganteschi cilindri ruotanti, dotati di gravità nelle pareti interne, che dovrebbero ospitare terreni coltivabili e un ecosistema capace di sostenersi da solo. Colonizzazione, vita nello spazio.

 

La fortuna della sigla

Nella sigla il disastro provocato dal Principato di Zeon genera ansia e paura tra i giovani spettatori. Assomiglia alla Terra in fiamme di Conan il ragazzo del futuro di Miyazaki, ma senza la barca con il giovane protagonista e la sua amica Lana che veleggiano felici.

 

 

Da “Fanteria dello spazio” a Gundam

Gundam non è un robot, perché altrimenti si muoverebbe da solo, ma un’armatura mobile, cioè una sorta di esoscheletro meccanico ispirato a un romanzo di Robert A. Heinlein, Fanteria dello spazio (Starship troopers, 1959). In questo romanzo Heinlein immagina una società militarizzata che combatte contro una specie aliena che ha quasi annientato la Terra. Un fante della divisione meccanizzata dello spazio segue in presa diretta la guerra contro gli aracnoidi alieni.

Gundam, l’icona e il suo commercio

A partire dall’ispirazione iniziale del romanzo di Heinlein, con il tempo Gundam diventa altro. Il successo del merchandising fa capire che la serie ha potenziali di sfruttamento enormi. E infatti, in Giappone diventa il più grande successo di sempre. Per questo le serie animate si moltiplicano, per non dire le versioni manga. Arrivano decine di spin-off, rivisitazioni, universi paralleli che modificano i concetti originari. Gundam oggi riassume visioni molteplici e anche molto lontane tra loro. I personaggi cambiano, entra anche la magia, mentre i presupposti psicologici e tecnologici evaporano. Tutto viene continuamente riscritto.

 

Il modellismo di Gundam

Per provare a entrare anche solo parzialmente in questo mondo, ci si può cimentare con il modellismo, che se non altro rende tridimensionale l’esperienza del Gundam e dei suoi avversari. In questo modo si apprezza la prima causa del suo successo: la finezza del design tecnologico dei mobile suit.

 

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