UNA GROTTA TIRA L’ALTRA: ALLA SCOPERTA DEI GRAFFITI

grotta

Nel profondo della nostra memoria trova sicuramente spazio il ricordo di qualche grotta affrescata con disegni preistorici e nello stesso tempo più “moderni”, nella loro stilizzazione, di quelli che ammiriamo sulle pareti della michelangiolesca Cappella Sistina.

Lascaux, Altamira, Niaux, Cosquer e altre grotte preistoriche erano lì da millenni con le loro concrezioni naturali, i disegni rupestri, i corsi d’acqua, i laghi sotterranei, in fremente attesa di essere scoperte. Quando questo è avvenuto, quando l’uomo moderno ne ha varcato per la prima volta la soglia si è riconnesso, al di là del tempo trascorso, all’uomo che era, e fu come guardare alla storia dell’umanità con un telescopio temporale, come tornare a casa.

Non sempre la scoperta è fatta da speleologi professionisti. Molte volte queste grotte preistoriche sono state trovate mentre si cercava qualcos’altro. Horace Walpole direbbe che sono state scoperte per serendipità.

In ordine cronologico ecco la storia delle scoperte delle grotte preistoriche decorate più importanti d’Europa.

 

La grotta di Niaux

Quella della grotta di Niaux (dipartimento dell’Ariège, Francia) è una storia di diverse scoperte successive. Era visitata da secoli, ma i suoi frequentatori non ne capivano l’importanza. Ne testimoniano le “firme” sulle pareti, datate sin dal 1602. Chi fossero queste persone non si sa.

 

UNA GROTTA TIRA L'ALTRA, ALLA SCOPERTA DEI GRAFFITI - Firma di Louise de Pibrac Pretianne, del 1686

Firma di Louise de Pibrac Pretianne, del 1686

 

Tra le firme c’è quella di un certo Ruben de la Vialle. Il suo autore ebbe il buon gusto di non rovinare uno dei più bei dipinti del “Salone Nero”, scrivendo per esteso il suo lungo nome. La sua identità non è certa ma alcuni, tra questi una guida della grotta, sostengono che si trattasse di Antoine Ruben de Lombre, signore de Lavialle, il quale visse tra il 1636 e il 1706. A lui, e alla sua “accortezza”, è dedicata una poesia in inglese di David Barber: Graffiti found amongst the prehistoric paintings of the Niaux caves.

 

UNA GROTTA TIRA L'ALTRA, ALLA SCOPERTA DEI GRAFFITI - Firma di Ruben de la Vialle del 1660

Firma di Ruben de la Vialle del 1660

 

Non contenti di aver riempito le pareti di firme, gli abitanti del luogo saccheggiarono la grotta nel 1820. Molte stalagmiti furono segate e vendute al miglior offerente. Dopo il saccheggio la grotta fu praticamente dimenticata.
Nel 1866 lo studioso di preistoria Félix Garrigou annotò nel proprio taccuino: “Una grande sala rotonda con degli strani disegni. Di che cosa si tratterà mai? Artisti amatoriali che hanno disegnato degli animali. Per quale motivo?” . Quest’osservazione non ebbe alcun seguito e la grotta sprofondò nuovamente nell’ombra.

Fu riscoperta ufficialmente nel 1906 dallo studioso di preistoria e archeologo Emile Cartailhac: “Il 24 settembre scorso fui informato dal mio vecchio amico il dottor Garrigou che il suo vicino di campagna, il sig. comandante Malard, aveva visto alcuni disegni di animali nel fondo di una grotta molto vasta del comune di Niaux. Questi signori mi invitavano a verificare la fondatezza del fatto e risposi immediatamente alla loro chiamata. Il 28, guidato molto piacevolmente da M. Malard e i suoi figli, penetrai nella caverna” (Comptes rendus des séances de l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres).

 

UNA GROTTA TIRA L'ALTRA, ALLA SCOPERTA DEI GRAFFITI - Emile Cartailhac

Emile Cartailhac

 

Nel 1970 furono scoperte ed esplorate nuove gallerie. Protette dalla loro stessa inaccessibilità, poiché per accedervi bisognava attraversare ben quattro laghi sotterranei, hanno rivelato ulteriori pitture e disegni tra i quali quello di una donnola.

 

UNA GROTTA TIRA L'ALTRA, ALLA SCOPERTA DEI GRAFFITI - Disegno di una donnola in una galleria della grotta di Niaux scoperta nel 1970

Disegno di una donnola in una galleria della grotta di Niaux scoperta nel 1970

 

Alla grotta di Niaux è dedicato il decimo albo di Rahan (“Il figlio di Crao”), il celebre fumetto di Roger Lécureux e André Chéret pubblicato anche in Italia negli anni settanta dal settimanale Il Monello.

 

 

La grotta di Altamira

La grotta di Altamira si trova a Santillana del Mar, in Spagna. C’è un aneddoto sui dipinti della grotta che diminuisce un poco i meriti attribuiti all’archeologo Marcelino Sanz de Sautuola, il quale la scoprì nel 1868. La figlia Marìa, che da bambina accompagnava il padre durante le visite nella grotta, raccontò da adulta di aver visto per prima i dipinti sulla volta. “Papà, ci sono dei buoi!”, furono le sue parole. Il padre era più interessato ai resti d’ossa, di gusci, di armi o di utensili utilizzati dall’uomo preistorico che ai disegni sulle pareti. Del fatto che fosse stata la figlia a notarli per prima lo scopritore ufficiale non ne fa menzione in Breves apuntes sobre algunos objetos prehistóricos de la Provincia de Santander, scritto nel 1880.

 

UNA GROTTA TIRA L'ALTRA, ALLA SCOPERTA DEI GRAFFITI

Marìa sanz de Sautuola e il disegno di un bue sulla volta della grotta di Altamira

 

Nel 2016 esce nei cinema il film di Hugh Hudson “Finding Altamira”, con Antonio Banderas.

 

Locandina del film Finding Altamira

Il film “Finding Altamira”

 

La grotta di Lascaux

La grotta di Lascaux fu scoperta l’8 settembre 1940 dall’allora diciottenne Marcel Ravidat e alcuni suoi amici. “La scoperta fu fortuita”, scrive Ravidat in una lettera. “Eravamo usciti a fare una passeggiata sulle colline che circondano Montignac, seguiti dai nostri cani. Dopo aver vagabondato buona parte del pomeriggio decidemmo di tornare a casa passando da Lascaux. Fu allora che il mio cane balzò in un cespuglio e non ne uscì più. Sorpresi, ci avvicinammo e grande fu la sorpresa nel vedere una buca ampia nel fondo della quale grattava furiosamente il cane. Discesi nella buca, che misurava circa un metro di diametro su 1,50 di profondità, per capire che cosa cercasse. Trovai una seconda buca di circa 20 centimetri di diametro. Tirando indietro il cane feci cadere dentro alcuni sassi, e fui molto sorpreso di sentirli rotolare molto profondamente. Avvertii i miei amici, che scesero a loro volta e rinnovarono ripetutamente l’esperimento. Pensammo che si trattasse di una galleria segreta del castello di Lascaux. Tornammo a Montignac, ripromettendoci di esplorare la buca il più presto possibile”.

Il giovane Marcel torna il giovedì seguente con altri amici. Il gruppetto riesce a penetrare nella caverna scoprendo i primi disegni preistorici. Uno dei ragazzi ne parla con i propri genitori, poi i giovani si rivolgono al loro vecchio maestro ormai in pensione, Léon Laval. Questi pensa a uno scherzo e preferisce non arrischiarsi scendendo nel buco. La notizia arriva comunque alle orecchie dell’archeologo Henri Breuil.

 

UNA GROTTA TIRA L'ALTRA, ALLA SCOPERTA DEI GRAFFITI - Robot,  il cane che scoprì Lascaux

Robot,  il cane che scoprì Lascaux

 

La grotta di Bruniquel

Alla fine degli anni ottanta del Novecento fu la volta di Bruno Kowalczewski, quindicenne appassionato di speleologia. Durante una peregrinazione intorno al villaggio medievale di Bruniquel (Aveyron, Francia), individua una tana di volpe che lo intriga: “L’ingresso della grotta era un budello riempito di terra che bisognava sgomberare. Ho utilizzato un martello, uno scalpello e un vagoncino fabbricato da mio padre per portare via i detriti. Si sentiva la corrente d’aria e questo significava che c’era uno spazio vuoto dietro”. (Néandertal: le mystère de la grotte de Bruniquel, Arte).

Bruno sacrificò i fine settimana, le vacanze, e in tre anni progredì di 20 metri. Un ultimo punto stretto da superare e arrivò la meravigliosa scoperta: il 24 aprile 1990 si ritrova in una grande caverna. 176.500 anni fa l’uomo del Neandertal vi aveva realizzato la prima costruzione umana nota: una struttura composta da circa 400 pezzi di stalagmiti giustapposti, allineati e sovrapposti. La grotta è chiusa al pubblico per ricerche scientifiche. È invece visitabile la sala dedicata alla grotta nei castelli di Bruniquel.

 

 

La grotta Cosquer

La grotta Cosquer, ornata nel paleolitico, si trova nella calanca della Triperie a Marsiglia. Il suo scopritore è un sub francese di nome Henri Cosquer, esperto conoscitore dei fondali marini delle calanche. Durante un’immersione del 1985 scopre l’ingresso della grotta a 37 metri di profondità. I giorni seguenti risale lo stretto budello di 116 metri, arrivando a una sala immersa dalle magnifiche concrezioni calcaree. Sei anni più tardi raggiunge con altri sub la sala ornata da mani in negativo e da innumerevoli disegni rupestri. Segnala l’esistenza della grotta solo il 3 settembre 1991, dopo la terribile morte accidentale dei tre sub amici nel corridoio d’accesso.

 

Henri Cosquer

Henri Cosquer

 

La grotta Chauvet

Le emozioni legate alla scoperta della grotta Chauvet (Vallon-Pont-d’Arc, Ardèche, Francia) avvenuta il 18 dicembre 1994 a opera di Jean-Marie Chauvet, Éliette Brunel e Christian Hillaire nel quadro delle loro attività speleologiche private, sono state espresse dal trio di amici in un breve filmato di 26 minuti: “Grotte Chauvet: ils sont venus”.

La grotta, che ricorda per i disegni, le dimensioni e la sua importanza scientifica, quella di Lascaux, non poteva che generare forti emozioni. Nel 2010 Werner Herzog girò un film documentario che rilanciò l’interesse del mondo per uno dei tesori più importanti del patrimonio culturale dell’umanità.

 

Cave of forgotten dreams

Locandina del film documentario del 2010 di Werner Herzog Cave of Forgotten Dreams

 

Il pozzo di Sarlacc

Concludiamo la serie delle scoperte facendo, in via eccezionale, un salto fuori dall’Europa. Aprile 2018: nel parco provinciale Wells Grey (provincia della Columbia Britannica, Canada), mentre si procedeva a un conteggio di un branco di caribù in elicottero viene avvistata una grotta gigantesca. Non ci sono ancora ulteriori informazioni sulla scoperta, si attendono notizie dalle spedizioni scientifiche degli speleologi. Non sappiamo quindi se la grotta si sviluppi in lunghe gallerie sotterranee o in sale con stalattiti e stalagmiti. Sappiamo solo che attendeva con millenaria pazienza che un passeggiatore solitario, o magari un elicottero annoiato, si accorgesse della sua esistenza.

 

Il pozzo di Sarlacc in Star Wars

Il pozzo di Sarlacc di Star Wars

 

Il nome della grotta, “Pozzo di Sarlacc”, è stato attribuito dal biologo Bevan Ernst, che vedendone la forma e le dimensioni ha pensato immediatamente al grande pozzo di Carkoon, dimora del mostro di Sarlacc nella saga di Star Wars. La provincia canadese sta al momento indagando per verificare l’esistenza di un appellativo indigeno. Con ogni probabilità “pozzo di Sarlacc” sarà quindi solo un nome provvisorio, ma i fan della saga hanno già presentato una petizione per renderlo definitivo: Make “Sarlacc Pit” the official name of this newly discovered cave.

 

 

 

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