GLI SCORPIONI DI HUGO PRATT PUNGONO POCO

Gli Scorpioni del deserto

Hugo Pratt, negli anni in cui realizzava con grande successo le avventure di Corto Maltese, ha lanciato una serie di storie ambientate durante la Seconda guerra mondiale, dedicata a un gruppo di soldati appartenente al Long Range Desert Group: Gli Scorpioni del deserto.
Le storie degli Scorpioni, piuttosto discontinue nella riuscita, sono parenti povere di quelle di Corto Maltese, delle quali sostanzialmente non possiedono né l’aura carismatica né la sottile poesia.

Nondimeno gli Scorpioni furono molto amati dal loro autore, che poteva sbizzarrirsi a disegnare, con il solo ausilio di una sottile linea d’orizzonte e pochi tratti di nero pieno, quell’immenso deserto che si stende per 5mila km dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso: il Sahara.
Questa serie è interessante anche perché presenta un nuovo e complesso personaggio prattiano: il capitano Koinsky, che pian piano, con il passare delle storie, riesce a costruirsi una personalità autonoma e ben strutturata, nonostante gli inevitabili paragoni con l’ingombrante figura del più celebre marinaio.

Episodio 1 – Gli Scorpioni del deserto

La storia viene realizzata nel 1969, in contemporanea con l’ultima parte della “Ballata del Mare Salato”, della quale però non ha né il lirismo, né il lungo respiro, né un personaggio della forza di Corto Maltese, né un comprimario della grandezza sinistra di Rasputin.
Pratt ritorna alle storie di guerra, che ben conosce dopo le esperienze fatte in Argentina con Ernie Pike, scritto da Héctor Oesterheld, e con la casa editrice Fleetway per il mercato inglese.

È la storia di un viaggio di oltre mille km attraverso il deserto egiziano, da Giarabub a Suez. La narrazione, ancora molto tradizionale, alterna momenti di azione a momenti di riflessione. La figura di Koinsky, non del tutto messa a fuoco, è abbastanza simile a quella di Corto Maltese. Interessante la figura del traditore, il tenente Kord.
Voto 7

Episodio 2 – Piccolo chalet…

Storia del 1975, poco successiva a “Corte sconta detta arcana” di Corto Maltese. Nelle prime pagine Koinsky incontra il tenente italiano Stella e insieme partono alla ricerca di una donna e di un tesoro. Catturati nel deserto dai predoni Cafta, vengono salvati da Cush, personaggio proveniente dalle storie di Corto Maltese.

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Arrivati a Keru i due apprendono che la donna che cercavano, la “Breda”, è fuggita assieme a un mercante greco. Sul luogo dove è nascosto il tesoro, Cush uccide il tenente Stella “perché è un nemico”. La storia è per costruzione, riuscita dei personaggi, resa grafica e tensione emotiva, sullo stesso livello di quelle di Corto Maltese: inferiore alle lunghe ma superiore a quelle brevi.
Voto 8

Episodio 3 – Vanghe dancale

Storia del 1980, coeva della “Casa dorata di Samarcanda”. Si tratta di un episodio claustrofobico e surreale, ambientato per la maggior parte del tempo in un fortino italiano posto in mezzo al deserto. Storia popolata di personaggi eccentrici e svagati, che però non riescono a entrare nelle simpatie del lettore.

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L’unico personaggio che avrebbe potuto destare un certo interesse, la bellissima Kismet, non è sviluppato a dovere e la sua fine tragica non emoziona minimamente. La qualità del disegno è discontinua, e certo subisce una involuzione rispetto all’episodio precedente. Nel complesso si tratta dell’episodio meno riuscito.
Voto 6

Episodio 4 – Dry Martini Parlor

Storia del 1982, bellissima e percorsa da una malinconica vena di sottile poesia. Mette a fuoco definitivamente la figura di Koinsky, finalmente personaggio autonomo e ben caratterizzato. La storia si apre sotto una luna africana che evoca languidi ricordi. Il comprimario di Koinsky, il tenente De La Motte, pensa a una ragazza di nome Adrienne.


L’episodio contiene alcuni momenti indimenticabili come “l’uccisione” del carro armato. Domina l’episodio la tragica figura del maggiore Fanfulla, dal corpo martoriato dalla lebbra. A intervalli regolari riappare la luna, alla luce della quale avvengono le riflessioni dei personaggi. Qua e là sprazzi di vera poesia. È senza dubbio la storia migliore del lotto.
Voto 9

Episodio 5 – Brise de mer

Storia del 1992 molto diseguale. Affiora un po’ di stanchezza nell’autore. Il racconto, qui e là, perde il filo e la coerenza. Appaiono momenti di evidente inverosimiglianza, su tutti l’episodio delle guerriere somale. Alcuni personaggi offrono buoni spunti, come il soldato Gallina, Ghula e madame Brezza, ma finiscono per perdersi nel percorso contorto della storia.

Il disegno ha ormai perso qualsiasi capacità evocativa e le vignette finiscono per assomigliarsi tutte. Nonostante questo, alla fine Hugo Pratt porta a casa un risultato sopra la sufficienza che chiude dignitosamente la saga degli Scorpioni.
Voto 6 e mezzo

2 commenti

  1. Sergio Bonelli aveva detto questo dell’ultimo Hugo Pratt: Si faceva strapagare per tirare due linie penso che lo faceva per vendicarsi di quando all’inizio lo pagavano due lire pur disegnando benissimo.

  2. D’accordo più o meno su tutte le recensioni. Avrei forse dato qualcosa di più a Brise de mer che all’epoca mi sembro molto migliore degli episodi di Corto coevi e non sono troppo d’accordo sul fatto che Piccolo Chalet per quanto buono sia meglio di tutti i racconti brevi. Con l’esclusione della Ballata per me nei racconti brevi c’è il meglio di Pratt.
    Comunque bell’articolo.

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