GLI OBERON: UNA SORPRENDENTE GENESIS TRIBUTE BAND

GLI OBERON: UNA SORPRENDENTE GENESIS TRIBUTE BAND

Raccontare di una bella serata di musica live è facile soltanto quando ci si trova davanti a dei bravi musicisti, e gli “Oberon”, una “Genesis tribute band” – al secolo Giuseppe Bertini (tastiere), Marcello Castellucci (basso), Daniele Modica (batteria), Joshua Ross (voce) e Stefano Siragusa (chitarra elettrica) – bravi lo sono davvero.
Perché bisogna chiarire fin da subito che ripetere dal vivo la musica dei Genesis del periodo “progressive” (notoriamente coincidente con i primi cinque dischi della band inglese che con “The lamb lies down on broadway” saluteranno il compagno di avventura, Peter Gabriel), potrebbe essere un ottimo esercizio di stile, un compito affrontato con le armi affilate della tecnica che “cerca” unicamente la precisione, rischiando di inciampare in un coltello (The knife) espositivo e stucchevole.
Invece, sebbene la musica si scrive Genesis, quella che si ascolta si legge Oberon (il re delle fate, personaggio che avrebbe trovato alloggio nei racconti di Peter Gabriel & Co.).

Così, nella bolgia del piccolo Dorian di Palermo, la sera del 23 settembre scorso, la musica ha cominciato a scorrere fluida verso l’estuario del “Firth of fifth”, con il pubblico immerso nelle sue beate e limpide armonie (secondo brano in scaletta subito dopo l’imponente “Watcher of the skies”).
Ottimo, qui, il fraseggio tra piano e chitarra elettrica in uno degli assoli più celebri della musica degli anni ’70.

Questa musica, scritta più di 40 anni fa dai mitici Genesis, galleggia nell’atmosfera criptica della sala. Le note scivolano via, annullando le barriere del tempo, tracciando una splendida scia di emozioni incontenibili, man mano che scorrono una dopo l’altra: Dancing with the moonlight knight, The cinema show, In the cage.
Il pubblico risponde empaticamente, ognuno con il suo personale arsenale di mille movimenti compulsivi, scintille di gioia e ricordi rapiti, fino al capolavoro assoluto di “Supper’s ready”. La colazione è servita!
Ma gli “sciamani con garanzie di eternità” sono questi bravissimi artisti che si divertono e divertono. Perché gli Oberon sono abilissimi con la materia del suono, che trasformano con artigiana maestria in magia musicale, arte della fatica e pura passione che rifugge da qualsiasi stucchevole, noioso iper-tecnicismo.
Joshua Ross canta benissimo, interpreta con spiccata teatralità – tutta farina del proprio sacco, un travestimento dopo l’altro – il copione gabrieliano senza mai scimmiottare o imitare il mitico front-man, icona della band inglese.
E questo è tanto rilevante, quanto il feeling che si avverte sul palco tra i musicisti, che si divertono misurandosi con una musica impegnativa, al contempo assecondando la performance del cantante.
Così, sebbene il cross-over temporale a cui assistiamo imponga, come è ovvio che accada alle tribute-band, un copione prestabilito, cioè l’essenza stessa della esibizione, non si avverte quel bisogno-desiderio di trovare paragoni e accostamenti alla band originale.
La trasfigurazione operata dagli Oberon raggiunge l’obiettivo di soddisfare i desideri del pubblico che si ritrova con gli antichi tesori riportati alla luce.
La scatola musicale è stata riaperta, “Old King Cole“ suona ancora per noi; possiamo toccarla e cantare ancora un genere musicale mai dimenticato, con gioia e amore.

In coda al concerto prima della conclusiva “The knife”, gli Oberon, a sorpresa, ci regalano due perle fuori programma dal repertorio classico: “Dance on a volcano”, ma soprattutto una versione superba di “Los endos”, dove i cinque musicisti sembrano una sola entità musicale, una macchina supersonica che ci accompagna dentro una vertigine felice di emozioni. Tutti meritano la meritata standing ovation finale, ma una sottolineatura va fatta per il giovane “batteraio magico” Daniele Modica (nuovo aggregato alla band di lungo corso) che, in mezzo ai due detti brani, ci regala una performance di circa tre minuti di assolo, da vero funambolo della batteria.
Se là, dalle oscurità di un panorama musicale, non tutto è sempre distinguibile, qui con gli Oberon brillano tutte le città d’oriente.
A presto ragazzi.

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