LE DONNE DEGLI HAREM TRA REALTÀ E LEGGENDA

harem

L’harem è il luogo della casa islamica destinato alle donne e ai bambini, tipico del mondo medievale e moderno.
In arabo harem significa luogo inviolabile, proibito. Dall’harem le donne non possono uscire se non accompagnate da un maschio della famiglia. Un tempo esistevano due tipi di harem: domestico e imperiale.

Gli harem imperiali turchi

Eunuco nero ottomano

Negli harem imperiali le donne erano sorvegliate da eunuchi neri o bianchi. Gli eunuchi erano uomini castrati in tenera età e questo li rendeva impotenti, diversamente dai castrati in età adulta. Erano utilizzati perché non potevano congiungersi sessualmente con le donne a cui facevano la guardia. In ogni caso non potevano entrare nello spazio riservato alle donne: sedevano davanti all’ingresso dell’harem per impedire agli uomini di entrare e alle donne rinchiuse di uscire.

Castrazione

Gli eunuchi inizialmente erano bianchi e provenivano dal Caucaso e dai Balcani. In seguito prevalsero gli eunuchi neri, che venivano donati al sultano dal governatore ottomano dell’Egitto. Negli harem potevano (e possono) entrare solamente i maschi legati alle donne da rapporti di parentela stretta o di proprietà. Pare che ancora oggi vengano prodotti eunuchi con la castrazione per essere ingaggiati come guardiani per gli harem esistenti.

Sul tema ecco un film con Totò che ne fa la parodia

Il gineceo degli antichi greci

Le attività svolte dalle donne in un gineceo, raffigurate in un vaso greco

Nel gineceo, “l’harem” degli antichi greci, la donna passava dalla tutela del padre a quella del marito. Doveva obbedirlo, dirigere il lavoro delle ancelle schiave (se si trattava di una famiglia agiata), filare tessuti sul telaio e partorire i figli. Fino a sette anni i figli le restavano affidati. A tale età i maschi iniziavano a frequentare la scuola di un maestro fuori dal gineceo, mentre le femmine restavano con la madre fino al matrimonio. Il marito poteva avere una schiava per concubina, la quale aveva gli stessi doveri di una moglie ma non gli stessi diritti. Poteva inoltre farsi intrattenere da una etera, una prostituta “di classe”, educata fin dalla più tenera età a tale professione. Era una donna colta che lo avrebbe accompagnato ai banchetti ai quali le mogli non potevano partecipare. Poteva avere con gli uomini anche un rapporto di tipo intellettuale.

L’harem del Topkapi a Istanbul

Istanbul, l’harem del Topkapi

Nel complesso di Topkapi a Istanbul si può visitare l’antico harem utilizzato dal sultano ottomano fino a un secolo fa, oggi trasformato in un museo. Le camere delle donne sono affiancate, le finestre schermate da vetrate formate da piccoli vetri. L’ambiente è riccamente decorato con piastrelle smaltate blu e bianche. Non ci sono dipinti di figure umane poiché l’Islam ne proibiva l’uso.

Istanbul, harem del palazzo di Topkapi

Le persiane impediscono di vedere gli interni. Tutto appare riccamente decorato, ma anche inquietante e claustrofobico.

Solimano il Magnifico

Gli anni dal 1520 al 1566 sono il periodo in cui crebbe e si sviluppò l’harem del Topkapi, durante il regno del sultano Solimano il Magnifico. I sultani non sposavano nessuna donna, piuttosto sceglievano l’erede al trono fra i figli generati dalle favorite dell’harem. Le donne dell’harem erano schiave non musulmane, perché il Corano proibiva di ridurre in schiavitù gli islamici. Dopo avere partorito il figlio del sultano le donne dovevano abbandonare l’harem con il bambino per accompagnarlo in provincia, in modo che il ragazzo crescesse e mostrasse le sue qualità. In questo modo ogni donna dell’harem non poteva partorire più di un solo figlio.

Hurrein Sultan o Roxelana

Solimano ruppe la tradizione quando si trasferì nell’harem del Topkapi con la favorita Hurrein Sultan Roxelana. Roxelana pare fosse una cristiana ucraina e si chiamasse in realtà Anastasia, Sarebbe stata rapita dai tatari e ceduta ai mercanti di schiavi genovesi di Caffa nella penisola di Crimea. I mercanti portarono la bella ragazza, che allora aveva quattordici anni, al mercato degli schiavi di Costantinopoli, dove fu venduta ai maggiorenti dello stato ottomano per essere donata a Solimano.

Mahi Debran Gulbahar

Anche la favorita in carica nel momento in cui Roxelana giunse all’harem imperiale era ucraina, si chiamava Mahi Debran Gulbahar e aveva un figlio che in quel momento era l’erede designato di Solimano. Scoppiò un immediato conflitto fra le due donne. Roxelana riuscì a farsi sposare da Solimano che la tenne sempre vicino a sé. Ebbe cinque figli maschi e una figlia femmina. Roxelana era una donna colta e raffinata, parlava diverse lingue e divenne il più importante consigliere di Solimano.

Mustafà, figlio di Mahi Debran Gulbahar, che inizialmente sarebbe dovuto succedere a Solimano

Di tutti i figli maschi di Roxelana e Solimano sopravvisse solo Selim II. Gli altri, compreso Mustafà (il figlio della favorita precedente), furono eliminati fisicamente nella lotta per il trono. D’altra parte Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli, aveva fatto approvare la legge del fratricidio che permetteva all’erede al trono, con l’assenso degli studiosi del Corano, di eliminare i fratelli in modo da non avere rivali. La legge fu applicata piuttosto frequentemente fino alla fine del seicento.

Selim II

Selim II riuscì a prendere il trono del padre Solimano grazie alle congiure di palazzo. Essendo dedito al vino sembrava un sovrano debole e facilmente manovrabile, probabilmente venne scelto proprio per questo motivo dai maggiorenti dell’impero.

La Valide Sultan, cioè la madre del sultano Murad e del sultano Ibrahim

Con l’ultimo periodo di governo di Solimano il Magnifico si apre un’epoca, detta in senso spregiativo, “sultanato delle donne”. Durante il sultanato delle donne, durato 130 anni, il potere era in realtà nelle mani delle madri del sultano e delle favorite. L’harem era governato dalla madre del sultano regnante, la Valide Sultan. Tecnicamente era una schiava che in quanto madre del sultano assurgeva alla funzione di regina madre, e questo creò non pochi problemi.

Eugenia de Montijo moglie di Napoleone III

Si racconta che quando nel 1868 Eugenia de Montijo, imperatrice dei francesi in quanto moglie di Napolone III, visitò Istanbul, il sultano Abdul Aziz la portò a visitare l’harem del Topkapi per presentarla formalmente a sua madre, Pertevniyal Sultan, la quale la schiaffeggiò in quanto si riteneva oltraggiata dalla presenza di una imperatrice straniera nel suo dominio.

Le congiure orchestrate dai membri dell’harem durante il sultanato delle donne furono tra le cause della decadenza e della fine dell’Impero ottomano.
Mustafa Kemal Atatürk, il primo presidente della repubblica turca, pronunciò parole di fuoco contro l’harem e gli intrighi di palazzo.

L’harem domestico

Fatema Mernissi, La terrazza proibita, Vita nell’harem

Fatema Mernissi (1940-2015), docente di sociologia all’Università Mohammed V di Rabat, capitale del Marocco, e studiosa del Corano, ha scritto un libro per spiegare cosa è un harem domestico in un paese islamico. L’harem descritto apparteneva al padre e allo zio, che ci vivevano con le mogli, i figli, le madri, le schiave, le ancelle, le vecchie zie, le nonne e le parenti povere ripudiate. (Le donne prive di mezzi propri che erano state ripudiate dal marito potevano diventare mendicanti se qualcuno non le accoglieva in un harem). L’harem è anche un’unità produttiva di ricami, vestiti, tessuti e cibo, un po’ come era la famiglia patriarcale di un tempo da noi.

Medina di Fez, Marocco

Tutti gli acquisti al mercato, racconta la Mernissi, venivano fatti dai maschi perché le donne non potevano uscire liberamente. Quello che pesava di più alle donne nell’harem era la mancanza di libertà e la mancanza di privacy. Il loro sogno era avere il marito tutto per sé senza doverlo dividere con nessuno. Tutti sapevano i fatti di tutti e le vecchie madri comandavano a bacchetta. La differenza di potere delle donne all’interno dell’harem era molto marcata. Anche gli uomini che avevano una sola moglie, come il padre della scrittrice, non rinunciavano di tenere un harem.

L’immagine dell’harem in occidente

Jean Auguste Dominique Ingres: Bagno turco. Louvre, Parigi, 1862

Nel Settecento si sviluppa in occidente una corrente artistica e letteraria chiamata esotismo. Già nel passato ci si era interessati agli usi e costumi dell’Asia con libri e relazioni di viaggio come il Milione di Marco Polo e i rapporti degli ambasciatori veneziani. L’oriente con i suoi harem appariva come un mondo voluttuoso. Sopra potete ammirare il “Bagno turco” di Jean Auguste Dominique Ingres, che si trova al Louvre, dove le donne con caratteristiche fisiche russe o circasse appaiono passive, lascive, mollemente esposte.

Jean Auguste Dominique Ingres: La Grande Odalisca. Louvre, Parigi, 1814

Nell’opera “La grande odalisca” Ingres rappresenta ancora una donna nuda che si espone agli sguardi. L’odalisca nell’harem era una serva della camera, una cameriera, alla base della scala sociale del serraglio. Non era una concubina del sultano, poteva però diventarlo se la sceglieva.

Ingres: Odalisca e schiava. Cambridge (Stati Uniti), Fogg Art Museum. 1839

Queste scene, che ricordano quelle di un postribolo lussuoso, possono essere immaginabili solo nell’harem del sultano e degli uomini potenti, mentre l’ambiente degli harem familiari delle persone povere o anche appena agiate non si discostava molto da quello che succedeva in una casa europea, salvo per l’isolamento a cui erano costrette le donne.

L’ideale femminile in oriente

Le mille e una notte: Sherazad e il re di Persia, del pittore iraniano Sani ol molk (1849-1856)

Le “Mille e una notte”, una raccolta di favole e di racconti che iniziò a costituirsi nel X secolo, sono di varia origine: egiziana, mesopotamica, indiana e persiana. Inizialmente furono racconti solo orali che venivano narrati negli harem, poi furono scritti e tradotti in occidente con numerose manomissioni e l’inserimento di molti racconti inesistenti nelle tradizioni musulmane.

I racconti delle “Mille e una notte” sono organizzati in una cornice: il re di Persia Shahryar viene tradito dalla sua concubina che si congiunge con uno schiavo, mentre le sue schiave si accoppiano con schiavi neri travestiti da donne. Il re li uccide tutti, poi, convinto della perfidia delle donne, decide di sposarsi ogni giorno con una donna diversa e di ucciderla il giorno dopo in modo da non poter essere tradito. La bella figlia del gran visir (primo ministro) si offre volontaria per cercare di salvare altre ragazze destinate all’inutile strage.

Sherazad, dipinto dell’Ottocento di Sophie Anderson

Sherazad aveva letto mille libri di racconti, era colta e raffinata. Iniziò a raccontare la favola della prima notte e il re rimase in ascolto. Giunse il mattino, la storia non era finita e Sherazad era stanca. Shahryar la lasciò sopravvivere perché voleva sentire la fine. Sherazad la terminò la sera seguente e ne iniziò un’altra. Andò avanti così per mille e una notte, circa 3 anni, finché Shahryar si dichiarò innamorato di Sherazad e la fece sua sposa. Sherazad non conquistò il re di Persia con il proprio corpo, come forse avevano tentato di fare le altre vergini, ma con la capacità di narrare, l’arguzia e la grazia. Infatti le favorite dell’harem suonavano, raccontavano, intrattenevano il sultano.

Le foto dell’harem dello scià di Persia

Anis Al-Doleh, la preferita delle 84 mogli dello Scià di Persia

Tra il 1848 e il 1896 la Persia è stata governata dallo scià Nasser al Din Shah Qajar.

Lo scià di Persia Naser Al Din Qajar

Si dice che lo scià avesse nominato fotografo di corte il russo Anton Sevryugin, il quale aveva aperto uno studio di fotografia a Teheran.

Due donne nell’harem dello scià di Persia

Pare, comunque, che a scattare le foto alle sue donne fosse lo scià stesso.

Foto dell’harem dello scià di Persia: un eunuco nero con una favorita

Queste fotografie sono tra le poche testimonianze certe che rappresentano le donne dei vecchi harem imperiali.

Una realtà che gli artisti occidentali, come l’italiano Giulio Rosati (1858-1917), amavano rappresentare in maniera decisamente più vivace.

Esame delle nuove arrivate

 

La selezione della favorita

 

La danza nell’harem

 

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