GATTI, BREVE STORIA DEI DOMINATORI DELL’UMANITÀ

GATTI, BREVE STORIA DEI DOMINATORI DELL’UMANITÀ

«Per favore, come ti chiami?», domandò al gatto. «Senti, io mi chiamo Coraline. Okay?».
Il gatto sbadigliò lentamente e con attenzione, rivelando una bocca e una lingua di un rosa sorprendente. «I gatti non hanno nome», disse.
«No?».
«No», disse il gatto. «Voi persone avete il nome. E questo perché non sapete chi siete. Noi sappiamo chi siamo, perciò il nome non ci serve».
Neil Gaiman, “Coraline

Tra tutte le varietà di felini esistenti è possibile trovare rapporti di parentela genetici. Che siano i felini appartenenti al genere Panthera (tigre, leone, leopardo, giaguaro, ghepardo, puma), di dimensioni ragguardevoli e con un peso che può raggiungere i 300 kg per 2,5 metri di lunghezza, 3,5 con la coda (la tigre siberiana), o felini della famiglia dei Felinae (lince, caracal, gatti selvatici), di taglia media e piccola, o comunque più contenuta, le somiglianze tra loro sono tante.
Il gatto domestico ha con il gatto selvatico, il suo parente più stretto, così tanti punti in comune da far domandare se si tratti effettivamente di specie diverse, o se siano solo delle varietà di una unica, il Felis silvestris.

GATTI, BREVE STORIA
Non c’è un’unanime opinione su quando e dove i gatti siano entrati a far parte della vita dell’uomo. Secondo alcune teorie elaborate dagli zoologi, si pensa addirittura che i felini abbiano deciso di addomesticarsi da soli.
Una teoria molto accreditata fino a poco tempo fa vedeva gli egizi come primo popolo ad avere addomesticato i gatti, più di quattromila anni fa. Dal momento che il gatto domestico dei giorni nostri condivide tratti del Dna con il gatto selvatico africano, la cosa risultava molto plausibile.

Fino a quando, nel 2004, nell’isola di Cipro fu scoperta una tomba vecchia circa diecimila anni, risalente al Neolitico. All’interno furono rinvenuti i resti di un gatto sepolto con il suo padrone, cosa che fece pensare che uomini e gatti convivessero già prima di quanto precedentemente ipotizzato.
D’altro canto, lo sviluppo agricolo avvenuto più di dodicimila anni fa nell’area conosciuta come la culla della civiltà (la regione tra Egitto, Siria, Iraq, Libano, Israele, Palestina, Giordania e la parte sud-orientale della Turchia, che per la sua forma è nota come “Mezzaluna fertile”), hanno portato a ipotizzare che i gatti siano comparsi nella regione con il moltiplicarsi della vita animale intorno alle piantagioni (parassiti vari) di cui si cibavano.

La vita animale tende a fiorire e prosperare nelle zone in cui è più facile trovare il cibo e i gatti selvatici non fanno eccezione. I felini adattarono la loro indole, rendendola più docile e “amica” per entrare nelle grazie dell’uomo, in modo da essere usati per dare la caccia a roditori e serpenti che infestavano i granai.
In un lasso di tempo relativamente breve, il gatto addomesticato si è diffuso nel resto del mondo.

GATTI, BREVE STORIA

Si pensa che i gatti domestici siano stati diffusi in Europa da mercanti fenici e greci, circa tremila anni fa.
Molto amati dai romani, che li utilizzavano per la disinfestazione di case e magazzini, si ritiene probabile che, per questo motivo, siano stati portati al seguito delle legioni durante le campagne militari fino in Gallia e Britannia (le antiche Francia e Gran Bretagna). Alcuni secoli dopo che i romani abbandonarono l’isola britannica (intorno al 410 d.C.), si presume che i gatti giunsero in Norvegia portati dai vichinghi, che li presero con loro di ritorno dalle invasioni dell’isola.

Tra il Seicento e il Settecento i gatti domestici vennero introdotti in America, portati prima dagli esploratori e poi dai mercanti provenienti dall’Europa.
Da allora, il gatto è diventato sempre più amato, tanto da divenire l’animale domestico più popolare e diffuso: con circa cento razze differenti (e molteplici varianti), si stima che a fare compagnia all’uomo ce ne siano circa 650 milioni, circa 100 milioni in più dei cani.
Si parla di “pets” che vivono con i propri padroni, escludendo quindi colonie feline e cani randagi.

GATTI, BREVE STORIA

Nell’antico Egitto, dove sono stati scoperti i primi segni dell’addomesticamento da parte dell’uomo, i gatti godevano di grande popolarità, rispetto e venerazione. Venivano chiamati myou, che significa “vedere”. Gli egiziani ritenevano che il gatto avesse la possibilità di guardare al di là della morte e che, con il suo sguardo, ricercasse la verità.

La dea Bastet, una delle più importanti divinità egizie, in origine era conosciuta come Bast, dea della guerra del basso Egitto, rappresentata come donna leonina. Successivamente è divenuta protettrice delle donne, della casa, delle nascite, della fertilità e (ovviamente) dei gatti. Bastet era raffigurata come una donna con la testa di gatto, o un felino generico.

Il gatto era presente nelle abitazioni di moltissimi egiziani, che lo avevano eletto a protettore della casa e la sua importanza era tale che, quando moriva, veniva mummificato e l’intera famiglia in segno di lutto usava radersi le sopracciglia.

GATTI, BREVE STORIA

Ma la vita dei gatti non è stata sempre rose e fiori. Nel Medioevo erano ritenuti l’incarnazione terrena del diavolo e durante la caccia alle streghe venne riservato loro lo stesso crudele destino delle persone (per lo più donne) accusate di stregoneria: bruciati sul rogo. A rischio era anche chi fosse stato trovato in possesso di un gatto nero.

Nel Trecento il gatto fu ritenuto colpevole di avere causato l’epidemia di peste nera, originatasi in Asia centrale e successivamente diffusa dalle pulci dei ratti in tutta Europa attraverso la via della seta (anche se un recente studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Science, sposta la responsabilità dai roditori ai parassiti umani, probabilmente i pidocchi).

Dal Rinascimento in poi il gatto è tornato a essere un animale domestico molto amato, oltre che oggetto di studi naturalistici.
La prima classificazione delle razze di gatti domestici si deve a Carl von Linné (1707-1778), medico, zoologo e botanico svedese, considerato il padre della tassonomia moderna.

Anche se addomesticato, per la sua innata indipendenza e la quasi impossibilità di essere addestrato, il gatto continua a essere un animale affascinante e intrigante, al punto da renderlo oggetto di venerazione, ma con un’aura mai completamente decifrata di mistero.

Al giorno d’oggi, nonostante il persistere di alcune superstizioni nei suoi confronti (come la presunta sfortuna portata da un gatto nero che attraversa la strada), il gatto, amato per la sua calma, indipendenza e tenerezza, è presente nelle abitazioni di milioni di persone. Numerosi studi provano che la convivenza con i felini abbia effetti positivi per il benessere psicofisico.

Come chiunque viva con un gatto sa bene, non siamo noi a scegliere lui, ma il gatto a scegliere noi.

… Miao!

 

 

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