RIAPERTA LA RICERCA ALL’ORO DEI GALEONI

RIAPERTA LA RICERCA ALL’ORO DEI GALEONI

La corsa all’oro ricomincia. Galeoni, dobloni d’oro e altri tesori sommersi sono nel mirino della società privata PO8, con sede a Gran Bahama, l’unica autorizzata a scandagliare le profondità marine delle isole Bahamas alla ricerca di improbabili ricchezze custodite sotto il mare.

Dopo diciannove anni di moratoria, che aveva impedito ogni ricerca nei suoi fondali, il governo dell’arcipelago atlantico ha finalmente rilasciato un documento che consente i recuperi marittimi nelle acque di propria competenza. Un fatto abbastanza clamoroso perché riapre la strada alla ricerca delle navi spagnole stracariche dei preziosi prelevati in America, sfuggite ai pirati che infestavano queste acque ma poi naufragate a causa di qualche tempesta.


L’unica a beneficiare di questa autorizzazione è appunto la PO8, la prima ad aver introdotto la tecnologia della blockchain (raccolta e analisi dati, digitalizzazione e certificazione dei reperti, messa all’incanto), le cui ricerche sono guidate da un italiano, il triestino Claudio Bonifacio, da sempre impegnato nella scoperta di galeoni spagnoli appartenenti alle flotte della Nueva Espana e della Tirra Firma.

La sua prima spedizione risale al 1982 e da allora non si è mai fermato. Oggi è convinto che proprio alla Bahamas si nascondano oro, argento, pietre preziose e persino porcellane cinesi della dinastia Ming, facenti parte del carico del Galeone di Manila.
Ad aiutarlo c’è una cordata di imprenditori, ingegneri informatici e investitori in valute digitali, tutti del parere che il Canal de Bahama, antico punto di incontro delle flotte europee, riservi scoperte incredibili.

Claudio Bonifacio

La PO8 dispone di una tecnologia altamente avanzata per le proprie indagini. Si parla di satelliti che guidano la ricerca tarata sulla composizione chimica dei metalli (come l’oro) da individuare sotto l’oceano, e dell’app Mads, che consentirà agli studioso coinvolti di partecipare online all’analisi dei dati via via raccolti. L’attrezzatura in dotazione è costituita da mini-sottomarini robotizzati e di una squadra di subacquei. Nel caso, non dovranno scendere troppo in profondità, dato che buona parte dei relitti giace tra i cinque e i quindici metri sotto la superficie del mare.

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