IL DESTINO DI CHIAMARSI SCAMARONI

Storia dell'uomo e della nave

IL DESTINO DI CHIAMARSI SCAMARONI

Abbiamo tutti una nave nel cuore. Bianca, forse, come quella nave che un giorno ha portato via i nostri cari e un altro ancora, pietosa, ce li ha restituiti.
La mia era il Cyrnos che, dopo anni di servizio e una guerra, fece risuonare per un ultimo saluto alla città di Bastia le sue tristi sirene e sparì per sempre all’orizzonte.

Ingresso del Cyrnos nel porto di Bastia

Fu sostituita da una nave più grande e bella. Era il 1966, quando vidi per la prima volta il Fred Scamaroni entrare in porto. Non sapevo ancora dell’incendio scoppiato in sala macchine undici mesi prima del lancio ufficiale. E poca importanza diedi, un anno dopo, alla notizia che andò a sbattere contro una banchina del porto di Ajaccio.

Il Fred Scamaroni

 

Il Fred Scamaroni dopo aver urtato una banchina nel porto di Ajaccio

Come se non bastasse, nel 1970, mentre effettuava l’attraversata Marsiglia-Bastia con a bordo 400 passeggeri, scoppiò un incendio che costrinse il comandante a invertire la rotta e tornare al porto di partenza.

Il meno che si potesse dire era che il Fred Scamaroni non aveva cominciato il suo servizio sotto i migliori auspici.

Ma torniamo un po’ indietro nel tempo. Chi era quel Fred Scamaroni, il cui nome era scritto sulla fiancata della nave? In realtà si chiamava Godefroy Scamaroni e non era affatto sconosciuto ai corsi. Nel 1940, Scamaroni era tenente di riserva nell’aviazione. Il 18 giugno sentì l’appello del generale De Gaulle per combattere i tedeschi che occupavano la Francia. Il 21 riuscì a imbarcarsi su una nave polacca diretta in Inghilterra, dove si arruolò nelle Forze Francesi Libere.

Fred Scamaroni

Nella base di Saint-Athan imparò a pilotare e subito venne impiegato in varie missioni aeree nelle colonie francesi in Africa governate dai collaborazionisti. Catturato durante una missione, fu incarcerato. Evaso dalla prigione di Bamako e immediatamente ripreso, fu rimpatriato nella Francia occupata, amnistiato e liberato nel 1941.

Generale De Gaulle: appello del 18 giugno 1940

Nel 1942 tornò in Inghilterra e, nel 1943, fu incaricato dallo stato maggiore del generale De Gaulle di elaborare un piano d’insurrezione in Corsica che nel novembre 1942 era stata occupata dall’Italia fascista. Tornò nella sua isola natale e qui cominciò il suo dramma. Arrestato dall’Ovra, la polizia segreta dell’Italia fascista, fu incarcerato e atrocemente torturato. In un pezzetto di carta scrisse in lettere di sangue: “Non ho parlato! Viva De Gaulle! Viva la Francia!”.

Agenti dell’Ovra

Nella cella vicina alla sua c’era un detenuto arrestato insieme a lui. Gli gridò attraverso il muro: “Dirai a mia madre e alle mie sorelle che non è difficile morire e che muoio contento!”. Per non rischiare di tradire i compagni e dare informazioni al nemico, si suicidò nella sua cella conficcandosi un filo di ferro in gola. Era il 19 marzo 1943, aveva solo 29 anni.

 

Cella di Fred Scamaroni

Se tragica fu la fine del partigiano corso, quella della nave a cui fu dato il suo nome non lo fu meno.

Venduta nel 1979 alla Danimarca, prese il nome di “Nuits saint-Georges”.

La Nuits Saint-Georges

Nel 1981 venne acquistata da un armatore egiziano e fu ribattezzata “Lord Sinaï” e successivamente “Al Tahra”. Nel 1988 il suo nome fu nuovamente cambiato in “Salem Express”. Assegnata alla linea Jeddah-Safaga, nel Mar Rosso, trasportava per lo più dei pellegrini diretti o di ritorno da La Mecca.

La Salem Express

La notte del 14 dicembre 1991, per un errore di navigazione, la nave s’infranse contro uno scoglio. In meno di venti minuti affondò non lontano dal porto di Safaga. Delle 650 persone a bordo solo 180 si salvarono.
Molti corpi, non potendo essere recuperati, furono lasciati nel relitto, ancora oggi disteso nel fondo del mare a custodirli come un cimitero marino.

Relitto della Salem Express

Relitto della Salem Express

 

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