FOTOSINTESI… AL CONTRARIO

FOTOSINTESI… AL CONTRARIO

La notizia è di qualche mese fa, ma i giornali che l’hanno riportata si contano sulle dita di una mano: parliamo della scoperta sorprendente dell’esistenza della “fotosintesi inversa”, e l’autore è italiano, anche se per poter compiere le sue ricerche – storia ormai quasi stucchevole – è dovuto andare all’estero. In Danimarca, per la precisione.

Il ricercatore si chiama David Cannella, romano cresciuto fra Monterotondo, Mentana e Tivoli, dove i genitori gestiscono un forno. Forse è da questa frequentazione con pane e farine che David è stato ispirato. Grazie a un finanziamento del ministero della Ricerca danese il giovane, laureato in Biotecnologie Industriali, è approdato alla scoperta del processo che permette di sfruttare un particolare enzima, l’Lpmo, contenuto in un fungo e già conosciuto da alcuni anni ma del quale non si sapeva come sfruttare l’immenso potenziale. Cannella ci è arrivato utilizzando al “contrario” la notissima fotosintesi clorofilliana. Se questa consente a una pianta di assorbire l’energia solare e, grazie all’acqua e all’anidride carbonica, crescere, il procedimento scoperto dal ricercatore romano sfrutta energia solare e ossigeno per scomporre la pianta ottenendone sostanze come glucosio e etanolo, cioè carburante. E il processo può servire anche ad altri scopi. In Giappone, per esempio, stanno studiando come usarlo per scomporre la plastica e smaltirla in modo ecologico.

Ma il vero sogno di David è arrivare a rendere digeribile la cellulosa, operazione che permetterebbe di raddoppiare la resa dei raccolti di grano. Se infatti oggi se ne butta metà perché lo stelo non è digeribile, con la fotosintesi inversa se ne potrebbe estrarre la cellulosa, scomporla, eliminarne le sostanze nocive all’organismo e trarne una farina perfettamente commestibile.

Raddoppierebbero così anche i guadagni del forno di famiglia?

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