FORZA SUGAR, BOXE E AMORI NON CORRISPOSTI

FORZA SUGAR, BOXE E AMORI NON CORRISPOSTI

Chi ricorda i cartoni animati di Forza Sugar? Negli anni settanta, in Giappone si afferma il genere spokon: fumetti incentrati sul mondo dello sport. A questo genere fa parte il manga Ganbare Genki, scritto e disegnato da Yuu Koyama, pubblicato a puntate dal 1976 al 1981 dalla rivista Weekly Shōnen Sunday e raccolta in 28 volumetti (tankōbon) dalla casa editrice Shogakukan.

Copertina del primo volumetto di Ganbare Genki scritto e disegnato da Yuu Koyama


Dal manga all’anime

Nel 1980, la rete Fuji Tv trasmette la trasposizione a cartoni animati del manga in fascia preserale, dalle 19:00 alle 19:30. Nell’aprile del 1981, a causa degli ascolti troppo bassi, la serie televisiva viene interrotta al 35o episodio (circa un terzo della serie completa del manga) per fare debuttare al suo posto Dr. Slump e Arale di Akira Toriyama.

In Italia, l’anime arriva nel 1983 con il titolo Forza Sugar su Italia 7, sull’onda dell’entusiasmo che aveva suscitato un anno prima la serie pugilistica Rocky Joe (trasposizione del manga Ashita no Joe).

Sigla iniziale dell’edizione italiana di Forza Sugar

Le modifiche dell’edizione italiana
Come spesso accade nelle trasposizioni anime di quegli anni in Italia, nella traduzione dal giapponese la storia è stata manipolata in vari punti.
Innanzitutto Sugar non è motivato da un sentimento di vendetta per la morte del padre durante il suo incontro con il detentore del titolo Kenny Seki (Kenji Seki nella versione originale), come la versione del cartone in italiano lascia intendere. I temi portanti in cui Sugar (Genki) trova le sue motivazioni sono tre: La promessa fatta al padre in punto di morte di coronare il suo sogno vincendo il titolo mondiale che lui non era riuscito ad ottenere, l’amore per Ashika (Yuko Ashikawa) e il desiderio di trovare la propria posizione nel mondo fuori dal nativo paesino di provincia.

Il dubbio che ha sempre attanagliato gli appassionati italiani è il significato da dare al finale della trasposizione televisiva. Questo perchè, in effetti, non si tratta della fine della storia. L’ultimo episodio lascia tutto incompiuto: mostra Sugar che arriva a Tokyo e visita i luoghi della sua infanzia. Viene auspicata una sfida futura con il campione Seki e poi cala il sipario.

In Italia l’anime è stato trasmesso integralmente: semplicemente, come detto prima, non è mai andato oltre il 35o episodio neanche in Giappone. I cartoni animati realizzati raccontano le vicende di Genki fino a circa un terzo della trama della serie del manga.

Per sapere come finisce, quindi, dobbiamo leggere tutto il manga.

Dove è arrivato l’anime
La versione televisiva narra le vicende del piccolo Genki, figlio dell’ex pugile professionista Peter “Pugno d’acciaio” Pepper (in originale Hideki “Shark” Horiguchi) ed orfano di madre. Il padre, con un passato di discreto ma non eccelso peso leggero, ritiratosi alla nascita di Sugar cerca di crescere il figlio con affetto e di garantirgli una vita dignitosa.

Sugar con il padre Peter “Pugno d’acciaio” Pepper

Dopo una lunga assenza dalla scena della boxe, “Pugno d’acciaio” decide di tornare a combattere tra i pesi piuma, scendendo così di ben due categorie di peso. Benché debilitato dalla dieta ferrea sostenuta per rientrare nei limiti di peso della categoria, riesce a vincere i primi due incontri e decide, galvanizzato da questi successi, di sfidare la stella emergente della boxe giapponese Kenny Seki.

Peter perde l’incontro per ko al terzo round e, poco dopo, muore seduto sulla panchina di un Luna Park accanto al figlio.

La versione italiana del cartone animato lascia intendere che Sugar (Genki), dopo la morte del padre, decida a questo punto di sconfiggere Seki per vendicare il genitore. In realtà Pepper/Hideki, prima di morire, si fa promettere dal figlioletto che avrebbe fatto di tutto per coronare il suo sogno al posto suo, ovvero diventare campione del mondo di boxe.

Dal canto suo, Kenji Seki da lì a poco diventa campione mondiale indiscusso della categoria. Quanto a Sugar/Genki, da quel momento dedica tutte le energie per diventare a sua volta campione del mondo.

Essendo rimasto orfano, Sugar va a vivere in una cittadina di provincia a casa dei facoltosi nonni materni, che cercano in tutti i modi di distoglierlo dal suo intento. Sugar è dunque costretto ad allenarsi di nascosto.

Frequenta la scuola con profitto e lì incontra la sua nuova maestra Yuko Ashikawa (la signorina Ashika nella versione italiana) di cui si innamora perdutamente. Ashika gli presenta il suo ex fidanzato Mishima, ex promessa della boxe giapponese la cui carriera era stata stroncata da una durissima sconfitta incassata proprio per mano di Kenji Seki. Mishima, dopo la sconfitta sul ring, era diventato per un breve periodo un affiliato alla yakuza (la “mafia” giapponese) e successivamente aveva finito per trascorrere le giornate ubriaco in una piccola palestra di periferia. Nel piccolo Sugar/Genki e nella sua preparazione atletica troverà nuove motivazioni, ma morirà di tisi dopo aver trasformato Sugar in un pugile di talento.

Sulla schiena di Mishima i tipici tatuaggi degli affiliati alla yakuza


Sempre frequentando la scuola media, Sugar conosce altri due personaggi chiave della serie: Brisco (nella versione originale Takeru Hiyama), bullo e suo rivale a scuola come nella boxe, e Isadora (Tomoko nella versione giapponese). All’origine della rivalità tra Brisco e Sugar c’è l’amore del primo per Isadora, che non lo ricambia perché innamorata di Sugar. Sugar, però, non ha occhi che per la maestra Ashika. Insomma, una storia di amori impossibili.

Alla fine dell’anime, dopo la morte di Mishima, Sugar si trasferisce a Tokyo per diventare campione.

La seria completa in Italia
A distanza di quasi 40 anni dalla pubblicazione del manga originale, la casa editrice Rw Edizioni ha dato alle stampe la prima versione dell’opera in italiano intitolandola Forza Genki, con periodicità bimestrale.

La copertina del primo volumetto dell’edizione italiana


Chi non volesse sapere come va a finire la storia, interrompa subito la lettura.

Come abbiamo detto, l’anime termina a un terzo del manga, poco dopo la morte di Mishima.

Sugar/Genki, quindicenne appena diplomato alla scuola media, rinuncia a iscriversi al liceo, abbandona la casa dei nonni e comincia la sua nuova vita a Tokyo.

Diventa presto campione del Giappone orientale a spese di Brisco/Takeru, che sconfigge per ko.

Isadora abbandona il liceo per trasferirsi anch’essa a Tokyo, dove diventa una cantante. Qui cerca di coronare il suo sogno d’amore con Sugar, salvo accorgersi finalmente che il ragazzo non può ricambiarla perché sempre perdutamente innamorato di Ashika.

Anche Ashika, dopo aver perso Mishima e avere visto partire Sugar, lascia il lavoro di maestra per trasferirsi a Tokyo, dove trova impiego in un ufficio. In questo modo può continuare a essere un punto di riferimento nella vita del ragazzo.

Il vecchio campione Kenji Seki e lo sfidante Genki (Sugar)

Nel corso del tempo, Sugar riesce a superare tutte le tappe fino ad arrivare allo scontro agognato con il campione Seki. Lo sconfigge coronando il suo sogno di conquistare il titolo mondiale (che poi era in realtà il sogno del padre).

Terminato l’incontro, Sugar ormai adulto e soddisfatto per avere raggiunto il suo obiettivo, decide finalmente di confessare il proprio amore all’ex maestra Ashika. I due si baciano, ma alla fine lei si rende conto che non potrà mai avere una storia con lui e decide di mollare tutto.

Così, dopo l’ultimo incontro, Ashika invia una lettera a Sugar in cui gli comunica che se ne andrà dal Giappone per ricominciare una nuova vita in Europa.

Il bacio tra Genki/Sugar e Ashika

Deluso dall’esito della tormentata storia d’amore, Sugar si ritira dal mondo della boxe e decide di tornare al paese per stare vicino ai nonni.

La storia, che sembrerebbe finire con un obiettivo centrato, è in realtà il dramma di un fallimento.

Sugar/Genki ha sacrificato la propria vita a inseguire il sogno del padre scomparso e non ha avuto il tempo né di realizzare sé stesso in qualcosa di più concreto, né di coronare il suo amore.

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