I FANTASTICI MONUMENTI DI METROPOLIS

I FANTASTICI MONUMENTI DI METROPOLIS

Facciamo un viaggio senza capo né coda tra realtà e fantasia nelle sempre più numerose Metropolis.
Le città dei fumetti (qui sotto Gotham City) tendono sempre di più verso la monumentalità, come quelle reali del resto.

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle).

Nei fumetti, la città può essere un semplice fondale, come in questa vignettona di Theo Van Den Boogaard.

Oppure ci si può entrare, come fa spesso Chris Ware.

Gli interni dei fumetti che preferisco sono gli ultimi piani del Baxter Building, la fantabase disegnata da Jack Kirby per i Fantastici Quattro.

Anche se disegnato come sopra il Baxter Building mi piace poco. Del resto non esistono i fumetti, ma gli autori. La Paperopoli di Barks, per esempio, è la stessa di Paperinik dei cavazzaniani italiani?
Dubito che il tecnograttacielo di Pk, una rielaborazione del Baxter Building, possa coesistere con il tozzo deposito di Zio Paperone.

Diversi autori dei fumetti, come François Schuiten, si sono sbizzarriti a inventare città totalmente di fantasia.

Mentre Geof Darrow, che sarebbe uno dei più importanti disegnatori di fumetti se lavorasse con un vero sceneggiatore, ha creato una memorabile metropoli distopica nelle pagine di “Hard Boiled” su testi di un distratto Frank Miller.

Facendo un bel passo indietro, all’inizio del novecento la Slummerland del Little Nemo di Winsor McCay (qui sotto rielaborata da Gabriel Rodriguez) non era poi una città tanto fantastica, dato che l’architettura americana dell’epoca era restia alle spinte innovatrici degli europei.
Il riferimento architettonico di Slummerland mi sembra essere l’Expo di Chicago del 1893, quello in cui il padre di Walt Disney ha lavorato come operaio. Il piccolo Walt rimarrà così colpito dai racconti del genitore da ispirarsi per creare Disneyland, il primo grande parco dei divertimenti.

Anche Katsuhiro Otomo, l’autore di Akira, tra gli anni settanta e gli ottanta immagina una Tokyo del futuro profondamente collegata all’architettura contemporanea.

Le città immaginarie dei fumetti sarebbero davvero vivibili, se fossero reali?
Da piccolo pensavo che sarebbe stata una figata abitare negli edifici dei fumetti di fantascienza.

O magari, più fattibilmente, all’età di quattro anni sognavo di vivere nei due grattacieli a forma di pannocchia della appena inaugurata Marina City di Chicago.

E muovermi su un aliscafo attraverso i canali geometrici della metropoli dell’Illinois.

Invecchiando ho cambiato idea. Penso che siano meglio le classiche, convenzionali, città di mattoni. Come quella romanticissima dipinta da Andre Andreoli (1933-2001), poco noto pittore olandese figlio di un milanese.

Le disordinate prigioni di Piranesi hanno un loro sinistro fascino architettonico.

Come pure i vecchi ordinati palazzi americani con i mattoni a vista, come questo esempio déco illustrato da Jaime Hernandez.

Edifici che, come ci racconta graficamente Chris Ware, dagli anni venti a oggi hanno visto cambiamenti e continuità nell’uso dei loro inquilini.

Per alcuni, comunque, abitare in un condominio è sempre un inferno.

A caratterizzare gli spazi abitati ci sono pure monumenti completamente inutili, come il Colosso dell’Appennino del Giambologna: una scultura alta più di dieci metri che se fosse in America sarebbe notissima.

Nella comunista Corea del Nord fanno le cose più in grande.
Sia pure con gusto discutibile.

Spesso monumenti reali (come le sculture dei quattro presidenti del monte Rushmore nel film “Intrigo internazionale” di Hitchcock) o immaginari, come questa illustrazione dell’argentino Chichoni, possono fare da sfondo a una storia.

 Fino a non molto tempo fa, praticamente esisteva solo una città avveniristica proiettata verso l’alto: New York.

Anche se pure le costruzioni che sprofondano nel sottosuolo hanno il loro fascino.

Al giorno d’oggi il gigantismo architettonico è diventato un modo per promuovere l’immagine delle città, come fa Dubai.

Milano, in pochi anni, si è dotata di una cittadella verticale.

Niente in confronto al distretto di Pudong di Shanghai.

In futuro, nuovi veicoli automatici, in grado di muoversi sia orizzontalmente sia verticalmente, ci potranno permettere di viaggiare dalla strada fino all’interno di edifici sempre più enormi.

Stando ai progetti, in un vicino futuro si potranno costruire delle città-montagne.

 

Magari partendo da qualcosa più modesto, ma di altrettanto “panoramico”.

 

La prima città avveniristica creata dalla fantasia cinematografica è quella del film “Metropolis” di Fritz Lang (1927).

Il famoso regista scappò in America terrorizzato, quando il ministro nazista Goebbels gli propose di diventare il responsabile del cinema tedesco. C’è qualcosa che non quadra in questo racconto.

Le città avveniristiche sembrano sempre costruite da un giorno all’altro per la loro coerenza architettonica, mentre quelle reali presentano edifici di secoli diversi mescolati tra loro.
A Milano, colonnati dell’antica Roma convivono con chiese medievali, edifici in stile liberty con quelli monumental-fascisti e con i grattacieli.
Le città immaginarie qui sotto hanno uno stile solo.

Negli ultimi anni sembra che in futuro le città si ricopriranno di verde, magari incollato sui muri con una procedura speciale come quella del botanico francese Patrick Blanc.

O facendo crescere piante vere e proprie intorno ai piani come nel Bosco Verticale, i nuovi grattacieli milanesi di Stefano Boeri. Il che risulta piuttosto costoso da mantenere.

Magari si troverà il modo di compenetrarsi nella natura come proponeva Schuiten nell’immagine all’inizio, e come ci mostrano i favolistici Michael Berenstain e Marian Churchland.

 

La conclusione è che Metropolis non sembra poi più tanto incompatibile…


… con una ciclabile come questa:

Mentre, fino agli anni settanta, si pensava che le aree civilizzate fossero del tutto impermeabili alla natura, come nel disegno di Jack Kirby.

Sempre se in futuro rimarrà qualcuno a verificarlo.

Amen!

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2 commenti

  1. E i pronipoti? 😊

    • Non ho mai capito perché gli edifici della città dei Jetson poggino su lunghissimi trampoli che li fanno sbucare sopra le nubi.
      Da piccolo immaginavo che il mondo sottostante, distrutto da una guerra atomica, fosse irrimediabilmente radioattivo.

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