L’ETÀ DELLA CONVIVENZA DI KAZUO KAMIMURA

L’ETÀ DELLA CONVIVENZA DI KAZUO KAMIMURA

I manga sono uguali ai fumetti occidentali?
Secondo il critico inglese Paul Gravett in un fumetto occidentale leggiamo cosa è successo dopo, mentre in un manga leggiamo cosa sta succedendo in questo momento.
Le tecniche narrative peculiari dei manga creano, sostiene, un senso di immersione nell’azione che i fumetti occidentali non raggiungono (e non necessariamente si prefiggono di raggiungere).
Secondo Gravett questa differenza tra le due estetiche sarebbe naturalmente più o meno pronunciata a seconda delle diverse scuole e autori, ma valida in senso generale.

ETÀ DELLA CONVIVENZA DI KAZUO KAMIMURA

Jaqueline Berndt, insegnante di Lingua e cultura giapponese all’università di Stoccolma, sostiene che i manga provocano forti reazioni emotive suscitando in continuazione sentimenti di felicità, tristezza o rabbia.

Lo stesso concetto viene affermato dal fumettista americano Scott McCloud, il quale sostiene che: “Tutte queste tecniche amplificano il senso di partecipazione del lettore al manga, una sensazione di essere parte della storia, piuttosto che semplicemente osservarla da lontano”.

Neil Cohn, docente di Scienze cognitive alla Tilburg University, ritiene che nei fumetti di supereroi il punto di vista tenda a essere oggettivo, al contrario di quanto succede nei manga, dove spesso è la soggettività che prevale.
Tutto ciò permetterebbe una maggiore identificazione da parte del lettore.

ETÀ DELLA CONVIVENZA DI KAZUO KAMIMURA

Dopo queste poche precisazioni, entriamo nello specifico parlando di un manga dei primi anni settanta pubblicato in italia nel 2017 in tre volumi di 700 pagine ciascuno da J Pop.
Si tratta di Dousei JidaiDousei Jidai, tradotto in italiano con L’età della convivenza, di Kazuo Kamimura.

ETÀ DELLA CONVIVENZA DI KAZUO KAMIMURA
Pubblicato dal 1972 al 1973 sulle pagine del settimanale Manga Action della casa editrice Futabasha, L’età della convivenza è una saga raffinata e poetica costituita da episodi di 25 pagine ciascuno. Racconta del rapporto tra due giovani che decidono di convivere senza sposarsi.

II rapporto tra Kyoko e Jiro, indefinito e fragile con le loro sfuriate, il loro volersi bene, le loro angosce mentre cercano un posto nel mondo, ne hanno fatto il simbolo per una generazione di giovani giapponesi.

Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta analizzando alcuni dei primi episodi della serie.

 

Primo episodio: Kyoko e Jiro

Fin dall’inizio di L’età della convivenza ci accorgiamo di essere davanti a un piccolo capolavoro.
Le prime due pagine si compongono di un’unica illustrazione che ci mostra un albero nero dai rami senza foglie, che si staglia sullo sfondo di un cielo infiammato da un alba drammatica.
In lontananza le linee della città che dorme. Un uccello dal piumaggio elegante vola silenzioso.

La didascalia recita: “Se l’amore finisce sempre tra le lacrime lo si deve agli errori commessi da un uomo e una donna”.

 

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A pagina 10 una vignetta indimenticabile.
Kyoko cammina sotto un cielo carico di nuvole, evocando il concetto kantiano di sublime. La grandezza della natura, andando al di là di qualsiasi misurazione, provoca in noi un senso di smarrimento e paura che ci porta a riconoscere il nostro limite di esseri umani.

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A pagina 15 Kyoko si imbatte nei corpi di una coppia suicidatasi a causa di una relazione adulterina. “Quel ventre biancastro e gonfio…”, pensa sconvolta.
L’episodio termina con un haiku: “La neve cade, la osservo, cade di nuovo”.

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L’episodio ci mostra che nei manga ci sono molte più pause e vignette prive di testo rispetto al fumetto occidentale. Sono momenti di riflessione che permettono l’approfondimento psicologico dei personaggi.

 

Secondo episodio: Treno viscido

Entrare nei treni all’ora di punta è un esperienza particolare. Sono talmente pieni che i passeggeri non hanno bisogno di aggrapparsi ai sostegni, perché formano una massa unica e compatta. Non ti puoi voltare e a volte neanche muovere le mani.

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“A Kyoko non dava fastidio prendere il treno nell’ora di punta, per lei era come trovarsi in una foresta silenziosa”. Recita la didascalia.
Se non che a pagina 6 le capita di essere palpeggiata da uno sconosciuto.

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Questo fatto le lascia una sensazione strana che la spinge a pedinare il palpeggiatore fino a casa sua. Spiando la casa apprende che la moglie intrattiene un rapporto incestuoso con il figlio adolescente.

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Storicamente il Giappone non sembra avere avuto un forte rigetto nei confronti dell’incesto. Nella sua tradizione, per esempio, le relazioni e i matrimoni tra cugini erano pratiche piuttosto comuni.
Sembra anche che nell’antichità, per evitare l’estinzione di una dinastia, non fosse illecito per un padre, in assenza di una figura materna, sposare la propria figlia.

 

Terzo episodio: Litigi e acquazzoni improvvisi

La storia dura lo spazio di una domenica “in cui gli alberi iniziavano a germogliare”.
C’è una straordinaria sequenza in cui Kyoko e Jiro fanno sesso sotto le coperte: una serie di vignette ci mostrano soltanto le pieghe delle coperte che si muovono.
ETÀ DELLA CONVIVENZA DI KAZUO KAMIMURASeguono due pagine senza parole con la coppia in metropolitana. Quattro vignette senza tempo che hanno lo scopo di catturare il lettore all’interno della storia.
Nel fumetto giapponese il silenzio ha un ruolo importante.
ETÀ DELLA CONVIVENZA DI KAZUO KAMIMURA
Le sequenze mute, di riflessione, attesa, minaccia eccetera, compaiono con una certa frequenza nei manga. A causa della loro lunghezza: con molte tavole a disposizione, i manga possono permettersi di utilizzarne un certo numero per scene prive di dialoghi e didascalie.
Questo succede soprattutto nei manga legati al quotidiano, intimisti e riflessivi.

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I due arrivano a un quartiere popolare fatto di palazzi semidisabitati, dove sono testimoni di una scena che ricorda a Kyoko gli abusi subiti durante l’adolescenza a opera del patrigno.

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A quel punto Kyoko scappa pensando: “Jiro non aveva lo stesso odore degli uomini di mezza età… sarà per questo che mi sono concessa a lui per la prima volta?”.

 

Quarto episodio: Eros in riva al mare

La coppia protagonista di L’età della convivenza è formata da due personaggi dalla rilevanza molto diversa.
Kyoko è il motore dell’azione, e spesso l’autore ci mette al corrente dei suoi pensieri che fungono da asse portante delle storie.
Invece Jiro svolge il ruolo subordinato di spalla, se non di comparsa.

Kazuo Kamimura sembra ripetere la celebre frase di Gustave Flaubert: “Madame Bovary c’est moi!”, “Madame Bovary sono io!”. Come dire che la sua prima fonte di ispirazione per tracciare il personaggio di questa donna libera e fuori dagli schemi è stata la sua stessa personalità.
ETÀ DELLA CONVIVENZA DI KAZUO KAMIMURAI due personaggi, in una “mattina di primavera, quando i raggi del sole sono talmente forti da far lacrimare gli occhi”, invece di salire sul treno che li porta al lavoro ne prendono uno diretto al mare.

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A pagina 5 una splendida vignetta quasi astratta ci porta al cospetto del mare incantato e affascinante, dove i due vivono un momento di passione illustrato con una tecnica che ricorda quella onirica e metaforica di Guido Crepax, uno dei pochi autori di fumetti presenti nella biblioteca di Kamimura.

 

Quinto episodio: Fiori d’acqua

Marcel Proust a nove anni passeggiava per il Bois de Boulogne, a Parigi, quando ebbe il suo primo grave attacco di asma, una malattia che lo tormenterà per tutta la vita.
I giardini in fiore, coperti di lillà, di ossiacante, di fiordalisi, di papaveri, di meli, di cedui, di ninfee e di bottoni d’oro rimasero per sempre per il grande scrittore qualcosa di proibito, da cui tenersi alla larga per il pericolo di una reazione allergica o addirittura di morte.

Così è anche per Kyoko in questo episodio. La sua allergia non le permette un contatto diretto con i fiori che tanto ama. Si deve limitare a contemplare le piante acquatiche in vaso che non generano pollini pericolosi.
L’idea che le cose che più ci piacciano possano essere distruttive è molto romantica, come diceva Seneca: “ciò che mi nutre mi distrugge”.

Qui è il pretesto per il punto di partenza per una storia che aspira a una certa “letterarietà’”, che peraltro non riesce a raggiungere.

 

Sesto episodio: La marcia delle farfalle

I personaggi dei manga a volte ricordano quelli delle antiche tragedie greche, dominate dagli opposti concetti di male e bene. Mentre nella cultura orientale i due elementi tendono a integrare invece di scindere.
Ogni personaggio contiene entrambe le dimensioni: la luce e l’ombra, nonché una tendenza a vivere le emozioni in modo amplificato.


Ne risulta un’enfasi tragica che sembra materializzarsi negli occhi enormi perennemente sgranati, che esprimono la costante paura dei personaggi ad aprirsi a un mondo che non sanno sempre decodificare.
In questo episodio di L’età della convivenza a una giovane moglie viene diagnosticato un tumore ai polmoni.

“Ho due fori nel petto”, dice, “uno rappresenta la felicità, l’altro l’infelicità.
In passato era stata costretta ad abortire per via del controverso e infelice rapporto con il marito. Ora è disposta a tutto pur di avere un figlio. Il giorno prima di morire dice a Kyoko: “Credo di essere rimasta incinta”.

 

Ottavo episodio: L’uccellino azzurro

Questo episodio unisce due temi trattati in precedenza, i rapporti sessuali incestuosi e la ricerca di un collegamento con la letteratura alta.
Se il trattamento dei due temi separatamente non aveva portato a esiti molto felici, averli uniti in uno stesso racconto permette di ottenere risultati migliori.

All’esito finale concorre anche una parte grafica davvero ispirata, che propone in questo episodio alcune delle immagini più suggestive dell’intera serie.
In particolare è da sottolineare l’uso espressivo che l’autore fa qui del silenzio. Le tavole mute sono presenti in quantità, conferendo un tocco di delicata poesia a tutto l’insieme.

La storia si ispira a L’uccellino azzurro (L’oiseau bleu), un’opera teatrale del commediografo belga Maurice Maeterlinck.
Protagonisti sono i poveri Tyltyl e Mytyl, fratello e sorella che lavorano come taglialegna. Una notte nella loro camera da letto i due ricevono la visita della fata Berylune, che chiede loro di aiutarla a trovare l’uccellino azzurro della felicità, l’unico modo per guarire la sua nipotina gravemente malata.

Kamimura sostiene che questa storia in realtà parli di un amore incestuoso tra fratello e sorella, che sarebbe per Maeterlinck “la forma suprema d’amore”.

 

Conclusioni

La difficile convivenza tra Kyoko e Jiro in L’età della convivenza, che alterna momenti di banale quotidianità a momenti intensi dove vengono trattati anche argomenti ostici come il suicidio, il tradimento e l’incesto, riesce a coinvolgerci grazie alla capacità dell’autore di immergerci in un tempo presente che riesce a eliminare ogni barriera tra narrazione e fruizione.

La capacità degli autori dei manga di evocare emozioni profonde e complesse come tristezza, rabbia o paura, grazie alla teatralizzazione della messa in scena e alla esasperazione delle dinamiche relazionali, permette a queste storie di accostarsi a temi ambivalenti e controversi dalla risonanza tragica, poco o per nulla trattati in occidente.

Riguardo allo stile di disegno è il caso di ricordare la differenza tra il modo in cui i bambini imparano a disegnare in Giappone e in occidente.

L’insegnamento dell’arte in occidente tende a privilegiare l’originalità di un lavoro sconsigliando di copiare i disegni altrui.
In Giappone, invece, i bambini imparano a disegnare copiando, in modo da avere un punto di partenza per sviluppare un proprio stile.

La parte grafica di L’età della convivenza è basata su una forte iconicità del disegno, che risalta nella semplificazione dei volti dei protagonisti, così che sia facile per il lettore identificarcisi.
Questo in contrasto con gli sfondi spesso rappresentati con realismo e abbondanza di dettagli.


Kamimura usa spesso le linee cinetiche, che mostrano al lettore il mondo in movimento attorno al personaggio come se fosse al centro, per aumentare l’empatia con il lettore.

Fin troppo frequente è l’uso di metafore visive che esplicano i sentimenti dei due protagonisti. Si tratta di un espediente che se usato con parsimonia aggiunge un tocco di poesia al racconto, ma se lo si usa troppo appesantisce la narrazione.

 

 

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