I PRIMI IMMAGINIFICI EROI E ANTIEROI DEL NOIR

I PRIMI IMMAGINIFICI EROI E ANTIEROI DEL NOIR

In ogni giallo che si rispetti debbono esserci due parti: i criminali che commettono misfatti e i detective che gli danno la caccia. Il più delle volte sono i detective i protagonisti, ma in alcuni casi sotto i riflettori ci finiscono i cattivi.

Capita con una certa frequenza nel noir, dove ladri spericolati possono risultare più popolari dei poliziotti. Talvolta sono rapinatori gentili, altre volte spietati malfattori, veri e propri geni del male. Spesso indossano maschere per nascondere la loro identità, si muovono di notte o in tenebrosi e labirintici edifici.

 

I DIME NOVEL

Sebbene si tenda a far risalire la nascita del noir agli anni venti del Novecento, soprattutto per la nascita delle riviste pulp di genere giallo come Black Mask, i semi di tale filone sono stati piantati molto tempo prima.

Se, rispetto al giallo classico, il noir tende a concentrarsi sulla figura del criminale oltre che su quella del detective, e se le atmosfere si fanno più cupe e si predilige concentrarsi sulla psicologia criminale che non sui procedimenti di indagine, ecco che alcuni autori e personaggi hanno saputo anticipare quanto poi sviluppatosi sui pulp.

Ad aprire la strada sono i volumetti economici noti come dime novel. Vengono ideati, un po’ casualmente, dai fratelli americani Erastus e Irwin Beadle nel 1860, per la pubblicazione del libretto di canzoni Dime Song Book, venduto al bassissimo prezzo di dieci cents, un dime appunto.

In un Paese dove ancora la maggior parte della popolazione versa in difficili condizioni economiche, il prezzo di copertina è una discriminante importante. L’operazione ha successo e i fratelli comprendono che il dime è l’unità di misura giusta per fare affari. Cominciano quindi a produrre uno svariato numero di pubblicazioni vendute a questo prezzo, o ancora a meno, subito imitati da altri editori.

Composti da trentadue pagine in bianco e nero e la copertina a colori, i dime novel ospitano una sola storia a numero, in genere un capitolo di un romanzo destinato a dipanarsi per parecchi episodi.

I dime più diffusi sono di genere western, ma ben presto arrivano i gialli. Nel 1886 lo scrittore americano John Russel Coryell (1848 – 1924) dà vita a Nick Carter (ricordato in Italia soprattutto per la parodia disegnata da Bonvi negli anni settanta – NdR), destinato a diventare protagonista di oltre cinquecento casi.

 

DETECTIVE VENDICATORI

Nick Carter, un detective armato di pistola, viene catalogato nei “poliziotti vendicatori”, cioè quei personaggi che a differenza dei detective classici, interessati alla soluzione dei casi per mezzo delle indagini, si concentrano sull’eliminazione dei criminali dal sistema sociale.

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Nick Carter mette in atto una lotta senza quartiere contro il crimine, pur senza contrapporsi a istituzioni e polizia. Si getta negli scontri senza paura, usando sia le armi da fuoco sia i pugni. Affronta ogni genere di nemico, dai criminali da strada alle spie giapponesi, inoltre è abile nel travestirsi e nell’indagare. Insomma, un tuttologo dell’anticrimine.
Diventa così popolare che ben presto altri scrittori vengono chiamati a narrarne le gesta dopo Coryell, anche se quest’ultimo rimane l’autore di punta del personaggio.

Da ragazzo Coryell vive in Cina, dove il padre è un diplomatico americano, nella fredda Manciuria fa l’addestratore di cavalli e il cacciatore con l’arco, poi si trasferisce a Shangai diventando viceconsole.
Tornato in patria svolge il lavoro di giornalista, viene coinvolto in un duello e finalmente diventa scrittore sfornando un gran quantitativo di storie, spesso sotto pseudonimi. Non stupisce, quindi, l’eclettismo del suo Nick Carter.

Sulle orme di Carter giunge Joe Petrosino, in questo caso ci si trova di fronte a una persona reale. Nato in Italia nel 1860 ed emigrato negli Stati Uniti, Joe Petrosino diviene un poliziotto a New York. Anche grazie alle sue origini e alla conoscenza della lingua, viene messo a indagare sui crimini compiuti a Little Italy, il quartiere degli immigrati italiani. Lì, con grinta e determinazione, si batte contro la Mano Nera, nome dato all’epoca alla mafia.

Le sue imprese diventano presto quasi leggendarie e dopo la sua morte, proprio per mano della mafia a Palermo nel 1909, dove si era recato per alcune indagini, diventa protagonista di romanzi e fumetti.
La prima a pubblicarli è una casa editrice tedesca, nel formato detto fascicolo o dispensa, una pubblicazione di 32 pagine dedicata a lunghe serie generalmente sotto forma di episodi autoconclusivi.

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Subito dopo arriva in Italia con il titolo “Giuseppe Petrosino: lo Sherlock Holmes d’Italia”, e vi resta a lungo. Diventando, nel 1938, anche un fumetto di Ferdinando Vichi (1901 – 1944) per il settimanale L’Avventuroso dell’editore Nerbini. Persino nel 2017 un albo a fumetti a lui dedicato, La Mano Nera, viene realizzato da Onofrio Catacchio (1964) per la Sergio Bonelli Editore.

 

I BANDITI DEL FEUILLETTON

Se negli Stati Uniti il noir prende forma sui dime novel e in Italia e in Germania sulle dispense, in Francia a ospitare i primi esempi del genere sono i romanzi d’appendice o feuilleton (diminutivo del francese feuillet, foglio), poiché pubblicati in appendice a un quotidiano, con il dichiarato scopo di attirare un pubblico di massa e quindi l’obbligo di essere avvincenti.

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Come spesso accade in questi casi, la letteratura “alta” considera i feuilleton di scarso valore, ma il successo popolare e il tempo trasformano molti di essi in classici.
È su tali presupposti che nel 1905 nasce il ladro gentiluomo Arsène Lupin di Maurice Leblanc (1864-1941).
Prima di lui c’è stato Rocambole, creato nel 1857 da Pierre Alexis Ponson du Terrail (1829 – 1871), al centro di avventure così spericolate che il suo nome è diventato un aggettivo, rocambolesco. Inizialmente presentato come un personaggio negativo, diviene nel corso di una trentina di romanzi un eroe positivo, un gentiluomo nonostante sia anche un ladro.

Ma il ladro gentiluomo per antonomasia nell’immaginario collettivo resta Lupin. Elegante, raffinato (o almeno, cerca di esserlo malgrado le spiccate origini plebee), apprezza il lusso, il gioco e le donne. È atletico, intelligente, colto, dotato di humor. Insomma, sembra perfetto, ma ha un piccolo difetto: è un ladro. Nel corso degli anni, come Rocambole, diventa un “ladro buono”, che ruba un po’ per sé e un po’ per gli altri senza far male a nessuno nel compimento delle sue imprese criminali.

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Leblanc, che al contrario del suo personaggio conduce un’esistenza tranquilla, viene ben presto raggiunto dal successo. Dedica quindi la maggior parte della propria vita alla scrittura di storie di Lupin, che diventa protagonista anche di trasposizioni cinematografiche e in seguito televisive. Anche fumettistiche, come quella italiana del 1946 realizzata da uno sconosciuto sceneggiatore e disegnata da Ruggero Giovannini (1922 – 1983). (Il più fedele al personaggio originale, almeno dal punto di vista psicologico e comportamentale, è il manga Lupin III di Monkey Punch, noto soprattutto per le serie animate televisive – NdR).

Sui feuilleton appare anche il più malvagio dei personaggi della letteratura popolare: Fantômas. Creato nel 1911 da Marcel Allain (1885 – 1969) e Pierre Souvestre (1874 – 1914), Fantômas è un genio del male, in grado di organizzare complessi intrighi criminali, che partono dai bassifondi parigini ma possono finire nella Russia zarista o nel Sudafrica dei diamanti.

Inafferrabile, anche grazie alla sua abilità nei travestimenti, Fantomas riesce sempre a sfuggire all’ispettore Juve e al giornalista Jerôme Fandor, che paradossalmente è innamorato di Hélène, la figlia di Fantômas.
Come riconosciuto dalla stessa Angela Giussani, nei primi anni sessanta Fantômas ha ispirato il fumetto di Diabolik.

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Lo stesso Fantômas, protagonista di 32 romanzi, come Lupin ha un predecessore meno noto: Zigomar.
Creato nel 1909 da Leon Sazie (1862 – 1939), Zigomar è l’incappucciato capo degli Z, misteriosa organizzazione criminale, e firma le proprie imprese con il marchio Z tracciato col sangue delle sue vittime.

Fantômas non è da meno, per portare a termine le proprie imprese non esita a diffondere la peste e a utilizzare i cadaveri per i scopi più disparati.
Il successo riscosso trasporta anche questo personaggio nel cinema, già nel 1913, e nei fumetti, il primo dei quali è datato 1941 per i disegni della coppia Tori & Marti Bas.

 

LA REALTÀ COME ISPIRAZIONE

Quanto la realtà influisce sulla nascita del noir e sulla creazione dei suoi protagonisti? Molto, considerando i mutamenti generali affrontati dalla civiltà industriale nell’Ottocento e i casi più eclatanti di cronaca nera.
Le grandi città si avviano a diventare metropoli, portando con sé una forte crescita del crimine. In secondo luogo, alcuni criminali occupano a lungo le pagine dei quotidiani popolari con imprese eclatanti e violente.

Già all’inizio dell’Ottocento si fa notare la strana figura del francese Eugène-François Vidocq (1775 – 1857), che comincia la sua attività criminale da ragazzo come piccolo ladruncolo e poi commette un omicidio. Partecipa alla Rivoluzione Francese, ma in seguito diserta. Ricomincia con furti e truffe, viene arrestato e finisce in carcere. Tenta varie volte di evadere fino a quando ci riesce, solo per essere arrestato nuovamente e nuovamente fuggire.

Incredibilmente, nel 1806 Vidocq si propone come collaboratore della polizia e nel 1811 si ritrova a capo di un’unità in borghese incaricata di infiltrarsi nella malavita. Al termine di tale esperienza fonda un’agenzia investigativa e scrive le proprie memorie romanzate. La sua vita, insomma, risulta più avventurosa di quella di molti personaggi fittizi e ispira romanzieri come Victor Hugo ed Edgar Allan Poe.

Le sconvolgenti vicende di Jack lo Squartatore hanno luogo a partire dal 1888 a Londra. Dove vengono ritrovati i corpi di donne selvaggiamente uccise, mentre giornali e polizia ricevono lettere da parte del presunto assassino, che tuttavia non viene mai identificato.

Alexandre Marius Jacob (1879 – 1954) è un “anarchico illegalista” che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento utilizza il furto come lotta politica. In altre parole ruba ai ricchi per dare ai poveri.
Artista, inventore, scassinatore, abile nei travestimenti, diventa la fonte d’ispirazione per l’Arsène Lupin di Leblanc. Come direbbe William Skakespeare, ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la tua filosofia.

 

LA MASCHERA INAFFERRABILE

Parecchi personaggi noir delle origini indossano una maschera, per ricoprire l’intero viso o solamente gli occhi. La parola porrebbe derivare dal latino medioevale màsca (“strega”) o dal provenzale masc (“stregone”), che ne svelano i legami col mondo della magia, del mistero, dell’occulto.

La maschera raggiunge due scopi opposti, celando e amplificando al medesimo tempo. Nasconde infatti il volto di chi la indossa, ma contemporaneamente lo rende più appariscente, quindi maggiormente visibile. I Buoni le indossano per sentirsi e apparire più forti, i malvagi per incutere terrore mentre mettono in atto i loro funesti disegni. Con il tempo la maschera diventa un elemento di primo piano nella letteratura, apparendo sul volto di molti personaggi.

Tra questi c’è Erik, dal romanzo Il Fantasma dell’opera (Le Fantome de l’Opera) di cui è assoluto protagonista, ma la cui figura viene tratteggiata solo a metà del corposo romanzo nonostante aleggi tra le sue pagine fin dalle prime righe quale sorta di impalpabile fantasma, appunto, di cui tutti favoleggiano ma nessuno vede.

Scritto nel 1911 da Gaston Leroux (1868 – 1927), giornalista, giallista e autore di racconti a sfondo psicologico, il Fantasma dell’opera è un po’ una summa dei generi e dei media frequentati dallo scrittore parigino, che lo racconta come se si trattasse di un fatto realmente accaduto, lo costruisce come un giallo e lo arricchisce di complesse personalità tormentate da dubbi e timori, amori e vincoli sociali, impeti di passione e momenti di sconcerto.

La trama, in fondo, è ben poca cosa, riducendosi all’esistenza di una mostruosa figura che si muove nell’ombra del labirintico teatro dell’Opera di Parigi. Giovani ballerine sussurrano racconti tenebrosi su di lui, i macchinisti giurano di averne intravisto il volto di teschio, i direttori del teatro gli riservano addirittura un palco.

Eppure, nessuno mai lo ha visto veramente, al massimo si è sentita la suadente voce dettare un ordine, oppure si è percepita la presenza attraverso un gelido alito di vento passatogli a fianco. Questo perché Erik, il Fantasma dell’Opera, non vuole essere visto. Ma un giorno si innamora e…

 

IL CASO BELFAGOR

Non molto differente nelle atmosfere da Il fantasma dell’opera, ma decisamente più intricato nella trama, è Belfagor, creato nel 1925 dal francese Arthur Bernède (1871 – 1937). Scrittore prolifico, con oltre 200 romanzi all’attivo, Bernéde è ricordato soprattutto per Belfagor, o meglio ancora per il suo adattamento televisivo.

In ambito mitologico Belfagor è un dio dei caldei, popolazione mediorientale, trasformato in demone dagli israeliti. Nel romanzo è un misterioso “fantasma”, che indossando mantello e maschera si aggira nottetempo per le sale del Louvre. La situazione già tenebrosa precipita quando viene trovato morto un custode del museo e viene richiesto l’intervento della polizia, di cui fa parte il commissario Mènardier.
Entrano in scena anche il giornalista Jacques Bellegarde e la fidanzata di quest’ultimo. A loro si aggiunge Chantecoq, considerato il re dei detective, dando vita alla caccia al misterioso protagonista.

Per quanto portato sul grande schermo già nel 1927, è nel 1965 che Belfagor spaventa il grande pubblico grazie a uno sceneggiato televisivo in quattro puntate prodotto in Francia e popolarissimo anche in Italia, dove viene spalmato su sei puntate.

Il volto di Belfagor, celato da una maschera di cuoio che ne lascia intravedere solo gli occhi, diventa la rappresentazione dell’incubo per milioni di spettatori, in particolare per i bambini i cui genitori ne approfittano per intimargli “attento, perché chiamo Belfagor”.

La trama dello sceneggiato televisivo si differenzia in alcuni punti dal romanzo. Per esempio, viene introdotta la setta dei Rosa Croce, leggendario ordine segreto cristiano. Sta di fatto che l’ambientazione, le atmosfere tenebrose, i delitti, lo rendono così avvincente da inchiodare alla sedia un pubblico numerosissimo malgrado l’ingenuità della trama.

 

I PROTO-SUPEREROI

La maschera dà il titolo anche a una rivista pulp nata negli Stati Uniti nel 1920: Black Mask, Maschera Nera, che ospita nuovi sottofiloni del giallo, come l’hard boiled, e apre la strada a riviste simili.

Sono pulp anche quelle interamente dedicate a un personaggio, come il longevo The Shadow, e gli effimeri Spider e Black Bat, investigatori e giustizieri spesso mascherati immersi in storie torbide.

The Shadow, L’Ombra, viene creato da Walter B. Gibson (1897 – 1985) nel 1930. Nasce per un programma radiofonico, nel quale svolge il ruolo di presentatore di storie poliziesche chiudendo ogni puntata con la frase a effetto “L’Ombra lo sa!”.

La sua popolarità è tale che a Gibson viene richiesto di scriverne dei racconti da protagonista per Detective Story Magazine, cui seguono dei romanzi nel formato pulp, per un totale di 282 storie firmate con lo pseudonimo Maxwell Grant, più altre realizzate da differenti penne.

Shadow non è mascherato, ma il suo volto è in buona parte nascosto da un cappellaccio e da un’ampia sciarpa che lo avvolge. Agisce prevalentemente di notte, quando, armato di due pistole, combatte il crimine.

Cercando di emulare il successo di The Shadow, nel 1933 l’editore Harry Steeger (1903 – 1990) crea The Spider e lo affida ai suoi scrittori.
Temibile giustiziere e seconda identità del milionario Richard Wentworth, The Spider indossa una mascherina nera, si muove lungo le strade della New York della Grande depressione dove affronta con metodi violenti organizzazioni criminali. Dopo averle sconfitte, marchia le proprie vittime con il simbolo del ragno.

Del 1933 è anche Black Bat, di Murray Leinster (pseudonimo di William Fitzgerald Jenkins, 1896 – 1975), a sua volta impegnato nel combattere criminali o nazisti quando la Seconda guerra mondiale si fa vicina. Black Bat indossa un vero e proprio costume con tanto di mantello.

Questi eroi pulp, assieme ad altri, vengono in seguito utilizzati quali fonti di ispirazione nella creazione di fumetti dei quotidiani come Phantom e degli albi dei supereroi, destinati a soppiantare le riviste pulp nel gradimento dei più giovani. In particolare di Batman, che è essenzialmente un detective mascherato.

 

FUMETTI NOIR

I fumetti sono quindi debitori nei confronti dei personaggi mascherati del noir e alcuni di loro lo palesano in modo evidente.

È il caso di The Spirit, creatura di Will Eisner (1917 – 2005), che fa il suo esordio nel 1940. Travolto da un’esplosione mentre è sulle tracce del Dottor Cobra, un malvagio scienziato che vuole conquistare il mondo, il detective Denny Colt viene erroneamente creduto morto. Decide di sfruttare la situazione a proprio vantaggio per combattere il crimine, e indossata una mascherina si muove nella notte come uno spettro senza identità.

Will Eisner mescola le atmosfere noir con un pizzico di ironia ed elementi da commedia e love story. Fa sfoggio di innovative soluzioni grafiche e di vignette d’atmosfera, con la pioggia che batte su lampioni accesi, titoli che diventano elementi scenografici, temporali che con i loro fulmini squarciano l’oscurità di cimiteri. Il noir non è mai stato così bello da vedere.

In Francia, in tempi più recenti, lo spagnolo Victor Mora (1931 – 2016) e la francese Annie Goetzinger (1951 – 2017) danno vita a Felina, figura femminile dalla vita piena di imprevisti. Figlia di una francese e di un anarchico spagnolo, rimane ben presto orfana, diventa addestratrice di pantere e trapezista in un circo.
Sposa un milionario americano che viene ucciso dalla setta dei Kriss, decide quindi di vendicare l’amato indossando un costume da pantera e usando il circo come copertura.

La aiutano nell’impresa lo stregone tibetano Lobjak e il Colonnello Pembroke. Suo principale avversario è il leader della setta dei Kriss, Touan Naga. Con la sua maschera e le tavole dalle atmosfere ottocentesche, Felina è figlia del feuilletton, di quella narrazione piena di colpi di scena e di character misteriosi che in passato ha fatto la fortuna di personaggi letterari e che ora fornisce spunti e atmosfere ai personaggi delle nuvolette.

 

(Testo pubblicato originariamente da “Disney Noir – Il top del giallo a fumetti”, allegato a La Repubblica, 2018).

 

 

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