ELEONORA GIORGI, REGINETTA DEI FILM SEXY IN 20 SEQUENZE

Eleonora Giorgi

Poniamo il caso che qualche settimana fa un extraterrestre sia atterrato sul nostro pianeta, in Italia per la precisione, e che gli sia capitato di ascoltare il trailer radiofonico di un film (Non ci resta che il crimine), nel quale il nome dell’interprete femminile (Ilenia Pastorelli) non veniva nemmeno citato. Ebbene, l’extraterrestre in questione faticherebbe a credere che all’incirca quattro decenni or sono i produttori del nostro Paese puntavano anche sulle giovani attrici per realizzare pellicole di successo. A volte succedeva persino che, sempre con la giovane attrice protagonista (e citata nel trailer), ci scappasse pure un ottimo film (strano a dirsi, oggi non accade quasi mai). Ma le cose cambiano, commenterà qualcuno, e oltretutto pure il cinema di quell’epoca non era solo rose e fiori. In ogni caso, una giovane attrice lanciata negli anni settanta e diventata ben presto una diva e un sex-symbol risponde al nome di Eleonora Giorgi.

Eleonora Giorgi

Inutile nascondere che negli anni settanta, quando esplode il fenomeno Eleonora Giorgi, faceva parte del meccanismo produttivo l’esibizione del corpo femminile per attrarre il pubblico e il nudo era parte integrante del percorso recitativo di molte giovani attrici. Alcune di loro vivevano tutto ciò come una costrizione e accettavano a malincuore l’obbligo di doversi spogliare. Lo dimostra una dichiarazione della stessa Giorgi del 1977: “Nel cinema contemporaneo se non ti spogli completamente vieni buttata fuori dal giro, non lavori più. Io non tengo per niente a mostrarmi nuda, ma lo devo fare necessariamente (…) Per aver detto di no a una decina di soggetti in cui mi sarei dovuta spogliare, sono stata un anno senza lavorare”. D’altra parte Vittorio Corona nel 1976 su Novella 2000 scrisse: “Eleonora Giorgi è una ragazza che ha un cervello funzionante, ha una notevole preparazione politica, ha un’importante sensibilità sociale”.
Ma forse è sbagliato pensare che il nudo femminile venisse mostrato solo e sempre per precise scelte strategiche. A volte alla base vi erano anche delle esigenze artistiche e il nudo rappresentava una fonte d’ispirazione, come sembrerebbe testimoniare il brano della lettera scritta da Alberto Lattuada Dichiarazione d’amore a Eleonora Giorgi (dal libro A. Lattuada, L’occhio di Dioniso, La casa Usher 1990, pubblicata in origine con il titolo Sono pazzo della Giorgi sulla edizione italiana di Playboy n. 12, dicembre 1975): “La natura ha messo insieme una forma adorabile. Lo scultore celeste ha impresso sopra le natiche le due fossette che sono il segno della soddisfazione di una creazione di marca. Qualcosa come si vede sulle ceramiche rare, uno stampo, un contrassegno della qualità. Così possiamo percorrere il suo corpo interamente, con l’innocenza che il nudo ispira per il suo richiamo a un’essenza primaria”. (Alberto Lattuada, L’occhio di Dioniso, La casa Usher, 1990). Anche se, come vedremo, nell’unico film di Lattuada con Eleonora Giorgi, il regista non ne mostra affatto le grazie.
Dopo questa doverosa sottolineatura, va comunque rilevato che, nuda o vestita, Eleonora Giorgi per almeno quindici anni ha brillato di luce propria, spaziando dal cinema considerato di consumo ai film d’autore, ed è stata idolatrata come poche altre attrici del nostro cinema. Giusto quindi ripercorrerne la carriera attraverso un buon numero di sequenze di film e brani di programmi televisivi.

Nata a Roma il 21 ottobre del 1953 da padre italiano e madre ungherese, dopo aver conseguito la maturità artistica e aver seguito un corso di restauro, Eleonora Giorgi lavora saltuariamente come fotomodella. Esordisce al cinema diciottenne. Tra i primi film che interpreta c’è il thriller La tarantola dal ventre nero, diretto da Paolo Cavara nel 1971, all’interno del quale compare dopo circa 1h e 20′ nel ruolo dell’infermiera di un centro di bellezza pronunciando un paio di battute. Più arduo scorgerla a bordo di una motocicletta nella sequenza finale del capolavoro di Federico Fellini Roma, del 1972.

Il primo ruolo di rilievo lo ottiene nel 1973 in Storia di una monaca di clausura, regia di Domenico Paolella. Qui è Carmela, una giovane nobile costretta a farsi suora per aver rifiutato il matrimonio con un duca e che resta incinta dell’uomo che ama.

Un dentista di mezza età ha una relazione con una compagna di scuola della figlia che, innamorata del padre, una notte si infila nel suo letto al posto dell’amante. Nell’erotico Appassionata (1974), di Gianluigi Calderone, Eleonora Giorgi divide la scena con un’altra giovane attrice in ascesa, Ornella Muti.

Sempre nel 1974 è protagonista del film di Alfredo Malfatti, prodotto da Salvatore Samperi, La sbandata. Il quasi cinquantenne Salvatore, tornato in Sicilia dopo aver fatto fortuna negli Stati Uniti, perde la testa per la nipote adolescente, Mariuccia, i cui parenti mirano soprattutto ai soldi dell’uomo. Definita “la nuova stella del cinema giovane italiano”, a Eleonora Giorgi per questi primi ruoli da seduttrice viene però anche appiccicata addosso l’etichetta di “lolita perversa”, nonostante avesse già vent’anni.

“Il cinema italiano affronta un tema fantascientifico nel modo che attualmente gli è più consono, ma non congeniale al genere: mescolandolo col sesso”, scriveva Giovanni Mongini a proposito di Conviene far bene l’amore, diretto da Pasquale Festa Campanile nel 1974 e tratto dal suo romanzo omonimo. Il professore di biologia del politecnico di Roma, Enrico Coppola (Gigi Proietti), vuole provare a risolvere la crisi energetica che attanaglia il pianeta con un sistema apparentemente molto semplice: l’attività sessuale. Eleonora Giorgi interpreta Piera, giovane assistente dello scienziato coinvolta nei suoi esperimenti.

Tratto dal romanzo di Bulgakov e diretto da Alberto Lattuada nel 1975, Cuore di cane narra la storia di un professore di medicina che dopo aver raccolto per strada un randagio, decide di fare un esperimento e trapianta nel cane l’ipofisi di un uomo. Eleonora Giorgi è Zina, la domestica del professore e a proposito del suo ruolo Lattuada in un’intervista disse: “Con Cuore di cane avevo fatto un film molto puro, dove Eleonora Giorgi sempre vestita dava prove di essere un’attrice senza esibire le sue meravigliose qualità fisiche” (Aldo Tassone, Parla il cinema italiano vol. 1, Edizioni il Formichiere).

Nel 1977 entra a far parte del cast (comprendente Alberto Lionello e Laura Belli) dello sceneggiato televisivo Castigo, diretto da Anton Giulio Majano e tratto dal romanzo omonimo di Matilde Serao. Ambientato sul finire dell’Ottocento, racconta un’intricata vicenda di amore e morte, nella quale la Giorgi prima è Luisa, sposata con un nobile che, scoperto il tradimento del marito, si suicida. Poi Hermione, che somiglia a Luisa e che compie una sorta di vendetta. Castigo è interessante anche perché evidenzia la differenza che in quell’epoca ancora esisteva tra cinema e televisione. Basta vedere come viene proposto il personaggio della Giorgi qui e, per esempio, nel coevo film Disposta a tutto di Giorgio Stegani. Mario Gerosa, nel libro Anton Giulio Majano. Il regista dei due mondi (Falsopiano, 2016), scrive: “Eleonora Giorgi, che interpreta la doppia figura di Luisa e di Hermione, tratteggia con dovizia la figura della donna fantasma, senza mai lasciar capire se si tratti di realtà o finzione”.

Tra il 1979 e il 1980 la Giorgi recita in alcuni tra i migliori titoli della sua filmografia. Nel drammatico Un uomo in ginocchio, diretto da Damiano Damiani, è la moglie di Nino, un edicolante siciliano che si ribella alla mafia.

Il primo film interpretato da Eleonora Giorgi con la coppia registica Castellano (Franco Castellano) e Pipolo (Giuseppe Moccia) è Mani di velluto, del 1979. Guido Quiller, che ha inventato un nuovo vetro antiproiettile, s’invaghisce di una borseggiatrice e le fa credere d’essere anch’egli un ladro. Mani di velluto è anche la prima, vera commedia brillante e leggera a cui partecipa l’attrice, nonché il suo primo grande successo al botteghino. I due registi lo presentarono così: “È un film che non fa ricorso né alla violenza, né alle parolacce, né al sesso”.

L’anno successivo Eleonora Giorgi prende parte a un’altra pellicola che sfonda al botteghino, ma di genere completamente opposto. Capolavoro dell’horror, Inferno esprime ai massimi livello il talento visionario di Dario Argento. La vicenda ha inizio quando Rose, una giovane poetessa, trova in una libreria di New York un antico volume sulle Tre Madri, nel quale si narra della costruzione di tre dimore infernali. Eleonora Giorgi interpreta Sara, compagna di università di Mark, fratello di Rose. Dopo aver trovato una lettera scritta da Rose al fratello, Sara si reca in biblioteca e trova una copia del libro. Sono memorabili le sequenze dell’incontro di Sara con un misterioso e gigantesco orco che quasi la affoga in un pentolone pieno di un liquame bollente e l’assassinio della ragazza e di un suo malcapitato conoscente, con il corpo di lei che sfonda una tenda. Roberto Pugliese (Dario Argento, Il Castori Cinema, La Nuova Italia, novembre/dicembre 1986) ha scritto: “Eleonora Giorgi, carismatico corpo-sexy degli anni ’70 qui straziato con sottile sadismo”.

Accoppiare un comico a una bella attrice è stata per decenni la ricetta base per ottenere il consenso del pubblico. In questo senso l’hanno quasi sempre azzeccata Castellano & Pipolo che, anche nel 1980, con Mia moglie è una strega, realizzano uno dei più grandi successi della stagione mettendo insieme Eleonora Giorgi e Renato Pozzetto. Una strega, Finnicella, condannata al rogo nel 1656, viene fatta rinascere trecento anni dopo dal Diavolo perché si vendichi sul discendente del prete che la incriminò. Solo che Finnicella si innamora di Emilio e fa di tutto per salvarlo.

Nel passaggio dagli anni settanta agli ottanta si assiste a un mutamento del personaggio-tipo della Giorgi. Se prima era spesso di bassa estrazione sociale (domestica in Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno e Cuore di cane, per esempio), diventa in seguito una donna in carriera, imprenditrice, comunque altolocata. È così in Nudo di donna, diretto e interpretato da Nino Manfredi nel 1981, nel quale si disimpegna con disinvoltura nel non facile compito di recitare in due ruoli (per certi versi come in Castigo). Quello di Laura, proprietaria di un negozio di libri antichi a Venezia e sposata con Sandro, nonché madre di un’adolescente (lei che aveva appena ventisei anni). Il loro matrimonio attraversa tuttavia un periodo di crisi. E quello di una ragazza che le somiglia come una goccia d’acqua, la prostituta Rirì. Due donne identiche ma dai caratteri contrapposti, o forse è sempre Laura che conduce una doppia vita. Il film avrebbe dovuto essere diretto da Alberto Lattuada, scelto probabilmente per una certa vicinanza al tema affrontato dalla vicenda (e alla Giorgi), ma il regista milanese abbandona il set dopo pochi giorni per contrasti con Manfredi (che era anche produttore). Sono questi gli anni del massimo fulgore di Eleonora Giorgi e Manfredi, ha affermato lei stessa in un’intervista, “mi aveva scelta come oggetto del desiderio”.

In Borotalco, diretto e interpretato da Carlo Verdone nel 1982, Sergio e Nadia lavorano come rappresentanti di enciclopedie musicali. Però, mentre la ragazza primeggia, Sergio timido e impacciato non riesce a vendere nemmeno un volume. Decide perciò di telefonare a Nadia per chiederle di insegnargli un po’ di trucchi del mestiere. Scambiato da lei per un cliente, l’architetto avventuriero Manuel Fantoni, Sergio glielo fa credere e finisce per cacciarsi nei guai. Secondo Antonio D’Olivo (Il Castoro Cinema, 2008) “per contrastare il suo personaggio impacciato, Verdone costruisce una figura femminile decisa, sicura, sciolta, disinibita, moderna”. Aggiunge poi: “Eleonora Giorgi costruisce il miglior personaggio di tutta la sua carriera”. Magari su questa considerazione si può discutere, resta il fatto che Borotalco permette a Eleonora Giorgi di vincere il David di Donatello come miglior attrice protagonista.

In occasione del campionato del mondo di calcio, che si svolge nel 1982 in Spagna (e che vedrà trionfare la Nazionale Italiana guidata da Enzo Bearzot) Eleonora Giorgi partecipa al programma Aspettando il Mondiale: la musica di Mixer, in onda per dieci puntate, dal 14 giugno al 5 luglio, su Rai Due (che allora si chiamava TV2). Condotto da Gianni Minà, poteva contare su un notevole parterre di ospiti: Franco Cristaldi, Ugo Tognazzi, Sergio Corbucci, Alberto Bevilacqua, Antonello Venditti, Mariangela Melato e molti altri. Nell’ultima puntata ovviamente partecipavano alcuni calciatori campioni del mondo, come Paolo Rossi e Marco Tardelli.

Sempre nel 1982 la Giorgi è al centro di un triangolo amoroso con delitto in Oltre la porta, di Liliana Cavani e protagonista femminile del film comico Grand Hotel Excelsior, ancora di Castellano e Pipolo. Ambientato nel Grand Hotel di Stresa diretto dal severissimo Taddeus, vede incrociarsi le vicende di Ilde, proprietaria di una banca e segretamente innamorata dello scontroso Taddeus. Del mago di Segrate, giunto all’hotel per effettuare un esperimento di levitazione dalla finestra della sua camera. Del pugile Pericle, che deve allenarsi in vista di un incontro. E del nuovo cameriere Egisto, che mantiene la figlioletta in un collegio svizzero e le ha detto d’essere un ricco uomo d’affari. Nell’ultima sequenza, quella del concerto che vede esibirsi insieme tutti e quattro i protagonisti, Pipolo ha ricordato che “praticamente Eleonora Giorgi aveva un vestito da sera formidabile e una scollatura al limite della decenza perché quando si gira arrivava molto più giù del fondoschiena”.

Diretta dal maestro della commedia Steno (Stefano Vanzina), nel 1983 affianca per la seconda volta Renato Pozzetto in Mani di fata. Franca, una manager di successo, è sposata con Andrea, un ingegnere che dopo aver perso il lavoro diventa un perfetto uomo di casa e decide di fare il domestico. Per presentare il film, la Giorgi e Pozzetto vengono ospitati da Pippo Baudo nel programma di Rai Uno Domenica In.

Anche in Sapore di mare 2 – Un anno dopo (1983), regia di Bruno Cortini, Eleonora Giorgi interpreta una donna ricca, Tea, che nel 1965, in vacanza a Forte dei Marmi, viene corteggiata da Uberto (Mauro Di Francesco). Quando però Tea scopre che Uberto ambisce al suo denaro, lo respinge.

Nel 1983 passa per qualche mese al piccolo schermo. A giugno presenta Saint Vincent Estate 1983 – Una canzone per le vostre vacanze, in onda su Rai Uno. Il mese successivo, sullo stesso canale, partecipa come ospite d’onore a quattro delle dodici puntate di Sotto le stelle 3, show diretto da Adolfo Lippi, nel quale recita nella parodia di una telenovela e si esibisce come soubrette, rendendo omaggio a quattro dive cinematografiche: Brigitte Bardot, Marilyn Monroe, Rita Hayworth e Marlene Dietrich. In un’intervista del 1983, a proposito della decisione di esordire in un varietà televisivo, disse: “Di offerte ne ho avute tante ma non sapevo proprio cosa avrei potuto fare. Accarezzavo il vecchio sogno di portare sullo schermo alcune attrici che ammiro moltissimo”. In una puntata della trasmissione Stracult del 2011 viene omaggiata, insieme a Ornella Muti, con una lunga intervista nella quale parla dell’esperienza a Sotto le stelle, di cui vengono anche trasmesse alcune immagini.

I film con Eleonora Giorgi e le sue performance recitative hanno avuto alterne vicende per quel che riguarda l’accoglienza della critica. Nel 1984, tanto per dire, l’attrice prende parte a due produzioni. Vediamoci chiaro, di Luciano Salce, ottiene tiepide recensioni ma Giovanni Grazzini sulle pagine del Corriere della Sera elogia l’interpretazione della Giorgi che “disegna con grazia misurata la figuretta della spia vinta dall’amore”. Al contrario, il film per la tv Notti e nebbie, diretto da Marco Tullio Giordana, viene apprezzato sul mensile Cineforum da Lorenzo Pellizzari, che però non è tenero con l’attrice: “Di Eleonora Giorgi è sempre bene tacere”, scrive. Dopo il 1984, in ogni caso, l’attrice dirada le apparizioni cinematografiche. Bisogna arrivare al 1988 per trovare altri film di un certo rilievo. Uno è Il volpone, regia di Maurizio Ponzi (1988), liberamente ispirato al testo teatrale di Ben Jonson. Il volpone del titolo è un ricco armatore ligure (Paolo Villaggio), il cui patrimonio sperano di ereditare tre suoi amici. Eleonora Giorgi è Francesca, la moglie di uno di loro.

Il secondo film dell’anno è Compagni di scuola, diretto e interpretato da Carlo Verdone. Federica ha voluto organizzare, quindici anni dopo, una rimpatriata tra ex compagni di scuola. Eleonora Giorgi è Valeria Donati, in crisi dopo essersi separata dal marito Luca, anch’egli presente alla festa. Ancora innamorato di lei, Luca riprende a corteggiarla.

Nell’attività successiva, sia al cinema che in televisione, non si trova nulla che valga la pena citare, né per la qualità dei film o programmi, né per un’apparizione particolarmente significativa di Eleonora Giorgi. Vanno tuttavia citate le due esperienze registiche, Uomini & donne, amori & bugie (2003) e L’ultima estate (2009), comunque poco riuscite.

 

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