È STATO BARETTA A UCCIDERE “QUELLA CAGNA”?

È STATO BARETTA A UCCIDERE

Robert Blake, l’attore diventato famoso negli Anni Settanta grazie al telefilm Baretta, e Bonnie Lee Bakley, una donna con un oscuro passato e un presente poco raccomandabile, sono sposati da pochi mesi quando, la sera del 4 maggio 2001, vanno a cena al “Vitello Y” di Studio City, alla periferia di Los Angeles. All’uscita del ristorante italiano, Bonnie entra in auto e abbassa il finestrino perché probabilmente qualcuno la sta chiamando. In un attimo compare una pistola, che spara alla donna. Colpita alla testa, Bonnie muore così, a 44 anni. Alcune decine di minuti dopo, il marito, in apparente stato confusionale, spiega ai poliziotti che non era presente al momento dell’omicidio perché era rientrato nel ristorante per prendere una cosa che aveva dimenticato: la pistola. La quale, comunque, non risulterà essere quella usata per uccidere la donna. L’arma del delitto, una Walther P38 semiautomatica, verrà ritrovata in un cassonetto a pochi metri di distanza.

Il vero nome di Robert Blake è Michael James Vincenzo Cubitosi, di chiare origini italiane. Il futuro attore nasce a Nutley (New Jersey), nel 1933. Figlio di Elizabeth Cafone, il bambino è frutto di una relazione della donna con il fratello del marito, Giacomo. Suo marito lo sa: per questo, pur accogliendolo come figlio suo, lo tratterà sempre con freddezza. Così come la madre, a causa del senso di colpa. I genitori e i due fratelli maggiori lo chiamano con il nomignolo di Mickey.

Sin da piccolo, Michael lavora nella piccola compagnia teatrale di famiglia, che organizza spettacoli di balli e canti. Il loro pezzo forte è costituito dai fratellini, presentati come “I tre piccoli hillbilly” (“montanari”). I Cubitosi finiscono per stabilirsi a Los Angeles, dove i bambini iniziano a lavorare negli studios di Hollywood. In particolare, dall’età di sei anni fino al 1944, Mickey partecipa a 40 cortometraggi per il cinema della serie Our Gang, un gruppo di vivaci ragazzini conosciuti in Italia come Simpatiche canaglie (la serie verrà riproposta in televisione nella versione a colori realizzata al computer). Il suo personaggio, che si chiama Mickey come lui, ha un carattere prepotente, maleducato e capriccioso. In seguito, l’attore lavora in ruoli secondari negli ultimi film di Stanlio e Olio e con Humphrey Bogart.

È STATO BARETTA A UCCIDERE "QUELLA CAGNA"?

Il giovanissimo Mickey in un episodio di “Simpatiche canaglie” (Our Gang)

 

La sua è un’infanzia infelice: a casa viene picchiato dal padre, quasi sempre ubriaco, mentre a scuola è vittima di bullismo, al quale si ribella picchiando a sua volta i compagni. All’età di dieci anni viene espulso da scuola, a quattordici scappa di casa e abbandona il cinema. Solo dal 1950, arruolandosi nell’esercito, Mickey comincia a mettere ordine nella sua vita. Quando viene congedato, frequenta un corso di recitazione e poi riprende la carriera di attore, lavorando soprattutto per la televisione con il nome d’arte di Robert Blake. A 28 anni sposa Sandra Kerr, un’attrice di secondo piano. Avranno due figli e rimarranno insieme per più di vent’anni, quasi un record per Hollywood.

 

Robert raggiunge la vera celebrità solo nel 1975, come protagonista del telefilm Baretta. Tony Baretta è un poliziotto italoamericano che va a caccia di criminali indossando i jeans al posto della divisa. Le sue imprese vanno in onda per quattro anni, dopo i quali per Blake inizia il lento declino. Nel 1997, a 64 anni, decide di smettere di lavorare perché non gli vengono più proposti ruoli interessanti. Lo fa senza rimpianti, dato che ormai è un uomo facoltoso.

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Robert Blake nel ruolo di Baretta

 

Due anni dopo incontra Bonnie Lee Bakley, una donna da prendere con le pinze, come risulta dai suoi burrascosi precedenti che l’attore non conosce. Nata anche lei nel New Jersey, nel 1956 (ha quindi 23 anni meno di Robert Blake), a 16 anni Bonnie inizia con scarsa fortuna la professione di modella. Pur di fare soldi è disposta a tutto. Sfoglia le pagine dei giornali dedicate agli annunci dei “cuori solitari” e risponde ad alcuni anziani, inviando foto che la ritraggono nuda in posizioni esplicite.

Scrive che si è innamorata di loro e che, se le pagheranno il viaggio, andrà a trovarli. Quindi si installa nelle loro case come “fidanzata”, per spillare tutti i loro risparmi. La donna viene arrestata più volte per truffa, possesso di droga e assegni falsi. Riesce sempre a cavarsela pagando una multa o, al massimo, patteggiando una pena per il lavoro coatto in una fattoria penale, andandoci solo nei fine settimana. In ogni caso, i raggiri agli anziani le fruttano abbastanza da permetterle di comprare tre case e depositare un bel gruzzoletto in banca. A questo punto cerca il successo a Hollywood come attrice e cantante, senza riuscirci per mancanza di talento. Un aspetto importante della sua personalità è l’ossessione per i personaggi celebri. «Trovarmi a fianco di un divo», confida ai conoscenti, «mi fa sentire un palmo al di sopra della gente comune». Deve accontentarsi delle stelle al tramonto, quindi ancora una volta di anziani, perché i personaggi veramente importanti sono per lei irraggiungibili.

Bonnie Lee Bakley

 

Nel 1990 riesce a diventare intima del cantante rock Jerry Lee Lewis e prova a truffare anche lui, annunciandogli che gli ha dato una figlia. L’esame del Dna le dà torto, ma probabilmente nemmeno lei sa di preciso chi sia il padre della piccola. La donna ci prova anche con Dean Martin e altri attori non più in auge. Difficile sapere quante volte sia riuscita a circuirli, e magari a truffarli, perché di queste vicende scabrose nessun “vip” parla volentieri. Bonnie fa amicizia anche con i parenti stretti di alcuni personaggi famosi. In particolare con Christian Brando, primogenito del grande Marlon, più giovane di lei di un paio di anni.

Christian Brando, figlio di Marlon

 

Questo rapporto, a torto o a ragione, in seguito verrà messo in relazione con l’omicidio di Bonnie. Christian aveva tentato senza fortuna di seguire le orme del padre come attore. Finché, nel 1990, ubriaco, aveva ucciso Dag Drollet, il fidanzato della sorellastra Cheyenne, che era incinta. Accusato di omicidio colposo, Christian era stato condannato a cinque anni, mentre Cheyenne si suicidava. Uscito di prigione, aveva trovato lavoro come taglialegna e saldatore. Nel 1999, pur considerandosi ufficialmente fidanzata di Christian Brando, Bonnie va a letto con Robert Blake la stessa sera in cui lo incontra: l’uomo è anziano e di successo, un binomio perfetto per lei. All’attore dice che ha preso la pillola, anche se in realtà la donna non prende mai precauzioni quando va con un uomo danaroso, nella speranza di avere un figlio da lui e, di conseguenza, procacciarsi generosi alimenti. Infatti, Bonnie scopre ben presto di essere in dolce attesa, pensa però che il padre sia Christian Brando. Il giovane non sembra contrariato, ma quando nasce la bambina chiede la prova del Dna, dalla quale risulta che il genitore è un altro. Christian ci rimane male, mentre Bonnie corre da Robert Blake dicendogli che il genitore, allora, deve essere lui. Anche se i due avevano avuto un solo rapporto, il Dna corrisponde.

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Robert Blake in pensione

 

L’attore teme giustamente che la donna gli chieda uno sproposito per il mantenimento della figlia, quindi, pensando forse che sia il male minore, nel novembre del 2000 accetta di sposarla. Si tratta del secondo matrimonio per lui e del decimo per lei (quasi tutti molto brevi con anziani facoltosi, quello più rapido è durato un giorno solo: il tempo strettamente necessario per ottenere sostanziosi alimenti). I due non vanno a vivere insieme, abitano in case distinte a Studio City, una piacevole località californiana nella Valle di San Fernando. Robert, sempre più diffidente, ingaggia un investigatore per fare luce sul passato di Bonnie.

 

Oltre ai precedenti penali della donna, l’attore apprende che ancora adesso continua tranquillamente a truffare i “cuori solitari” di una certa età. Quando Bonnie Lee Bakley viene uccisa sei mesi dopo il matrimonio, la polizia non mostra apertamente di avere sospetti sul marito. Robert Blake si sente comunque sotto osservazione e prova a indirizzare altrove le indagini, raccontando il passato torbido della moglie. Spera così che gli agenti cerchino il colpevole tra gli anziani truffati, ma ottiene l’effetto contrario, facendo aumentare i sospetti su di lui. I precedenti di Bonnie avrebbero potuto essere un ottimo movente per ucciderla, dato che il divorzio l’avrebbe costretto a sborsarle parecchi soldi. Il 18 aprile 2002, l’attore viene arrestato davanti alle telecamere delle Tv americane con l’accusa di uxoricidio. La polizia arresta anche la sua guardia del corpo e factotum, Earle Caldwell, per complicità.

La svolta delle indagini avviene grazie alla testimonianza di uno stuntman, Ronald Hambleton, che ha raccontato alla polizia di essere stato contattato da Blake per uccidere la moglie. Pure un altro stuntman in pensione e socio di Hambleton, Gary McLarty, si fa avanti dicendo che gli era stata fatta la stessa proposta. Dopo quasi un anno di carcere, l’attore ottiene gli arresti domiciliari, pagando una cauzione di un milione e mezzo di dollari. All’inizio del processo, nei primi mesi del 2005, l’opinione pubblica è sicura che Robert Blake verrà condannato all’ergastolo, dato che il procuratore non intende chiedere la pena di morte.

 

La convinzione viene meno quando entrano in azione gli agguerriti avvocati della difesa, i quali descrivono la vittima, Bonnie Lee Bakley, come una tossica che adescava e truffava gli anziani e che aveva addirittura fatto prostituire una delle sue figlie. Poi gli avvocati controinterrogano i due testimoni dell’accusa, facendoli a pezzi. Al primo, McLarty, mostrano alcuni documenti medici sui problemi psicologici che aveva avuto in passato e, subissandolo di domande, dimostrano che non ricorda molti particolari importanti riguardo la richiesta che dice di aver avuto da Blake. Quanto a Hambleton, l’altro testimone, non c’è bisogno di interrogarlo a lungo: gli avvocati di Blake dimostrano che la polizia gli aveva promesso l’estinzione dei suoi precedenti reati per possesso di droga in cambio della testimonianza contro l’attore. Dopo questo colpo di scena, i difensori di Blake puntano l’indice su Christian Brando, latitante e ricercato dalla polizia per violazione della libertà vigilata. Viene portata a deporre una testimone, la quale dichiara che quando Christian aveva capito la vera natura di Bonnie, aveva detto: «Qualcuno dovrebbe ficcare un bel proiettile nella testa di quella cagna».

I giurati considerano non valide le dichiarazioni accusatorie dei due stuntman, sulle quali si regge il processo, e assolvono il 72enne Robert Blake insieme al suo guardaspalle. Il procuratore, dopo la sentenza, dichiara che i giurati sono stati così “incredibilmente stupidi” da confondere Blake con il personaggio di Baretta, e il compassato New York Times scrive che l’attore “l’ha fatta franca”.

 

«Voglio correre nel deserto e sentire di nuovo il vento tra i capelli», dichiara Robert dopo la sentenza, «e imploro Hollywood di trovarmi presto un lavoro, perché il processo mi è costato 10 milioni di dollari e sono al verde». I familiari di Bonnie intentano comunque una causa civile contro Blake. Nel processo civile, nonostante l’assoluzione in quello penale, l’attore alla fine del 2005 viene dichiarato colpevole di omicidio colposo e condannato a pagare 30 milioni di dollari (20 milioni di euro). Che nel 2008 vengono dimezzati, anche se Blake non pagherà mai nemmeno un centesimo, dimostrando di avere debiti per due milioni e mezzo di euro.

 

 

(Cliccando su gialli hollywoodiani potrai leggere gli altri casi raccontati da Giornale POP).

 

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2 commenti

  1. Bel articolo !
    Non è molto attinente ma io avrei aggiunto una foto di Blake in “Strade perdute” di Lynch dov’è molto inquietante e io avevo avuto difficoltà a riconoscerci il ragazzotto “sano” che interpretava Baretta.

  2. Bonnie Lee Bakley ricorda nel suo cercare la compagnia di uomini facoltosi e nell’aggirarsi nel sottobosco di Cinelandia sia la Dalia Nera sia la madre di James Ellroy che allo scrittore infatti ricordava Elizabeth Short.

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