DYLAN DOG TRA GUELFI E GHIBELLINI DEL WEB

DYLAN DOG TRA GUELFI E GHIBELLINI DEL WEB

La galassia di Facebook è davvero un brutto posto in cui vivere e i mondi popolati da lettori di fumetti sono i peggiori di tutti. Potremmo definire in questo modo quello che è l’andazzo sul principale “social” del pianeta Terra. Da qualche tempo si è scatenata l’ennesima polemica che ha coinvolto i lettori italiani in una guerra senza esclusione di colpi tra conservatori e sperimentalisti. La pietra dello scandalo è una storia di 32 pagine pubblicata sul Dylan Dog Color Fest n. 19, in edicola da un paio di giorni.

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La storia in questione, “Il tuo amore, il mio odio”, è interamente realizzata da un artista emergente, Nicolò Pellizzon. Alcuni giudizi sul suo operato sono decisamente critici: il suo tratto è stato apertamente rifiutato da una parte dei lettori dell’albo, che lo hanno bollato come infantile. Altri si sono “limitati” a dire che il suo stile non ha nulla a che fare con Dylan Dog e altri ancora sono scesi persino sul becero sentiero dell’insulto personale. Inevitabilmente questi giudizi sommari hanno generato una risposta risentita dalla controparte di lettori più aperta alle innovazioni, e le accuse reciproche di scarso comprendonio vengono rimpallate tra i due blocchi. In realtà, in un contesto come quello della Nona Arte che non ha leggi assolute, è alquanto difficile stabilire chi ha ragione e chi ha torto.

Nicolò disegna in quel modo non perché sia incapace di adottare uno stile maggiormente realistico, ma per una precisa scelta stilistica. Il giovane artista veronese (classe 1985) è presente sul mercato fumettistico dal 2012 (Lezioni di Anatomia della GRRRzetic). Se un editor come Roberto Recchioni (di lui si potrà dire tutto ma sa riconoscere i giovani talenti) gli affida una storia lo fa in maniera consapevole e accettando il rischio. Diamogliene atto: Roberto non ha esitato a buttare nella mischia artisti anche più estremi di Pellizzon come, per esempio, Arturo Lauria. E una testata come Color Fest è il palcoscenico ideale per lanciare proposte alternative.

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Esiste, però, un rovescio della medaglia: sperimentare non significa sempre riuscire nell’esperimento. Il segno di Pellizzon, forse, è davvero troppo lontano dal lettore medio. Le sue figure alternano contorni marcati e margini quasi sfumati, i toni delle tavole sono decisamente cupi e opprimenti, su tutto risaltano gli occhi dei personaggi, enormi, rotondi e acquosi, quasi alieni. Se i critici si fossero appellati a questi fattori disturbanti la discussione sarebbe stata intrigante: lasciarsi andare alle offese, squalifica in partenza ogni punto di vista.

Al tempo stesso, trovo che dalla parte dei favorevoli i giudizi siano eccessivamente positivi. Non siamo, a mio avviso, al cospetto di un autore che ha rivouzionato le regole del gioco aprendo la strada a chissà quali future prospettive. Siamo in presenza di un ragazzo che sta ancora cercando il suo punto d’approdo. Diamogli tempo e, magari, ci stupirà. Per questo motivo, ho provato un senso di fastidio per alcune difese troppo accorate, fastidio che è stato accresciuto dalle reazioni in stile “Untouchables” di alcuni artisti.

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Ragazzi, quando si fa una professione pubblica si è inevitabilmente sottoposti ai giudizi degli altri. Accettarli (non parlo di quelli imbottiti d’insulti) è un segno di maturità. Il discorso è ovvio, lo so, ma chi compra il biglietto (o il fumetto) ha il diritto di esporre le proprie rimostranze. Gli attori a teatro, se toppano, vengono fischiati e nessuno deve ritenersi inattaccabile per diritto divino. C’è un solo parametro che non deve essere mai messo in discussione: il reciproco rispetto!

4 commenti

  1. Rimango legata al vecchio caro Old boy, questo novità non mi piace, con tutto il rispetto per il disegnatore ma non lo trovo adatto quel tratto per Dylan Dog.

  2. E su Facebook litigano, e i fumettari si insultano, e i Dylaniati dilaniano Racchioni con insulti di ogni genere (poverino)
    Il mondo del fumetto è assai vasto. In edicola(senza neppure dedicare energie a recarsi in una fumetteria, esistono almeno una 50ina di testate a fumetti.
    Perchè i lettori Bonelliani di Zagor o di Martyn Myster invece usano toni molto più pacati? Eppure la nuova serie del giovane Myster ha spiazzato mica poco il pubblico, e qualche critica l’ha avuta. Non ti piace il nuovo Dylan? Non leggerlo. (anche perche seguire una testata come dyd se non ti piace, è un gesto antieconomico e finanziariamente suicida.
    Io divoro fumetti da anni, da sempre,da quando ho imparato a leggere. Topolino, paperino e tiramolla prima, poi a 9 anni l’incontro con “7 anime dannate” di Dylan dog.
    Sette anime dannate, s’aggiravan per il mondo, poi qualcuno le ha riunite per un triste girotondo. Girotondo che si tiene contro a Recchioni, principale anima imputata e dannata, da quando, hailui, è diventato curatore della serie.
    Io credo che Dyd se la meritava una rinfrescata. Credo anche che questa nona arte debba sperimentare, crescere, evolvere. E credo che il color fest sia il luogo ideale per farlo (se non erro anche Baba Yaga era stato un bel rischio, con i tratti brutti, fastidiosi, cupissimo, tetro, cattivo. Volutamente Brutto.)
    Ho apprezzato notevolmente “mater Morbis”, pur essendo abbastanza diverso, dai soliti disegni. Ho adorato parecchie delle sue tavole, anche se il volto di dylandog mi risultava poco familiare
    Geniale poi, in un periodo dove i nomi di sceneggiatori e disegnatori su Dyd sono nuovi e freschi, uscire subito dopo con “dopo un lungo silenzio, scritto dall’ideatore Sclavi e disegnato da una penna storica della testata (E che sorpresa vedere in quarta di copertina che il prossimo numero sarà dipinto dal mio preferitissimo Freghieri (stile incommensurabile secondo me)
    Di questa storia ho solo visto le tavole, l’ho sfogliato senza avere il tempo di leggerlo.
    Ma a me ha colpito in verso positivo. E’ nuovo, è strano, è anche controcorrente. E non mi dispiace affatto, come apprezzai, in uno dei primi albi a colore, la presenza di un disegnatore straniero, mutuato dal mondo dei videogiochi (mi sfugge il nome) con un tratto inconfondibile, preso da The day of tentacle (lucasarts 1993, diventato famoso grazie a maniac Maison gioco all’interno del videoggioco)
    Insomma, io credo che ci sia poco da insultare un esordiente. Dire non mi piace è libertà allo stesso modo di comprare o non comprare un fumetto. Ed il Non comprare è l’unico modo per dissentire e ottenere magar attenzione
    Se sei tu l’unico fumettaro duro e puro e incazzato che non compra più quella testata, la casa editrice neppure se ne renderà conto. E quindi si può affermare che non stia lavorando male.
    Se da fumetto co la massima tiratura inizia a vendere come la versione a fumetti di un polpettone neoclassico, noioso e mal disegnato.. bhe, a questo punto il lettore incazzato verrebbe anche rivalutato. E Pietro, hai notato che le anime nere insultanti sono quasi sempre maschietti ? Ecco magari qualche pugnetta in più, o qualche incontro in più con il gentil sesso, a questi sbranatori da tastiera non farebbe male, e forse si arrabbierebbero un po’ meno.

    • Personalmente non ho mai perso un numero di DYD (iniziò mio padre, poi ho proseguito io). Non mi sono mai perso un numero di ogni pubblicazione di DYD. Hai detto che “Non comprare” è una soluzione. Sai per lo meno cosa si prova a NON COMPRARE più il fumetto di un EROE che ti ha accompagnato per praticamente tutta la tua vita (ho 34 anni)? NO. Perchè altrimenti non avresti scritto così. IO personalmente mi aggrego dalla parte di quelli che odiano un cambio drastico nella timeline di DYD, perchè nonostante ci fosse voglia di cambiamenti, il fumetto è stato STRAVOLTO. Ed è un dato di fatto. E guarda, il non comprare è letale. Controlla i dati di vendita del post Recchioni, e non mi venire a dire che la casa editrice non se ne rende conto… Ho smesso dal momento in cui l’ispettore è andato in pensione. Ed ancora oggi, mi manca davvero. Ho ripiegato sulle collane che presentano storie OLD BOY.. Per concludere, a me non dispiace vedere nuovi autori alle prese col nostro Dylan, non mi interessa assolutamente criticare il tratto, lo stile grafico o cosa. Basta che ci sia da leggere! Quindi chi critica un autore (esperto o principiante o straniero al personaggio che sia), specialmente usando insulti personali non è assolutamente dalla parte della ragione e denota una netta mancanza di rispetto. Per chi se lo chiedesse in casa ho circa 500 libri di vario genere, circa 300 manga diversi, fumetti a iosa e più o meno 200 ebook (quindi in fatto di lettura me la cavo) 🙂 🙂 🙂 Buona lettura a tutti!!!!

      • Ho voluto attendere di leggerlo prima di risponderti.
        Immagino non faccia piacere smettere di leggere, ma o li leggi e te li fai andare bene, o critichi in maniera civile, senza insultare un esordiente che ha osato scrivere una storia, anche molto bella.
        Le 3 storie su QUESTO color fest, seppur molto particolari (la prima soprattutto e la terza) nei disegni, hanno un contenuto magnificamente in stile dylan dog
        Non si coglie affatto l’avvenuto stravolgimento post recchioni. Io le ho trovate fantastiche, ognuna delle tre a modo suo.

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