DOVE SONO E DI CHI SONO LE NAVI DELLE ONG

DOVE SONO E DI CHI SONO LE NAVI DELLE ONG

Le navi delle Ong, secondo alcuni, favorirebbero l’immigrazione clandestina.

Mentre il dibattito politico continua, nel corso dell’audizione a Palazzo Madama il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, che in qualche modo il dibattito lo ha creato, ha dichiarato che le indagini sulle Ong, le quali favorirebbero o potrebbero favorire o essere addirittura colluse con i trafficanti di migranti, sono ferme. Anzi, siamo a livello di “pre-indagini”. La Procura avrebbe bisogno di più strumenti per provare ciò che attualmente appare una semplice ipotesi investigativa, come per esempio la “Polizia giudiziaria del mare”. Zuccaro, inoltre, si chiede da dove arrivi il denaro di alcune Ong, citando come esempio Moas, che per raccogliere i migranti utilizzerebbe anche i droni.

navi ong

Il procuratore di Catania, sempre davanti alla commissione Difesa del Senato, ribadisce dunque i suoi sospetti sui legami tra alcune organizzazioni non governative e i trafficanti.

Il Corriere della Sera riporta le affermazioni del procuratore rese davanti alla commissione presieduta da Nicola Latorre, secondo cui “vi sono Ong che hanno dimostrato in maniera inequivocabile che operano per solidarietà, come Save the Children e Medici senza Frontiere”, ma in altri casi, prosegue, “ho la netta consapevolezza che la gestione del traffico dei migranti non avviene nel pieno rispetto delle regole. La elevata disponibilità di denaro che hanno alcune Ong costituisce un elemento di sospetto”.

Il problema è che gli elementi a disposizione della procura di Catania non possono essere utilizzati processualmente: “Li segnalo alla politica perché mi dia gli strumenti per poter provare quello che ho”.

Cosa abbia in mano non si sa, dal momento che poi afferma: “Da parte di questo ufficio non si è più in grado di svolgere indagini di ampio respiro volte a contrastare il traffico di migranti clandestini. Non riusciamo a intercettare i ‘facilitatori’ e i satellitari per avere gli elementi probatori necessari. Uno dei più grossi problemi è che non esiste polizia giudiziaria in acqua”.

navi ong

Il Codice della Navigazione italiano affida alla Marina Militare i compiti di polizia giudiziaria in acque internazionali o extraterritoriali e nel nostro piccolo, per verificare cosa sta succedendo nel mare di fronte alla Libia abbiamo utilizzato il sito Marine Traffic, in grado di mostrare quasi in tempo reale le posizioni delle navi e degli yacht in tutto il mondo, connesso alla rete più grande di ricevitori Ais, che copre la maggior parte dei porti principali e rotte navali.

Per inciso, il sistema di identificazione automatica Ais (in inglese Automatic Identification System) è un sistema automatico di tracciamento utilizzato in ambito navale, in ausilio ai sistemi radar, allo scopo di evitare le collisioni fra le unità in navigazione.

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Tutte le navi hanno un transponder a bordo, il quale emette un segnale che può essere captato da un Ricevitore AIS semplice ed economico (costa 164 euro). Installato anch’esso sull’imbarcazione deve essere collegato a un Gps, all’antenna Vhf della radio e a un computer, per visualizzare le rotte di tutte le navi nel mondo.

https://www.marinetraffic.com/it/ais/home/centerx:12.1/centery:33.1/zoom:8


Notiamo che davanti a Al Zuwara, noto terminal libico di partenza dei viaggi della disperazione, nel momento in cui scriviamo, stazionano cinque navi: La Phoenix, nave privata che salva i migranti nel Mediterraneo con il progetto Moas di Christopher e Regina Catrambone; la nave Aquarius della organizzazione umanitaria italo-franco-tedesca Sos Mediterranee, che opera in partenariato con Medici senza frontiere; Hestia, la nave di Save the Children per il soccorso dei migranti; Prudence, la nuova imbarcazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo Centrale di Medicins sans Frontieres e Iuventa, nave della Jugend Rettet Iuventa (una rete di giovani volontari europei creata con la precisa missione di dare soccorso alle persone in difficoltà nel Mediterraneo).

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Apparentemente niente di sospetto.

Ricordiamo che, abolita la missione italiana Mare Nostrum, nata all’indomani dei trecento migranti morti nel mare di Lampedusa, la nuova operazione Triton, scaturita da un accordo in sede U.E. nel 2014, ha comportato un arretramento della linea di pattugliamento a ridosso delle acque territoriali italiane con un notevole risparmio di risorse economiche, oltretutto suddivise tra tutti i i paesi dell’Unione Europea.

Ovviamente dall’inizio dell’operazione, il numero di persone annegate durante l’attraversamento del Mediterraneo è aumentato: nell’aprile del 2015 sono avvenuti diversi naufragi di migranti dalla Libia, causando presumibilmente oltre 700 morti.

 

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Nemmeno Triton, con il suo disimpegno sulle coste della Libia, ha fermato l’esodo dei migranti, né tantomeno il lavoro delle organizzazioni criminali che gestiscono il loro trasporto su mezzi inadeguati.

Le Ong con le loro navi hanno riempito lo specchio di mare che prima era pattugliato da Mare Nostrum, prendendone di fatto il posto, pertanto le operazioni di search & rescue, prima effettuate dagli stati europei, sono state di fatto subappaltate ai privati.

Se alcune di esse hanno commesso dei reati, e quali, dovrà essere provato.

 

2 commenti

  1. […] avevo chiesto a un autore di punta del Giornale POP di scrivere un articolo sull’esistenza del razzismo tra gli italiani, […]

  2. Possibile che nessuno abbia avuto la disgrazia di vedere la puntata di Report del 20-11-2017? L’incredibile contenuto è SCONVOLGENTE e azzera tutto quello che finora è stato detto “enfaticamente” dalla NOSTRA falsa informazione contaminata. Se la puntata della quale riporto il link non è stata minimamente commentata da nessuno neanche da coloro che professano la teoria anticlandestina qualcosa vorrà pur dire. Dalla puntata risulta inequivocabilmente che il primo colluso nel traffico è lo stato italiano poi giù giù tutte le ONG (TUTTE) e benefattori vari. Mi chiedo ma queste ONG non potrebbero fare i loro disinteressati interventi “solidali” anche nei deserti Libici invece che nel mediterraneo? oppure in Sudan o in altre parti dove veramente si muore di sete o fame? Li ci sarebbe si tanta gloria ma nessun profitto. Comunque ai meno sprovveduti non occorreva certo la puntata di Report per avere la conferma che stiamo affogando nell’ipocrisia buonista produttrice solo di disgregazione sociale
    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-e3dee0c8-6993-4b11-ada6-e83a4b99b816.html

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