L’ETÀ D’ORO DELLE DISCOTECHE DELLA RIVIERA ROMAGNOLA

L'età d'oro delle discoteche della riviera romagnola

“Volevo trasformare in realtà i sogni e i desideri della gente”, disse Gianni Fabbri, il mitico gestore della discoteca Paradiso di Rimini.
Il giorno in cui la notte di Rimini cominciò a morire forse fu proprio quel 15 ottobre del 2001, quando Fabbri annunciò ai giornalisti che aveva venduto il Paradiso, tremila metri quadri di sale da ballo e 15 mila di parco, sulle colline che guardano il mare tra Rimini e Bellaria.

Il declino delle discoteche

Negli ultimi 15 anni in Italia le discoteche sono crollate da 5mila a 2800, e il loro volume d’affari è sceso dagli 8 miliardi di euro del 2002 ai 5,3 di oggi.

P
Nel paesaggio urbano oggi si stagliano come relitti da riconvertire, navi da smantellare dopo un naufragio. Sono stati i millenials a “tradire” le discoteche: attraverso i social hanno inventato una nuova, asimmetrica e diffusa geografia della notte. Il polo principale non c’è più: al suo posto tanti satelliti: bar, club, circoli privati e pub. Oramai in tutti i luoghi la modalità è la stessa, il canovaccio simile con alcol, musica per ballare e la possibilità di incontrare persone. Una combinazione che determina un colpo mortale alla ragione sociale delle discoteche, che oramai non detengono più il monopolio del sabato sera.

La Baia degli angeli

Tutto inizia nella seconda metà degli anni settanta, sull’onda del successo della disco music, una evoluzione della musica soul che mette in primo piano la ballabilità dei brani rispetto alla melodia. Il ballo diventa in breve il passatempo preferito dai giovani che iniziano a riunirsi in locali appositi chiamati discoteche.
In Italia si comincia con la Baia degli Angeli, storica discoteca di Gabicce, cittadina che delimita a sud la riviera romagnola già nelle Marche. La Baia degli Angeli è la materializzazione del sogno di un imprenditore, Gian Carlo Tirotti, che dopo aver girato il globo decide di aprire qui una grande discoteca capace di esprimere un appeal internazionale nella concezione dello spazio e nella musica proposta.

Baia
Quando apre la Baia degli Angeli, nel 1974, i locali per il ballo, in Italia, sono solo le balere e i night tipo “Rotonda sul mare”.
Il nuovo locale è situato in cima a una collina a strapiombo sul mare, vi si accede salendo una imponente gradinata bianca. All’interno fasci di luce ed effetti visivi mai visti prima. Due piscine circondano la pista da ballo, mentre un’altra piscina si trova sotto alla passerella in cristallo sulla quale si balla.

B
La console, con la figura innovativa del dj, è in un ascensore che sale all’interno del locale per affacciarsi su un’altra pista esterna adiacente alla piscina.
Con questi presupposti il successo arriva immediatamente. La selezione dei ritmi è affidata a due dj americani, Bob Day e Tom Season, che fanno ballare mixando vinili mai ascoltati prima in Italia: una miscela di soul, funk e rhythm and blues.

B
Nel 1977 i due dj abbandonano la scena lasciando giradischi e mixer nelle mani di due giovanissimi appassionati di black music: Daniele Baldelli e Claudio “Moz-Art” Rispoli, che portano la riviera romagnola al centro del mondo musicale.
La Riviera diventa meta di ragazzi che ogni sabato arrivano da ogni angolo d’Italia, stipati nelle loro utilitarie per raggiungere il posto dei loro sogni. Moz-Art e Baldelli, ispirato dalla musica classica uno, influenzato dall’elettronica l’altro, in particolare quella tedesca, fanno ballare i ragazzi con il funk africano di Fela Kuti, miscelato al jazz rock dei Weather Report.

L’unicità di Rimini

La storia delle discoteche italiane è un po’ la storia di Rimini, di quella Rimini “allargata” che va da Milano Marittima a Gabicce Mare.
Pier Vittorio Tondelli la descrive come il luogo per eccellenza della seduzione di massa, un immenso parco di divertimenti nel quale vigono regole “altre” nei gesti, nel linguaggio e nei comportamenti. Per i turisti andare a Rimini vuol dire uscire temporaneamente dal rito monotono della quotidianità per entrare nel mito.

V
Luogo privilegiato del camuffamento, dell’illusione e dell’irrealtà, Rimini costituisce a tutti gli effetti un perfetto esempio di non-luogo postmoderno, nel quale si evidenzia come principale elemento seduttore il carattere carnevalesco, cioè la possibilità di trasgredire e invertire le norme sociali abitualmente condivise nella vita quotidiana. Non stupisce che proprio qui l’industria delle discoteche abbia trovato terreno fertile per raggiungere il suo massimo splendore.

B
Il successo della musica da ballo dipende dalla sua capacità di evocare le dimensioni mentali cariche di emozioni e aspettative, quelle che la nostra coscienza non controlla completamente. Mentre la tradizionale musica occidentale attraverso l’udito passa per la via cosciente, secondo alcuni i ritmi africani, primitivi e tribali raggiungerebbero direttamente l’ipotalamo, senza la mediazione cosciente.
La musica da discoteca con il suo volume altissimo, il suono pulsante e ossessivo del basso, la cassa della batteria in quattro quarti monotona e ripetitiva andrebbe a sollecitare l’intero organismo, che si mette a vibrare all’unisono con la musica e ne viene completamente catturato.

L’Aleph

Sempre a Gabicce apre l’Aleph, “il locale vuoto come te”. “Quando l’Aleph viene inaugurato nel luglio del 1980”, ricorda il dj Achille Franceschi, “è immaginato come una sorta di avamposto gay della Riviera Romagnola. A Gabicce Alta c’era la Baia, mentre a poca distanza dal mare questo club apre con un’immagine luccicante, ispirata alla visione stroboscopica della disco newyorchese, e quindi pensata per la comunità omosessuale”.

A
Lavorando al Disco d’Oro di Bologna, il negozio di riferimento nazionale per gli appassionati di musica, dove si trovano le nuove uscite quasi in contemporanea con la pubblicazione oltremanica, Achille ha a disposizione i dischi migliori. E sa come metterli in sequenza, alternando i vinili più oscuri con il godibile genere new romantic. È il dj che ci vuole, lega il suo lavoro all’Aleph per sei anni. “Quelli che daranno vita al Plastic di Milano, erano clienti fissi del nostro club e, prima di aprire il loro spazio, hanno guardato con molta attenzione ai suoni che noi proponevamo, alle ambientazioni che avevamo scelto”.

Lo Slego

Sempre nel 1980 apre lo Slego a Viserba, la frazione a nord di Rimini. “Tutto inizia da una considerazione”, ricorda Pier Pierucci, allora giovanissimo obiettore di coscienza all’Arci. “C’era un pubblico per il rock in riviera, ne eravamo certi, erano anni di straordinario fermento sonoro. Il rock si apriva a direzioni diverse, c’era la rivoluzione dell’elettronica, la riscoperta della musica psichedelica, persino una nuova attenzione verso forme più tradizionali. E mancava un locale che potesse soddisfare il desiderio di ascoltarla dal vivo, questa musica”. Il punto di partenza è una vecchia balera, di quelle dedicate al liscio.

S
A Viserba sorge la casa del popolo Officina Putilov, onore e vanto del passato di una terra dove l’incontro è una delle ragioni di vita. “Avevamo la possibilità di costruire un luogo del rock che non c’era. In quei tempi organizzare un concerto, fare ascoltare musica che non fosse quella delle radio, significava ‘fare cultura’. Ed era proprio quello il nostro obiettivo. Un intervento culturale, che agisse sulla distribuzione della conoscenza”.

S
Pierucci porterà lo Slego sulle pagine di Rockstar, mensile musicale che ospitava gli articoli di Pier Vittorio Tondelli, e su quelle di Frigidaire, la rivista che raccontava in diretta la creatività e gli abissi degli anni ottanta, affidandosi alla narrazione visionaria di Francesca Alinovi e Achille Bonito Oliva, Andrea Pazienza e Stefano Tamburini.

Il Paradiso

Era il lontano 1957 quando la signora Tina Mirti Fabbri ebbe l’idea di trasformare una delle splendide ville sul Colle di Covignano, antistante Rimini, in un locale da ballo. Il Paradiso offre inizialmente musica dal vivo per il divertimento della Rimini “bene”. È Gianni Fabbri, il figlio, che negli anni settanta e ottanta ne fa la discoteca simbolo di un’intera epoca.

P
Qui alla fine degli anni settanta compaiono “le ragazze che ballano rialzate sui cubi”, come scrive un quotidiano in quel tempo per spiegare chi siano le bellissime ballerine che dominano la pista da ballo con le loro mosse sensuali, inguainate in aderentissimi body. Una presenza scandalosa che Fabbri rende protagonista delle notti nel suo locale, riuscendo per primo a far materializzare figure femminile irraggiungibili, destinate a rimanere nei sogni dei frequentatori.

P
In breve quell’angolo di Romagna diventa il più desiderato e ambito spazio dove apparire, senza distinzione alcuna. Ci va Gary Hart in piena corsa per le elezioni presidenziali americane, ci vanno le supermodelle e gli stilisti come Gaultier e Missoni, che qui ambientano le loro sfilate. Ha festeggiato qui il suo compleanno lo sceicco Yamani, ministro degli esteri saudita temuto per i destini petroliferi.

D
Ci vanno i politici, a partire dal ministro socialista Gianni De Michelis, che, negli anni ottanta, fa del Paradiso il suo rifugio prediletto, dopo averlo celebrato in una singolare e criticata guida al mondo della notte. Negli annali rimane la presenza di Lech Walesa, il leader del movimento Solidarnosc che ha liberato la Polonia dalla presenza sovietica, il quale arriva con la spilla della Madonna di Czestochowa in bella mostra sul bavero della giacca.

Il Lady Godiva

“Al Lady Godiva indossavo ogni sera i panni di un personaggio diverso: gran sera con guepiere, calze a rete strappate, tute da lavoro, calze larghe e Superga ‘da battaglia’, maglioni dai polsini tagliati che diventano fasce elastiche per acconciarsi i capelli”, ricorda Nicoletta Magalotti.
Il Lady Godiva nasce nel 1983 a Rimini, una discoteca e night club progettata dall’architetto Massimo Simonetti. Soci dell’impresa anche Diego Abatantuono, Paolo Cecconi e Mauro Varriale. L’idea è quella di un club moderno caratterizzato da un’estetica quasi industriale con grate a terra, pompe di benzina ed essenziali sedute in plastica e ferro, mentre il privè si distingue per un’atmosfera più barocca ed è frequentato da una clientela più adulta.

null
All’entrata un lungo corridoio pieno di specchi e rubinetti di ottone, installazione di Fabrizio Plessi. A differenza di altri locali notturni, il Lady Godiva, sfruttando la licenza di night club, consente ai suoi clienti di fare mattina in un periodo in cui pochissimi sono i locali ancora aperti. Ecco perché, nonostante il Lady Godiva sia un luogo piuttosto chic, in esso confluiscono dopo la chiusura anche i clienti di locali come Aleph e Slego.

L’lnsomnia

Demo Ciavatti è un signore di mezza età che oggi esce poco di notte, ma anni fa, quando era un giovane studente di architettura, non si tirava mai indietro se doveva girare per locali, ballare e far tardi. Così riesce a conoscere una serie di operatori della notte, proprietari di locali, dj e art director. Nel 1984 progetta l’Insomnia alle navi di Cattolica. L‘arredamento lo definisce immediatamente come un luogo trendy al pari dell’Aleph, ma a differenza di quest‘ultimo privilegia l’art direction e la socialità rispetto alla musica.

I
La pista da ballo diventa ogni notte un luogo di grande circolazione di umanità, tendenzialmente gay-oriented e proveniente anche dal mondo della moda. “Arte e cultura come invasione della realtà, fuori dal ghetto tra cultura alta e popolare, m’interessava da sempre contaminare. Creare zone liberate temporanee. Passato futuro, glamour ma con un’identità essenziale unica, che potesse dialogare con lo spazio per armonia o per contrasto. Rimescolamento di stili! Essere se stessi nella rappresentazione di sé. Sono da sempre affascinata da questa sensibilità e ho sempre cercato di esprimerla nel mio viaggio nel clubbing e nell’arte”, ricorda la direttrice artistica Nicoletta Magalotti.

Il Byblos

La discoteca Byblos di Misano Adriatico, nell’entroterra riccionese, è da decenni uno dei club più apprezzati dalla fascia più esigente del popolo della notte. Un locale che nasce all’interno di una meravigliosa villa in stile mediterraneo costruita nei primi anni settanta. La struttura del Byblos è di grande impatto. Una location spettacolare che si sviluppa tra spazi all’aperto e zone al chiuso. Nel complesso è una struttura di grandi dimensioni capace di ospitare più di duemila persone a serata. Qui viene organizzata la presentazione del nuovo album di Grace Jones nell’agosto del 1989.

B
“Ricordo che allora nessuno in Riviera credeva che la cantante di origine giamaicana sarebbe arrivata realmente. Era talmente famosa che sembrava impossibile che avesse scelto una discoteca della Riviera per l’anteprima del suo lavoro. Per quel locale ho potuto lavorare sin dall’inizio sul concept, ideando sia il nome che tutta la grafica. E la stampa impazziva. Per la prima volta un’importante anteprima discografica veniva organizzata in una discoteca: la cantante aveva inciso ‘Slave To The Rhythm’ ed era all’apice del successo. E lei sedusse tutti, in abito nero fasciante e sensuale, in stretto contatto, anche fisico, con gli ascoltatori”, dice l’art director Davide Nicolò.

B
“Qui”, continua Nicolò, “contava il look, non il nome”. L’immagine è davvero onnipotente in questo periodo, lo sanno bene le oltre quattromila persone che sperano di poter entrare per esibire la notte passata al Byblos come un trofeo. Di questa folla, solo ottocento sono, ogni volta, quelli che riescono a superare le rigidissime selezioni dell’ingresso, spietate e senza distinzione di ceto, razza e sesso. Su questo il locale non transige. Bisogna meritarsela una notte al Byblos.

Il Cocoricò

Una delle date nella storia delle discoteche è il 1989, quando a Riccione viene inaugurato il Cocoricò. Il locale nasce sui resti del Lex Club, la sua piramide conquista subito la scena. Prima apertura a ferragosto, con il dj Chicco Secci e la maestosa pr Big Laura: il nome è Le Cocoricò, il canto del pappagallo. Ci sono pappagalli dappertutto, palme e pavimenti coloratissimi. Big Laura invade viale Ceccarini di uova sode con le iniziali del club. Quella notte arrivano cinquemila persone.

C
Dopo questa fiammata tutto si spegne, perché i migliori pr, le migliori idee sono altrove, al Byblos. A fine settembre tristemente chiude, d’altronde è stato concepito come locale estivo, la sua famosa piramide non ha i vetri per proteggere l’interno dal freddo.
“Io avevo appena finito la stagione al Byblos”, racconta Davide Nicolò, “gli ideatori del Cocoricò, Osvaldo Barbieri e Bruno Palazzi, mi cercarono per affidarmi la direzione artistica del club, che nel frattempo era pronto per l’inverno. Ci furono molti problemi tecnici, la Piramide venne rivestita di vetro, ma inizialmente non passò l’esame delle varie commissioni tecniche. Poi finalmente arrivarono tutte le autorizzazioni e all’inaugurazione venne invitato Pierangelo Bertoli”.

C
“Dalle 22 del sabato sino a mezzanotte ospitavamo una tavola rotonda, poi la discoteca proponeva, e fu la prima a farlo, musica techno. Uno shock per la Riviera, dove nessun locale osava programmarla”. Come scrive in un entusiasta reportage Roberto D’Agostino, il Cocoricò è “vistoso come un tramonto nel deserto, quello che ti mostra non è una festa, è un bordello dei sensi vietati. Non ballano, i ragazzi, portano a ballare la vita. Una forma notevolmente civilizzata del godersi una lotta”.
Loris Riccardi, che lo dirige negli anni novanta, dice del suo locale: “Il Cocoricò è un po’ come il Dse: un Dipartimento Scuola Educazione alloggiato nel sottosuolo generazionale. L’immensa energia che c’è al Cocoricò non è droga, non è musica. È solo un punto di riferimento per capire quello che farà la prossima generazione”.

Il Pascià

La discoteca Pascià di Riccione è una delle più famose e della Riviera romagnola. Il locale si presenta in una grande villa disposta in quattro piani tutti elegantemente arredati, all’ultimo piano una bellissima terrazza panoramica. Il Pascià entra a far parte del mondo della notte nel 1985 con il nome di Pacha, ha già l’elemento che lo avrebbe contraddistinto: il famoso lampadario del film Il Gattopardo. Quattro anni più tardi il Pacha passa sotto la guida di Gianni Fabbri, che in poco tempo lo trasforma nel locale simbolo del glamour.

P
Fabbri, insieme a Renato Ricci e Mauro Bondi, lo vuole far diventare il più possibile magniloquente, ricco, colorato e attraente. Una creazione da Cinecittà che evoca, come il nome suggerisce, i fasti dell’Oriente lussurioso da favola: cupole, maioliche e mosaici. Inaugurazioni rigorosamente a inviti, per le quali si scatenano affannose ricerche, perché essere tra quei mille fortunati serve a far aumentare la propria fama e ad essere guardati con rispetto almeno per un’intera stagione dagli altri modaioli.

Il Prince

“Un giocattolo”, lo definisce l’art director Marisa Lagrecacolonna, “una discoteca sfarzosa, dove se entravi era perché volevi diventare una rappresentazione, un’immagine luccicante di successo. Specchi, design, decorazioni, tutto invitava a vivere l’esperienza della fama, alimentata da un gruppo di giovani imprenditori convinti del ruolo che Riccione poteva giocare nel panorama internazionale. Sapevi che se passavi da lì diventavi famoso. Come è successo a tanti dj che lì hanno iniziato. Tutto sembrava finalizzato a uscire dal consueto. Eravamo più liberi, potevamo lasciar navigare la nostra immaginazione senza che ci fosse un ‘padre’ dal quale farsi consigliare”.

P
“Un mio pregio? Credo sia stato quello di aver tessuto infinite relazioni e costruito rapporti duraturi, che si imponevano in un mondo che cercava, almeno apparentemente, la sua etica nella superficie”, conclude Lagrecacolonna.
Al Prince la cubista diventa definitivamente una ballerina, con la formazione di un corpo di ballo composto da quindici ragazze, tutte bellissime e bravissime danzatrici, la cui preparazione richiede ore di prove e sacrifici passate con i coreografi.

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*