CROWDFUNDING PER IL DISCO CHE CHIUDE GLI ANNI ’80

Al Aprile & The National Geographix

Giornale POP sostiene e collabora all’edizione di questo prezioso disco pressoché inedito della fine degli anni Ottanta, una raccolta di canzoni che per testi e musica chiudono simbolicamente quel decennio che forse deve ancora essere rivisto con un occhio che vada al di là dei luoghi comuni.

 

Racconta Franco Battiato di avere deciso un giorno di adottare uno pseudonimo che lo rendesse più glamour, e che fu dissuaso da Al Aprile.

Nel luglio del 1988 il musicista e giornalista musicale milanese Al Aprile, con la sua band National Geographix entrò negli studi Regson della sua città per registrare il suo primo, e ultimo, album da protagonista.

 

Al Aprile & The National Geographix - disco

Al Aprile & The National Geographix

 

Al aveva già suonato con grandi musicisti, alcuni divenuti poi famosi come il citato Battiato, altri noti solo agli appassionati, come Juri Camisasca, altri forse inattesi come il jazzista Giorgio Gaslini. Era già comparso in altri dischi, tra cui nel 1981 una compilation di musicisti lombardi underground, Matita emostatica. Sempre nel 1981 era stato scelto dai fratelli La Bionda per un primo tentativo di “successo musicale estivo” con le nuove sonorità anni Ottanta, ma il suo 45 giri TaKiTa / KaMaTi (registrato con il gruppo dei Fontana), piuttosto interessante ma in uno sconosciuto dialetto credo polinesiano, era troppo folle per le masse e rimase invenduto. L‘anno successivo i La Bionda ci riprovarono con i più pratici Righeira e andò loro molto meglio.

 

Al Aprile con i Fontana - disco

 

In quel luglio del 1988 Al Aprile e i suoi musicisti, Luca Biancardi, batterista potente e preciso, Fabio Pirelli, bassista autentico solista, e un chitarrista fuori classe, Lele Bassi, anche autore dei sofisticati arrangiamenti, registrarono sei canzoni (sette contando la versione lunga di un brano), di stile eterogeneo, così come era nelle intenzioni di Al, che in una presentazione del disco aveva scritto che “tra un pentagramma e l’altro” comparivano “la psichedelia inglese dei ’60, la grande stagione del glam-rock, e del dandysmo […] e l’innegabile fascino dell’improvvisazione non solo di origine rock“. Lo stesso nome della band rappresentava l’esplorazione geografico-musicale di varie città del mondo.

 

Al Aprile & The National Geographix - disco

Al Aprile & The National Geographix

 

Svanite nel tempo le intenzioni, ascoltato oggi questo disco è un requiem degli anni Ottanta, è una musica in cui wave, dark, pop e rock si incrociano a volte dialogando a volte restando indifferenti uno all’altro. I testi, quasi evaporati in una pronuncia confusa che li trasforma in suoni quasi strumentali, con parole a volte inudibili per la fatica del cantante già colpito dalla vita a soli ventott’anni, raccolgono tutto quanto la ‘Milano da bere’ aveva voluto nascondere sotto il tappeto, il decadimento sociale, l’eroina, la gommina Tenax come bandiera, la fatica sfiduciata di chi non aveva potuto o voluto entrare nel giro giusto. Come in un grande requiem mozartiano, che trasforma l’addio in struggimento e amore per la vita, questo disco racconta, chiudendolo, ai sopravvissuti d’oggi e a chi non c’era un decennio per molti terribile, attraverso suoni pieni di energia che quel decennio trasfigurano in pura bellezza sonora.

L‘etichetta discografica fallì prima di poter pubblicare alcunché e i nastri restarono in ostaggio dello studio, fino a quando un paio di anni dopo chitarrista e batterista riuscirono di propria tasca a riscattarli e a pubblicarli in vinile in un centinaio di copie (che non comprendevano la versione estesa di Tenax Society).

 

Al Aprile & The National Geographix - Tenax Society - disco

Il nastro della versione estesa del brano “Tenax Society”, di Al Aprile & The National Geographix

 

Al Aprile morì nei primi mesi del 1991, a trentun anni, e non fece in tempo a sentire il proprio disco.

Una decina di anni fa ebbi l’idea di ripubblicare un libro che Al Aprile aveva scritto con un suo amico alla fine degli anni Settanta, una descrizione critica  del rock progressivo europeo che in quel periodo stava ormai esaurendosi, divisa per nazioni: La musica rock-progressiva europea, appunto. Il libro, pubblicato in origine da Gammalibri, casa editrice vicina al Partito radicale, girava da decenni per le mani degli appassionati. Le copie che ogni tanto emergevano su ebay apparivano straconsunte dalla frequente consultazione.

 

Al Aprile - La musica rock progressiva europea

L’edizione del 1979, in copertina Robert Wyatt e Dagmar Krause

 

Pensai che sarebbe stato bello ricordare Al ripubblicando il suo libro e pensai anche, da editore, che avrebbe venduto bene. Il coautore sopravvissuto e io lo sottoponemmo a una nuova redazione: rimasi stupito, il libro era stato scritto pressoché a memoria in un‘epoca in cui non solo non esisteva internet, ma anche i dischi di prog più oscuro non è che si trovassero facilmente in Italia, eppure le imprecisioni erano a livello di refuso tipografico. Mi resi anche conto che il capitolo dedicato al rock progressivo dei Paesi comunisti era probabilmente l’unica testimonianza rimasta della cultura musicale prog d’oltrecortina.

 

Al Aprile - La musica rock progressiva europea

L’edizione del 2009. In copertina Ivor Cutler fotografato da Silvia Lelli

 

Il libro uscì con in copertina il poeta e musicista inglese Ivor Cutler. Fu accolto con entusiasmo e pensai allora di ripubblicare anche il disco di cui vi parlo oggi. Il proprietario dei nastri si disse d’accordo e me li cedette perché organizzassi il tutto. All’inizio le cose sembrarono andare per il meglio, ma poi si arenarono per motivi tutto sommato irrilevanti, visti oggi, e i nastri finirono in un armadio, dove sono rimasti per dieci anni.

 

I master di Al Aprile & The National Geographix

I master del disco di Al Aprile & The National Geographix; quattro nastri: lato A, lato B, versione estesa del brano “Tenax Society” e le basi

 

È difficile decidere che cosa fare del lavoro di chi non c‘è più. Vi confesso che questi nastri sono stati per me un cruccio. Ogni volta che ho pensato di restituirli alla persona che me li ha dati (la quale tempo fa mi disse: decidi tu, qualsiasi cosa a me va bene), ho sentito che non dovevo farlo. Ogni volta che ho pensato di pubblicarli ho provato l’imbarazzo che coglie chi apra un cassetto non proprio e sia investito dell’intimità di un’altra persona.

 

Al Aprile - 1985

Al Aprile nel 1985, foto dell’autore

 

Il disco alla fin fine ho deciso di pubblicarlo, anche perché se non lo faccio io non lo farà più nessuno, oltretutto i nastri magnetici tendono a cancellarsi con il tempo e, se si vuole salvarli, bisogna digitalizzarli il prima possibile. Non lo pubblico su CD, oggi non ha più senso, e neppure su vinile: le stamperie di vinile non lavorano con la qualità che vorrei e oltretutto partono da file digitali, che senso ha un vinile fatto da digitale?

 

Lo pubblico in mp3, FLAC (un formato compresso, ma senza perdita di qualità) e in HD Audio / Hi-Res Audio (fino a 192 kHz / 24 bit, ovvero in qualità quadrupla rispetto al CD, con file generati direttamente a partire dai nastri.

Per farlo ho organizzato una pubblica sottoscrizione, o  crowdfunding sulla piattaforma Vision Bakery. Utilizzando il link dedicato, a sottoscrizione terminata, assieme all’album i lettori di Giornale POP riceveranno in regalo materiale digitale sonoro e documentario non presente nell’edizione regolare. I sottoscrittori saranno informati regolarmente sull’andamento del progetto.

Ecco il link al sito di crowdfunding Vision Bakery, dove  è possibile sottoscrivere utilizzando PayPal o bonifico bancario.

(Testo, immagini e video copyright © 2019 Andrea Antonini, Berlino).

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*