DIFFICILE ANDARE A MATERA, MA NE VALE LA PENA

DIFFICILE ANDARE A MATERA, MA NE VALE LA PENA

Bellissima Matera!

Matera è più di un presepe. È passione (e non solo quella di Cristo, girata qui nel 2004 da Mel Gibson) cinematografica, storica, artistica. Matera è pura magia che incanta. È secoli di storia, intensa, che ti avvolge quando scendi o sali le sue stradine. È insieme piacevole scoperta e bella sorpresa!

Rinata dalle ‘ceneri’ antiche, sopra strati di epoche che si susseguono di gesta e racconti, Matera è risultata una città nascosta che ha visto e narrato architettura, stili di vita, epoche e avventure, tradimenti e riscatti ma anche miseria e desolazione. Attraverso i secoli si sono alternate storie di briganti e bracconieri insieme a eventi di solidarietà tra povera gente e nobili casati, sviluppando trame e immaginazione e dando luogo a una fervida fantasia, culminata in libri, serie televisive e film, colpendo la mente avida di cultura.

Matera è una città che risorge dagli ‘inferi’ del suo passato, da quando viene definita ‘vergogna nazionale’ per povertà, sporcizia e analfabetismo a metà del Novecento, fino al 1993 che la vede riscattata e pulita quando arriva la nomina a ‘Patrimonio dell’umanità da tramandare alle generazioni future’. Infatti l’Unesco la annovera tra i tesori scelti e conservati e la mette sotto la sua tutela. E ora, l’apoteosi di una civiltà che la vuole come ‘capitale europea della cultura’ per il prossimo 2019. Una cittadina gioiello che in poco più di cinquanta anni ha elevato, non solo gli strati delle sue costruzioni, ma anche l’anima.


La città più misera dell’Italia del Sud viene portata alla ribalta delle cronache già negli anni tra il 1882 e il 1884, quando Giovanni Pascoli, a cui Matera ha intitolato una piazza, inizia la sua carriera come insegnante di latino e greco al liceo classico cittadino, in quel Palazzo Lanfranchi che ora è tra i Musei più noti della città.

Città chiacchierata, sale alla ribalta grazie al libro ‘Cristo si è fermato a Eboli’ scritto tra 1943 e 1944 da Carlo Levi, che viene confinato qui per la sua attività antifascista, e che per primo ne denuncia lo stato di dissesto e degrado. Nel 1948 nasce la questione dei Sassi di Matera, sollevata dal comunista Palmiro Togliatti prima e dal democristiano Alcide De Gasperi poi, quando diventa il simbolo nazionale dell’arretratezza e del sottosviluppo del meridione d’Italia. Nel 1952, il presidente del Consiglio De Gasperi promulga la “legge speciale per il risanamento dei Sassi”. Una legge che già l’anno dopo costringe i circa 3000 abitanti materani ad andarsene da quelli che sono considerati covi di sporcizia e promiscui di uomini e animali, per vivere nei nuovi borghi e in nuclei abitativi che lo Stato mette loro a disposizione, dove le condizioni igieniche più elementari e l’alfabetizzazione devono essere garantite.

Oggi è possibile visitare più di una casa-grotta, rimasta intatta e trasformata in museo, dove viene mostrata e raccontata la vita quotidiana di allora e dove si colgono molto bene la dignità e la perfetta organizzazione che questi abitanti mettevano in spazi piccoli e angusti e la forza ‘del gruppo’ nel condividere nevai (dove si accumulava la neve invernale da usare come ghiaccio), fienili e spazi comunitari dove si viveva con estrema semplicità e senza sprechi.

Nevaio di una casa-grotta

La storia dei Sassi ha un’origine antichissima che parte dal Neolitico. Vede due versanti di uno stesso costone roccioso, detto Gravina, separarsi e affacciarsi sul torrente omonimo. Queste fenditure carsiche, veri e propri incavi o caverne, erano gli unici insediamenti possibili come abitazioni per gli uomini primitivi, e così sono state fino al sesto secolo dopo Cristo, conservate fino ad oggi.

Il torrente Gravina scorre tra i sassi

Nelle varie epoche, Matera si è comunque rivelata un importante centro di collegamento tra popoli, in particolare nell’incontro tra le popolazioni provenienti dai due mari che bagnano le rive lucane, lo Jonio e il Tirreno.

Terre ‘nascoste’ e mistiche dove per secoli si rifugiarono eremiti o monaci, come quelli degli ordini di San Basilio o San Benedetto, cripte dove si nascondevano alle persecuzioni iconoclaste di un’epoca in cui era assolutamente vietata la rappresentazione di immagini sacre nei luoghi di culto. Una storia di vita che ha avuto una continuità di forse novemila anni! Età veneranda che porta Matera a essere la seconda città viva più antica del mondo dopo Gerico, in Israele.

San Pietro Caveoso

Nuove scoperte hanno portato alla luce altri tesori di questo ecosistema così perfetto tra pietra, luce e acqua. E tra i luoghi di culto celati tra le grotte, uno dei più interessanti ‘cenobi basiliani’ (chiesa rupestre medievale) del periodo longobardo, e riaperta al pubblico solo nel 2016, è la splendida Cripta del Peccato Originale’, altrimenti detta ‘Grotta dei Cento Santi’ appena fuori Matera, che contiene meravigliosi affreschi raffiguranti episodi della Genesi. Una delle tante testimonianze che fanno di Matera un luogo di enorme valore artistico e teologico.

La Madonna con la borsa, opera del Cinquecento

Altri affreschi più tardi, del periodo che va dal 1500 in poi, si trovano nelle oltre 120 chiese rupestri di Matera. Tra le più importanti, sono attualmente visitabili la chiesa di San Pietro Caveoso che si affaccia sull’omonima piazzetta. La prima costruzione risale al Trecento, poi è stata eretta sul luogo di origine nel Seicento e rifatta nel Settecento, periodo a cui risalgono la facciata e il rosone con il pregiato soffitto ligneo dipinto all’interno.

Fonte battesimale do San Pietro Caveoso

Dentro ci sono anche un presepe e un bel polittico ligneo raffigurante la Madonna tra i Santi Pietro e Paolo, l’Ultima Cena e il Padreterno. Di rara fattura anche un fonte battesimale scolpito nella pietra da una mano cinquecentesca e la rappresentazione di una Madonna con la borsa. Sovrastante San Pietro si erge l’altra chiesa rupestre di Santa Maria dell’Idris su uno sperone roccioso.

Lo sperone roccioso sul quale sorge la chiesa di Santa Maria dell’Idris

Il materiale tufaceo su cui sono sorte le grotte ha fatto sì che si mantenessero ‘fresche’ e intatte sia le strutture che i capolavori affrescati. Inoltre, le dominazioni territoriali che si sono susseguite, dai bizantini ai normanni fino ai giorni nostri, hanno slanciato verso l’alto Matera, la quale sembra costruita su due imbuti rovesciati che la fanno sembrare un anfiteatro naturale. I due lati in cui si divide la città sono il Sasso Barisano, che guarda verso nord dove c’è Bari e quindi deve il suo nome a questo, e il Sasso Caveoso che guarda verso sud dove si vede Montescaglioso. Al centro li divide lo sperone della Civita, il nucleo più antico della città che ha tra i suoi tesori il Palombaro Lungo di Piazza Vittorio Veneto, un ambiente sotterraneo antico famosissimo che era la cisterna per la raccolta delle acque piovane: da visitare assolutamente.

Il soffitto ligneo dipinto di una chiesa

E sul colle della Civita, a piazza del Duomo, si erge maestosa la Cattedrale di Matera eretta tra il 1230 e il 1270: uno dei più tardi esempi dello stile romanico pugliese. All’interno si trova la Madonna della Bruna, patrona di Matera, che viene portata in processione ogni 2 luglio e che costituisce per questa città la festa più suggestiva dell’anno. Una festa che coinvolge tuttora gli abitanti, i quali corrono per accaparrarsi ognuno un pezzo del magnifico carro decorato che viene costruito annualmente, per portare in processione lungo le strade e i vicoli, a mo’ di baldacchino, la statua della Madonna. Una festa rumorosa e colorata che già all’alba dà luogo a fuochi artificiali e preghiere, culminando in zuffe per avere il pezzo più bello del carro! Ovviamente organizzata tra le varie fazioni e i rioni già dai giorni precedenti…


Ma Matera è anche un immenso set cinematografico. In questi antichissimi vicoli e rioni almeno trenta film sono stati girati dal 1953, senza contare i documentari, i cortometraggi e gli episodi di fiction. Nel 1953, Alberto Lattuada vi ambientò La Lupa, con Anna Magnani, adattamento di una novella di Verga. Poi Gli anni ruggenti di Luigi Zampa, Lina Wertmuller con I basilischi, fino a Francesco Rosi che vi fece ben tre film: C’era una voltaTre fratelli, e il Cristo si è fermato ad Eboli del 1979 che riprendeva quel libro di Levi che fece tanto scalpore. Poi arrivarono i fratelli Taviani con le scene di Allosanfan e in seguito Giuseppe Tornatore con L’uomo delle stelle.


Il fascino della descrizione di quei luoghi che riuscì ad evocare Pier Paolo Pasolini con Il Vangelo secondo Matteo, girato nel 1964, ispirò quarant’anni dopo Mel Gibson per The Passion.

Hollywood scoprì la magica città lucana nel 1985, quando Bruce Beresford venne a girarvi il suo King David con Richard Gere. Anni dopo disse che “aveva scoperto una città straordinaria di cui altrimenti avrebbe continuato ad ignorare l’esistenza”.

Negli ultimi anni il lucano Rocco Papaleo celebrò la sua terra con Basilicata Coast to Coast del 2010, e da quel momento in poi il turismo cinematografico di Matera è letteralmente esploso. Le guide dicono che quest’anno, dopo la fiction ‘Sorelle’ andata in onda sulla Rai nell’aprile 2017, frotte di turisti chiedono informazioni sui luoghi e le location dove si è girata la storia ambientata nel saliscendi materano.

Quello che oggi colpisce, a due anni da quel 2019 in cui Matera sarà il simbolo della cultura europea, è la carenza nelle comunicazioni stradali e ferroviari, seppure ci siano innumerevoli promesse per nuove strade ferrate e asfaltate. Nonostante un vettore italiano stia facendo di tutto per portare almeno dei pullman di linea a due passi da Matera, c’è sempre qualcosa che non va.

(Fotografie dell’autrice).

1 commento

  1. […] Sassi di Matera sono una vera e propria città costruita sfruttando la conformazione del paesaggio, cioè la […]

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*