UN CALABRESE IN LUSSEMBURGO

Luxembourg, il Gründ

Sono calabrese.
E se sei calabrese, prima o poi emigri. Dev’essere una cosa che abbiamo nel sangue: nasci, ci pensi un po’, ma alla fine parti. Io son diventato emigrante a tre anni; col papà, la mamma e la sorella ci siamo arrampicati su al nord per mezza Italia, emigranti fermati a Roma.
Ora, se sei già stato emigrante diventi emigrato, cresci, vivi e non ci pensi più, ma no, il sangue non è acqua, non si dice così? E finisce che parti ed emigri di nuovo.
Così è, e dunque si torna a emigrare: sono arrivato in Lussemburgo.
– Dove? Lussemburgo? e ‘ndo sta?
Come ‘ndo sta? Sta lì, in mezzo fra Belgio, Francia e Germania, lo vedete? Vabbè, in un cassetto da qualche parte ce l’avrete una lente d’ingrandimento, no? Andate a prenderla e tornate che vi aspetto, su ….
Non vorrete mica che stia a raccontarvi i numeri del Lussemburgo, no? Vi basti sapere che il Lussemburgo è l’unico Granducato al mondo, è anche il quinto più piccolo stato al mondo, esclusi Vaticano, San Marino e le isolette sperdute, in pratica è più piccolo dell’Umbria; che la capitale del Lussemburgo, che con grande originalità ha nome Lussemburgo, è patrimonio mondiale dell’UNESCO; e infine che è lo stato europeo con il più alto PIL pro-capite.
Vi basta? Non lo sapevate? Beh, sapevatelo!
E allora, chi la fa la domanda che viene dopo? Bon, timidi vedo, me la faccio da me: “Come si vive in Lussemburgo?”
D’accordo, cominciamo da questa domandina carina carina, se proprio lo volete ve lo dico, vi racconto un po’ di Lussemburgo, un po’ di storie, tradizioni, attualità, cose successe a me, cose successe ad altri perché tanto, se vi annoiate, potete sempre smettere di leggere, giusto?

E intanto un anziano signore accosta in macchina proprio accanto a me, scende per prendere una copia de “L’Essentiel”, il giornale gratuito più letto qui, capelli bianchi, pipa di schiuma fra i denti, cappellino che oggi c’è il sole, gonna dritta di jeans!
Anche questo è il Lussemburgo, un incredibile incrocio di razze, culture, nazionalità, un luogo dove si mescolano le lingue e le persone, luogo di passaggio, dove si viene soprattutto per lavoro e dove magari ci si ferma poi a lungo o per sempre.

Cominciamo allora con una storia di Natale, una storia americana alla “La vita è meravigliosa” che se vi scende la lacrimuccia tanto nessuno vi vede. La storia di San Nick.

Il Granducato di Lussemburgo, insieme al sud del Belgio, insieme a un po’ di Germania e con pure il nord-est della Francia, tutte queste terre insieme formano quel che si chiama la Grande Région.
Da queste parti, qui nella Grande Région, il buon Babbo Natale non è che un gregario, come dicono qui “second couteau”, qui a dicembre si festeggia il giorno 6, quando, ansiosamente atteso e lungamente desiderato, arriva Saint Nicolas.

saint_nciolas_1

Saint Nicolas lo si attende:
per giorni e giorni i bambini lasciano la sera fuori dalla porta della loro stanza, sul terrazzo, in giardino, le pantofole o le scarpe tirate a lucido e al mattino corrono a vedere se dentro ci sarà una caramella, segno questo che sono stati buoni e i regali arriveranno.
Saint Nicolas lo si accoglie:
la notte fra il cinque e il sei dicembre arriverà Saint Nicolas e con lui il suo asino che sul basto porta la gerla dei doni, arriva insieme al Père Fouettard, arrivano stanchi, al freddo, nella neve, e allora i bimbi prima di dormire lasciano una carota per l’asino e due bei bicchieroni di acquavite per scaldare i pellegrini.
Befanescamente i doni del vescovo santo son caramelle, cioccolata, piccoli giochi, mentre il “Padre Frustatore”, un uomo sporco, vestito d’un saio, il viso nero di carbone, porta un fascio di verghe da lasciare ai bimbi che non son stati buoni, con cui i genitori dovranno dunque punirli, ahi!

E ora che sapete chi è questo San Nicola che alcuni chiamano “il braccio destro di Dio”, andiamo insieme nella piccola città di Wiltz, nel cuore delle Ardenne lussemburghesi, dove finalmente potrò raccontarvi questa nostra storia di “Natale” una storia che comincia così …

C’era una volta in Europa la seconda guerra mondiale …
Era il 1944 nella piccola città di Wiltz, centro della resistenza in Lussemburgo, quando infine l’esercito americano fece il suo ingresso liberatore cacciando l’occupante nazista che in quattro anni l’aveva svuotata di tutti gli uomini validi, mandati nei campi di concentramento o arruolati a forza nell’esercito, riducendola alla fame.
Quattro anni durante i quali nessun festeggiamento era mai stato organizzato, niente Natale, niente Saint Nicolas, i bimbi più piccoli non avevan mai conosciuto nulla di tutto questo in tutta la loro vita.
Un caporale dell’esercito americano, originario della Germania, ebbe allora l’idea di organizzare, alla veglia della data di festa, una parata cittadina con un uomo vestito da Vescovo che attraversasse la città donando ai piccoli dolci e cioccolata.
Un Saint Nicolas come c’era stato ogni anno per secoli e che la guerra aveva tenuto lontano.
Una bella idea, una maniera di fare festa per tutti, così ogni soldato donò le sue porzioni di dolci, dei piccoli oggetti, i regali ricevuti da casa e i cucinieri s’impegnarono a preparare ciambelle e torte per la festa.
Anche le monache del convento si impegnarono, cucirono ali su vesti da angelo, fabbricarono piccoli doni e prepararono con i bimbi i canti per la festa.
Quando tutto fu pronto, si andò dal parroco per chiedere in prestito un abito talare adeguato e una mitria per vescovizzare l’eletto interprete.
Ma sapete una cosa? Il parroco era un omone di due metri ed era difficile trovare chi potesse portare i suoi abiti senza essere ridicolo, ma alla fine qualcuno fu trovato, un certo Richard Brookins, un omone pure lui.
Così la processione fu organizzata, tutta la città scese in strada, gli unici uomini presenti erano i soldati, i bambini cantavano, ricevevano felici i dolci e per una volta non temevano il Père Fouettard che semplicemente non era stato invitato. Lungo la strada Saint Nicolas benedisse la folla, nel convento incontrò i bimbi uno ad uno; ebbe parole e carezze per tutti, questo santo americano che parlava un tedesco stentato, qualche piccola frase appresa in quei giorni, poi tutti insieme, santo e soldati e donne e bambini, salirono al castello e continuarono a far festa mangiando le torte preparate per l’occasione. Infine si tornò in chiesa dove il parroco recuperò i suoi abiti e celebrò la messa.

Un fotografo dell’Associated Press presente filmò il tutto e prese un sacco di foto, la storia fu raccontata nei cinegiornali e pubblicata nelle riviste, l’America intera se ne commosse..

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Due settimane dopo i nazisti bombardarono Wiltz, distruggendola quasi completamente e uccidendo gran parte dei cittadini, anzi delle donne e bambini superstiti e cacciando via gli americani.
Dick, il Saint Nicolas americano, è sopravvissuto alla guerra ed è tornato due volte a Wiltz, l’ultima nel 2014, all’età di 92 anni, per festeggiare il settantesimo anniversario di un giorno davvero particolare, incredulo di scoprire come nulla di ciò che era stato nel 1944, fosse mai stato dimenticato.
Da allora, infatti, da oltre settant’anni, a Wiltz, dove, come dovunque qui nella Grande Région, Saint Nicolas si festeggiava in famiglia, si festeggia per le strade con uno dei cittadini scelto apposta che arriva vestito da soldato americano, alla guida di una jeep originale dell’epoca, si cambia in prete mitriato e continua la tradizione nata con la guerra di un Saint Nicolas che solo lì, solo a Wiltz, nel nord del Lussemburgo, è The American Saint Nick.

1 commento

  1. Bravo, bellissima storia…

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