CYBERPUNK, IL FUTURO DI IERI STA GIÀ PASSANDO

CYBERPUNK, IL FUTURO DI IERI STA GIÀ PASSANDO

Vorrei iniziare questo articolo sul cyberpunk partendo un po’ più in là che in media res, partendo direttamente dalla fine.
Cosa succede nel momento in cui la realtà supera la fantasia? Effettivamente il futuro non è fissato. Il solo destino è quello che ci creiamo noi, come diceva il giovine John Connor al T-800. Probabilmente è giusto, tuttavia fra gli infiniti ipotetici scenari con cui da decenni facciamo a lingua in bocca con la fantascienza, di tutti i futuri in cui avremmo potuto trovarci, in quale stiamo vivendo?
In quello cyberpunk.

Quando le fantasie sul futuro di ieri vengono superate dal presente, diventando un bizzarro passato di oggi, il cyberpunk, così come lo intendiamo e come abbiamo imparato a conoscerlo, ha ancora un senso? Sicuramente in giro non ci sono ancora taxi volanti guidati da un Korben Dallas qualunque. Così come non ci sono ancora giudici con i legislatori a sei modalità di combattimento. Ma il futuro è qui, solo non è stato ancora distribuito equamente. Il cyberpunk lo stiamo vivendo qui e ora. E sì che la realtà ha raggiunto e superato la fantasia.

Illustrazione di Josan Gonzalez

Non voglio entrare troppo nel dettaglio spiegando cosa sia il cyberpunk. A grandissime linee basta la sintesi fatta da Bruce Sterling: High tech. Low life. Alta tecnologia. Vita scadente.
Una dicotomia che mette in risalto la distopia di un futuro in cui da un lato c’è un fortissimo progresso scientifico-tecnologico e dall’altro l’annichilimento sociale. Dato dal vivere in un mondo squallido e amorale assoggettato alle macchinazioni delle multinazionali e della criminalità organizzata.

Questo mio ragionamento è iniziato qualche mese fa a seguito di due fatti che mi hanno lasciato piuttosto perplesso.
Partiamo da una notizia che mi fa sorridere: Netflix era alla ricerca di gente da pagare per fargli guardare serie in binge watching.

Illustrazione di Josan Gonzalez

Per quelli che non hanno la minima idea di cosa sia, il binge watching è la pratica di sfondarsi di serie tv guardando episodi a ciclo continuo non-stop. Essenzialmente è la stessa cosa de Il trattamento Ludovico, solo che, invece di essere legato davanti allo schermo con delle pinze che ti costringono a tenere gli occhi aperti come Alex in Arancia Meccanica, lo fai volontariamente.

Quindi se Netflix ti paga per il binge watching è un po’ come se uno spacciatore lo facesse per drogarti. Che poi, a pensarci bene, noi siamo ormai dei tossici. Ma com’è che siamo arrivati a quest punto? Soprattutto, che c’entra con il cyberpunk? La risposta breve è: cambiata la forma, ma non la sostanza. La risposta lunga invece…

Illustrazione di Josan Gonzalez

Con il sempreverde senno di poi è facile accorgersi della schiera di precursori che hanno gettato i semi. Per esempio, Alfred Bester e il suo L’uomo disintegrato (The Demolished Man) del 1953. Oppure John Brunner con Rete globale (The Shockwave Rider) del 1975. Nel mezzo c’è stata tutta quella gente come John Shirley, Bruce Sterling e, naturalmente, Phillip K. Dick con Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Do Androids Dream of Electric Sheep?). Gli androidi di P.K. Dick non sono cyberpunk nel senso stretto del termine, tuttavia sono il seme che ha dato vita a un evento di convergenza.

Se dovessi azzardare su quando è nato il cyberpunk, direi 1985 o giù di lì. Quello è l’hanno in cui si è assestato l’evento di convergenza. Nel 1982 usciva Blade Runner di Ridley Scott e nel 1984 Neuromante di William Gibson. Due opere, un film e un romanzo, che hanno fissato i canoni del genere. Dandogli rispettivamente un’estetica e un linguaggio, ripresi più o meno da chiunque negli anni successivi. Perciò si potrebbe dire che tutto comincia da qui? Insomma, la cosa non è proprio così semplice.

Cyberpunk futuro di ieri, passato di oggi

Scommetto che se tornassi dove sono cresciuto ci troverei la mia ombra impressa sul muro dove mi parcheggiavo per ore a guardare il vecchio spara-radiazioni a tubo catodico. Gli ottanta, contemporanei al cyberpunk, sono stati anni di transizione.

C’era MacGyver che prendeva una ciocca di peli e con due sputi ci costruiva i razzi. L’A-Team, con le armi amiche che sparavano senza mai far male a nessuno. Thomas Magnum cafonissimo che risolveva i crimini comodamente in spiaggia, mentre con un mano stringeva la chiappa di una ragazza e nell’altra un cocktail. Serie tutte uguali il cui scopo era imbottire il palinsesto per tenere lo schermo accesso. Come i telescreen del 1984 nel super-stato di Oceania.

Cyberpunk futuro di ieri, passato di oggi

Poi, negli anni novanta, è successo qualcosa. A un certo punto, il dottor Sam Beckett fonda il progetto Quantum Leap e comincia a fare avanti e indietro nel tempo. L’agente speciale Dale Cooper arriva a Twin Peaks e assieme a lui tutti cominciano a chiedersi chi abbia ucciso Laura Palmer. Dana Scully diventa la partner di Mulder e pure lei decide di volerci credere agli X-Files. Cos’è successo? La questione cominciava a non essere più chissene se oggi non ho visto chi ha arrestato Starsky e Hutch, tanto domani ne arrestano un altro. No, da verticale, l’asse dei telefilm con ogni episodio che faceva storia a sé cominciava ad andare sempre più in orizzontale.

L’alba di una nuova era, quando la televisione ci teneva per le palle come John Connor con Skynet, stava sorgendo. La tv restava sempre accesa, certo. Ma non si trattava del brusio di sottofondo tanto per fare compagnia: ora tu spettatore un episodio non dovevi, non potevi perdertelo.

Naturalmente non siamo obbligati a tenere la tivu accesa ventiquattro ore al giorno. Così come non siamo obbligati, come il povero Ben Richards, a partecipare a L’uomo in fuga per trovare i soldi per sfamare la famiglia. Siamo comunque invasi da giochi e show atti a generare sentimenti di odio e ilarità. Con tanto di rincoglioniti che ogni tanto spuntano nei framezzi urlando il nome dell’emittente.

Cyberpunk futuro di ieri, passato di oggi

E poi? Poi è arrivato internet a mischiare le carte. Per dire, su Vattelapesca.com ci sono tutte le stagioni di Ash vs Evil Dead. Che fai, non le vedi? Ci sono tutti gli episodi, sono lì a portata di mano: ne hai la possibilità e vedi un solo episodio e un altro te lo guardi il giorno dopo? Impossibile. Nessuno ti costringe a tenere la televisione accesa, ma lo fai. Nessuno ti costringe ad appiccicarti allo schermo del pc, ma lo fai lo stesso. Perché? Perché puoi.

Più su dicevo che c’è anche un’altra cosa che mi ha dato da pensare. Un pensiero che mi colpì tipo cinquina in bocca. Una sensazione straniante e anche piuttosto sgradevole. Un po’ come accorgersi all’improvviso di essere arrivato in un posto in cui neanche volevi andare. Solo che, sovrappensiero, hai continuato a camminare senza rendertene conto. Ho avuto, cioè, l’impressione d’essermi svegliato all’improvviso e trovarmi in un posto sconosciuto.

Cyberpunk futuro di ieri, passato di oggi

Dunque, a casa ho un mobile di circa due metri di lunghezza che ho “reinventato” come scrivania. Anziché fare dei semplici supporti, tolto lo spazio per sedermi e infilare le gambe, per tutta la lunghezza ho ricavato delle nicchie nelle quali ho schiaffato le console, il case del pc, il lettore Dvd… persino un vecchio videoregistratore e altra robaccia. Sopra, invece, da destra a sinistra l’intero piano è occupato da un paio di vecchi monitor degli anni novanta. Di cui uno collegato con il pc, che qualche mese fa mi aveva abbandonato e che ho rimesso in sesto.

Inoltre c’è lo schermo tv, lo stereo (ho collegato le casse a tv e computer), oggetti vari ed eventuali sparsi alla rinfusa e, infine, il notebook. Inutile parlare della fitta giungla di cavi e cavetti che spuntano da ogni parte.
Era sera e la cosa è andata più o meno così. Il vecchio pc era in funzione, tentavo di aggiornarlo. Così come la tv, accesa perché stavo scaricando un gioco dal Playstation Store. Ero davanti al notebook con un occhio allo schermo mentre scrivevo e l’altro sullo schermo dello smartphone.

Cyberpunk futuro di ieri, passato di oggi

Apro una breve parentesi: sai qual è un’altra cosa divertente del cyberpunk? Le megalopoli. Un concetto popolare nella fantascienza almeno dai tempi del film muto Metropolis di Fritz Lang. Nel corso degli anni e delle storie, l’idea ha subito delle evoluzioni, certo. Vedi la Trantor di Asimov per esempio. La capitale dell’Impero Galattico grande quanto un intero pianeta, tanto estesa e stratificata che ormai non è più possibile vedere la superficie naturale manco a cercarla.

Oppure Mega-City One. La gigantesca metropoli in cui vivono il giudice Dredd e altri ottocento milioni di abitanti circa. A grandi linee, se ne parlava nell’articolo Dredd 2012. Tuttavia, è interessante notare come, qualche anno prima di Blade Runner e di Neuromante, Dredd abbia contribuito a delineare una delle più inquietanti visioni di un futuro urbano.

Il motivo per cui l’idea di megalopoli rimane così popolare, sopratutto nel cyberpunk, è piuttosto semplice. Per quanto idee e soluzioni narrative brillanti possano dar vita a futuri apparentemente lontani, esotici e affascinanti, il concetto resta imprescindibilmente legato al mondo reale. Visto che esistono grandi centri urbani come New York o Tokyo, per dire, che non vanno lontanissimi dalla rappresentazione mentale di sprawl apparsa in centinaia di opere.

Cyberpunk futuro di ieri, passato di oggi

Arriviamo al punto. Mentre ero chiuso nella mia bella palla al centro del tecno-caos che mi sono creato, a un certo punto ho alzato la testa. Dalla mensola che minaccia pericolosamente di venir giù da un momento all’altro, ho visto i dorsi dei volumi di Neuromante, L’Eternauta e Watchmen che mi fissavano dall’alto come post-it messi alla rinfusa.

E come i post-it che a guardarli ti fanno venire l’ansia perché ti ricordano appuntamenti o scadenze incombenti, così quei maledetti volumi mi hanno fatto realizzare una cosa: il futuro, quello distopico, fatto di gente intrappolata (volontariamente) in cubicoli tappezzati di monitor, bombardata da un flusso costante d’informazioni, è arrivato. Quel futuro tanto enfatizzato da almeno trent’anni di cyberpunk a questa parte, dove a regnare è il “degrado tecnologico”, è qui: ci siamo arrivati e lo viviamo senza rendercene conto.

La morale di questo pippone è: non lo so. E comunque, chissene. Ognuno può tirarsi le proprie conclusioni. Per quanto mi riguarda, il futuro cyberpunk di Neuromante e Monna Lisa Cyberpunk era chiaro e, sotto molti aspetti, così è stato. In realtà, oggi è solo come la vecchia foto sbiadita di Sarah Connor che Kyle si porta appresso. Il futuro di nuovo ignoto scorre davanti a noi.

Detto questo credo sia tutto.

Stay Tuned, ma sopratutto Stay Retro.

 

1 commento

  1. è un bellissimo articolo, la tua freccia ha centrato il cuore del bersaglio,credo che assaggio di futuro prossimo lo dia black mirror che a me a tratti appare davvero geniale ed inquietante un buon chissene a tutti

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