IL CYBERPUNK DI DINO BUZZATI VENT’ANNI PRIMA

Dino Buzzati cyberpunk

Dino Buzzati (1906-1972), giornalista di punta del Corriere della Sera, scrittore dallo stile kafkiano del fondamentale romanzo “Il deserto dei tartari”, e disegnatore poliedrico, anche di fumetti molto particolari, ha anticipato il genere cyberpunk?

In una sua storia quasi dimenticata il professor Ermanno Ismani, ordinario di elettronica, e la moglie Elisa, vengono invitati dal ministero della Difesa a partecipare alla realizzazione di un progetto di fondamentale importanza per la nazione classificato come top secret.
I ricercatori coinvolti sono obbligati ad abitare all’interno della misteriosa Zona 36, una base militare tra le montagne, per una durata di almeno due anni. I due coniugi intuiscono che si sta costruendo una macchina pensante, la quale riesce a elaborare qualsiasi problema restituendo i risultati in termini matematici e con un lieve bisbiglio avvertibile come voce femminile.
Endriade, il capo progetto, a un certo punto spiega di avere dato alla macchina la personalità della sua prima moglie Laura, morta insieme all’amante in un incidente stradale. Lo scienziato afferma di avere creato la macchina in base al carattere della donna insieme ai difetti. Spera così di poter riavere l’amata consorte perduta, ma la macchina oltre alla personalità della donna ne serba anche i ricordi, cosa che porterà a conseguenze spiacevoli quanto inaspettate.

Breve romanzo del 1960 che si lascia leggere tutto d’un fiato, Il grande ritratto di Dino Buzzati rappresenta una delle prime storie sull’intelligenza artificiale scritta in Italia, in un periodo in cui questo termine non era ancora stato inventato (e abusato). Un’opera che mette al centro il dubbio sulla determinazione di umanità, in assenza di un corpo vero e proprio.
Nella seconda parte del romanzo viene presentato il dramma di un’entità senziente, convinta di essere una donna, senza però averne corpo e percezione e soffrendo per questo. Buzzati pone così la questione della possibilità che un’intelligenza artificiale sviluppi anche una sua propria coscienza e sensibilità.
Un’idea che anticipa di almeno una ventina d’anni uno dei leitmotiv della letteratura cyberpunk.
Altro tema importante del romanzo, è il tema del pericolo costituito dallo sviluppo di una macchina senziente che, come tale, può in perfetta autonomia sviluppare una propria logica, un proprio pensiero sul come “fare le cose”, totalmente avulsi dalla logica e dagli interessi del proprio creatore.

Su tutto c’è Laura, la macchina che è una donna bloccata all’interno di meccanismi tanto sofisticati quanto imperfetti. Divenuta, nella sua “nuova” vita artificiale, potenzialmente immortale, deve però accettare l’impossibilità di avere quella corporeità di cui nutre il ricordo. E quando ricordi di una vita precedente, fatta di “carne”, sensi e umanità, (ri)emergeranno prepotenti, sarà inevitabile l’innescarsi di eventi che porteranno al disperato finale.
Il romanzo è fantascientifico, circostanza questa che deluse profondamente i critici del tempo (i quali consideravano tale genere “basso” e indegno per un vero scrittore), ma in realtà c’è solo un po’ di tecnologia avveniristica avvolta nel mistero. Il tutto “sospeso” in un realismo/fantastico abbastanza angosciante. All’interno c’è spazio anche, o soprattutto, per una storia d’amore egoistico, malato e come tale destinato, forse sarebbe più corretto dire condannato, a essere perso per una seconda volta.
L’atmosfera che permea la storia è un misto di metaforico ed eccentrico realismo, al limite dell’assurdo, e di “magnetico” disagio che rendono difficile interrompere la lettura, specialmente nella seconda parte.

 

Dino Buzzati

In questo romanzo breve si distinguono chiaramente tutti gli elementi dello stile di Dino Buzzati, come le frasi brevi di un linguaggio “semplice e amichevole”, ma non superficiale, e allo stesso tempo chiaro e inequivocabile, ricco di significati.
Il grande ritratto si muove attraverso “spazi” diversi tra loro, ma al tempo stesso connessi, che abbracciano i sentimenti e le relazioni umane, ma anche l’interconnessione tra l’uomo e la macchina nonché il codice linguistico, che sia esso umano o “sintetico”.
Un breve romanzo che non ci stupiremmo di vedere nella bibliografia di autori come Philip K. DickJ. G. Ballard, che per molti aspetti angoscianti lo avvicinano a Kafka.
Un “piccolo” grande gioiello quasi dimenticato di un autore straordinario da riscoprire per non dimenticare più.

 

Giudizio finale: Sorprendente

 

Il grande ritratto 

autore: Dino Buzzati

Mondadori
Oscar
pag. 182
tascabile
brossurato
2018 (ultima edizione)
10 euro

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*