CRISI SULLE TERRE INFINITE: RIORDINARE LA DC

CRISI SULLE TERRE INFINITE: RIORDINARE LA DC

Crisi sulle Terre Infinite, meglio nota con il diminutivo del titolo originale, Crisis, è una miniserie pubblicata nel 1985 dalla Dc Comics. Un evento unico fino a quel momento, in quanto vede implicati tutti i personaggi appartenenti alla casa editrice.

Pubblicata in 12 albi anche qui in Italia dalla casa editrice Play Press, Crisis non è stata solo un’operazione commerciale, ma anche un evento necessario per riorganizzare il complesso universo Dc, fino a quel momento piuttosto caotico e confusionario.
Un lavoro tanto importante da dividere le storie della Dc, da quel momento in poi, in epoca pre-Crisis e post-Crisis.

Perché definiamo Crisi sulle Terre Infinite una miniserie “necessaria”? Per rispondere dobbiamo analizzare le origini dei personaggi DC.

 

LA DC PRE-CRISIS

Come è noto, l’epopea dei supereroi nasce con il successo avuto dalla Dc Comics con Superman nel 1938, bissato l’anno successivo da un altro eroe di grande popolarità, Batman. Da quel momento le edicole americane sono sommerse da supereroi mascherati: ogni casa editrice cerca di creare il proprio “superman”.

La stessa Dc lancia molti altri personaggi dai costumi colorati e i poteri bizzarri: Wonder Woman, Flash, Aquaman, Lanterna Verde, Hawkman…

Questo periodo storico è definito Golden Age (Età d’oro), che per quanto riguarda i supereroi si conclude sostanzialmente già alla fine degli anni quaranta (mentre per i comic book in generale finisce nel 1955, con l’autocensura del Comics Code).

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All’inizio degli anni cinquanta rimangono in edicola solo gli albi Superman, Batman e Wonder Woman, mentre fioriscono altri generi, come l’horror, il poliziesco, l’umoristico, il western e i fumetti rosa.

Nel 1956, con le edicole semivuote di fumetti a causa della “caccia alle streghe” che ha portato al Comics Code, Julius Schwartz, editor della Dc, prova con prudenza a rilanciare i supereroi, riproponendo Flash con personaggi a rotazione nell’albo Showcase n. 4.

Non si limita riprendere lo stesso personaggio degli anni quaranta, ossia Jay Garrick, dall’elmo alato come quello del dio Mercurio e il costume rossoblu, ma ne inventa uno nuovo di zecca, Barry Allen, con un costume e un background completamente diversi.

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L’operazione si rivela un successo e ben presto si ripete l’operazione con altri personaggi. Come il nuovo Lanterna Verde, non più il biondo ingegnere Alan Scott, ma Hal Jordan, collaudatore di aerei dai capelli castani.

Hawkman non è più Carter Hall, reincarnazione di un principe egizio, ma Katar Hol, poliziotto proveniente dal pianeta Thanagar. Atom non è più Al Pratt, pugile di bassa statura vestito da wrestler, ma Ray Palmer, fisico in grado di ridursi in dimensioni microscopiche e così via. Via il vecchio, dentro il nuovo.

Con questo ritorno di fiamma inizia la Silver Age (Età d’argento) dei supereroi, rafforzata all’inizio degli anni sessanta con la nascita dei nuovi supereroi Marvel sull’onda dei successi Dc.

 

IL MODELLO MARVEL E LA CONTINUITY

Dato il rinnovato interesse dei supereroi, Martin Goodman, editore della Marvel, incarica Stan Lee di creare una nuova linea dei personaggi. Stan Lee, con Jack Kirby e Steve Ditko, crea i personaggi di una nuova mitologia moderna: i Fantastici Quattro, Hulk, Thor, Iron Man e soprattutto l’Uomo Ragno.

Tra le numerose innovazioni portate da Lee e Kirby c’è la continuity, ovvero la logica coerenza tra le varie serie: i personaggi Marvel agiscono nella stessa città, nello stesso periodo, si incontrano e interagiscono tra loro scambiandosi anche gli avversari.

Situazioni, in realtà, già presenti prima di Lee e Kirby con gli scontri di Sub-Mariner di Bill Everett e la Torcia Umana originale di Carl Burgos dei primi anni quaranta.
Pure i personaggi della Dc si incontravano, anche se più raramente.

Negli anni sessanta la Marvel apre una linea temporale con gli eroi di venti anni prima.
Su Fantastic Four n. 4 e su Avengers n. 4 vengono in scena due big degli anni quaranta: Sub-Mariner e Capitan America.

Non nel modo in cui lo ha fatto la Dc, riproponendo nome e poteri su un altro personaggio, ma riprendendo gli stessi eroi originali, spiegando, tramite alcuni escamotage come l’animazione sospesa, il perché avevano fatto perdere le loro tracce.

 

IL MULTIVERSO DC

Intanto i lettori della Dc avevano inviato lettere alla redazione chiedendo delucidazioni sui legami tra gli eroi di oggi e quelli del passato con lo stesso nome, che fine avessero fatto, che eventuale legame ci fosse con quelli moderni.

A dare una risposta ci pensa Gardner Fox, sceneggiatore di Flash, nel settembre 1961 con una storia passata alla storia del fumetto: “Il Flash dei due mondi”.

L’episodio vede il Flash moderno, Barry Allen, attraversare una “barriera dimensionale” facendo vibrare a supervelocità le proprie molecole… qualunque cosa voglia dire.
Si ritrova così su una Terra parallela dove vive Jay Garrick, il Flash degli anni quaranta, ora in pensione.

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Questa trovata divenne l’escamotage per dare una collocazione a tutte le storie dell’epoca Golden Age, le quali sono avvenute su quella che viene definita Terra 2, mentre le storie attuali avvengono su Terra 1.
Questa idea viene ripresa per la prima volta sul numero 21 della Justice League (1963), in cui il team di eroi incontra i propri predecessori degli anni quaranta, la Justice Society.

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Il modello delle “multiterre” diventa un espediente narrativo di cui gli autori abusano creando altre realtà sempre più fantasiose, come Terra 3, una Terra dove i nostri eroi sono dei malvagi riuniti nel Sindacato del Crimine e Lex Luthor è l’eroe che li combatte.

Il numero delle Terre aumentano anche perché Dc acquista i diritti dei personaggi di altre case editrici decadute o fallite, come la Quality Comics (che pubblicava buoni personaggi come Plastic Man e Blackhawk); la Fawcett Comics, che pubblicava Capitan Marvel, l’eroe più venduto durante gli anni 40; fino alla Charlton Comics, che deteneva personaggi come Blue Beetle e The Question.

Le interazioni tra questi personaggi di terre diverse creano sempre maggior confusione.
A un certo punto la Dc decide di fare chiarezza, di rendere il proprio universo narrativo chiaro e omogeneo come quello della rivale Marvel.

 

CRISI SULLE TERRE INFINITE, LA DC RIPARTE DA ZERO

Nel 1985 la Dc si avvicinava al 50ennio di vita editoriale, il che significava decenni da riorganizzare e riordinare. Di questa tortuosa e difficile operazione si incarica Marv Wolfman, sceneggiatore formatosi alla Dc con la serie Teen Titans, poi passato alla Marvel e infine ancora alla Dc sempre con i Titans.

Lo scopo è semplificare l’intrigato multiverso DC, cancellando tutto ciò che è superfluo o inutile. Per farlo, Marv Wolfman elabora una storia in cui tutti i personaggi e gli universi che non interessano più vengono semplicemente distrutti, spazzati via, come se non fossero mai esistiti.

I disegni vengono affidati a George Perez, già partner di Wolfman sui Teen Titans, e la scelta si rivela azzeccata. Perez è un disegnatore bravo nelle vignette zeppe di personaggi, caratterizzando e definendo i volti, gli sfondi e i dettagli, qualità non da poco quando occorre disegnare decine e decine di personaggi diversi.

La trama, in breve, è la seguente.
L’Antimonitor, una creatura millenaria che vive in un universo composto di antimateria, vuole distruggere il multiverso per accrescere il proprio potere.

Attraverso una incontrastabile nube di antimateria, l’Antimonitor è in grado di distruggere completamente un intero universo, come quello di Terra 3, dove agisce il Sindacato del Crimine. Ampliando in questo modo la propria realtà composta di materia negativa, che prende il posto della materia positiva.

A contrastarlo c’è Monitor, la sua controparte benigna, che grazie all’aiuto dell’assistente Harbinger recluta eroi da tutti gli universi sopravvissuti.

Le Terre coinvolte sono le seguenti.
Terra 1, quella ufficiale in cui agiscono Superman, Batman, la Justice League e i Teen Titans eccetera.
Terra 2, degli eroi della Golden Age, come la Justice Society e un Superman ormai anziano.
Terra S, di Capitan Marvel e la “famiglia Marvel” acquisita dalla Fawcett Comics.
Terra X, dove i nazisti hanno vinto la guerra e i Freedom Fighters guidati da Zio Sam li contrastano (eroi della Quality Comics).
Terra 4, degli eroi Charlton come Blue Beetle o Capitan Atom.

L’insolita alleanza di supereroi delle varie terre contrasta il piano dell’Antimonitor, subendo diverse perdite, tra cui le più celebri sono quelle di Supergirl (Kara L, cugina dell’Uomo d’Acciaio) e di Flash II alias Barry Allen, che sacrificano la propria vita per salvare gli universi.

Per fermare definitamente l’Antimonitor, gli eroi e i criminali delle multiterre sono costretti a tornare indietro nel tempo fino alla creazione dell’universo, dove, per bloccare il folle avversario, generano un nuovo big bang da cui si crea una nuova, unica, Terra.

Quindi dove prima c’era un multiverso, ora ne esiste uno soltanto, con un’unica Terra.
Nessuno, se non chi ha partecipato alla Crisi, ricorda il multiverso e le molteplici terre.
Tutti i personaggi superstiti hanno vissuto sull’unica Terra, a seconda dell’epoca in cui sono nati.

 

LE CONSEGUENZE

Da quel momento per la Dc esiste un solo universo da gestire. Questo dà occasione alla casa editrice di rilanciare i propri titoli. Per esempio, adesso non esiste più il Superman anziano di Terra 2 o Superboy.
John Byrne, negli anni ottanta re Mida del fumetto, si occupa di riscrivere le origini di Superman.
Frank Miller rielabora in parte Batman, nella miniserie Anno Uno.
George Perez, come sceneggiatore oltre che disegnatore, si incarica di riscrivere le origini di Wonder Woman, legandola maggiormente ai miti greci.

Con la morte di Barry Allen, il nipote Wally West, già noto ai lettori nel panni di Kid Flash, ne riprende il ruolo come nuovo Flash (il terzo). Un Flash giovane e dinamico, scritto da Mike Baron.


Ron Marz rilancia Hal Jordan, Lanterna Verde (che si era ritirato poco prima della Crisi) con l’episodio “Alba di smeraldo”. Mentre Mike Grell rielabora l’arciere Freccia Verde in chiave hard boiled (ne abbiamo parlato qui).

Anche la Justice League e la Doom Patrol hanno una nuova vita creativa che ne ripristina lo smalto dopo decenni, i primi a cura di J.M. De Matteis e Keith Giffen (ai testi, mentre i disegni vengono affidati a Kevin Maguire), i secondi vengono rielaborati da Grant Morrison in una lunga run.

Molte di queste serie pubblicate nella seconda metà degli anni ottanta, definita era post Crisis, sono tra le preferite dai fan ancora oggi.
Nel corso degli anni, Crisi sulle Terre Infinite è divenuto il modello per ogni megaevento o crossover successivo, non solo per la Dc Comics.

Nel 2005, per festeggiare i vent’anni di Crisi, la Dc ha pubblicato il sequel Crisi Infinita, scritto da Geoff Johns e disegnato perlopiù da Phil Jimenez, disegnatore che si rifà molto a George Perez.
Il mega evento riprende dal finale della prima Crisi per rigenerare il multiverso Dc.

 

CRISI SULLE TERRE INFINITE IN TV

Tra le fine del 2019 e l’inizio del 2020 lo sceneggiatore Marc Guggenheim porta in televisione una storia, Crisi sulle Terre Infinite, ispirata all’omonima miniserie a fumetti.

La storia vede come protagonisti tutti i personaggi degli show televisivi prodotti dall’emittente The CW, ossia Arrow, Batwoman, Flash, Supergirl e Legends of Tomorrow.
Questi personaggi, che hanno una continuity interna definita Arrowverse, vengono coinvolti nella lotta per la salvezza del proprio universo, non senza alcuni sacrifici.

In un episodio appare un cameo dello sceneggiatore Marv Wolfman, che chiede un autografo proprio a Supergirl e Flash, gli eroi che lui aveva ucciso nel fumetto originale.

 

 

 

4 commenti

  1. In realtà, se l’obiettivo di Crisis era di semplificare e razionalizzare l’universo DC, è stata un totale e plateale fallimento. Invece di essere razionalizzata la continuity DC è stata massacrata, con reboot incompatibili fra di loro e i lettori che non sapevano più se gli eventi passati erano in continuity o meno. Alcuni personaggi come Power Girl hanno dovuto avere nuove origini, che però erano contraddette da altre storie, e quindi hanno dovuto cambiare più origini fino a quando nessuno era più sicuro di qual;e fosse quella giusta. Non a caso dopo pochi anni dovettero cercare di “riaggiustare le cose” (introducendo invece ancora più problemi) con Zero Hour

    Se invece la guardiamo più obiettivamente come una biechissima speculazione commerciale, è stato uno straordinario successo, tanto che da allora la DC non fa che produrre una “crisis” dietro l’altra per spremere il limone…

    • Recentemente Marv Wolfman ha detto che Alan Moore fin dal primo momento aveva capito cosa significasse davvero Crisis: la scomparsa della Terra abitata dai criminali e difesa solo da Lex Luthor era in realtà la fine dei concetti alla base dei supereroi fino a quel momento. Moore ha accompagnato la Crisis di Wolfman /Perez con la sua run su Swamp Thing ed il duello finale tra Luce e Ombra. Grant Morrison nei primi 26 numeri di Animal Man serie del 1988 richiama la saga via personaggio dello Psico Pirata e ci dice quanto gli spiaccia non ci sia + il Multiverso e tutte quelle storie con personaggi bislacchi come gli Inferior Five o la Lanterna Verde new age etc. Il papà di King Mob e Crazy Jane già allora aveva una sua poetica – in parte tradita da Waid che ha lavorato con lui allo Ipertempo – secondo cui tutte le storie esistono da qualche parte. Il suo Bats ha “davvero” vissuto tutte le storie dal 1939 – eroe pulp, Dick Sprang ed il Bat-Mito, Adam West e Neil Adams , Frank Miller – con ripercussioni che solo un autore postmoderno come Morrison poteva gestire.
      Il post Crisis invece era destinato a creare fratture e contraddizioni, ma anche storie scalene, imperfette e vive come detto nell’articolo. Alle storie citate aggiungerei anche il controverso Hawkworld di Truman/Alcatena perché Hawkman è il personaggio che cambia + di tutti in occasione delle crisi periodiche della DC e The Question di O’Neill /Cowan noir nel solco del Green Arrow di Grell.

  2. Con l’Ipertempo Grant Morrison non fa che inseguire Alan Moore, come al solito (poi per forza alla fine l’ha paragonato ad uno stalker), che aveva già introdotto anni prima il concetto che tutti i vari Superman (e tutti i Luthor) esistono sulle pagine di Supreme (il suo omaggio alle storie di Superman) 🙂

    • La Supremazia di Moore è un posto in cui convivono tutte le versioni di Supreme. L’Ipertempo – almeno a livello filosofico – mette sullo stesso piano fan fiction e Crisis ed un Elseworld in cui Bruce Wayne è un travet che si sveglia enorme pipistrello a Kafka City. Un artista, se può, ruba. Ben Jonson o Pablo Picasso. Uno dei due potrebbe averlo detto. Sicuramente molti lo pensano. Le storie si parlano. Se fossi Morrison, pescherei nel carniere di Moore, in quello che vedo in strada, in un sogno agitato. Probabilmente è quello che fa, come tutti i creativi.

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