IL FENOMENO DELLE COVER NEL BEAT ITALIANO

Beat

La musica beat si sviluppa in Italia nella metà degli anni sessanta, sull’onda del dilagante successo dei Beatles. Si tratta di una rivoluzione musicale, una ventata di freschezza, un sound coinvolgente e leggero, ideale per i ragazzi del boom economico che “avevano solo voglia di ballare e di colorare il mondo”.

In questo periodo l’interesse dei giovani per la musica è altissimo, tanto che nascono diverse riviste musicali. La prima è “Ciao amici”, uscita nel dicembre 1963, edita a Milano. Era ricalcata sulla rivista “Salut les Copains”, pubblicata l’anno precedente dalla Filippachi Editrice, che stava avendo un enorme successo in Francia.

beat

La musica beat

Nascono in questo periodo anche le prime discoteche, dove i giovani possono incontrarsi e ballare al ritmo del beat. La più famosa fu il Piper, un locale romano fondato dall’avvocato Alberigo Crocetta e da Giancarlo Bornigia. I due acquistarono una costruzione nuovissima nata per essere utilizzata come cinema e ne fecero una discoteca. La riempirono di macchine strane, di una “buca dell’eco” e di opere da museo (purtroppo andate distrutte) di grandi artisti contemporanei, tra cui Andy Warhol, Rotella, Schifano, Manzoni e Rauchenberg. Il 17 febbraio del 1965, all’inaugurazione, suonarono i The Rokes e l’Equipe 84, due tra i più famosi gruppi musicali che stavano nascendo un po’ dappertutto in quel periodo.


Fu il boom del mercato della canzone, dovuto più all’intraprendenza e alla spregiudicatezza di editori e discografici, che non alla qualità degli artisti autoctoni.
La musica italiana divenne un copia-copia generale dei successi provenienti da America e Inghilterra. Complice la lentezza delle comunicazioni che impediva ai brani originali di giungere sul mercato italiano in tempi brevi (erano necessari alcuni mesi o, addirittura, in alcuni casi la canzone non giungeva neppure in Italia), l’azienda italiana del disco riuscì a creare migliaia di popstar nostrane con un impegno minimo sul fronte della composizione, ma avvalendosi di due figure professionali che diedero un contributo decisivo alla crescita esponenziale del periodo: l’arrangiatore e, soprattutto, il “paroliere”, cioè l’autore dei testi.

beat

Giovani degli anni sessanta

L’arrangiamento consisteva nel lavoro di organizzazione strumentale e strutturale di una data composizione, allo scopo di farla suonare secondo la forma musicale desiderata. Il paroliere, invece, doveva essere abile e rapido nel confezionare la versione in lingua italiana di un brano promettente straniero. Nacque così il fenomeno delle “cover”, regine incontrastate per almeno dieci anni dei juke-box italiani.
Tra quelle uscite nel 1966, anno fatidico per il beat, ne abbiamo selezionate dieci, alcune molto note e altre misconosciute.

Non c’è più nessuno (1966) Camaleonti
A Groovy Kind Of Love (1965) Diane and Annita

A Groovy Kind of Love è una canzone scritta da Toni Wine e da Carole Bayer Sager, con una melodia basata sulla Sonatina in Sol Maggiore, op. 36 no. 5 di Muzio Clementi (musicista vissuto tra Settecento e Ottocento). Il brano fu inciso nel 1965 dal poco noto duo femminile Diane & Annita senza particolari riscontri di pubblico. Divenne di lì a poco un successo internazionale nella successiva versione dei Mindbenders, dello stesso anno.

Il testo in italiano della canzone dei Camaleonti, come spesso succedeva, ignorava il testo dell’originale, anzi, qui il significato è proprio opposto: sfigato con le donne il protagonista italiano, felice e appagato quello americano.

Un ragazzo di strada (1966) I Corvi
I Ain’t No Miracle Worker (1965) The Brogues

I Ain’t No Miracle Worker è una canzone della garage rock band americana The Brogues, scritta da Annette Tucker e Nancie Nantz, e pubblicata come singolo nel novembre 1965.

Oggi considerata un classico del garage rock, non ebbe nel periodo in cui uscì un particolare successo. Fu senz’altro una scelta lungimirante quella dei Corvi, che peraltro ne fecero una ottima versione.

Io ho in mente te (1966) Equipe 84
You Were On My Mind (1966) We Five

You Were on My Mind è una canzone scritta da Sylvia Fricker nel 1962 nella vasca da bagno di una camera del’Hotel Earle, nel Greenwich Village di New York. La Fricker disse di averla scritta nella vasca perché “era l’unico posto dove gli scarafaggi non sarebbero arrivati”.

Originariamente interpretata dalla Fricker e dal suo futuro marito Ian Tyson, come duo Ian & Sylvia, raggiunse il successo nella versione del quintetto pop californiano dei We five. Nella versione dell’Equipe 84 la canzone quell’anno vinse il Cantagiro

Son così (1966) Giganti
Let Me Be (1965) The Turtles

La canzone di P.F. Sloan è un messaggio di sfida contro le norme della società e una forte richiesta per la libertà di espressione personale.

Un messaggio di protesta che, come raramente avveniva, venne mantenuto nella sua integrità nella versione dei Giganti, merito dell’autore del testo in italiano: Giulio Rapetti detto Mogol.

Come potete giudicar (1966) Nomadi
The Revolution Kind (1965) Sonny Bono

Come potete giudicar è stato il primo successo per i Nomadi e una delle più significative canzoni della rivoluzione beat italiana. Con questo brano il gruppo modenese partecipò al Cantagiro 1966 e, pur non ottenendo un grosso risultato di classifica, si mise comunque in grande evidenza.

La canzone è la cover di “The Revolution Kind” incisa a 45 giri come solista da Sonny Bono, ancora nel periodo semi-protestatario influenzato da Bob Dylan, prima del fortunato sodalizio artistico e sentimentale con Cher.

L’orizzonte è azzurro anche per te (1966) Nuovi Angeli
Sunny Afternoon (1966) The Kinks

Sunny Afternoon è un brano musicale del gruppo rock britannico The Kinks, composto dal leader della band Ray Davies e pubblicata su singolo in Gran Bretagna il 3 giugno 1966. Le accentuate sonorità da music hall e il satirico testo del brano sono parte del mutamento stilistico del gruppo, che dopo gli esordi come garage band stava elaborando uno stile molto più raffinato e complesso.

Il testo tratta della crescente pressione fiscale che il governo laburista di Harold Wilson stava imponendo ai contribuenti britannici. Il testo italiano cantato dai Nuovi Angeli è, invece, un invito ad abbandonare lo stile di vita consumistico a favore di un approccio più naturale.

Non ci sarò (1966) Quelli
I Can’t Let Go (1966) Hollies

I Quelli saranno il gruppo che darà origine, senza la voce di Teo Teocoli, alla Premiata Forneria Marconi. In questo disco suonano il chitarrista Franco Mussida e il batterista Franz Di Cioccio, che tanta parte avrà nel processo di passaggio dal beat al prog.

I Can not Let Go è una canzone scritta da Al Gorgoni e Chip Taylor, originariamente registrata dal cantante soul dagli occhi blu Evie Sands. Divenne popolare nel 1966 nella versione del gruppo The Hollies, con Graham Nash alla chitarra e voce.

Ehi voi! (1966) I Ribelli
Just a Little Bit (1965) Them

Just a Little Bit, una canzone registrata da Rosco Gordon nel 1959, diventò subito una hit sia nelle classifiche R&B sia nelle pop charts. Definita “uno standard del blues contemporaneo”, fu ripresa dai Them di Van Morrison nel 1965.

La versione interpretata da I Ribelli accredita solo autori italiani (Dall’Aglio, Don Backy e Detto Mariano) senza citare gli autori originali (Ralph Bass, Buster Brown, John Thornton, Ferdinand “Fats” Washington), come avveniva a volte negli anni sessanta per originali “lontani” nello spazio e nel tempo, nella speranza di non doverne pagare i diritti. Ascoltando le due canzoni non c’è alcun dubbio che la musica e soprattutto l’arrangiamento siano i medesimi.

È la pioggia che va (1966) The Rokes
Remember the Rain (1966) Bob Lind

È la pioggia che va è un singolo preparato dai Rokes, band inglese trapiantata in Italia, e dai loro produttori per tentare di ripetere il grande successo di “Che colpa abbiamo noi”. Forse per andare sul sicuro venne scelta ancora una canzone del cantautore americano Bob Lind, dal quale era stata presa “Cheryl’s Going Home” come base per il brano “di protesta” del 1966 (inventando di sana pianta un nuovo testo).

Anche in questo caso al brano originale (“Remember The Rain”, una bella canzone d’amore) venne sovrapposto un testo ispirato agli ideali della “Linea verde”, che il paroliere Mogol sosteneva attivamente, in quel periodo

Sognando la California (1966) Dik Dik
California Dreamin’ (1965) Mamas & Papas

La canzone fu scritta nel 1963 da John e Michelle Phillips, i principali componenti del gruppo dei Mamas & Papas, durante una loro permanenza a New York. Il testo originale parla di un uomo che rivela un segreto al prete durante una confessione. La versione italiana risulta semplificata e banalizzata sia nel ritmo che nell’arrangiamento, nelle armonie vocali e nel testo, rispetto all’originale.

Il testo italiano cantato dai Dik Dik parla soltanto di una vaga nostalgia per il sole della California. Una prova sottotono per Mogol, autore del testo, che in altri casi seppe essere molto più profondo.

1 commento

  1. pezzo molto interessante. Quasi metà delle canzoni non le conoscevo.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*