ALCUNE COSE CHE NON SAPETE SU DAITARN 3

ALCUNE COSE CHE NON SAPETE SU DAITARN 3

“Uno per tre e tre per uno perché insieme noi usciamo sempre dai guai”: queste parole dovrebbero bastare a smuovere una inarrestabile valanga di ricordi riportandoci al “trio all’erta e pieno di brio” di Daitarn 3.

 

La serie

Daitarn 3 è una serie anime prodotta dalla Sunrise di 40 episodi, ideata da Yoshiyuki Tomino (che in seguito darà vita a uno dei robottoni più famosi di sempre: Gundam) con il mecha design di Kunio Ōkawara.
La storia inizia nei primi anni del XXI secolo, dove i meganoidi, cyborg creati su Marte dal professor Haran Sozo, sono sfuggiti al controllo. Capitanati dal malvagio Don Zauker e dalla sua sacerdotessa e interprete Koros, i meganoidi si prefiggono di schiavizzare l’umanità trasformando i suoi migliori elementi in altri meganoidi. L’eroe di turno è lo scapestrato Haran Benjo, figlio del professor Sozo, alla guida del gigantesco robot Daitarn 3. Lo affiancano le assistenti Beauty e Reika, il piccolo Toppy e il maggiordomo Garrison.

 

Le caratteristiche di Daitarn 3

Daitarn 3 è uno dei mecha più alti, anche se non il più alto in assoluto. Con i suoi 120 metri di altezza è battuto dal Danguard Ace di Leiji Matsumoto, alto 200m, e dal Gunbuster dello studio Gainax (250 m). Non è solo la stazza a essere importante: oltre a fare sfoggio di 15 tipi di armi, la forza di Daitarn è dovuta anche alle quattro diverse configurazioni che può assumere, permettendogli una grande versatilità nel combattimento. Oltre alla forma base che ricorda vagamente un’armatura tradizionale giapponese, Daitarn può avvalersi di un modulo carro armato dotato di due potenti cannoni, un modulo spaziale per i combattimenti oltre l’atmosfera terrestre e il classico modulo aereo quando necessita di alzarsi in volo.

 

L’espressività del robottone

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Il robot di Haran Benjo non poteva essere da meno del suo affascinante e a volte buffo protagonista: è infatti uno dei pochi a possedere una mimica facciale. Se all’inizio gli spettatori italiani rimanevano un po’ spiazzati nel vedere un robot sogghignare e fare facce buffe, ben presto si sono abituati a questa particolarità. Dopo di lui, un altro robot con la mimica è il Trider G7 di Hajime Yatate, pseudonimo assunto dallo staff creativo della Sunrise.

 

L’importante è non prendersi troppo sul serio

Quanti si sono accorti che in alcuni punti la serie sembra fare il verso a precedenti produzioni del medesimo genere? L’umorismo è una delle caratteristiche maggiormente presenti all’interno dell’anime e spesso ne detta il ritmo. Come si fa a non sbellicarsi dalla risate quando, per esempio, durante l’episodio 20, Benjo smaschera senza troppe difficoltà i due meganoidi che avevano assunto le sembianze di Beauty e Reika dicendo “Non hanno lo stesso vestito di sempre”. In genere i personaggi degli anime indossano sempre gli stessi abiti.

 

Citazioni a non finire

ALCUNE COSE CHE NON SAPETE SU DAITARN 3

Yoshiyuki Tomino si è divertito nella stesura degli episodi, tanto che tra l’umorismo e l’azione ha disseminato piccole citazioni e richiami di cinema, letteratura e fumetti. Qualche esempio? Nel decimo episodio, Benjo viene sfidato a prendere parte ad un film di kung fu da un attore, scopertosi poi un generale meganoide, facendo il verso a Bruce Lee. Oppure, la base dei nemici cyborg dell’episodio 32 è simile alla Morte Nera di Star Wars. Nel 36° lo spavaldo protagonista viene torturato psicologicamente dal malvagio Phroid, parodia del fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud.

 

 

 

Anche i meganoidi hanno un cuore?

ALCUNE COSE CHE NON SAPETE SU DAITARN 3

Cosa sono veramente i Meganoidi? La risposta va cercata sollevando per un attimo il velo di umorismo che ricopre la serie. Questi cyborg, che una volta erano umani, si ergono a élite decidendo di creare un proprio impero dove piegare al proprio volere tutti coloro che reputano inferiori. Anche qui la serie è diversa rispetto alle altre. Ci mostra spesso l’avversario di turno con vari flashback del suo vissuto, offrendo un accenno di approfondimento psicologico a cui non eravamo abituati.

 

Il destino di Haran Banjo

A contrastare i piani dei meganoidi c’è Haran Banjo, che pilota il gigantesco robot trasformabile Daitarn 3. Lo affiancano Garrison Tokida (maggiordomo tuttofare) e Beauty Tachibana (bionda mozzafiato, figlia di un famoso imprenditore ex-socio in affari del padre di Banjo). A loro presto si aggiungono Reika Sanjo (ex agente dell’Interpol) e il piccolo Toppy (orfano salvato da Reika nella seconda puntata).
A poco a poco si svela il passato di Haran Banjo, la sua spettacolare fuga da Marte con i meganoidi alle calcagna e le ragioni del suo odio verso di loro. Una serie di mirabolanti avventure e combattimenti, che spaziano dalla fantascienza all’avventura e all’horror, conducono Banjo e i suoi compagni a sostenere la battaglia finale, nel disperato tentativo di sventare il folle piano di Koros e di sconfiggere il suo ultimo, potentissimo avversario, Don Zauker, che vuol far collidere Marte con la Terra.

 

La Mach Patrol

 

 

La Mach Patrol è il veicolo trasformabile di Haran Banjo. In configurazione “auto” sembra una semplice macchina. In configurazione “aerosistema” (nella versione originale il veicolo è chiamato Mach Attacker) si trasforma in aeromobile. Può essere alloggiata in un hangar tra le gambe del Daitarn 3. La configurazione autostradale è ispirata alla Ford Mustang dell’epoca.

 

Alcune cose che forse non sapevate su Daitarn 3

È in assoluto uno degli anime robotici più amati in Italia, insieme a Goldrake e Jeeg. Ma Daitarn 3 non ha avuto vita semplice in patria, mentre in Italia da più di quarant’anni gli appassionati discutono ancora del suo criptico finale.
Ecco alcune cose che forse non sapevate sul mondo di Haran Banjo (che in realtà si chiama Banjo Haran) e Daitarn 3.

 

1 – Attacco solare

L’imbattibile Daitarn 3 (Muteki kōjin Daitān 3, “Daitarn 3, l’invincibile uomo d’acciaio”) esordisce sulla TV giapponese il 3 giugno del 1978. Prodotto dalla Sunrise, a creare l’anime è Yoshiyuki Tomino, che l’anno dopo si occuperà di Gundam e che nel 1977 aveva già dato vita a Zambot 3.
Zambot e Daitarn sembrano due serie diverse quanto il giorno e la notte. Legato al tema della luna e drammatico il primo. Scanzonato e incentrato sul sole il secondo. Gli anime giapponesi destinati alla tv vengono messi in produzione grazie ai soldi degli sponsor. Nel caso dei robottoni, si trattava di aziende del giocattolo, che finanziavano o spesso commissionavano direttamente un determinato tipo di serie per venderne i modellini.

Una curiosità: sapevate che l’attacco solare può anche fallire? Eccone la prova.

 

 

2 – Pop o flop

ALCUNE COSE CHE NON SAPETE SU DAITARN 3

In Italia, Daitarn 3 e Banjo sono figure di culto. Al mondo di Daitarn 3, e in particolare ai suoi antagonisti, si sono ispirati la band dei Meganoidi e i fumettisti Emiliano Pagani e Daniele Caluri per il loro Don Zauker. In Giappone le cose sono andate in modo molto diverso. Gli ascolti della serie, per tutte le 40 puntate, sono stati molto bassi. Il pubblico nipponico sembrava non capire questo anime robotico che prendeva in giro tutti i tormentoni del genere. Terminata la serie, nel 1979, di Daitarn non si è visto praticamente altro, fatta eccezione per alcune light novel, romanzi illustrati scritti dallo stesso Tomino.

 

3 – Darth Vader vs 007

ALCUNE COSE CHE NON SAPETE SU DAITARN 3

Daitarn 3 è un concentrato di citazioni che vanno ben al di là del genere di appartenenza. I comandanti meganoidi che si trasformano in Megaborg sono un delirante frullato di spunti diversi, che comprende Biancaneve, i supereroi Usa, le stelle del cinema di Hong Kong e quelle di Hollywood, con il biondo Jimmy Dean. Lo stesso Banjo (Haran è il cognome, ricordiamolo) gioca di continuo a fare James Bond. Reika è un’ex agente dell’Interpol, la svampita Beauty chiaramente una Bond Girl. Il maggiordomo Garrison ricorda l’Alfred Pennyworth di Batman

 

4 – La sigla italiana

La bellissima sigla “Daitan III” (senza la R), pubblicata all’arrivo dell’anime in Italia nel 1980, scritta da Luigi Albertelli e Vince Tempera, è interpretata da I Micronauti, pseudonimo usato dallo stesso Tempera per le sigle da lui curate. Quella di Daitarn, in particolare, era cantata dai fratelli Balestra, un’ex cover band di Crosby, Stills, Nash & Young che ha inciso altre sigle celebri come Candy Candy, Starzinger, Koseidon. Una cover di “Daitan III” è stata eseguita spesso dai Subsonica durante i loro concerti. Già che ci siete ascoltate la versione dei Peter Punk.

 

 

5 – I due Daitarn 3

Esistono due doppiaggi di Daitarn 3, quello storico del 1980 e quello Dynit del 2000. Nel secondo la voce di Banjo è di Massimo De Ambrosis, che prende il posto del mitico Renzo Stacchi. Beauty non ha più quella di Rosalinda Galli (Lamù, Venusia), ma un’altra voce storica dell’animazione in Italia, Georgia Lepore, interprete anche di numerose sigle, come Mimi e le ragazze della pallavolo. La differenza principale tra i due doppiaggi è nella traduzione. Un po’ troppo libera in diversi punti nel doppiaggio storico, come accadeva spesso all’epoca. Questo ha un suo peso soprattutto nel finale, che non è affatto scanzonato come il resto della serie e ribalta (alla Tomino) il quadro, gettando tutta un’altra luce sui protagonisti.

 

 

6 – Il finale spiegato (proviamoci)

Che tra i meganoidi ci siano anche dei buoni lo si vede già nel corso della serie. Così come si nota che Banjo è un po’ troppo invasato nella sua crociata. Gli interessa solo la distruzione dei meganoidi: il frutto dei piani folli di suo padre, i cyborg creati dal defunto professor Sozo Haran. Don Zauker è un robot con cervello umanoide che guida i cyborg malvagi, Koros la sua sacerdotessa e interprete personale. Tutto chiaro? No.

Grazie al nuovo doppiaggio e a una lettura dei nomi dei doppiatori originali si capisce che il padre di Banjo e Don Zauker sono la stessa persona e che Banjo si pente di aver ucciso Koros, che forse era l’amante del padre. Di sicuro Koros ha manovrato Don Zauker per tutto il tempo. Banjo a ogni modo, dopo averle sparato non le dice “Hai avuto quello che ti meritavi, maledetta”, come nella vecchia versione, ma “Ma che cosa ho fatto?”.
L’eroe ha trascinato tutti in una guerra per rancore personale, desiderio di vendetta per la madre e il fratello persi, un complesso edipico grande quanto il suo robot. Una guerra peraltro inutile, perché, se non fossero stati attaccati, i meganoidi si sarebbero concentrati sull’esplorazione dello spazio, lo scopo per cui sono stati creati.

Reika e gli altri, eliminati i cattivi, dicono all’eroe senza pietà che devono portare fuori il cane. E se ne vanno, lasciando la villa. Dov’è Banjo? Quella luce che si intravede a una finestra è solo un riflesso, o lui è rimasto in casa a dare una rassettata e coprire i divani col telo? È partito per nuove avventure? La risposta di Tomino è che non c’è una risposta.

 

(La spiegazione dell’autore)

L’autore spiega che Koros è morta in quel modo perché era un personaggio che amava molto e a cui voleva dare quindi una fine diversa dalla trasformazione in Megaborg. E che tutte le questioni irrisolte dell’anime restano tali, perché la mania del super-spiegone è molto lontana dal modo di concepire gli anime, soprattutto all’epoca. Insomma, Banjo è dove ognuno se lo immagina. Ce lo figuriamo allora, col capello verde al vento, ad andare a rimorchiare dalle parti di Yokohama con la Mach Patrol tirata a lucido.

7 – Le sigle originali

La sigla italiana è un cult anche ai giorni nostri, ma quanti hanno davvero sentito la versione originale giapponese?

 

 

 

 

 

 

8 – Le battaglie di Daitarn 3

E per chi rimpiangesse quei tempi ecco i video della prima battaglia, della trasformazione e tante altre curiosità. Compresa tutta la storia in 8 (si esatto 8) minuti.

 

 

 

 

 

 

9 – Un, due, tre, Daitarn 3

 

(Da Il Sestante News)

2 commenti

  1. Il Daitarn 3 è stato uno dei miei limiti mi ha fatto sognare tante volte per bambino e oggi chiamo l’età ammiro ancora l’autore di questo bellissimo cartone animato

  2. Una forza fouori dal normale ingrado di piegare sbarre di metallo o di muoversi sotto il controllo di Don Zauker.
    Ho sempre messo come ipotesi.. E se Banjio stesso fosse il primo esperto del professor Haran?
    Se fosse un cyborg?!

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