TERESA ANN SAVOY, UNA CONTURBANTE INGLESINA IN ITALIA

TERESA ANN SAVOY, UNA CONTURBANTE INGLESINA IN ITALIA

L’attrice Teresa Ann Savoy ha vissuto gran parte della sua vita a Milano, dove ha avuto due figli. È morta il 9 gennaio 2017 nel capoluogo lombardo tra l’indifferenza generale dei media.

 

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Teresa Ann Savoy in “Salon Kitty” di Tinto Brass

Teresa Ann Savoy è un’attrice inglese dal fascino ambiguo e dalla bellezza androgina, si afferma in Italia dopo un servizio senza veli sul mensile “Playmen” nel 1972. La bella inglesina di Chelsea, bionda e lentigginosa, debutta sul paginone centrale della nota rivista per adulti con il nome di Terry, raccontando di vivere in Sicilia all’interno di una comunità hippye.

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La bellezza insolita della ragazza, unita a una storia che ha il sapore di un romanzo, attirano l’attenzione di un regista importante come Alberto Lattuada, che la fa debuttare nel film “Le farò da padre” (1974) a fianco di Gigi Proietti. La filmografia di Alberto Lattuada è ampia e ricca di buoni titoli, a caratterizzare la sua produzione cinematografica è proprio questa attenzione verso le giovani attrici. Hanno debuttato con lui Marina Berti, Giulietta Masina, Jacqueline Sassard (Guendalina) e Catherine Spaak; liceale mossa dai primi turbamenti amorosi in “Dolci inganni” (1960). Negli anni Settanta è la volta di Teresa Ann Savoy, la conturbante donna-bambina handicappata di “Le farò da padre”, e Nastassja Kinskj, adolescente al fianco di Marcello Mastroianni nei panni di un padre incestuoso in “Così come sei”. Oltre a Clio Goldsmith e Barbara de Rossi. Lattuada è un regista noto per i suoi innamoramenti della bellezza femminile, ha lanciato altre attrici interessanti, come Dalila Di Lazzaro e Angelica Ippolito (una meteora presa dal teatro) in “Oh Serafina”, del 1976.

Teresa Ann Savoy, con “Le farò da padre”, si impone all’attenzione della critica e non sfigura accanto ad attrici navigate come Irene Papas, Isa Mirando e Lina Polito. Il cast del film vede anche Mario Scaccia e Bruno Cirino, comprimari di una storia incentrata sui due protagonisti. Nel film, Gigi Proietti è un avvocato privo di scrupoli che rapisce la giovane figlia ritardata (Savoy) di una ricca vedova (Irene Papas) per motivi economici. L’amore per la ragazzina travolge l’avvocato e manda a monte un piano ben congegnato. La storia vuole essere una critica al mondo piccolo-borghese: molte scene sono incentrate sulla esposizione della bellezza androgina e acerba di Teresa Ann Savoy. Il personaggio interpretato da questa ragazzina di diciotto anni è complesso, ma lei se la cava con disinvoltura e dà vita a una figura di adolescente enigmatica e sensuale sviluppata nel corpo ma non nel cervello.

Il film è campione d’incassi e consacra Teresa Ann Savoy nell’olimpo delle attrici più interessanti corteggiate da registi di prestigio. Nel 1975, l’ungherese Miklos Jancsò la vuole per “Vizi privati e pubbliche virtù”, un film sugli ultimi giorni di Rodolfo d’Asburgo e Maria Vetsera, apologo sulla vita viziosa dei nobili. Teresa Ann Savoy è un ermafrodito che viene da un circo: si esibisce davanti ai due amanti per farli godere sempre di più. La sua bellezza mascolina e si presta a incarnare il fisico da ermafrodita con una protesi di plastica. Nella pellicola ricordiamo una bellissima Pamela Villoresi, in alcune scene di sesso incestuoso e una giovanissima Ilona Staller che si confonde tra le partecipanti all’orgia. La tesi dell’autore è quella del sesso come strumento di ribellione al potere, ma forse l’esibizione dei corpi è sin troppo eccessiva.

Il film viene condannato per oscenità e sequestrato per ben due volte, ne fanno le spese sia il regista sia il produttore che solo in secondo grado di giudizio vengono riabilitati. Teresa Ann Savoy e il suo ruolo da ermafrodita sono una delle parti che più irritano i censori, ma pure il clima da orgia sfrenata che fa da sfondo alla pellicola non è da meno. Gli attori non recitano quasi mai vestiti, Laura Betti masturba il figlioccio; Gloria Piedimonte si dà un gran da fare, così come si comportano un po’ tutte le comparse femminili, i sederi esposti si sprecano in un eccesso liberatorio a base di sesso senza limiti. Un film che le televisioni private di fine anni Settanta hanno trasmesso più volte in forma integrale, nonostante divieti e sequestri, che resta un esempio di libertà e trasgressione ineguagliabile.

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Il film più importante di Teresa Ann Savoy è “Salon Kitty” di Tinto Brass (1975), dove è protagonista indiscussa nei panni di Margherita, la prostituta che scopre il gioco sporco di un capo nazista e si ribella. Nel film, la bella Savoy recita per gran parte del tempo completamente nuda. Si muove con la grazie di un felino, ancheggia maliziosa, se la fa con un essere orribile e deforme (Salvatore Baccaro), eccita ufficiali nazisti, scopa nei bagni pubblici, cammina a quattro zampe prima di consegnarsi al suo amante, lesbicheggia con Tina Aumont, si concede alla macchina da presa in atteggiamenti osceni senza inibizioni.

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Il film fu un vero e proprio scandalo e rappresenta bene il primo Tinto Brass, che si spinge a raccontare storie a base di sesso anche se in “Salon Kitty” il racconto esiste ed è ben strutturato. L’esposizione di grazie femminili è funzionale a una storia recitata da un cast d’eccezione composto da grandi attori come Helmut Berger, Ingrid Thulin, John Steiner, Sara Sperati, Maria Michi, Paola Senatore, Stefano Satta Flores, John Ireland e Tina Aumont. “Salon Kitty” è uno dei primi del filone nazi-erotici e ha poco a che vedere con “Il portiere di notte”, che invece il critico Mereghetti giudica la fonte di ispirazione di Brass. Le scene di “Salon Kitty” sono molto forti e saranno riprese nei film successivi (più scadenti) di questo filone, dove Salvatore Baccaro interpreterà ancora il ruolo dell’essere deforme e mostruoso.

Tinto Brass vuole Teresa Ann Savoy anche per il discusso “Caligola”, noto anche come “Io Caligola”, 1980 (la prima versione) e (1984) la seconda. Che lui stesso ha misconosciuto e che non è mai uscito con la dicitura “regia di Tinto Brass”. Un film che ha avuto diverse edizioni e molti montaggi, nel quale il regista ha fatto le riprese ma non il montaggio definitivo.

“Io Caligola” è un film che non vedremo mai come il suo autore lo aveva pensato. La storia di un imperatore folle che vive di incredibili eccessi si avvale della sceneggiatura dello scrittore americano Gore Vidal, di Masolino D’Amico e dei mezzi di una ricca produzione internazionale (il finanziatore è Bob Guccione, editore di “Penthouse”). Tutto questo non basta a placare le ire della censura che ne blocca l’uscita per due volte. Il film viene tagliato, rimontato, rimaneggiato e alla fine resta solo un’accozzaglia informe di torture, decapitazioni e follie in mezzo a qualche eccesso sessuale. La realtà storica è soltanto una scusa.

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Tinto Brass disponeva di un bel cast: Teresa Ann Savoy, Malcom Mc Dowell, Adriana Asti, John Steiner. Maria Schneider abbandonò il set per una paventata scena di bagno nello sperma o per il timore di dover girare vere scene hard. Brass pare al massimo del suo splendore ed è un peccato che abbia effettuato soltanto la regia delle riprese, ma non il montaggio (curato dallo stesso Guccione e da Giancarlo Lai). In ogni caso “Io Caligola” resta un pasticcio distrutto dai censori. La pellicola produsse un sottogenere del cinema erotico italiano: il Caligola movie. Il fenomeno durò lo spazio di pochi anni ed ebbe in Aristide Massaccesi uno sperimentatore convinto. Il suo Caligola si intitola “Caligola… la storia mai raccontata” ed è datato 1982.

Nel Caligola di Tinto Brass, Teresa Ann Savoy è Drusilla, la sorellina incestuosa del folle imperatore: se la cava molto bene nel solito ruolo conturbante e perverso. La sua fortuna (ma visto le vicissitudini del film non si può dire dire quanto lo sia stata) è il forfait di Maria Schneider che era la prima scelta di Brass. Anneka De Lorenzo è una Messalina lesbica che se la dice con Lori Wagner, ma tutto questo pare estraneo al pensiero di Brass. Il film delude e non poteva essere altrimenti, pure se il ruolo di Teresa Ann Savoy è provocante e disinibito come sempre.

Caligola è l’ultimo film importante della bella Teresa Ann Savoy, che in precedenza aveva interpretato una pellicola per famiglie come “La Tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa” di Sergio Sollima (1977). Come dice Fabio Zanello sulle colonne della rivista telematica “Senteri Selvaggi”: “I cinematografici Il corsaro nero (1976) e La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa (1977) non eguagliano il precedente successo televisivo del sodalizio Bedi/Sollima”. Il regista Sollima confessa in un’intervista rilasciata allo stesso Zanello: “Teresa Ann Savoy non andava tanto bene. Ho dovuto utilizzarla perché Kabir e la sua bellissima fidanzata, che doveva interpretare il ruolo, hanno avuto la bella pensata di mollarsi”. Un ripiego, quindi, che costringe il regista a inventarsi la bellicosa Jamilah (Savoy) al posto della tenera, ma ormai defunta, Marianna (la Carole Andrè del Sandokan televisivo). Teresa Ann Savoy ci piace di più in ruoli peccaminosi e piccanti, piuttosto che come compagna del pirata Sandokan, a fianco di Kabir Bedi, Adolfo Celi e Philippe Leroy.

Per vedere ancora Teresa Ann Savoy al cinema dobbiamo aspettare il 1981, con “La disubbidienza di Aldo Lado”, un pessimo film erotico tratto da un grande romanzo di Alberto Moravia. Teresa Ann Savoy recita accanto a una Stefania Sandrelli ormai lanciata in ruoli spinti, dopo il successo de “La Chiave”. La Savoy e la Sandrelli sono un’infermiera e una governante che iniziano alle gioie del sesso un quindicenne (Karl Diemunch). Il film è mal realizzato, nonostante le musiche di Ennio Morricone e la fotografia di Dante Spinotti. La cosa migliore sono le scene erotiche ben interpretate da due attrici navigate ed esperte. Teresa Ann Savoy ci lascia ancora una volta un’immagine di bellezza androgina e sensuale molto conturbante.

Nel 1984, la bella inglesina interpreta “Il Ragazzo di Ebalus” di Giuseppe Schito. Il protagonista è Riccardo Cucciola, ma c’è pure il bravo Saverio Marconi per una pellicola drammatica sul terrorismo, che racconta la storia della fuga di un giovane brigatista attraverso l’Italia, inseguito dalla polizia e dagli ex compagni che vogliono eliminarlo. Si rifugia in Puglia dove nella casa di un vecchio contadino trova la pace, si riappacifica con se stesso e il mondo. Ma dura poco. Thérèse-Ann Savoy è un’ex compagna che alla fine lo trova e lo uccide.

La carriera di Teresa Ann Savoy prosegue nel 1986 con un film di Amedeo Fago, una fiaba realizzata sviluppando un’idea di Alessandro Haber che è anche l’interprete principale. Si tratta de “La donna del traghetto” (1986), tra gli interpreti c’è anche Philippe Leroy. La bella Teresa è una strana traghettatrice fluviale che dona un figlio a un romantico burattinaio (Haber), il quale sogna un erede per essere meno solo. Un film poetico e romantico, piacevole a vedersi ma di scarso successo, diverso dalla maggior parte dei lavori cinematografici che l’androgina bellezza inglese ha interpretato.

Nello stesso anno si chiude la carriera di Teresa Ann Savoy con un film fallimentare di Sergio Nasca. “D’Annunzio” (1987), liberamente tratto dall’opera di Piero Chiara, con un Robert Powell fresco di un Gesù Cristo televisivo di Zeffirelli e adesso nei panni del nostro poeta più gaudente. Il film è pessimo, lento e fastidioso, si ricorda solo per la presenza di un cast femminile notevole: Stefania Sandrelli, Florence Guérin, Sonia Petrovna, Eva Grimaldi e la nostra Teresa Ann Savoy sempre conturbante ed erotica.

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FILMOGRAFIA DI TERESA ANN SAVOY

Le farò da padre di Alberto Lattuada (1974)
Vizi privati e pubbliche virtù di Miklos Jancsò (1975)
Salon Kitty di Tinto Brass (1975)
La Tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa di Sergio Sollima (1977)
Io Caligola di Tinto Brass (1980)
La disubbidienza di Aldo Lado (1981)
Il Ragazzo di Ebalus di Giuseppe Schito (1984)
La donna del traghetto di Amedeo Fago (1986)
D’Annunzio di Sergio Nasca (1987)

 

L’ultimo libro di Gordiano Lupi: “Storia della commedia sexy all’italiana, volume 1 – Da Sergio Martino a Nello Rossati”, Sensoinverso Edizioni 2017

 

3 commenti

  1. Ultima apparizione ne La fabrica del vapore di Ettore Pascucci (2000), molto breve.

  2. […] della Senatore è Salon Kitty di Tinto Brass (1975), pellicola che abbiamo analizzato parlando di Teresa Ann Savoy. La Senatore è Marika, una prostituta sadomaso. Ha confessato la Senatore a Marco Giusti: […]

  3. […] essere un apologo sulla immoralità e sulla vita viziosa dei nobili. Zigi Zanger è la sorella di Teresa Ann Savoy, un ermafrodito che viene da un circo e si esibisce davanti ai due amanti immorali per farli godere […]

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