CHI HA DISEGNATO MENO PER LA MARVEL?

CHI HA DISEGNATO MENO PER LA MARVEL?

Ricordate l’articolo sui disegnatori Marvel più prolifici? Mi è stato detto: “Sarebbe divertente farne un altro in cui parli di chi ha disegnato meno storie per la Marvel”.
Il problema è circoscrivere il campo. Di disegnatori che hanno realizzato una manciata di albi per la Marvel e basta ce ne sono a bizzeffe. Bisogna inventarsi un filtro. No, uno è poco, ce ne vogliono due.
Come primo filtro ho deciso che dovevano essere tutti autori universalmente riconosciuti. Come secondo filtro che devono aver realizzato meno di 2 albi per la Marvel.
In questo modo sono riuscito a costruire una classifica che comprende 12 nomi.

 

Claudio Castellini, 17 albi

Claudio Castellini, amato in Italia per i suoi lavori su Dylan Dog e Nathan Never, debutta sul mercato americano nel 1996. Prima con quattro episodi di DC vs Marvel, un crossover che vede sfidarsi i personaggi delle due case editrici. Poi con Silver Surfer: Dangerous Artifact, un one shot su testi di Ron Marz.

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Silver Surfer è il personaggio dei fumetti più amato da Castellini, che considera John Buscema suo mentore. Per questo l’artista romano prese molto sul serio il lavoro, dando vita a un’opera forse fin troppo dettagliata. Quando Buscema vide le tavole originali commentò: “Tu devi fare fumetti, non la Cappella Sistina!”.

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Nel 1997 Castellini disegna il n. 77 di Peter Parker Spider-Man, dove ci presenta un Uomo Ragno molto muscolare, un Peter Parker risoluto, una Mary Jane spaziale e un Morbius davvero tormentato.
Nello stesso anno disegna tre numeri di Conan the Barbarian, misurandosi nuovamente con il suo idolo Buscema.CHI HA DISEGNATO MENO PER LA MARVEL
Nel 1999 tocca a un Wolverine Annual, confrontandosi per la prima volta con un personaggio a lui molto congeniale.
Riprende il personaggio di Wolverine nella miniserie in sei episodi The End nel 2004, a oggi la sua ultima collaborazione con la Marvel.

 

Mike Kaluta, 17 albi

Mike Kaluta fa parte di quel gruppo di giovani promesse della Dc Comics che all’inizio degli anni settanta hanno rinnovato il fumetto americano. Diventa famoso per il recupero dell’icona pulp The Shadow in coppia con Danny O’Neil, in una miniserie iniziata nel 1973.
Comincia a collaborare con la Marvel nel 1975, illustrando tre episodi nell’effimera rivista in bianco e nero Unknown Worlds of Science Fiction.

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Nel 1977 disegna su testo di Doug Moench “Slinking through the psycho-ward”, realizzato con un raffinato tratteggio alternato a grandi zone di nero, per il n. 12 di Marvel Preview.
Nel 1984 realizza su testi di Elaine Lee la space opera Starstruck pubblicata sul n. 13 della collana Marvel graphic novel. Qui Kaluta mostra uno stile più nitido e semplificato che deve qualcosa al grande Moebius.

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La vicenda di Starstruck viene ulteriormente sviscerata in una miniserie di sei albi che esce l’anno successivo.
Nel 1988 riprende il personaggio di The Shadow, sempre in coppia con Denny O’Neil, nel one shot “The Shadow Hitler’s astrologer”. Il disegno assume un ulteriore sapore anni quaranta nel ripasso a china di Russ Heath.

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Nel 1999 presta le sue matite per il n. 12 di Mutant X. Nel 2010 illustra il n. 3 di Marvel Zombies 5, dove la complessità del suo tratto si perde nella sovrabbondante colorazione digitale.
La sua ultima collaborazione risale al 2015.

 

Wally Wood, 16 albi

Il nome di Wally Wood è cosi fortemente legato alla Marvel che forse è una sorpresa apprendere che ha realizzato per essa soltanto 16 albi.
Nel 1956, poco dopo essere stato una stella delle testate fantascientifiche della Ec Comics, realizza per la Atlas/Marvel due brevi storie che appaiono su Journey into Mystery n. 39, qui sotto, e l’altra su Marvel Tales n. 152.

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Cacciato dalla rivista Mad, l’ultima testata della Ec Comics, per i suoi problemi di alcolismo, nel 1964 viene accolto a braccia aperte da Stan Lee, che lo considera uno dei più grandi disegnatori in circolazione.
La loro collaborazione, dal n. 5 al 10 di Daredevil, porta a una run indimenticabile che rilancia un personaggio partito sottotono. Purtroppo i problemi di ego tra Wood e Lee portano presto all’abbandono della Marvel da parte del disegnatore.

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Dopo aver vagabondato per varie case editrici, Wally Wood ritorna alla Marvel nei primi anni settanta. Dapprima realizza quattro storie del terrore nei n. 5, 6, 7 e 8 dell’albo antologico Tower of Shadows.
Poi, sui n. 1, 2, 3 e 4 di Astonishing Tales, pubblica l’iniziale arco narrativo dedicato al Dottor Destino, che per la prima volta assurge al ruolo di protagonista. L’opera è interamente creazione di Wally Wood, che sceglie il personaggio principale, scrive la storia, crea i personaggi di contorno, realizza le matite e le inchiostra.

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Stan Lee si guarda bene dal metterci le mani, ricordando i precedenti litigi con Wood, si limita a raccomandare al suo braccio destro Roy Thomas di intervenire solo l’indispensabile per rendere il fumetto il più aderente possibile allo stile Marvel. Peccato che ci si dimentica nei crediti di attribuire la sceneggiatura a Wood, che infuriato lascia di nuovo la Marvel. Questa volta per sempre.

 

Joe Kubert, 16 albi

L’esperienza di Joe Kubert alla Marvel si concretizza in due momenti ben definiti. La prima risale al 1955, quando il disegnatore newyorkese non è ancora famoso. In quell’anno realizza quattro brevi fumetti su Journey into Mystery n. 21, su Apache Kid n. 13, su Kid Colt Outlaw n. 48 e su Marvel Tales n. 134.

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La seconda prende forma negli anni novanta, quando il disegnatore ha raggiunto lo status di icona del fumetto. Nel 1993 realizza le matite per i n. 7 e 8 di Ghost Rider-Blaze-Spirits of Vengance, dove si confronta con le matite del figlio Adam.
Nel 1994 disegna dal n. 31 al 36 di Punisher War Zone, dove la sua consumata abilità nell’illustrare scene di guerra si sposa perfettamente con l’indole battagliera del personaggio.
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Per l’etichetta Epic della Marvel, nel 1995 vengono pubblicati due volumi in formato francese dedicati al personaggio di Abraham Stone. Il primo ambientato nella Hollywood nella nascente industria cinematografica, il secondo durante la rivoluzione messicana d’inizio Novecento.CHI HA DISEGNATO MENO PER LA MARVEL
Infine, nel 1997, si misura con il personaggio dell’incredibile Hulk, sui numeri 456 e 464, coadiuvando le matite del figlio Adam.

 

Bernie Wrightson, 15 albi

Bernie Wrightson, definito da alcuni il più grande disegnatore horror del nostro tempo, si spende a inizio anni settanta su due albi antologici della Marvel. Nel 1970 realizza il breve fumetto “Gargoyle Every Night” su Chamber of Darkness n. 7, vedi qui sotto. Nel 1971 “The Skull Of Silence”, su Creatures on the Loose n. 10.

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Sebbene Wrightson sia sostanzialmente un “uomo Dc” è la Marvel, nel 1983, a pubblicare la sua opera più personale e sofferta: Frankenstein di Mary Shelley. Un lavoro durato sette anni che accompagna il testo integrale del romanzo con 47 illustrazioni in bianco e nero, pubblicate a tutta pagina.
Lo stile adottato dall’autore si rifà a quello delle incisioni ottocentesche, acqueforti dotate di una trama sottile e fittissima. Lo sforzo di Wrightson in questi lunghi anni è certamente “matto e disperatissimo”, come definito da lui stesso, ma ha dato vita a un’opera senza eguali.

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Il Frankenstein di Bernie Wrightson è forse il più bel libro illustrato della seconda metà del Novecento. Recentemente una tavola originale formato 50 x 70 è stata venduta a 1,2 milioni di dollari.
Nel 1986, realizza Amazing Spiderman: Hooky su testi di Susan Putney, una fiaba fantasy di 56 grandi pagine popolata di mostri. I disegni di Wrightson vengono esaltati dalle chine di Al Williamson.

Nel 1987, su testi di Jim Starlin, Wrightson disegna The incredible Hulk and the Thing: the Big Change (un po’ una risposta all’amletico dubbio su chi sia più forte tra Hulk e la Cosa). Nel 1989 disegna The Warm Red su testi di Jan Strnad, pubblicato sul n. 1 di Clive Barker’s Hellraiser.
Nel 1991 realizza il n. 1, 2, 3 e 4 di Punisher Pov con uno stile che comincia a mostrare segni di stanchezza. Nel 1998 l’episodio Limited Intellect, sul n. 1 di Shadows and Light. Sempre nel 1998 realizza i n. 1, 2, 3 e 4 di Punisher 1998 in uno stile ormai irriconoscibile e appesantito dalla sovrabbondante colorazione digitale.

 

Dan Barry, 11 albi

Nel 1951 a Dan Barry viene chiesto di disegnare le strisce quotidiane di Flash Gordon: inizia così una delle collaborazioni più feconde nella storia del fumetto. Il leggendario Harvey Kurtzman, futuro creatore di Mad, scrive la striscia e si porta dietro gli autori che lavorano nel suo studio: Jack Davis e Frank Frazetta. Sulle matite di questi due giganti e di tanti altri, Dan Barry inchiostra per decenni gli episodi di Flash Gordon, in una serie di avventure incredibili e fantasiose, tra uomini farfalla, esseri demoniaci, foreste assassine e società utopiche.

Fino al 1990 Dan Barry è rimasto seduto sullo scranno del personaggio creato da Alex Raymond, ma in precedenza, nel 1943, aveva lavorato per la Timely/Marvel di Martin Goodman realizzando in tutto 11 episodi.
Sette sono apparsi sui n. 8,10,11,12 e 14 di Young Allies Comics, un albo della golden age che presentava le avventure di un gruppo di ragazzi contro le forze dell’Asse. Barry si occupa di un personaggio secondario, Tommy Tyme, in grado di viaggiare nel tempo.

Altri due fumetti escono su All Select Comics n. 1 e 2, albo omnibus che pubblica storie di Capitan America, la Torcia Umana e Sub-Mariner. Qui Dan Barry disegna in modo piuttosto personale il personaggio di Sub-Mariner. Gli ultimi due fumetti appaiono sui n. 5 e 10 di Kid Komics, una albo che pubblica soprattutto storie di genere bellico.

 

Daniel Zezelj, 9 albi

Disegnatore croato amato da Federico Fellini, che lo riteneva capace di esprimere al meglio “il senso della malinconia e di qualcosa di fatale che incombe”, Daniel Zezelj ha vissuto alcuni anni in Italia prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1995. La sua collaborazione con la Marvel si concretizza tra il 2002 e il 2003.


Nel 2002 realizza la miniserie in tre episodi Captain America – Dead men running, su testi del compatriota Darko Macan. Durante questo arco narrativo, Zezelj si esprime con il suo classico segno caratterizzato dai neri pesanti e impastati. Riconoscibilissimo in un periodo dove i disegnatori si assomigliano tutti.
Sempre nel 2002 realizza la miniserie in quattro episodi The call of duty-the wagon, su testi di Chuck Austen.

In questi episodi l’impatto del suo grafismo esasperato è reso ancora più forte dalla splendida colorazione digitale.
Nel 2003 disegna il racconto The Sound of Music che appare sul n. 42 di X-Men Unlimited. Del 2003 è il suo ultimo contributo alla Marvel.

 

Moebius, 8 albi

Il più grande disegnatore francese a metà degli anni ottanta lavora per Hollywood, trasferendosi per qualche tempo in California. Durante una cena al San Diego Comic-Con incontra Stan Lee. Il “Sorridente”, con il suo solito entusiasmo, gli propone una collaborazione per realizzare una storia di Silver Surfer, personaggio che ama particolarmente.

Tra la fine del 1988 e l’inizio del 1989 escono i due volumi di Parable. Moebius afferma di averlo voluto disegnare nel modo più naturale possibile, in realtà lo stile è alquanto instabile alternando sequenze molto dettagliate ad altre super semplificate. Anche il segno appare “capriccioso”, ora fatto di contorni spessi e rigidi ora sottilissimi e fluidi.
La prova migliore la dà con la rappresentazione di Silver Surfer. Se quello di Kirby è fluido e quello di Buscema atletico, il suo è pieno di una grazia quasi innaturale.


Da allora numerose rappresentazioni del surfista d’argento si rifanno a quella di Moebius. Nell’elenco dei suoi lavori per la Marvel ci sono anche i 4 volumi di Airtight Garage, una riedizione a colori per l’America del Garage ermetico, che esce nel 1993.
Infine, nel 2006, esce l’episodio di 16 pagine “Second Sunrise over New Mombasa” su testi di Brett Lewis, all’interno di Halo graphic novel.

 

Simon Bisley, 7 albi

Dopo essere diventato una star con il suo restyling del personaggio di Lobo per la Dc Comics, Simon Bisley viene ospitato nel 1993 sulle pagine del n. 75 di Punisher, intitolato “Flare up”.

Dieci anni dopo Bisley disegna l’episodio “Weapon of choice”, sul n. 46 di X-Men Unlimited, dove raffigura un Wolverine molto somigliante a Lobo.
Nel 2006 realizza “The Last Voyage Of The Infinite Succour” su Halo graphic novel, una storia dove il suo possente stile grafico viene un po’ appiattito dalla colorazione eccessiva.
Nel 2011 disegna “Inductive reasoning”, confrontandosi con un personaggio a lui molto congeniale, su Incredible Hulk n. 620.
Nel 2011 realizza con altri disegnatori i fumetti pubblicati sui n. 1 e 2 di Fear Itself: Fearsome Four.

L’ultima collaborazione risale al 2014, quando illustra alcune pagine del n. 25 di Thor God of Thunder, dove ci rende una versione abbastanza inconsueta di un dio del tuono iroso e violento.

 

Harvey Kurtzman, 6 albi

Harvey Kurtzman è uno dei più famosi autori americani, grazie soprattutto al suo lavoro di scrittura e layout di Mad, una rivista a fumetti dedicata alle parodie fondata nel 1952.
Kurtzman ama dissacrare la cultura popolare facendo una intransigente critica sociale, sempre con una cura ossessiva per i dettagli.

Hey Look! è uno dei suoi lavori giovanili, ma già indicativo degli sviluppi futuri. Si tratta di una serie di riempitivi a fumetti di una pagina che Harvey Kurtzman produce tra il 1946 e il 1949. Kurtzman cura sia i testi che i disegni.

La rivista specializzata Comics Journal ha inserito Hey Look! al numero 63, nella lista dei 100 migliori fumetti del ventesimo secolo. Il critico Eric Reynolds scrive che “le strisce di Hey Look! sono tra le più pure espressioni fumettistiche mai messe su carta”. Queste paginette appaiono su Blonde Phantom n. 15 e 16 del 1947, su Captain America Comics n. 65 del 1948 e su Venus n. 1 e 4 del 1949.
A ciò va aggiunto il numero unico Harvey Kurtzman’s Strange Adventures del 1990

 

Alex Toth, 3 albi

Il secondo della lista con tre storie è uno dei migliori disegnatori di sempre: Alex Toth.
Il suo primo episodio è apparso in un albo antologico dedicato ai racconti d’amore e di moda negli anni cinquanta. L’episodio “I do…”, nell’albo Lovers (1955).

Alex Toth e la Marvel si incrociano anche negli anni successivi. La prima fu nel 1965, quando, seguendo gli schizzi di Jack Kirby, Toth disegna un episodio poco ispirato degli X-Men, per la precisione il numero 12 del luglio 1965.


Non conta in questa classifica, ma nel 1967 Alex Toth disegna anche il layout dei primi cartoni animati dei Fantastici Quattro per Hanna-Barbera.


Nel dicembre del 1978, Alex Toth disegna il suo terzo fumetto per la Marvel: un breve episodio di Space Ghost per l’antologico Tv Stars n. 3, dedicato ai personaggi di Hanna-Barbera.

Sempre fuori classifica, nel 1980 Toth illustra dieci pin up per la rivista in bianco e nero Savage Sword of Conan.

 

Milo Manara, 2 albi

La collaborazione di Milo Manara con la Marvel finisce bruscamente nel 2014 a causa di un… culo. Si tratta del grazioso fondoschiena di Spider-Woman, illustrato da Manara per la prima uscita di una nuova serie a lei dedicata.

Le critiche velenose degli americani…

La stampa americana ha criticato duramente l’illustrazione per il suo presunto contenuto sessista, ritenuto in aperto contrasto con la volontà della Marvel di avvicinarsi al pubblico femminile. Manara è accusato di aver rappresentato Spider-Woman in una posa provocante e innaturale, come una donna oggetto di desiderio sessuale.
Questo è l’eterno destino dell’erotismo, a seconda dei tempi e dei luoghi viene accettato o condannato.


La collaborazione era iniziata nel 2009 sulle pagine di uno one shot degli X-Men scritto da Chris Claremont: “Gals on the run”. L’ operazione viene ripetuta l’anno successivo con un altro one shot: X-Women.

Manara non si adatta in nessun modo al mondo dei supereroi (forse dovremmo dire delle supereroine), riproponendo pari pari lo stile che lo ha reso famoso. È piuttosto Claremont che si adatta a Manara, confezionando due storie che sono solo dei pretesti per mostrare dei bei fondoschiena.

Tra i grandi autori che hanno disegnato meno per la Marvel vince, quindi, il nostro Milo Manara.

 

 

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