IL CENTRO DEL MONDO NELLA STAZIONE DI PERPIGNAN

IL CENTRO DEL MONDO NELLA STAZIONE DI PERPIGNAN

In apparenza, niente distingue la stazione di Perpignan, nel cuore del dipartimento francese dei Pirenei Orientali, da qualunque altra stazione del mondo. Ci sono dei viaggiatori, dei treni, la biglietteria, la sala d’attesa e il tabellone degli orari. La facciata è una normale facciata di stazione completa di orologio e di piazzetta antistante. L’interno non ha nulla che possa rallegrare il cuore del viaggiatore: pareti e soffitto tinti di bianco, solite strutture metalliche a coprire i binari.

Stazione di Perpignano

Eppure, che questa stazione sia un luogo meravigliosamente speciale ne sono convinti tutti gli abitanti della città.

Il matematico e filosofo René Thom, che negli anni cinquanta e sessanta aveva lanciato la teoria delle catastrofi, affermò durante una conferenza del 1983 dedicata alla coda di rondine, una delle sette forme possibili di catastrofi elementari, che “la Spagna ruota precisamente – e non nella zona di – ma esattamente là dove si trova l’attuale stazione di Perpignan”.

René Thom

Qualche anno prima, nel 1979, il celebre pittore catalano Salvador Dalì, studiando le placche tettoniche e la teoria delle catastrofi, aveva affermato in un suo discorso davanti all’Académie des beaux-arts de l’Institut de France che la teoria delle catastrofi di Thom era “la teoria più bella ed estetica del mondo”.
Dipinse il Ratto Topologico dell’Europa in omaggio al matematico, dando inizio a una serie di quadri ispirati alle catastrofi. L’ultimo dipinto della serie, Coda di Rondine, fu terminato nel 1983.

Ratto topologico dell’Europa (Enlèvement topologique d’Europe). In basso e a sinistra la formula matematica della coda di rondine

Queue d’aronde

Dalì disse un giorno che “senza la stazione di Perpignan saremmo tutti in Australia, probabilmente circondati dai canguri”. “Perpignan ha impedito alla Spagna di essere un’isola?”, gli chiese un giornalista. L’artista rispose: “Quando si è formato il Golfo di Biscaglia, durante la deriva dei continenti, solo Perpignan ha retto, permettendo a tutta l’Europa di rimanere là dov’era, là dove ci troviamo ancora”.

Furono senz’altro queste fantastiche teorie e il quadro di Dalì a influenzare lo scrittore portoghese José Saramago: nel romanzo La Zattera di Pietra (1986) viene descritto il distacco e la deriva della penisola iberica lontano dal continente.

Ma già nel 1960, il pittore surrealista ne Il Diario di un Genio aveva scritto che le idee più geniali gli venivano sempre nella stazione di Perpignan, ed entrarvi era per lui “l’occasione di vera e propria eiaculazione mentale che raggiunge allora la più grande e sublime grandezza speculativa”. “Quel 19 settembre”, aveva proseguito, “ho avuto nella stazione di Perpignan una specie di estasi cosmogonica più forte delle precedenti. Ho avuto una visione esatta della costituzione dell’universo. L’universo, che è una delle cose più limitate che esistono, sarebbe, facendo le debite proporzioni, simile per la sua struttura alla stazione di Perpignan”.

Salvador Dalì

Nel 1965, Dalì tradusse questo concetto in una tela che intitolò, appunto, Il Mistico della Stazione di Perpignan. Attraversava allora il periodo di misticismo corpuscolare. Al centro del dipinto scorgiamo Gesù crocefisso con la sua corona di spine. In corrispondenza del viso del Cristo abbiamo in piena levitazione il fratello di Dalì (morto prima della nascita di Salvador a soli 21 mesi) e, più in alto, nella stessa posizione estatica, lo stesso artista. Tra i due, un vagone ferroviario a rappresentare la stazione di Perpignan e tutt’intorno alcuni personaggi galleggianti, per lo più contadini.

Il mistico della stazione di Perpignan

Il vagone figurato nel quadro è stato ritrovato nel 1986 dallo scrittore-esegeta Roger Michel Erasmy dietro la stazione di Perpignan. Era in stato di abbandono e un barbone vi aveva preso alloggio. Trasformato in “piattaforma culturale attiva”, il “vagone di Dalì” fu battezzato il 6 giugno 1995. Da allora funge da spazio culturale itinerante al servizio della promozione dell’arte fantastica.

Il vagone di Dalì

Più prosaicamente, la cosmogonia daliana potrebbe essere stata tributaria del suo smisurato amore per il denaro. Sappiamo che, oltre a essere un grande pittore e promotore della propria immagine, Dalì era un ottimo uomo d’affari. Appena superata la frontiera francese, si fermava spesso in una locanda del Colle del Perthus dove firmava, tanto per non pagare i diritti di dogana, centinaia e centinaia di litografie che, con la sua firma, acquistavano valore. Ed era da questa stazione che partivano le litografie e i suoi quadri a destinazione e alla conquista del mondo intero: New York, Londra, Parigi, Berlino, Roma, Tokio…

Per non dimenticare che nella stazione di Perpignan c’è davvero il centro del mondo, il turista non mancherà di addentarsi nel centro commerciale dal curioso nome di El Centre del Món. Il centro del mondo in lingua catalana.

El Centre del Món

El Centre del Món

 

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