BRIAN JONES, IL FONDATORE DEI ROLLING STONES È STATO UCCISO?

BRIAN JONES, IL FONDATORE DEI ROLLING STONES È STATO UCCISO?

Il 3 luglio 1969, poco dopo la mezzanotte, il corpo del musicista Brian Jones viene scoperto sul fondo della piscina nella sua villa a Hartfield, una città poco distante da Londra. Non è passato nemmeno un mese da quando il gruppo che ha fondato, i Rolling Stones, lo ha buttato fuori. La sua fidanzata del momento, la svedese Anna Wohlin, chiama aiuto e subito accorrono in molti, dato che la villa pullula di ospiti. Una volta tirato fuori il corpo inerte, al di là di ogni logica Anna sostiene che il fidanzato sia ancora vivo. Solo quando arriva il dottore si convince che Brian è veramente morto. Poi sopraggiunge il coroner della contea, un medico che nel Regno Unito ha anche il ruolo di magistrato. Esaminando a sua volta il cadavere, scrive nel referto che Brian Jones è affogato per cause accidentali, sottolineando che fegato e cuore appaiono gravemente compromessi per l’abuso di alcol e di droghe. Secondo l’autopsia eseguita successivamente, non risulta che di recente il musicista abbia fatto uso di droghe, mentre l’alcol presente nel corpo equivale a solo tre pinte di birra.

BRIAN JONES, IL FONDATORE DEI ROLLING STONES

 

Brian Jones nasce nel 1940 a Cheltenham, una località vicino al Galles, regione dalla quale provengono i suoi genitori, Lewis e Louise, entrambi appassionati di musica. Brian impara presto a suonare e a leggere le note, diventando un bambino prodigio. Biondo e bello, a scuola brilla in tutte le materie. Alle superiori diventa improvvisamente uno studente ribelle, in lotta con gli insegnanti che lo sospendono un paio di volte.

Nel 1959, avviene il fattaccio che cambierà la sua vita. A 17 anni mette incinta Valerie, di 16. Brian cerca di farla abortire, lei si rifiuta e lascia il fidanzato per completare la gravidanza in pace. Il bambino, Simon, viene dato in adozione e non conoscerà mai il padre naturale. L’evento sconvolge il giovane Brian al punto che decide di abbandonare scuola e famiglia, per girovagare nel Nord Europa. Suona per le strade della fredda Scandinavia in cambio di qualche monetina e va a dormire nei rifugi che trova. Tornato a Cheltenham alcuni mesi dopo, inizia a esibirsi in concerti di blues e di jazz, facendo allo stesso tempo lavori umili per comprare gli strumenti musicali di cui ha bisogno. Nel 1960 ha un altro figlio da una donna sposata e l’anno successivo un terzo, Julian Mark, con la nuova fidanzata Pat. Per affrontare le spese necessarie per il piccolo, il primo che riconosce, deve vendere la sua preziosa collezione di dischi.

BRIAN JONES, IL FONDATORE DEI ROLLING STONES

 

Nel 1962, Brian Jones fa il grande passo trasferendosi a Londra, dove forma una band della quale cambiano spesso i componenti. Il definitivo assetto viene raggiunto con l’arrivo di Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Ian Stewart. Sempre Brian ha l’idea di chiamare il complesso Rolling Stones, “le pietre che rotolano”. Una band che per gran parte degli anni sessanta sarà destinata a contendere ai Beatles l’ammirazione dei fan di tutto il mondo. Il successo, però, non avviene immediatamente con il debutto del luglio 1962. Anche se il leader è Brian, inevitabilmente Mick, come cantante solista, comincia a essere considerato la prima stella dal pubblico. Intanto, Brian non cessa la sua attività di procreatore sventato: il quarto figlio, Julian Brian, gli viene dato dalla sua nuova fiamma, Linda, che lascerà ben presto, come le altre.

BRIAN JONES, IL FONDATORE DEI ROLLING STONES

 

Più che nella vita privata, è sul palco che Brian Jones dà il meglio di sé, suonando tutti gli strumenti musicali possibili e immaginabili: chitarra, sitar indiano, tamburo, dulcimer, pianoforte, organo, mellotron, flauto, clarinetto, sassofono, armonica, fino allo xilofono e la marimba. Proprio quando i Rolling Stones raggiungono il grande successo con il brano I can’t get no satisfaction, lo stress accumulato comincia a giocargli brutti scherzi. Per cercare di contrastarlo, Brian si lascia andare all’uso di alcol e di droghe: cannabis, Lsd e cocaina. Sostanze che lo fanno finire spesso in ospedale, esasperando i suoi compagni che devono esibirsi senza di lui.

 

Nel maggio 1967, Brian Jones viene arrestato per uso di droga e per tornare in libertà deve pagare una multa salata. Lo stesso anno, mentre si trova ricoverato in ospedale, la sua nuova fidanzata Anita Pallenberg lo abbandona per mettersi con un altro componente dei Rolling Stones, Keith Richards. Brian se la lega al dito e inizia a suonare per altri cantanti, senza rispettare l’implicita esclusiva che lo unisce ai Rolling Stones. Il suo comportamento diventa mutevole, ora è socievole ed espansivo, subito dopo nervoso e intrattabile. A causa dell’effetto delle droghe non è neppure più in grado di suonare gli strumenti: appena inizia a soffiare nell’armonica, comincia a sanguinare. Non si fa vedere alle prove e in pubblico sembra un fantasma ricurvo, rigonfio e dagli occhi scavati. Nel 1968, viene arrestato ancora per droga e questo fatto, l’anno successivo, provoca ai Rolling Stones dei seri problemi per il visto d’ingresso negli Stati Uniti, dove è in programma una serie di concerti.
L’8 giugno 1969, i Rolling Stones decidono di buttare fuori il fondatore dal gruppo.

 

Dopo la morte di Brian Jones, avvenuta il 3 luglio 1969, per evitare che il suo corpo venga trafugato dai ricercatori di macabri trofei, viene sepolto a quasi quattro metri di profondità. Sulla lapide è incisa una frase che pronunciava spesso: “Non giudicatemi troppo severamente”.
Jimi Hendrix gli dedica una canzone e Jim Morrison una poesia: entrambi i cantanti, tra i più geniali di sempre, moriranno di lì a poco anche loro all’età di 27 anni. George Harrison, componente dei Beatles e caro amico di Brian, lo commemora con queste parole: «Non c’era niente nei suoi problemi che un po’ d’amore in più non avrebbe curato. Io penso che non abbia avuto abbastanza comprensione. Era molto sincero e sensibile, dobbiamo ricordarlo così».

La versione ufficiale della morte del giovane musicista viene messa in dubbio 31 anni dopo: nel 2000, Anna Wohlin dichiara che a uccidere il suo fidanzato era stato un restauratore che gli stava ristrutturando la villa. Si riferisce a Frank Thorogood, il quale, tra l’altro, secondo la polizia risulta essere l’ultima persona ad averlo visto vivo. La donna non porta prove a sostegno della propria tesi. Dice soltanto che Thorogood sembrava compiaciuto alla scoperta del cadavere di Brian, ma lei non era presente quando il presunto omicidio sarebbe avvenuto. La versione viene però confermata dal factotum dei Rolling Stones, Tom Keylock, il quale dichiara che nel 1993, in punto di morte, Thorogood gli avrebbe confidato di avere ucciso Brian Jones. In un secondo momento Keylock afferma di esserselo inventato.

Nel 2008, il giornalista Scott Jones del quotidiano inglese Daily Mirror, intervistando alcune delle persone presenti nella villa, arriva alla conclusione che quella notte Brian Jones sarebbe morto dopo una violenta colluttazione con Thorogood. Questi, aiutato da due persone ignote, l’avrebbe tenuto sott’acqua fino a farlo annegare. L’omicidio sarebbe stato originato da dissensi tra i collaboratori del musicista, che lottavano tra loro per assecondare ogni suo capriccio. Il movente, però, rimane oscuro.

L’anno dopo, queste voci costringono la polizia a prendere in considerazione la riapertura dell’inchiesta. Cosa che poi non avviene in mancanza di nuove prove: nessuno dei presunti testimoni contattati dal giornalista, il quale aveva riportato solo i loro pseudonimi, si era presentato per confermare le gravi accuse. Peraltro, la figlia di Thorogood, Jan Bell, ha rivoltato la frittata. Il padre le avrebbe raccontato che in quei giorni Brian Jones aveva litigato furiosamente con i due leader dei Rolling Stones, Mick Jagger e Keith Richards, in quanto non intendeva riconoscere loro legalmente il nome del gruppo che aveva fondato. Non accettava neppure l’accordo economico che gli proponevano, tanto che, a un certo punto, Keith avrebbe tirato fuori il coltello per minacciarlo. La lite finì, sempre secondo Jan Bell, solo per l’intervento di suo padre, che riuscì a placare gli animi e a far uscire dalla villa Mick e Keith.

Probabilmente non sapremo mai la verità su questa oscura vicenda.

 

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