A 70 ANNI BONNET RITORNA CON FORZA

A 70 ANNI BONNET RITORNA CON FORZA

Settanta. Torno a ripetere tra me e me questa cifra: settanta.
Settanta gli anni del cantante inglese Graham Bonnet. Cosa che non pare impensierirlo, visto che questo 2018, dopo essere stato uno dei cantanti presenti su “Resurrection”, ultimo disco di Michael Schenker, lo vede più in forma che mai con un nuovo lavoro della sua Graham Bonnet Band, dal titolo Meanwhile, Back In The Garage.
Le domande che sorgono immediatamente spontanee, a questo punto, sono due: dopo tutti questi anni, il rocker inglese possiede ancora la forza di un tempo e, soprattutto, il suo hard rock ha ancora qualcosa da dire?

Graham Bonnet Band

Bonnet è uno dei cantanti maggiormente iconici e riconoscibili nel panorama del rock più sostenuto e duro, con un pedigree di tutto rispetto come frontman di band leggendarie come i Rainbow di Ritchie Blackmore e gli MSG di Michael Schenker, o di altre come Impellitteri del chitarrista americano Chris Impellitteri e dei suoi Alcatrazz, vero e proprio trampolino di lancio per il virtuoso della chitarra svedese Yngwie J. Malmsteen, sostituito poi da Steve Vai, funambolo delle sei corde proveniente dalla band di Frank Zappa (e già questo dovrebbe dare la dimensione delle sue capacità), con il quale nel 1985 incise quello che si può considerare un vero e proprio masterpiece del genere hard & heavy rock: “Disturbing the Peace”.

Negli anni, Bonnet ha sempre saputo circondarsi di musicisti di prim’ordine e anche questo nuovo lavoro della sua Graham Bonnet Band non fa eccezione a questa regola.
Alle tastiere Jimmy Waldo (qui anche in veste di produttore insieme a Giles Lavery), già con Bonnet dai tempi degli Alcatrazz e nel precedente “The Book” (2016), qui su livelli decisamente alti con una presenza sempre puntuale e convincente. Al basso ritroviamo la brava Beth-Ami Heavenstone, con la band dagli esordi che, in coppia con Mark Benquechea alla batteria, fornisce una sezione ritmica precisa e puntuale. Le sei corde sono invece affidate all’axeman Joey Tafolla, strepitoso praticamente in ogni brano, che si tratti di assoli scatenati e funambolici, o ritmiche travolgenti. Kurt James,virtuoso chitarrista ufficiale della band, nel disco compare solo nel terzo brano, “Livin’ In Suspicion”.

Graham Bonnet

C’è da dire che per essere la band di un cantante solista è quasi insolito (strano?) avere la parte strumentale come “pezzo forte”, ma il singer inglese non ha mai sofferto di protagonismo, favorendo la resa finale piuttosto che la gloria personale. Cosa già evidente dai tempi degli Alcatrazz, specialmente con l’apice raggiunto dal mai troppo elogiato e citato “Disturbing the Peace”.

In Meanwhile, Back In The Garage ritroviamo molti dei “marchi di fabbrica” di Graham Bonnet: i riff ipnotici della chitarra, gli assoli graffianti che squarciano le melodie con virtuosismi e scale pirotecniche, i “tappeti” di tastiera ed organo che accompagnano ed avvolgono, letteralmente, ogni brano con una presenza importante ma non invasiva, alternandosi spesso agli assoli delle sei corde e regalando anche significativi momenti più “sinfonici”.
E poi c’è la sua voce. Quella voce potente e roca che ti artiglia e ti cattura. Una voce che in molti hanno provato a imitare, ma che nessuno è riuscito ad eguagliare. A settant’anni “suonati”, la voce di Bonnet è ancora più forte che mai e, come il buon whisky, migliora con il tempo.
Per quanto riguarda i testi, Bonnet prosegue sulla scia di quanto scritto in passato, alternando momenti più easy ad altri più impegnati, con riferimenti politici, riflessioni sul mondo e critiche alla società.

Joey Tafolla

I tredici brani che compongono Meanwhile, Back In The Garage sono un perfetto esempio di hard rock potente senza esagerare, molto stile fine anni settanta e ottanta, ma ancora solido e di carattere. Graham Bonnet fa quello che sa fare meglio, senza fronzoli o tentativi di snaturarsi.
L’apertura del disco è per la title track e subito ci troviamo “aggrediti” da un ritmo sostenuto e tanta chitarra per mettere subito in chiaro cosa stiamo andando ad ascoltare. Assoli e riff mantengono continuamente in volo la canzone fino al coro, vero campionario vocale dello stile Bonnet. Un brano potente e trascinante, metal vecchio stile, che è un vero piacere ascoltare. Un ottimo modo per cominciare un album, non c’è che dire. E la successiva The Hotel non fa altro che ribadire e confermare quanto ascoltato in precedenza con la sua ritmica e i cori semplici ma travolgenti.

Kurt James

Livin’ In Suspicion è un buon pezzo Hard Rock leggero, con ottimi spunti vocali e un assolo trascinante che taglia il brano al momento giusto per poi ridare la scena alla voce. Forse non il miglior pezzo del disco, ma perfetto per diventare un singolo di successo. Sea of Trees trascina con una “galoppata” di chitarra che pare non volersi mai arrestare, tra ritmica serrata e assoli continui che non danno respiro. Canzone perfetta per lo stile di Bonnet, che la interpreta magistralmente con cambi di tonalità e inflessioni continue. Una canzone veramente potente ed intensa.

Con Incest Outcest U.S.A. troviamo forse uno dei momenti migliori di tutto il disco. Ritmo sostenuto e trascinante, linee vocali e cori immediati, un ritornello orecchiabile e tutto contornato da riff di chitarra e melodie di tastiera pressoché perfetti, senza quella sensazione spiacevole di “canzoncina”. Singolare il testo che tratta di “consanguineità” nell’America contadina. Questo è senza dubbio uno dei brani che preferisco. Un altro brano melodicamente e strumentalmente molto solido è America… Where Have You Gone? aggressiva e tirata con un testo interessante. Uno dei pezzi più d’impatto della tracklist.

Jimmy Waldo

C’è poi spazio per la cover di un classico anni ottanta di Tina Turner, We Don’t Need Another Hero (dalla colonna sonora di Mad Max Beyond Thunderdome del 1985). Il perché Bonnet abbia voluto includere questa cover nell’album resta un mistero, ma comunque è ben realizzata e piacevole all’ascolto. Tastiera ispirata, riff duri e spunti di cori evocativi caratterizzano Long Island Tea, mentre The House è un brano più riflessivo e dall’andamento pacato, che mette in risalto anche le doti da bluesman di Graham Bonnet. Heading Toward the Light ci porta nel lontano e affascinante oriente, grazie all’aiuto delle sempre ottime tastiere di Jimmy Waldo, mentre Man On The Corner, dopo un inizio di chitarra classica, sfoggia una serrata ritmica Heavy Rock e assoli al fulmicotone. Past Lives è un altro brano dalla ritmica serrata quasi ipnotica che fa sfoggio di ottime armonie vocali nei cori. In chiusura (o quasi) troviamo la ballata The Crying Chair. Melodia nient’affatto banale e ispiratissima che “tira fuori” la parte più delicata e romantica del cantante britannico. Un brano che è un vero piacere ascoltare, che va a chiudere degnamente un album ottimo, praticamente sotto ogni punto di vista.

Beth-Ami Heavenstone

Come bonus viene proposta la versione live di Starcarr Lane, brano tratto dal primo disco degli Alcatrazz (“No Parole from Rock ‘n’ Roll”, 1983), registrato questo 18 gennaio al Daryl’s House – show nato online e poi passato alla televisione, con performance live di vari artisti registrate nella casa di Daryl Hall, da qui il nome. E Bonnet dimostra di non avere “incertezze” neanche durante le performance dal vivo.
Ulteriore bonus, il Dvd allegato al Cd contiene l’intera sessione registrata durante il programma Live from Daryl’s House: ben venti brani che ripercorrono le tappe più importanti della carriera di Graham Bonnet: Rainbow, Alcatrazz, MSG e altro ancora.

Mark Benquechea

Per concludere non resta che rispondere alle due domande poste nelle prime righe di questo articolo: “dopo tutti questi anni, il rocker inglese possiede ancora la forza di un tempo e, soprattutto, il suo hard rock ha ancora qualcosa da dire?”.
Per entrambi i quesiti, la risposta può essere solo sì!

Meanwhile, Back In The Garage ribadisce ancora una volta il talento del rocker inglese, che alla sua “tenera” età possiede ancora voce e grandissima personalità, tuttora ineguagliata da molti artisti suoi contemporanei, ma anche moderni.


 


Graham Bonnet Band
Meanwhile, Back in The Garage

Hard Rock
Frontiers Records
13 luglio 2018

 

CD
1. Meanwhile, Back in the Garage
2. The Hotel
3. Livin’ in Suspicion
4. Incest Outcest U.S.A.
5. Long Island Tea
6. The House
7. Sea of Trees
8. Man on the Corner
9. We Don’t Need Another Hero
10. America… Where Have You Gone?
11. Heading Toward the Light
12. Past Lives
13. The Crying Chair
14. Starcarr Lane (Live from Daryl’s House 2018)

DVD
1. Night ot The Shooting Star (Intro)
2. Too Young To Die, Too Drunk To Live
3. All Night Long
4. Night Games
5. California Air
6. God Blessed Video
7. Stand in Line
8. Island in the Sun
9. Desert Song
10. Starcarr Lane
11. Jet To Jet
12. S.O.S.
13. Into the Night
14. Samurai
15. Skyfire
16. Since You Been Gone
17. Assault Attack
18. Eyes of the World
19. Hiroshima Mon Amour
20. Lost in Hollywood

 

Graham Bonnet Band
Graham Bonnet: vocals
Joey Tafolla: all guitars
Beth-Ami Heavenstone: bass
Jimmy Waldo: keyboards
Mark Benquechea: drums

Kurt James: all guitars on “Livin’ In Suspicion


Graham Bonnet Band


1 commento

  1. E bravo Bonnet… a me è sempre sembrato che si fosse “rovinato” appassionandosi ad un genere che non era il suo: quell’euro-hard rock/metal lo costringeva su ottave costantemente alte che svilivano la sua dinamica ed
    espressività (e forse gli rovinavano anche le corde vocali). Certo, nessuno può dire che se fosse rimasto sul rock/blues oggi farebbe ancora dischi…

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