BILL SIENKIEWICZ NELL’OLIMPO CON MOON KNIGHT

BILL SIENKIEWICZ NELL’OLIMPO CON MOON KNIGHT

Nel 1978 Bill Sienkiewicz, all’ultimo anno di una scuola d’arte, prepara un portfolio da presentare alla Dc Comics per cercare di ottenere una collaborazione. “Non mi reputavo abbastanza bravo per presentarlo alla Marvel”, ricorda Sienkiewicz. “Male che fosse andata, alla Dc avrebbero potuto darmi dei consigli preziosi per il mio futuro”.

BILL SIENKIEWICZ CON MOON KNIGHT

Bill Sienkiewicz prende in giro il “vecchio” Batman confrontandolo con il suo “nuovo” Moon Knight

 

Bill disegna una ventina di pagine con i principali characters della Dc realizzati alla maniera di Neal Adams, del quale è da sempre un fervente ammiratore. Il primo a visionare il portfolio alla Dc fu Vince Colletta, che ai tempi ricopriva la carica di direttore artistico. “Penso che tu possa lavorare in questo campo, ragazzo, ma se ti assumessi oggi tra due settimane saresti sul marciapiede” disse il controverso inchiostratore.

BILL SIENKIEWICZ CON MOON KNIGHT

Neal Adams, “maestro” di Bill Sienkiewicz, risponde piccato alla provocazione

 

Erano i tempi della cosiddetta “Dc Implosion”. La casa editrice, in grave crisi di vendite, chiudeva una testata dopo l’altra. Vince Colletta chiamò allora Neal Adams e gli inviò Bill Sienkiewicz. Dopo avere visionato il portfolio, Adams alzò la cornetta del telefono per chiamare Roy Thomas, uno dei dirigenti storici della Marvel: “Ho qui un ragazzo che disegna come me, ci sono problemi per farlo lavorare?”. Non ce ne erano, nemmeno con un portfolio pieno di personaggi Dc.

 

La nascita di Moon Knight

Tre anni prima, nell’agosto 1975, sul n. 32 di Werewolf by Night (in Italia diventato Licantropus) era apparso uno strano personaggio creato da Doug Moench e Don Perlin, un mercenario con un costume “tamarro” color argento, assoldato per catturare l’uomo lupo titolare dell’albo. Uno di quegli improbabili personaggi in costume che la Marvel degli anni settanta sfornava a ripetizione.

BILL SIENKIEWICZ CON MOON KNIGHT

Oscuro e misterioso, questo Moon Knight (“Cavaliere Lunare”) sembrava un perfetto antagonista per Licantropus anche per il rifermento alla Luna, dalla quale gli uomini lupi traggono linfa vitale. Infatti, nel n. 37 il personaggio tornò sulle pagine di Werewolf by Night in una cupa storia di zombi e vampiri. Fin qui il Cavaliere della Luna si presenta con le caratteristiche del villain, un po’ sui generis se vogliamo, ma in fondo in linea con la produzione Marvel del periodo.

BILL SIENKIEWICZ CON MOON KNIGHT

Inizialmente Doug Moench pensava di battezzarlo con il nome di Moon Blood (Sangue Lunare). L’idea fu scartata perché un eroe stava per essere lanciato con la parola “sangue” nel nome: il poco fortunato Bloodstone, in Marvel Presents 1 e 2 alla fine del 1975. La parola Luna fu mantenuta, dato che era un nemico di un lupo mannaro, mentre sangue fu sostituito da Cavaliere (knight), che in inglese ricorda, senza la kappa, la parola “notte” (night). Don Perlin, un disegnatore apparentemente mediocre che si rifece solo negli anni Novanta lavorando per la Valiant di Jim Shooter, realizzò il costume del personaggio seguendo le precise istruzioni di Doug Moench.

 

Vagabondando per l’universo Marvel

Sul n. 28 di Marvel Spotlight (1976) Moon Knight ritorna inaspettatamente come protagonista in una storia che lo vede nei panni di un vigilante mentre combatte il crimine, sempre realizzato dal team creativo Moench-Perlin. In questo numero vengono introdotti i personaggi di contorno, per esempio Marlene, “la ragazza” del protagonista. Vengono presentati anche gli altri alter ego di Moon Knight. Sì, perché Moon Knight non ha solo una doppia identità, ma anche una personalità multipla in omaggio agli interessi di Moench per la psichiatria. Forse non a caso, anche The Shadow, il funereo personaggio delle pulp degli anni trenta che gli assomiglia per alcuni aspetti, aveva diverse identità segrete.

A quello di Marc Spector (il nome con cui ha debuttato e al quale sarà più legato) si affiancano i nomi del milionario Steven Grant e del tassista Jack Lockley. In tutto, con quella dell’avventuriero mascherato, abbiamo un totale di quattro identità, proprio come le fasi lunari. Di solito se un’avventura sull’albo con i personaggi a rotazione Marvel Spotlight aveva successo, di lì a breve il personaggio esordiva su una testata tutta sua. Non fu cosi per Moon Knight, che continuò a vagabondare per qualche anno su diverse serie Marvel sempre realizzato da artisti diversi.

BILL SIENKIEWICZ CON MOON KNIGHT

 

Nel 1977 si unisce addirittura al gruppo dei Difensori (Defenders n. 47-51), scritto da David Kraft e disegnato con stile kirbesco da Keith Giffen, nella lunga battaglia contro Skorpio e la banda dello Zodiaco. Pian piano, Moon Knight va perdendo la sua aurea semi-criminale per trasformarsi sempre più in un vero e proprio supereroe. L’anno dopo, su Peter Parker the Spectacular Spider-Man n. 22, scritto da Bill Mantlo e disegnato da Mike Zeck, insieme all’Uomo Ragno combatte Ciclone e i simil-mafiosi del Maggia.

BILL SIENKIEWICZ CON MOON KNIGHT
Sempre nel 1978, il personaggio finisce finalmente con una serie propria su The Hulk!, una rivista di grande formato non sottoposta alla censura del Comics Code. Storie dove troverà la sua definitiva consacrazione, grazie all’accoppiata Doug Moench-Bill Sienkiewicz.

 

Arriva Bill Sienkiewicz

The Rampaging Hulk era una rivista bimestrale in bianco e nero rivolta a un pubblico adulto, che dal 1977 pubblicava un episodio di Hulk accompagnato da una storia più breve di qualche personaggio secondario, per esempio proprio Bloodstone. Nel 1978, per sfruttare il successo della serie televisiva con Lou Ferrigno nei panni del gigante verde, la rivista cambiò nome in The Hulk!, iniziando a pubblicare storie a colori, cosa che per una rivista di fumetti americana era una novità (mentre i comic book erano sempre a colori). Il Cavaliere della Luna apparve su queste pagine a partire dal n. 11 dell’ottobre 1978. Doug Moench recuperava il proprio personaggio, dopo averlo visto all’opera nelle situazioni più diverse nelle storie che abbiamo visto.

Moon Knight ritorna alla grande con le matite di Gene Colan, in una storia intitolata “Graven image of death”. Dopo il numero 12, disegnato dell’insipido Keith Pollard, fa il suo debutto sul n. 13 Bill Sienkiewicz, l’autore il cui nome sarebbe rimasto per sempre associato al Cavaliere.BILL SIENKIEWICZ CON MOON KNIGHT

Bill Sienkiewicz era un nuovo arrivato, ma il suo lavoro aveva suscitato immediatamente impressione: lo stile, come abbiamo detto, era una copia spudorata di quello del grande Neal Adams. L’anatomia, l’uso di scorci, le pose, la composizione… tutto in questo primo Sienkiewicz faceva riferimento al miglior Adams. I continui rimandi ad Adams fecero sì che il personaggio del Cavaliere Lunare cominciò a essere paragonato a Batman dai lettori.

BILL SIENKIEWICZ CON MOON KNIGHT
Eroe notturno, identità segreta di milionario, le lune che lancia cosi simili ai batarang del Pipistrello… Il confronto tra i due personaggi si basa anche sullo stile delle storie realizzate dal duo Moench-Sienkiewicz, con avventure legate all’ambientazione urbana che sarebbero diventate di moda negli anni ottanta grazie soprattutto al Punitore. Sia come sia, i sette episodi firmati Bill Sienkiewicz apparsi in appendice a The Hulk! ebbero un successo tale da spianare la strada verso il traguardo di un albo (comic book) interamente dedicato al Cavaliere Lunare.

 

Moon Knight n. 1-10

Moon Knight ebbe un albo tutto suo a partire dal novembre 1980. Il primo numero ci presenta il personaggio come il “macabro” Moon Knight, a rimarcare gli elementi spettrali e soprannaturali, parte integrante del personaggio. Molti hanno fatto notare come in questi primi numeri la fissazione di Sienkiewicz per lo stile di Adams non gli permettesse di realizzare un prodotto particolarmente originale. Vedremo però, come già in questa fase, il disegno dell’ artista della Pennsylvania presentasse alcune peculiarità che sarebbero diventate caratteristiche distintive.

BILL SIENKIEWICZ CON MOON KNIGHT
Nel primo numero ciò che colpisce maggiormente nei disegni è la spiccata tridimensionalità dei personaggi mutuata da Adams. La quale conferisce alla storia momenti di estremo realismo come nella figura a pagina 14, dove il piede di Moon Kknight sconfina nella vignetta successiva. O nell’ultima pagina, dove il corpo di Bushman giace riverso sul pavimento.

BILL SIENKIEWICZ CON MOON KNIGHT
Ma già si intravedono nella costruzione della pagina alcune punti di distinzione tra i due disegnatori.

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Pagina 11 e pagina 12, per esempio, sono suddivise in maniera davvero originale. La prima sovrappone tre strisce di due, tre e quattro vignette con una vignetta trapezoidale centrale a equilibrare il tutto.

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L’altra tavola si presenta suddivisa in quattro strisce, la terza delle quali presenta ben cinque vignette con la vignetta centrale occupata solo da un budaboom!

Sul n. 5 le chine di Klaus Janson aiutano i disegni a mitigare l’eccesso di tridimensionalità a favore di una maggior freschezza grafica.

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Nel n. 7 i contorni cominciano acquistare maggior personalità ed espressività. Mentre a pagina 12 e a pagina 15 troviamo due tavole molto interessanti.

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La prima suddivisa in 9 vignette diseguali, quasi senza dialogo, mentre la seconda presenta ben 11 vignette con il rumore che cresce mano a mano che la storia procede.

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Nel numero 9, Sienkiewicz comincia davvero a distinguersi da Adams. Insiste con pagine e pagine in cui ripete l’identica struttura a 4 vignette panoramiche. Finalmente libero di inchiostrarsi da solo, l’artista della Pennsylvania incomincia a sperimentare. Le prospettive si fanno più audaci, i volti diventano più espressivi e inquieti, le ombre acquistano maggiore spazio, così come le onomatopee.

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A pagina 19 una classica gabbia a nove vignette in cui Moon Knight avanza con un movimento circolare e ascendente, sottolineato da una crescendo onomatopeico, preannuncia alcuni espedienti che ritroveremo in Elektra Assassin.

 

Moon Knight n. 11-20

Mentre la serie va avanti, Bill Seinkiewicz continua a sperimentare. Sul n. 12 appare l’inquietante personaggio di Morpheus: Sienkiewicz disegna una storia dai toni dark che prende in prestito molte cose dalla grande stagione del fumetto horror degli anni cinquanta.
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Grandi macchie di nero pieno si fanno strada tra vignette che l’uso scenografico delle chine rende simili a inquietanti istantanee ad ambientazione urbana. La pennellata diventa aspra e violenta, donando alle linee di contorno vita propria nel dare luce a un tratto che si fa sempre più nervoso e carico di inquietudine. In sintonia con il mood sempre più cupo delle storie.

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A pagina 4 e a pagina 12 due esempi di tavole costruite assecondando in tutto e per tutto le necessità del racconto, entrambe giocate sulla ripetizione. Vignette che si susseguono uguali nella forma e simili nel contenuto, in modo da esaltarne la potenza grafica, laddove si intende mettere l’accento su un’azione particolarmente significativa nello storytelling.
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In questo periodo Sienkiewicz inizia anche a flirtare timidamente con l’astrazione e con il simbolismo, rifacendosi alle avanguardie europee del primo novecento. Dapprima questa sperimentazione prende forma nelle copertine e nelle splash page iniziali. In questi spazi, in cui la narrazione tradizionale cede il passo alla maggiore importanza assunta dalla rappresentazione grafica, l’artista inizia a giocare con le immagini, distorcendole, allungandole fuori dalla loro forma abituale e modellandole in qualcosa di nuovo ed eccitante.

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La copertina del n. 14, per esempio, è interamente giocata sui contrasti tra le linee orizzontali e verticali. Il corpo di Moon Knight sul pavimento costituisce una linea orizzontale che contrasta con la verticale del corpo della sparatrice. L’identico contrasto viene ripetuto tra il volto della donna e la mano con il bocchino posta sotto il mento.

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La splash page iniziale è un concentrato di ambiguità. Moon Knight e Scarlet, la donna con la pistola, si riflettono in una vetrata frantumata da un proiettile apparentemente sparato da Scarlet anche se fa parte della vetrata. L’arte fumettistica stava in quegli anni allontanandosi dal piano letterale per abbracciare la metafora e Sienkiewicz assumeva un ruolo guida in questo processo.

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Nel n. 15, dove si racconta la strana storia di un suprematista bianco, il disegnatore si mette in mostra per la capacità di rappresentare le emozioni attraverso espressioni facciali realistiche. E la postura dei corpi riesce a esprimere la stessa angoscia che percorre il viso dei personaggi.

 

Moon Knight n. 21-30

Dal n. 24 in poi Bill Sienkiewicz diventa un fiume in piena. Si libera dalle pastoie che lo legavano alle convenzioni del fumetto tradizionale, per raggiungere territori inesplorati dove essere davvero se stesso. Campiture nere sempre più estese si alternano a immagini dove la linea va sfrangiandosi fino quasi a scomparire. Il disegnatore sembra procedere spedito verso i territori dell’astrazione.

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Lunghe righe verticali suddividono la pagina in tre parti, i sottili fili orizzontali a cui sono appesi i panni diventano un elemento puramente grafico, assieme al cerchio rossastro della luna e alle chiazze nerastre che rappresentano gli occhi della ragazza.

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Compare l’ombra nera di una balestra puntata contro la sagoma, anch’essa nera, di un uomo grasso in giacca e cravatta. L’uomo giace riverso a terra, mentre si intravvedono in controluce le silhouette dei suoi assassini. Gli effetti grafici si moltiplicano fino a conferire alle figure in bianco e nero una qualità speciale che le fa sembrare colorate.

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Nel n. 28 le vignette sembrano affogare nel nero che, prepotente, si insinua in tutti gli spazi a disposizione per ribadire la sua importanza. Le immagini della storia ambientata in Egitto propongono una elaborata rappresentazione della sabbia.

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Nel n. 29 la realtà è sempre meno rappresentata direttamente e sempre più suggerita sottoforma di una serie di informi chiazze biancastre che spiccano su fondali rigorosamente scuri. In questo modo è raffigurato un grande snodo ferroviario, dove un uomo fugge inseguito da figure incappucciate che lo vogliono uccidere. La pennellata di Sienkiewicz si fa sempre più ruvida e aggressiva, foriera di una furia sperimentatrice che lo spingerà a valicare i limiti del linguaggio dei fumetti americani.

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Il n. 30, quello che segna il congedo dell’artista dalla serie che lo ha reso grande, è un susseguirsi di fuochi d’artificio. A pagina 7 una serie di immagini ripetitive bloccano lo scorrere della storia nel tempo.

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A pagina 15 le onomatopee invadono le vignette, andando a costituire uno sfondo uniforme sul quale si sviluppa lo storytelling. Nel finale c’è l’effetto grafico unificatore della pioggia che scende implacabile sotto lo sguardo distratto di una luna argentata, sulla città che dorme, sulle tuniche degli incappucciati, sugli arti irsuti di Licantropus, sui pensieri insoddisfatti del Cavaliere Lunare.

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Il sipario cala con una pagina incredibile, che è anche la piattaforma dalla quale Sienkiewicz spiccherà il volo verso un altro tipo di fumetto. È notte, le linee verticali dei lampioni scandiscono uno spazio dove le forme circolari della luna e delle luci occupano la porzione superiore della tavola, mentre la parte inferiore, animata dai mille riflessi della pioggia che si formano sull‘asfalto, assomiglia a un quadro di Jackson Pollock.

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La nera figura di Licantropus scompare nel buio della notte. Di Moon Knight non c’è traccia…

 

1 commento

  1. Segnalo anche il n. 26 ” Hit It ! ” – che apre lo special Notti di Luna Piena della Star Comics in cui seguiamo la parabola di un tizio che impazzisce nel giorno del funerale del padre che lo picchiava da bimbo. Gli autori giocano – come rilevato dal curatore dello speciale – con i diversi significati del verbo to hit in inglese e BS accosta nella stessa tavola e persino nella stessa vignetta tratto realistico e segno naif come quello di un bimbo, cioè quanto poi proporrà nelle prime pagine di Elektra Assassin e che poi sarà citato per esempio da Sam Kieth in storie come Wolverine/Hulk miniserie del 2002 ed in una altra miniserie su testi di Lansdale che continua la saga di 30 gg di notte.
    Moon Knight è stato davvero centrale nella crescita del cartoonist: lì si è liberato della influenza di Adams e ha fatto rotta x i suoi lavori + maturi e personali come The New Mutants ( che probabilmente non colpirono i lettori come avrebbero dovuto in teoria ) Love and War ed Elektra Assassin.

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