BERNIE WRIGHTSON, IL MOSTRO DEL FUMETTO

BERNIE WRIGHTSON, IL MOSTRO DEL FUMETTO

In un sito dedicato ai fumetti Bernie Wrightson è stato inserito al 61esimo posto nella lista dei migliori disegnatori americani.
I curatori del sito stesso sono i primi a rendersi conto che questo autore non merita di essere finito così in basso.

 

Guardare l’arte di Wrightson significa essere trascinati in un mondo pauroso e brillante insieme. Pochi disegnatori hanno saputo rendere come lui le atmosfere horror.

House of Mystery

House of Mystery è una storica rivista contenitore dedicata ai fumetti brevi dell’orrore pubblicata dalla Dc Comics dal 1951 al 1983.

Nel 1968 il ruolo di editor degli albi “del mistero” della Dc viene assunto dal veterano della Ec Comics Joe Orlando, che diede una sterzata horror approfittando delle maglie allentate del Comics Code (l’autocensura dei fumetti americani attiva dal 1955).

Bernie Wrightson esordisce nel mondo del fumetto nel numero 179 del marzo-aprile 1969 di House of Mystery. Molto ci sarebbe da dire sulla struttura di queste riviste tipiche degli anni cinquanta e sessanta che permise a molti giovani talenti di mettersi in mostra con brevi racconti di poche pagine. Wrightson disegna e inchiostra il racconto “The man who murdered himself”, un gioiellino ambientato in una classica dimora ottocentesca.

Il segno è già professionale, pur mostrando qualche ingenuità che andrà a scomparire in poco tempo. L’ispirazione di base è il grande lavoro sulle ombre e i volumi che fece Will Eisner su The Spirit negli anni quaranta. Già con questo primo lavoro Wrightson mette in luce alcune peculiarità che caratterizzeranno il suo lavoro negli anni a venire. Per esempio: l’introduzione di alcune parti dove le ombre non sono completamente nere, ma costituite da una serie di tratti molto ravvicinati che vanno a costituire una specie di mezzo tono; originali scorci prospettici sia dal basso che dall’alto; fonti luminose multiple e posizionate in modo da creare effetti drammatici.

House of Secrets

L’anno successivo sul numero 186 di House of Mystery del giugno 1970 viene pubblicata la storia “The secret of the egyptian cat”. I passi avanti sono incredibili. Un contorno sottile a pennello racchiude forme che prendono volume grazie a ombreggiature sempre diverse e sempre più espressive. Punti di vista sempre nuovi conferiscono agli oggetti più banali fascino e mistero.

K
T
Il salto nella carriera avviene con il fumetto pubblicato sul numero 92 di House of Secrets, un altro albo della Dc del tutto simile a House of Mystery, del luglio 1971: “Snipe hunt”. La storia è di Len Wein, che aveva conosciuto Bernie Wrightson a una festa dove entrambi se ne stavano ubriachi a osservare la neve che scendeva.

Bernie era stato appena lasciato dalla sua ragazza ed era molto depresso. “Ce l’ho io una storia per te”, disse Len Wein, “una storia d’altri tempi, di amore e vendetta. Però devi illustrarla col tuo stesso stato d’animo di questa sera”.

Wrightson sa che il lettore deve essere coinvolto fin dall’inizio. Il suo lavoro di disegnatore consiste nel conferire ai protagonisti fin dalle prime vignette un aspetto familiare e coinvolgente, magari con un po’ di sensualità o umorismo per permettere al lettore di avere istantaneamente una connessione con loro.

Swamp Thing

L’albo con “Snipe hunt” fu il titolo horror della Dc più venduto del periodo, inoltre ricevette una valanga di lettere di lettori che dichiaravano di aver provato profonde emozioni in seguito alla lettura di quella storia. I capoccia della Dc vollero farne una serie, ma contro a ogni logica i due giovani autori invece erano contrari. Ritenevano che quella storia fosse legata a motivazioni troppo profonde e personali, che fosse una specie di pezzo unico e che non avrebbe retto alla serializzazione.

Joe Orlando ci mise oltre un anno a convincerli, ma alla fine, nel novembre del 1972, usci il primo numero di Swamp Thing (la Cosa della palude), con una rielaborazione del protagonista mostruoso dell’espisodio di House of Secrets. Bernie Wrightson lo disegnerà, su testi di Len Wein, fino al numero 10 del giugno 1974.


Dieci numeri dove il nostro artista ha modo di mettere in mostra la sua arte fatta di pose mai viste prima, ombre misteriose, punti di vista estremi. Un disegno sempre di pancia e di cuore, poco ragionato e ancor meno strutturato. Un ciclo di storie che ha influenzato disegnatori ovunque nel mondo.

Jenifer

Nel numero 63 del luglio 1974 di “Creepy” (il nostro Zio Tibia), una delle riviste in bianco e nero della casa editrice Warren, esce un capolavoro di Wrightson: il racconto horror di dieci pagine “Jenifer”. In questo gioiellino scritto da Bruce Jones, il disegno di Wrightson raggiunge un nuovo apice. L’artista utilizza la tecnica della mezza tinta nel tentativo di esasperare la resa dei volumi, accogliendo alcune evidenti suggestioni dal lavoro di Richard Corben.

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W
Re
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Ogni singola vignetta si erge a protagonista di un gioco di squadra che non lascia niente al caso. Da qui in poi la mania di perfezionismo che gli aveva permesso di raggiungere questi apici del disegno fumettistico diventa la perdizione di Wrightson.

Frankenstein

Dal 1976 al 1982 Wrightson si imbarca in un lavoro pazzesco e disperato. Il più grande disegnatore di mostri degli anni settanta si mette al servizio del mostro per eccellenza: Frankenstein. Senza alcuna commission inizia a realizzare una serie di illustrazioni del classico di Mary Shelley. Queste illustrazioni, realizzate con pennino e pennello, utilizzando una tecnica dettagliatissima che ricordava quella degli incisori dell’ottocento, richiedono giorni e giorni di lavoro sulla stessa tavola.

Siamo nella maniacalità del mostruoso, l’ossessione del dettaglio vince su tutto. Bernie Wrightson esce da questa opera cambiato per sempre, come svuotato della sua forza interiore. Una specie di relitto incrostato dai coralli e incagliato sulla spiaggia.

Non darà più un grande contributo al fumetto, muore nel 2017.

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