L’APOTEOSI DEL BATMAN DI NEAL ADAMS

APOTEOSI DEL BATMAN DI NEAL ADAMS

Quando si parla del lavoro di Neal Adams su Batman non si può non riconoscere l’apporto fondamentale che il disegnatore ha dato alla ridefinizione non solo della veste grafica ma anche degli aspetti caratteriali del Cavaliere oscuro. Adams ha reso più realistico e tenebroso il personaggio, mettendo fine all’immagine “camp” dei telefilm di Batman.

 

La rivoluzione realistica di Neal Adams

Questi cambiamenti il disegnatore li realizzò nell’arco di nove albi, dal 1970 al 1974. C’erano state tra il 1968 e il 1969 una mezza dozzina di apparizioni del suo Batman su The Brave and the Bold, un comic book che lo presentava sempre come un supereroe diverso, e un’altra mezza dozzina tra il 1970 e il 1971 su Detective Comics, l’altro albo storico del personaggio, ma è in quei nove numeri che il mito è stato rielaborato. Vediamoli.

 

APOTEOSI DEL BATMAN DI NEAL ADAMS

Batman n. 219 – “Il bianco Natale di Batman”, febbraio 1970

Cominciamo con un episodio minore di appena otto pagine, che però è considerato una delle migliori storie di Batman a tema natalizio. Il racconto, scritto da Mike Friedrich (che lavorerà alla Marvel su Iron Man), inizia con una splendida vignetta in verticale, con una di quelle inquadrature dal basso che hanno reso famoso Neal Adams. In primo piano c’è un gruppo di persone affaccendate negli acquisti natalizi dell’ultimo minuto, mentre Batman è una minuscola presenza sullo sfondo. Per una volta Batman non è il protagonista, trascorre la notte di Natale a cantare: l’episodio si concentra su tre storie narrate senza l’utilizzo di dialoghi o didascalie. Hanno come protagonisti un uomo, una donna e un bambino. In ognuno dei tre racconti un crimine che potrebbe essere commesso viene evitato, quasi lo Spirito del Natale fosse veramente all’opera in quella notte silente.

 

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Batman n. 232 – “La figlia del demone”, giugno 1971

Storia fondamentale di 22 pagine firmata per i testi da Denny O’Neil, lo sceneggiatore maggiormente responsabile del restyling di Batman, non a caso anche quello che ha lavorato di più a fianco di Neal Adams. L’episodio inizia con una prima pagina scioccante dove una pistola spara a Robin. Nella seconda pagina veniamo a sapere che Robin non è morto, ma è prigioniero di qualcuno che in un messaggio sfida Batman a ritrovarlo. A questo punto Batman si reca alla batcaverna per analizzare il messaggio, qui trova Ras Al Ghul, un incrocio tra Dracula e il Dottor Strange che con il tempo diventerà uno dei più temibili antagonisti del Cavaliere oscuro. L’editor Julie Schwartz e Denny O’Neil decisero di creare un nuovo nemico che non avrebbe dovuto essere il solito tipo dal costume bizzarro, ma una persona normale, seguendo la tendenza di rendere realistico il supereroe. Quando Adams ebbe la descrizione del personaggio si rese conto di quanto difficile fosse da realizzare. “Lo feci senza sopracciglia”, ricorda Adams, “con la fronte sfuggente, la faccia leggermente cadaverica, i capelli radi: ne usci un personaggio unico e memorabile”.

 

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Batman n. 234 – “La metà oscura”, agosto 1971

O’Neil e Adams rispolverano per l’occasione uno dei più interessanti antagonisti di Batman, l’ex procuratore distrettuale con metà del volto sfigurato, l’ineffabile Harvey Dent detto Due Facce, che prende ogni decisione solo dopo aver lanciato in aria una moneta. Two-Face è sicuramente uno tra i più classici nemici di Batman, creato nel 1942 da Bill Finger e Bob Kane, venne quasi accantonato nei decenni successivi. Le sue apparizioni si contano sulle dita di una mano negli anni cinquanta e sessanta, probabilmente a causa del suo aspetto raccapricciante che dal 1955 entrava in conflitto con le regole del Comics Code sui fumetti dell’orrore. Nel 1971 le maglie del Comics Code si sono allentate, così O’Neil e Adams possono riproporre il personaggio. La metà oscura segue la formula standard delle storie di Two-Face: alcuni strani crimini vengono commessi in base al lancio della moneta, Batman segue gli indizi e raggiunge al volante della batmobile Due Facce su un vecchio galeone dove avviene la sfida finale.

 

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Batman n. 237 – “La notte della Mietitrice”, dicembre 1971

È decisamente giocata sui toni lugubri questa storia originata da un’idea del disegnatore Bernie Wrightson, che mette in scena addirittura la Cupa Mietitrice con tanto di cappuccio e falce affilata. Tutto succede durante una parata di carri ad Halloween che dà modo ad Adams di disegnare in modo spiritoso alcune persone travestite da supereroi marvel (Havoc, Uomo Ragno, Thor, Capitan America…).

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O’Neil riesce a creare un alone di mistero sulla identità del mietitore anche in presenza di un numero limitato di sospetti. Inoltre, il modo in cui l’ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio descrive gli orrori dell’Olocausto è davvero impressionante. Riguardo alla splendida copertina, Adams dice: “Volevo creare una copertina horror limitandomi a insinuare ciò che accadrà. Accadrà tra circa due secondi, ma non ora. Ho imparato questa tecnica facendo le copertine dell’albo House of Mystery”. Adams rende magico il tutto con una composizione a triangolo con l’apice rivolto verso l’alto, circondato da un inquietante colore rosso.

 

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Batman n. 243 – “La fossa di Lazzaro”, agosto 1972

La storia inizia con un combattimento di arti marziali tra Batman e Lo Ling, che dà modo ad Adams di sbizzarrirsi con una serie di sbalorditive scene di lotta piene di movenze ardite e di pathos. L’abilità dell’autore newyorkese nel disegnare il corpo in movimento raggiunge il suo massimo con il personaggio di Batman, al quale fa assumere pose sempre diverse e anatomicamente corrette. A questo punto Batman parte per la Svizzera alla ricerca di Ras Al Ghul. Qui ritrova la sua bellissima figlia Talia e il gigantesco servitore Ubu. Dopo vari scontri, riesce a raggiungere il covo del suo avversario solo per apprendere che Ras Al Ghul è morto. Batman abbandona il covo e se ne va. Non può quindi assistere alla incredibile resurrezione di Ras Al Ghul all’interno della cosiddetta Fossa di Lazzaro, una misteriosa pozza d’acqua con il potere di guarire ferite mortali e riportare in vita i morti.

 

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Batman n. 244 – “Il demone vive ancora”, settembre 1972

La copertina di questo numero è una delle più iconiche della Bronze age. La tendenza al realismo di Adams raggiunge l’apice nel petto villoso di Batman con i capezzoli in evidenza. Una cosa mai vista prima, anche perché il Comics Code di fatto lo vietava. Siccome Ras Al Ghul tiene in mano il costume di Batman, Adams aveva disegnato Batman in mutande, ma l’editor Julie Schwartz si rifiutò di mettere in copertina il Cavaliere oscuro con le gambe nude e le fece ricoprire con una calzamaglia. “Nessuno se ne accorgerà” disse Julie Schwartz, e andò proprio cosi. Infine osserviamo come sia ambigua la posizione della spada, che può essere interpretata sia come piantata per terra sia come se avesse infilzato il petto di Batman. La storia presenta una lunga scena di duello con le spade tra Batman e Ras Al Ghul: questo dà a Neal Adams l’opportunità di disegnare alla maniera che lo ha reso famoso i corpi muscolosi dei due contendenti. Entrambi assomigliano alle figure dinoccolate dei quadri di El Greco, alte, magre, dalla muscolatura allungata e nervosa.

 

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Batman n. 245 – “Il caso dell’omicidio di Bruce Wayne”, ottobre 1972

Poco più di un divertissement a sfondo politico, che ha come centro di gravità la presunta morte di Bruce Wayne. Batman viene convocato per indagare su un politico candidato alla carica di sindaco di Gotham, il quale afferma che il suo avversario è responsabile dell’omicidio di Bruce Wayne. Batman, che aveva simulato la morte di Bruce Wayne, inizia a indagare sul caso e vede che l’accusatore ha un messaggio scritto con la stessa calligrafia di Bruce Wayne, nel quale si indica il potenziale responsabile dell’omicidio. Batman ovviamente sa che il messaggio è falso, non avendola scritta lui, ma la falsificazione è molto ben fatta. Il Cavaliere inizia cosi a cercare il falsario, lo trova e dimostra che è complice del politico. Quando Batman ha concluso il lavoro, il commissario Gordon e le forze di polizia arrivano sul posto.

 

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Batman n. 251 – “La vendetta in cinque atti del Joker”, settembre 1973

L’importanza di Batman 251 non può essere minimizzata. Erano quattro anni che il Joker non appariva in una storia di Batman, il che era davvero anomalo. Negli anni cinquanta e sessanta il Joker era stato un clown del crimine, rubava a mani basse in rapine burlesche. Poi alla fine degli anni sessanta è stato messo un po’ in disparte per rendere Batman sempre più realistico. In questo numero, Denny O’Neil e Neal Adams lo fanno ridiventare il maniaco omicida che era nelle primissime apparizioni degli anni quaranta.
Sin dalla prima pagina, il lettore si trova di fronte a un personaggio molto meno “divertente” da quello al quale era abituato negli ultimi decenni. La risata ossessiva che riempie tutto lo spazio nella porzione sinistra della pagina dice tutto: ci troviamo di fronte a un vero folle. Questo Joker non assomiglia per niente a quello interpretato da Cesar Romero nello show televisivo: è davvero pericoloso. Per la prima volta dai primi anni quaranta uccide. È appena uscito di prigione e sta eliminando a uno a uno i componenti della sua vecchia banda, certo del fatto che uno di loro lo abbia tradito e fatto imprigionare.

Il disegno di questo numero è superbo, la storia ha toni oscuri. Viene così sancita la definitiva trasformazione nella psicologia del Joker che perdura a oggi. L’episodio mette anche in mostra per la prima volta in modo esplicito la natura fondamentalmente ambigua del rapporto tra il Joker e il Cavaliere oscuro.

Batman caccia il Joker, ma anche il Joker caccia Batman. Ognuno dei due esercita violenza sull’altro e allo stesso modo la subisce. Man mano che la storia procede Batman diventa sempre più simile al Joker e il Joker a Batman. Infine è palpabile la presenza di una vera e propria attrazione tra i due personaggi, che sembra quasi sul punto di sfociare in qualcosa di erotico. Questo albo contiene alcune delle immagini più potenti e creative disegnate da Adams.

APOTEOSI DEL BATMAN DI NEAL ADAMS

 

La copertina nacque da un problema. Ricorda Adams: “Come potevo rappresentare i due personaggi dal davanti, come mi veniva richiesto, se si trovano uno di fronte all’altro? Non potevo farlo. Cosi ho messo un personaggio su una carta che viene tenuta tra le mani dal Joker dietro di lui”.

A pagina 21, l’episodio contiene la splash page con Batman in una delle sue posizioni più iconiche di sempre. Completamente proteso in avanti in un balzo leggendario, la muscolatura contratta, il mantello svolazzante che lo avvolge e lo protegge. Bisognerà aspettare Frank Miller per tornare a vedere qualcosa del genere.

 

Batman n. 255 – “La luna del lupo”, aprile 1974

Questo numero, con il quale Neal Adams si accomiata da Batman (tornerà a lavorarci soltanto nel 2010) è un magistrale dispiegamento di potere grafico da parte dell’artista newyorchese, che stupisce e affascina a ogni pagina. Len Wein concepisce una storia dai toni horror a lui congeniali (è il creatore di Swamp Thing) facendo incontrare Batman con un superclassico come l’uomo lupo. Già nella seconda pagina una formidabile sequenza di immagini con l’uomo lupo che entra dalla finestra, lo scontro con il cane e l’arrivo scenografico di Batman ci portano nel pieno dell’azione. Nella pagina seguente un’altra incredibile sequenza di evoluzioni ginniche quando Batman salva la ragazza lanciata nel vuoto.

A pagina 4 un intenso primo piano del volto di Batman illuminato dalla luce lunare. A pagina 6 l’impressionante trasformazione a ritroso del licantropo in uomo. La pagina successiva è un piccolo capolavoro di composizione, con l’uomo a figura intera al centro della pagina a coordinare la suddivisione delle vignette. Nella pagina dopo un’altra sconvolgente trasformazione, questa volta da uomo a lupo.

La battaglia finale sotto la pioggia e l’arrivo del fulmine dal cielo a mettere fine a tutto non sono che le ciliegine sulla torta di questa festa per gli occhi.

 

Sì può quindi dire che quello di Denny O’Neil e Neal Adams, anche se già dalla fine degli anni settanta riprenderà alcuni degli elementi più fantasiosi, sia il Batman definitivo.

 

 

1 commento

  1. Mi permetto di obiettare che il bello del Bats – come di altri personaggi ormai entrati da tempo nell’immaginario collettivo multimediale – è proprio di essere contemporaneamente quello di Dick Sprang, di Mike Parobeck, di Norm Breyfogle e di Kelly Jones e di essere oggi quello di Greg Capullo e Sean Murphy. Domani chissà. Senza contare i classici – nel senso di sempre moderni – di Fran Miller e Dave Mazzucchelli.
    E’ vero che l’ atletico , snello ed acrobatico Bats di Adams è il modello financo di quello degli anni settanta per esempio di Irv Norvick e Sal Amendola , ma già con Marshall Rogers le punte sostituiscono le curve della carne ed il layout è maggiormente sofisticato e non al servizio dei virtuosismi del dotato Neal.
    Il realismo del dinamico duo O’Neill/Adams poi non arrivava al kevlar, non prescindeva da un tizio in costume colorato che svolazza tra i doccioni appeso ad un filo di nylon e non poteva prevedere il Joker di Ledger
    ( anche filtrato dalla sensibilità fotografica di Adams, il muso bianco del clown è meno plausibile della zucca del Flattop di Dick Tracy ).
    Denny farà un ulteriore passo nella direzione del noir con il suo notevole The Question disegnato dal sergiotoppiano Denys Cowan e Neal – nonostante la sua matita icastica e forse per la sua tendenza a cambiare continuamente il punto di vista – sarà a suo agio anche con cose meno notturne e metropolitane come Deadman, gli X-Men nella Terra Selvaggia e la Guerra Kree-Skrulls degli Avengers.

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