CRUDELE È L’ASSEDIO DI UNA CITTÀ

CRUDELE È L’ASSEDIO DI UNA CITTÀ

Raqqa è la città siriana caduta recentemente dopo un lungo assedio. Era occupata dalle forze dell’Isis, il cosiddetto Stato islamico che ha proclamato la guerra santa (jihad) contro tutti, Occidente compreso. L’Isis aveva in Raqqa una delle sue ultime roccaforti.

Le truppe curde festeggiano la liberazione di Raqqa

Il 17 ottobre 2017 le truppe curde e l’esercito democratico siriano (non facente parte del governo di Assad), con il sostegno degli americani, hanno liberato la città. I combattenti dell’Isis sono fuggiti mentre non si conosce ancora il destino degli stranieri che li appoggiavano. I liberatori hanno garantito l’incolumità dei jihadisti che lasciavano la città.

La città martoriata di Raqqa in Siria. Le milizie filo-Usa alzano la bandiera in quello che rimane dello stadio, ultimo baluardo dei jihadisti

Per piegare la città e farla arrendere si è ricorso ai bombardamenti aerei con bombe al fosforo bianco. Prendere e occupare una città assediata è molto più facile se si dispone di una forza aerea che bombardi dall’alto appoggiando le truppe di terra. Le associazioni umanitarie hanno affermato che il fosforo bianco può produrre conseguenze a lungo termine nella popolazione civile che vi è stata esposta.

Aereo da combattimento francese.

Anche la Francia ha partecipato ai raid aerei su Raqqa con l’aiuto degli Usa, che hanno fornito le indicazioni sugli obiettivi importanti. Le basi per la partenza e l’atterraggio erano negli Emirati Arabi Uniti e in Giordania.

In passato non esistevano armi così potenti, ma gli assedi sono sempre terribili perché coinvolgono prima di tutto la popolazione civile.

Bombardamenti dall’alto come appoggio negli assedi

Formazione di aerei da bombardamento tedeschi in picchiata Junkers Ju 87 Stuka: la Luftwaffe ottenne per un certo periodo il predominio dell’aria durante la Seconda guerra mondiale

Il bombardamento aereo che consente di occupare una città o una posizione strategica risale all’introduzione dell’aereo come arma da guerra.

Prima di mettere sotto assedio la città di Leningrado in Russia (San Pietroburgo), l’esercito di Hitler la bombardò sganciando più di seimila bombe incendiarie.

A Leningrado le donne scavano buchi nel ghiaccio del fiume Neva e nei canali ghiacciati per prelevare l’acqua

Hitler aveva deciso di prendere Leningrado in brevissimo tempo. La città era un importante centro industriale e culturale, fondamentale per i commerci sul mar Baltico. Era vicina alla base navale di Kronstadt, sede della flotta russa. All’inizio del 1941, dopo un intenso bombardamento, i tedeschi tentarono di occuparla, ma i leningrandesi avevano scavato lunghissime trincee e alzato barricate in tutta la città e non si arresero.

Assedio di Leningrado

I tedeschi circondarono Leningrado tentando di prendere la città per fame e per sete: a causa del freddissimo inverno russo erano convinti che sarebbe stato facile costringerla ad arrendersi. Ma non fu così. Dopo 900 giorni, l’assedio si concluse quando l’esercito russo riuscì a rompere il fronte dell’esercito tedesco che dovette togliere l’assedio. Morirono più di un milione di persone fra civili e militari. La città passò da più di tre milioni di abitanti a due milioni e mezzo.

Guernica di Pablo Picasso

I tedeschi sono stati accusati di aver fatto le prove della guerra alcuni anni prima, nel 1937, con il bombardamento di Guernica. Era una città basca che subì un bombardamento aereo a tappeto dai tedeschi e da volontari italiani. I tedeschi e gli italiani erano accorsi nella Guerra civile spagnola in aiuto del generale Francisco Franco contro il legittimo governo repubblicano. Quello che sconvolgeva l’opinione pubblica era l’attacco alla popolazione civile. I tedeschi affermarono che la città aveva due fabbriche di armi e quindi svolgeva un ruolo militare, inoltre sostennero che i morti non erano stati così numerosi come dicevano gli avversari.

Bombardamento di Guernica

L’episodio indusse Pablo Picasso a intitolare “Guernica” il suo grande quadro che ora si trova esposto a Madrid. Era stato commissionato dal governo repubblicano per il padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi del 1937. Si dice che in realtà rappresentasse la morte di un torero durante una corrida, prima che il pittore gli cambiasse il titolo.

Il bombardamento di Guernica, al di là della sua gravità mai precisamente accertata, ebbe una grande importanza per l’uso propagandistico che ne venne fatto da entrambi gli schieramenti.

Dalla Rivoluzione francese, con la coscrizione di massa, l’esercito era diventato molto più mobile e tendeva a occupare interi territori (mentre prima le guerre venivano combattute prevalentemente da soldati professionisti). Le battaglie incominciavano con tre colpi di cannone rituali.

Nel novecento l’assedio delle rocche e delle città aveva perso molta importanza militare. Conservava quella strategica e propagandistica. Gli eserciti tendevano a occupare i territori più che le singole città o fortezze. Nella Prima guerra mondiale, la guerra di trincea si serviva dei sistemi e delle tecniche comunemente usate negli assedi delle rocche fortificate con lo scavo di lunghi camminamenti, la posa di mine e le prolungate snervanti attese. Nulla era lasciato al caso. Fior di trattati erano stati scritti dagli ingegneri militari sul metodo migliore per difendere e per espugnare le rocche.

L’assedio scientifico

Assedio di Torino: la Cittadella

Nel 1706 Torino fu posta sotto assedio dal re di Francia, Luigi XIV, detto il re Sole. Ispiratore delle truppe francesi era il teorico dell’assedio scientifico, l’ingegnere militare francese Vauban. Si dice per questo che Torino sia stata l’unica città europea a essere sottoposta a un assedio scientifico. La città aveva mura possenti e una cittadella considerata inespugnabile per i suoi grandi bastioni a punta rivolti verso l’esterno. Impedivano che ci fossero dei punti vulnerabili ai tiri dei cannoni e delle artiglierie.

La cittadella di Torino

I difensori scavarono lunghe gallerie sotto la città, dette mine. Furono scavate anche contromine sotto le mine. Lo scopo era di difendere la città anche nel caso che le mine fossero state occupate o fatte saltare. Vauban richiamò l’attenzione degli assedianti sulla presenza degli scavi di difesa che considerò assai preoccupanti.

Gli assedianti tentarono di penetrare in città scavando gallerie parallele per sorprendere i torinesi.

Fortezza sotterranea del Pastiss

Quella sopra è la fortezza sotterranea del Pastiss. Era stata costruita per volontà del duca Emanuele Filiberto di Savoia, detto Testa di Ferro, più di un secolo prima dell’assedio. Aveva lo scopo di proteggere il bastione di San Lazzaro della cittadella. Proprio in questi giorni è terminato il restauro ed è possibile visitarla.

Cisternone di Torino

Al centro della cittadella esisteva un pozzo profondissimo che arrivava alle acque sotterranee. C’erano due scale elicoidali che non si incontravano mai, una che saliva e una che scendeva. Questo rendeva possibile l’approvvigionamento di acqua anche sotto assedio. L’acqua veniva portata in superficie da animali da soma appaiati.

L’esercito francese era formato da più di quarantamila uomini, mentre i difensori torinesi ammontavano a diecimila.

Rievocazione dell’assedio di Torino del 1706

La città fu sottoposta a un continuo e durissimo bombardamento d’artiglieria. Tuttavia gli assedianti non riuscirono a penetrare nella città perché i difensori preferirono farsi saltare in aria piuttosto che cedere.
Venne offerta la possibilità al duca di Savoia Vittorio Amedeo II di lasciare la città con un salvacondotto per evitare di essere colpito dai bombardamenti. Il Duca preferì andarsene con quattromila cavalieri per attaccare le truppe francesi con scaramucce di disturbo.

Eugenio di Savoia nel 1718

L’assedio durò quasi quattro mesi. Poi giunsero in Piemonte le truppe asburgiche comandate da Eugenio di Savoia, cugino di Vittorio Amedeo II. Contavano ventimila uomini. Eugenio era convinto che alla sua epoca qualsiasi fortezza, se ben difesa ed attrezzata, fosse imprendibile. Non intendeva chiudersi dentro la città. Salì sulla collina di Superga con il cugino e osservò il teatro di guerra. Quindi in brevissimo tempo aggirò gli assedianti e prese alle spalle l’esercito francese. La battaglia avvenne nella zona oggi chiamata Borgo Vittoria.

Nella chiesa di Santa Cristina a Torino questo quadro rappresenta i due Savoia che fanno voto alla Madonna di edificare la basilica di Superga in caso di vittoria

L’esercito assediante venne messo in fuga. I francesi fuggirono attraverso il pinerolese e Briançon. Torino era libera e il duca di Savoia ottenne la corona di re.

L’assedio di Costantinopoli e la sua caduta

Fra gli assedi che hanno fatto la storia non possiamo tralasciare l’ultimo che subì Costantinopoli, l’attuale Istanbul. L’assedio risale al 1453. Insieme con la scoperta dell’America, avvenuta alla fine del secolo, segnò la fine del Medio Evo. Il poco che restava dell’Impero romano d’oriente era ancora in piedi dopo più di 1000 anni dalla sua fondazione. Costantinopoli era la sua capitale, anche se ormai era una città spopolata e in rovina. Fu conquistata dai turchi ottomani guidati dal sultano Maometto II dopo circa due mesi di assedio.

Mura teodosiane di Costantinopoli

Costantinopoli fu sottoposta a parecchi assedi nel corso dei secoli perché le sue straordinarie ricchezze erano leggendarie. Subì l’assalto di avari, arabi, scandinavi e bulgari. Fu presa due volte: una intorno al 1200 dai crociati che la razziarono e ne occuparono l’impero, e poi a metà del 1400 dagli ottomani che vi rimasero in via definitiva. La città era stata cinta da mura da Costantino, il suo fondatore. Durante il regno di Teodosio secondo vennero aggiunte mura ancora più poderose (come vediamo sopra): una grande opera di architettura militare bizantina che rendeva la città inespugnabile. Solo la polvere da sparo e un nuovo cannone gigante usato dagli ottomani riuscirono, se non a distruggerle, a danneggiarle gravemente.

Assedio dei turchi alle mura teodosiane

Gli ottomani possedevano un cannone in grado di sparare cinque palle di granito al giorno di oltre due metri e del peso di una tonnellata. L’arma era stata precedentemente offerta dai suoi costruttori europei ai bizantini, ma non fu acquistata perché il prezzo era troppo alto per le esauste casse dell’ormai piccolo stato.

Il cannone usato nell’assedio di Costantinopoli

Nell’assedio fu decisivo il fattore umano: gli ottomani erano undici volte più numerosi dei bizantini. La sproporzione aumentò nel corso dell’assedio. L’ultimo imperatore bizantino Costantino XI Paleologo chiese aiuto ai cattolici d’Occidente, con i quali i cristiani ortodossi d’Oriente erano in profondo disaccordo. L’aiuto che gli venne portato fu però insufficiente.

Maometto II, sultano dei turchi ottomani, incitò i suoi uomini promettendo che avrebbe loro lasciato razziare Costantinopoli per tre giorni. Questo poi successe solo in parte, perché dopo il primo giorno il sultano fermò i suoi stessi uomini.

Santa Sofia di Costantinopoli

La grande chiesa di Santa Sofia venne occupata dagli ottomani mentre i bizantini celebravano la santa messa. Due leggende fiorirono intorno all’evento. Una sostiene che due angeli sarebbero apparsi per difendere la chiesa quando sarebbero entrati i turchi. La seconda leggenda vuole che si fosse aperta una parete e i sacerdoti che officiavano fossero scomparsi dentro. Sarebbero riapparsi quando Santa Sofia fosse ritornata a essere cristiana.

Il museo di Santa Sofia voluto da Ataturk

La sera stessa della occupazione i turchi la trasformarono in moschea. Attualmente è un museo per volontà del primo presidente della Turchia moderna Kemal Ataturk. L’attuale presidente Tayyip Erdoğan ha ventilato la possibilità di trasformarla di nuovo in una moschea.

L’assedio e la caduta di Troia

Il più famoso assedio, su cui è stata scritta l’Iliade, è quello della città di Troia. Ha ispirato film, racconti, fumetti. Si ignora se i fatti narrati abbiano almeno una parte di verità.

Dal film Troy, lo schieramento dell’esercito acheo sotto le mura di Troia

Intorno al 1200 avanti Cristo sorgeva nell’odierna Turchia la potente città di Troia. Il figlio del re troiano Priamo, Paride, si recò presso la corte di Micene del re Agamennone, dove si invaghì di Elena. Elena era la moglie di Menelao, il fratello di Agamennone che regnava sulla vicina città di Sparta. Elena lo  seguì sulla nave e Paride la portò a Troia.

Combattimento fra achei e troiani sotto le mura di Troia

Allora i greci radunarono un esercito e mossero guerra a Troia per l’offesa subita. La guerra durò dieci anni senza che nessuno dei contendenti riuscisse a vincere. Le vicende sono narrate nell’Iliade e nell’Odissea, opere attribuite a Omero. Narrano alcuni episodi della guerra e del ritorno dei greci alle loro case.

Achille trascina il corpo senza vita di Ettore intorno a Troia

Nei poemi omerici i troiani non sono denigrati, ma sono rappresentati con grande umanità e sensibilità, anche se erano nemici dei greci.

Il cavallo di Troia costruito per il film Troy

Secondo la leggenda la città di Troia venne presa con l’inganno. I greci, seguendo il consiglio di Ulisse, costruirono un grande cavallo cavo di legno e lo lasciarono sulla spiaggia. Poi si allontanarono con le navi nascondendosi nelle vicinanze. I troiani pensarono che l’assedio fosse finito e che il cavallo fosse un dono alla dea Atena. Lo trascinarono dentro Troia facendo una breccia nelle mura ciclopiche per farlo passare. Durante la notte i greci uscirono dal cavallo dove si erano nascosti e aprirono le porte di Troia: i compagni entrarono uccidendo i troiani e incendiando la città.
Nell’Eneide, il poeta Virgilio narra di come il principe troiano Enea, riuscito a fuggire da Troia in fiamme, finirà nel Lazio dove in seguito sorgerà la città di Roma.

Se in passato le armi erano meno potenti, le regole dell’assedio erano più feroci: dall’antichità al medioevo, gli abitanti di una città assediata che non si arrendeva correvano il rischio di essere interamente sterminati.

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