FACCIAMO IL PUNTO ASPETTANDO IL NUOVO HELLRAISER

FACCIAMO IL PUNTO ASPETTANDO IL NUOVO HELLRAISER

Il 13 febbraio 2018 uscirà direttamente come video, quindi senza transitare per le sale cinematografiche, Hellraiser Judgment: ennesimo capitolo della serie. A questo punto mi sorge spontanea una domanda: Hellraiser che significa oggi come oggi? Mi sembra lecito che un franchise cavalchi l’onda del successo, ma dovrebbe anche esserci un limite da non oltrepassare.

Nightmare di Wes Craven, per esempio, uscì nelle sale nel 1984 riscuotendo grande successo e oggi è una saga con ben nove film all’attivo. Due dei quali, un team up con Jason Voorhees di Venerdì 13, è un remake risalente al 2010. Altro esempio, per l’appunto è Venerdì 13. Un film dal quale, contando il team up suddetto e remake d’ordinanza, arriviamo addirittura a dodici film, sottolineo dodici. Nella lista potremmo metterci anche Halloween, La Bambola Assassina, Leprechaun e tanti altri.

Hellraiser Clive Barker
Approfittare del successo ok, ma fino a un certo limite. Bisognerebbe capire quando è arrivato il momento di mettere la parola fine per non sfociare nell’accanimento terapeutico. Questo è il motivo per cui mi chiedo cosa possa significare un nuovo Hellraiser. L’universo creato da Clive Barker è uno dei più affascinanti in assoluto, tuttavia, dopo trent’anni di sfruttamento massivo, in cui si sono ciucciati ‘sto soggetto fino al midollo, non sarebbe stato meglio posare l’osso anni fa?

Hellraiser Clive Barker Hellbound Heart Schiavi dell'inferno
Partiamo dagli inizi e andiamo per gradi: i cenobiti. Chi o cosa sono e da dove saltano fuori?
Nei primissimi anni ottanta Clive Barker era un autore di opere teatrali. A un certo punto decide di dar libero sfogo alla vena creativa e così, nel 1984, butta giù la sua prima antologia di racconti intitolata Book of Blood. Successivamente, in appena due anni, seguono la bellezza di altre sei antologie della serie.
Dopodiché, nel 1986, viene pubblicato il suo primo romanzo, The Hellbound Heart, arrivato da noi con il titolo Schiavi dell’Inferno. In questo volume compaiono la Lament Configuration, Pinhead e i cenobiti.

Hellraiser configurazione del lamento

Il focus di The Hellbound Heart è incentrato sul tema dell’edonismo sfrenato, e della conseguente ricerca spasmodica del piacere. Sotto qualunque forma e a qualsiasi costo. Frank Cotton, il… diciamo protagonista in un certo senso, è praticamente la molla che fa scattare gli eventi. Sostanzialmente, Frank ha condotto la sua intera vita da adulto all’inseguimento dei piaceri carnali. Viaggiando per il mondo, s’è dedicato a ogni tipo di attività e/o esperienza sessuale nota e possibile al genere umano. Va da sé che, arrivato a un punto simile, grazie a ‘sta ceppa, un “normale” rapporto sessuale lo lasci insoddisfatto. Così, durante uno dei suoi tanti viaggi, Frank viene a conoscenza della Configurazione del Lamento o Cubo di Lemarchand.

Hellraiser 1987 cenobiti

Messosi d’impegno, Frank s’ingegna e si scervella fino a risolvere il rebus della scatola. La quale è una specie di puzzle che, una volta risolto, stando a quel che ho sentito dire, avrebbe dovuto aprirgli le porte verso piaceri sconosciuti a questo mondo. Convintissimo proprio, Frank s’aspettava di trovarsi di fronte a donne dalla bellezze ultraterrena. Invece se lo prende tutto in saccoccia. Dallo squarcio dimensionale aperto dalla scatola, anziché le smandrappone, si trova davanti i cenobiti. Questi gli fanno anche presente che le loro idee di “piacere” potrebbero essere un tantino diverse. Frank accetta comunque di seguire gli esseri nel loro mondo.

Hellraiser – Non ci sono limiti
(Hellraiser, 1987)

hellraiser film saga Hellraiser 1987 poster

C’erano già stati un paio di tentativi di portare su schermo le storie di Barker, tuttavia erano cose che facevano sch… un tantino discutibili. Lo stesso Barker ne parlò in un’intervista rilasciata al quotidiano inglese The Guardian: “How we made Hellraiser”.

”Il sesso è un grande livellatore. Mi ha fatto venire voglia di raccontare una storia sul bene e il male in cui la sessualità era il tessuto connettivo. La maggior parte dei film horror inglesi e americani non erano sessuali. O se lo erano, era in un modo civettuolo: un gruppo di adolescenti che fa sesso e poi vengono uccisi. Hellraiser è la storia di un uomo spinto a cercare l’esperienza sessuale definitiva. Ha un senso molto più contorto della sessualità … Verso la metà degli anni ottanta ci sono stati due abomini cinematografici tratti dalle mie storie. Mi sentivo come se Dio mi stesse dicendo che avrei dovuto reagire. In fondo, quanto peggio sarei potuto essere?”.

Dietro le quinte di Hellraiser film 1987

Ad appena un anno da The Hellbound Heart, con appena 900mila dollari sganciati dalla New World Pictures, arriviamo al primo film della saga scritto e diretto dallo stesso Barker. Oltre al fatto che fu un successo, incassando una quindicina di milioni, libro e film differiscono di poco. Fatta eccezione per alcuni, ma significativi dettagli.

“Giudicarne il sesso gli era impossibile. Gli indumenti, alcuni dei quali cuciti alla e nella sua pelle, ne nascondevano le intimità e nulla nella risonanza della sua voce o nei lineamenti volutamente sfigurati, offriva il minimo indizio.” – “La sua voce era diversa, leggera e alitata, la voce di una fanciulla eccitata. Un fitto reticolo gli tatuava per intero la testa e a ogni intersezione degli assi orizzontali e verticali uno spillo ingioiellato gli penetrava nell’osso. Allo stesso modo aveva decorata la lingua. – Sai almeno chi siamo? – chiese”.

Questa è praticamente la prima apparizione di quello che in seguito i fan chiameranno Pinhead. Piccole differenze estetiche e di focus della diegesi a parte, Spillo originariamente non ha un nome. Tanto meno un ruolo di rilievo rispetto agli altri tre cenobiti. Nel film, invece, viene indicato nei credits come “lead cenobite” e gli viene conferita una certa importanza rispetto agli altri, a cui impartisce perfino ordini.

Hellbound: Hellraiser II – Prigionieri dell’Inferno
(Hellbound: Hellraiser II, 1989)

Hellbound: Hellraiser 2 film poster

Passano un paio d’anni ed ecco Hellbound: Hellraiser II. Con questo film iniziano i problemi della saga. Le differenze tra il romanzo The Hellbound Heart e il film Hellraiser, seppur minime, sono comunque piuttosto marcate.

Nel romanzo, i cenobiti non sono guidati da Pinhead come si lascia intendere nel film. Bensì, da un quinto essere denominato Ingegnere. Il quale appare nel film al culmine del climax come una mostruosa, beh… specie di sanguisuga che esce dal cubo. In realtà, la sua descrizione originale è quella di un essere umanoide fatto di pura energia il cui compito è proteggere il cubo, ovvero il passaggio fra il nostro mondo e la dimensione dei cenobiti. Inoltre il cenobita Butterball (il grassone con gli occhialini) dovrebbe essere morto, mentre in Hellraiser II ce lo troviamo davanti come se nulla fosse successo.

Hellraiser
(Fumetti Epic Comics, 1989)

Hellraiser epic comics 1989

Non credo che Clive Barker sia immune al fascino del dio denaro, dato che da qui è partita la fase di mungitura matta e disperatissima strizzando le tettine di Hellraiser come se non ci fosse un domani. Nella seconda pellicola Clive Barker passa al ruolo di produttore e supervisore della storia di Peter Atkins, che si occuperà di scrivere anche le sceneggiature del III° e IV° film.

Nella storia di Atkins, Kirsty Cotton, la protagonista del primo film, salvatasi dai cenobiti (con cui aveva scambiato la propria anima per quella di Frank) viene ricoverata in clinica. Il direttore dell’istituto, il Dr. Channard, colleziona oggetti relativi alla Configurazione del Lamento. Ossessionato da tutto ciò che riguarda i cenobiti, nel corso del film Channard riesce nel suo intento: entrare ne Il Labirinto e incontrare l’entità denominata Leviathan.

Hellraiser Leviathan, Lord of The Labyrinth

Ora, l’ossatura principale di Hellbound: Hellraiser II è basata sulla serie a fumetti Hellaraiser della Epic Comics (una sottoetichetta della Marvel). Serie che va avanti dal 1988 al 1993, scritta da Barker in collaborazione con altri scrittori. La storia, divenuta canonica, si discosta dal romanzo (e di conseguenza dal primo film) concentrandosi maggiormente su Pinhead.
Un tempo umano, era conosciuto come capitano Elliot Spencer, veterano della prima guerra mondiale, il quale risolse il rebus del cubo diventando l’apostolo del Culto di Gash. Ovvero l’ordine dei cenobiti servitori di Leviathan, una specie di dio che dimora nella dimensione chiamata Labirinto. Una sorta di inferno, fondamentalmente.

Hellraiser saga Hellbound Hellraiser II dr. Channard
Nel film, a un certo punto della storia Pinhead e gli altri cenobiti si ribellano a Leviathan. Si schierano dalla parte di Kirsty e si mettono contro il rinato Channard. Quest’ultimo, però, è troppo forte e gli fa pure il proverbiale culo a capanna. Tutto questo è molto bello, certo. Crea il giusto pathos nella storia, sicuramente. L’unico problema è: perché succede?

Perché Channard è così forte rispetto agli altri cenobiti? La risposta è che quest’ultimo è connesso direttamente al dio Leviathan. Eh… e perché? Non so se si è capito, ma qui ci si annega nei perché. Naturalmente tutto ciò è stato grazie a Barker che decise di sviluppare questa sorta di universo espanso nei fumetti. Cionondimeno nel film, in cui queste sono solo informazioni abbozzate vagamente, io spettatore in che modo dovrebbe arrivarci? Sia chiaro, questo non è che vada a inficiare la qualità del film in sé, che resta un buon prodotto. Però… comincia a crearsi una certa confusione.

Book of the Damned: A Hellraiser Companion
(Fumetti Epic Comics, 1991)

Clive Barker's Book of the Damned: A Hellraiser Companion

Ricapitolando un attimo, in appena cinque anni, dal 1986 al 1991, ci troviamo con un romanzo (Schiavi dell’Inferno); due film (Hellraiser e Hellbound: Hellraiser II) che si discostano sempre più, non solo l’uno dall’altro, ma anche dal romanzo originale; nonché, una serie a fumetti (Hellraiser) che espande tutto ciò andandosene per conto suo.

Giusto perché così stavamo scarsi, nel 1991 inizia questa miniserie in quattro volumi a fumetti, usciti fino al 1993. Sostanzialmente si tratta di storie auto-conclusive, niente di eclatante in fondo. Le cose migliori sono le copertine di Simon Bisley. La lunga marcia della marchetta è ben lungi dal fermarsi.

Hellraiser vs. Nightbreed – Jihad
(Fumetti Epic Comics, 1991)

Hellraiser vs. Nightbreed - Jihad

Per capire la situazione che sta iniziando a profilarsi è necessario fare un piccolo passo indietro. Hellraiser non è stato l’unico prodotto di successo nato dalla penna di Clive Barker. La sua seconda opera di maggior successo commerciale è il romanzo Cabal. Pubblicato nel 1988 (due anni dopo Schiavi dell’Inferno e, quindi, l’anno successivo a Hellraiser), nel 1990 diventa anch’esso un film.

Clive barker Nightbreed

Conosciuto in America come Nightbreed, qui da noi è arrivato con il titolo originale del romanzo. Ci sarebbero un’infinità di cose da dire in merito. Come il movimento Occupy Midian, per esempio. Ma non è questo il momento perché si aprirebbe una parentesi troppo grande.

Cabal o Nightbreed venne scritto e diretto da Barker in persona. E se all’uscita fu un considerevole floppone, anche in questo caso il mercato venne seppellito da una valanga di merchandising. Tra cui le immancabili serie a fumetti con addirittura serie crossover come Hellraiser vs. Nightbreed – Jihad.
Ormai Barker non ha più il controllo delle sue creature.

Hellraiser III – Inferno sulla città
(Hellraiser III: Hell on Earth, 1992)

Hellraiser saga hellraiser 3

Il 1992 probabilmente fu l’apice, il periodo aureo dei cenobiti. Tra ennemila serie a fumetti e merchandising vario, al cinema approda il terzo capitolo della saga: Hellraiser III – Inferno sulla città. Ma qualcosa di nefasto sta affacciandosi all’orizzonte: l’uragano pernacchia è in procinto d’abbattersi e spazzare via tutto.

In poche parole, in questo capitolo (scritto da Peter Atkins con Clive Barker in veste di “supervisore”) dopo lo scontro con Channard vediamo Pinhead scindersi in due distinte entità. Da un lato il suo precedente io umano, il capitano Elliot Spencer, finito in una specie di limbo; dall’altro quella che potremmo definire l’essenza del cenobita Pinhead, intrappolato assieme alla Configurazione del Lamento in una colonna denominata Pilastro delle Anime.

Quest’ultimo finisce nelle mani di un criminale da due soldi, J.P. Monroe, proprietario del night club The Boiler Room. Il quale, ovviamente, finisce per risvegliare Pinhead che, a forza di vittime su vittime, acquista la forza necessaria per uscire dal pilastro. Nel frattempo il giornalista Joey e l’amica Terri, cercando di far luce sulle misteriose sparizioni, si imbattono nel night di J.P. Monroe e in Pinhead. Su carta la cosa è anche carina, purtroppo la Miramax (che al secolo acquistò i diritti) la vedeva tutta in un altro modo.

Pinhead
(Fumetti Epic Comics, 1993)

Hellraiser saga pinhead epic comics 1993

Hellraiser III, seppur piacevole e tecnicamente superiore per il budget più alto, incassò meno dei precedenti film. Anche se i cenobiti restano concettualmente affascinanti, molto di quel fascino viene mandato all’aceto. Rendendo così il terzo film fin troppo simile al mare di opere dozzinali di quel periodo, che a stento si distinguevano l’una dall’altra.

Come detto, ormai Clive Barker il controllo l’aveva perso. Non del tutto, ma quasi. In veste di supervisore provò pure a darlo qualche suggerimento. Aiutato da Peter Atkins buttò giù una prima bozza in cui s’ipotizzava di far risalire la Configurazione del Lamento addirittura al periodo egizio. Giocandosela poi con una miscellanea di temi, tipo quello delle piramidi allineate alle stelle, dimensioni parallele e via dicendo.

Hellraiser saga hellraiser 3

Anche la manfrina del Pilastro delle Anime avrebbe dovuto avere molta più importanza, in cui si diceva fosse stata costruita una cattedrale sopra di esso per contenere il male, e tutte queste cose qua. Solo che alla fine i produttori, per tutta risposta, gli hanno detto: “Grazie Mr. Barker. Prenderemo in considerazione le sue idee e le faremo sapere. Nel frattempo quella è la porta”.

Vista e considerata la situazione, Barker per fatti suoi si dedica ai testi dei fumetti. Perciò, tanto per fare un po’ di cagnara in più che non guasta mai, nel 1991 parte Pinhead. Nella precedente (e in quel momento ancora in corso) serie Hellraiser, si era abbracciata, ampliata e data per canonica la storia su cui poi si basa il secondo film, ok? Pinhead, in realtà l’ex capitano Spencer, Il Labirinto, il dio Leviathan e via dicendo. In questa miniserie di sei albi, invece, Pinhead viene raffigurato come una reincarnazione del dio azteco Xipe-Totec. Che tradotto ha l’incantevole significato di nostro signore lo scorticato.

Clive Barker’s Hellbreed
(Fumetti Epic Comics, 1994)

Hellraiser saga film hellbreed

Il trend della serie era irrimediabilmente cambiato. Ciò che era nato con Schiavi dell’Inferno ormai era quasi venuto del tutto a mancare. Senza produttori che volevano cacciare il soldo e Barker impegnato in mille cose diverse, si continuava a battere la strada dell’arte sequenziale (il fumetto). Con adattamenti, serie di varia natura e finanche rasentare l’assurdo con miniserie-contenitore-fusion delle opere Barkiane. Una specie di all-u-can-eat dell’ignoranza, che cannibalizzava qualunque cosa capitasse a tiro, andato avanti senza sosta fino al 1996.

Hellraiser saga hellraiser 3

Hellraiser III, di suo, cambiò profondamente il senso di quello che aveva creato Barker con i cenobiti: esseri amorali, distaccati, slegati da ogni concetto di questo modo. Personaggi misteriosi e affascinanti, dalla natura ambigua su cui nulla si sapeva, si erano trasformati nelle ennesime macchiette di turno. Buone giusto per dare a campare gli fx artist.

Pinhead stesso viene spogliato e messo in scena come un Freddy Krueger qualunque. Un Prof senza il suo Mignolo, che tra una battutina e l’altra ogni sera tenta di conquistare il mondo. Niente di più lontano da ciò che era in origine.

Come se non bastasse, c’è il contentino dato a Clive Barker dalla Miramax: tutta la storia e l’approfondimento riguardo il Pilastro delle Anime sotto la cattedrale viene riassunto con la famosa scena di Pinhead che spara due cazzate nella chiesa.

Il regista di Hellraiser III sarebbe dovuto essere Peter Atkins, peccato che alla fine gli venne preferito Tony Randel. Perché, insomma, aveva più esperienza. Difatti, Randel fino a quel momento aveva già girato una fantasticifra di film, tipo… uno solo: Hellbound: Hellraiser II. Però, pochi anni più tardi, la carriera di Randel sarebbe decollata grazie a uno di quei film bellissimi e indimenticabili: Fist of the North Star. Il film live action di Ken il Guerriero con Gary Daniels. Per la serie: Spielberg, spostati, e subito anche.

Hellraiser – La stirpe maledetta
(Hellraiser: Bloodline, 1996)

Hellraiser saga Bloodline

Con Hellraiser – La stirpe maledetta, quarto film della saga, arriviamo direttamente alla linea di partenza della fine. Solo che, siccome molto presumibilmente stavolta me la sono tirata veramente troppo per le lunghe, facciamo che questo (e il resto di Hellraiser) ce lo vediamo un’altra volta, ok?

 

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