ALBERTO FERRARESE, LE PUBBLICITÀ DELLA LINEA GIG

ALBERTO FERRARESE, LE PUBBLICITÀ DELLA LINEA GIG

Classe 1940, Alberto Ferrarese è stato dapprima musicista nell’Italia degli sessanta, esibendosi con i suoi quintetti vocali alla Capannina di Forte dei Marmi ed eseguendo i jingle di alcuni spot di Carosello. Per poi finire nel mondo della pubblicità, prima come dipendente della agenzia Leader e poi come socio fondatore della propria agenzia, la Phasar, con la quale è approdato anche alla corte del consorzio Linea Gig di Gianfranco Aldo Horvat, il “Re dei Giocattoli” negli anni settanta e ottanta.
Così Ferrarese è diventato il creatore di un immaginario fantastico fatto di giochi, musiche, spot e pagine pubblicitarie su Topolino per giocattoli come Playmobil, Micronauti, Trasformer, Fiammiferino e tanti altri.

Proprio tra la seconda metà degli anni settanta e la fine degli ottanta c’è stato un boom del mondo del giocattolo, che è passato da biglie, pistole e bambole a invenzioni tecnologiche come robot, videogiochi, oggetti calamitati.

Quando i primi cartoni animati giapponesi sbarcavano sulle nostre tv private, i giocattoli della Linea Gig si imposero nell’immaginario collettivo grazie anche alle pubblicità realizzate dalla Phasar di Alberto Ferrarese con cui scambiamo due parole.

 

Se penso che, quando ero piccolo, il problema era proprio uscire a giocare perché si rischiava di incappare in qualche bomba inesplosa, mi viene da sorridere. Mia mamma mi avvertiva sempre di stare attento alle bombe nei giardini vicino casa, così come i genitori di oggi dicono ai figli di guardare prima di attraversare la strada. Poi, da grande, sono entrato nel mondo del giocattolo dalla porta principale, contribuendo al boom di un settore che allora realizzava fatturati da record. Quando ho iniziato a lavorare per Linea Gig a tutto pensavo tranne che sarei rimasto impresso nell’immaginario collettivo di un’intera generazione. Ho lavorato senza i software avanzati di oggi: tutto manuale, artigianale. Ma con una competenza tecnica incredibile. Spot realizzati a passo uno, fondali ricreati con muschio, i primi effetti speciali “artigianali” e tanta, tanta passione. Poi c’era la colonna sonora che realizzavamo per gli spot.

Qui viene fuori l’anima dell’Alberto Ferrarese musicista, perché l’esperienza accumulata nei locali italiani degli anni cinquanta e sessanta con i quintetti vocali dei Rebel Rousers e dei Jumping Jack’s è stata fondamentale…

Non solo per la tecnica, anche per l’attitudine a lavorare “di gruppo” mettendo sempre le singole competenze e capacità al servizio del team. Durante gli anni dell’università, mentre studiavo Economia e Commercio, cominciai a suonare con i due gruppi fiorentini. Ero la pecora nera della famiglia, quello con il ciuffo lungo che suonava il “rock&roll” nelle “balere”. Mio padre non riusciva a capacitarsi che nella sua famiglia ci fosse un musicista, ai suoi occhi una specie di delinquente. Io non solo mi divertivo, guadagnavo anche bene: con il mio gruppo ci esibivamo nei migliori locali della Toscana, come la Capannina di Viareggio, il Carillon di Tonfano e La Vela di Punta Ala. Se necessario venivamo ingaggiati per realizzare i jingle dei Caroselli nel mitico Studio Natali di Firenze, al servizio di “Mister Jingle”, ovvero Franco Godi. Quando anni dopo mi ritrovai a realizzare le pubblicità per Linea Gig, pensai che la mia passione per la musica potesse essere utilizzata al meglio: sono miei alcuni celebri jingle come Brillantina Rimbalzina, Pepo, Pepito, CuoreCaldo, PeloCaldo e Le Patatine Fritte. Fino al venerdì ero l’uomo di marketing serio e composto, poi nei week end mi trasformavo nel mio alter ego più estroso e sfornavo jingle a ripetizione per gli spot in realizzazione. E ormai la mia attività musicale aveva conquistato anche i miei genitori.

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Il giovane Alberto Ferrarese

 

Tra musica e pubblicità immagino ci siano stati tanti incontri importanti…

Non avrei mai pensato di passare una serata a suonare in spiaggia con Lucio Dalla e Pupi Avati, o di dividere il palco con Chet Baker, che fece a me e ad altri amici del panorama musicale fiorentino una bellissima dedica. Lui a noi! O di aver cantato accompagnato da Angel “Pocho” Gatti, musicista argentino con cui ho inciso anche alcuni dischi. Poi ricordo lo spot del Cubangolo, realizzato al Teatro della Pergola di Firenze, con uno splendido Paolo Paoloni, l’attore e caratterista che interpretava il mega direttore di Fantozzi e che per noi creò un mitico (mega) direttore d’orchestra. Senza contare l’onore di aver lavorato con Clarissa Burt, protagonista dello spot del Cubo di Adamo e allora giovane modella americana, la quale in seguito sarebbe diventata famosa per i film con Francesco Nuti e alcune trasmissioni televisive.

Nella tua carriera professionale, a parte i giocattoli, ci sono anche lavori, premi e riconoscimenti per le più svariate categorie merceologiche…

Nel corso degli anni ho realizzato campagne di ogni tipo: dai camper, dal cristallo all’abbigliamento, fino ai liquori. Ma sono stati soprattutto i prodotti per i più piccoli che alla fine mi hanno regalato le maggiori soddisfazioni, anche umanamente, come le calzature per bambini (per uno spot vincemmo anche un premio) o le paste per modellare (pure per queste pubblicità abbiamo avuto riconoscimenti). Anche le campagne “social” e di sensibilizzazione sono state un nostro fiore all’occhiello, come quando con la Regione Toscana realizzammo una campagna pubblicitaria sulla prevenzione dall’Aids, nella quale parlammo in modo esplicito di “preservativo” come strumento di prevenzione. Poi ci fu la volta in cui giocammo con un cliché estivo, quello di scrivere “lavami” sui vetri delle macchine sporche. Ribaltammo il concetto a favore di una campagna di sensibilizzazione contro lo spreco idrico grazie all’immagine di una macchina sporchissima che esibiva la scritta “non lavarmi”. Vincemmo anche un premio del pubblico tramite il quotidiano fiorentino La Nazione. Però ricevemmo anche la lettera di un lavauto fiorentino, con allegata comunicazione del suo avvocato, che ci intimava di ritirare la campagna pubblicitaria poiché avevano affisso un poster proprio davanti alla sua attività!

Per molti Alberto Ferrarese rimane soprattutto “l’uomo del Paese delle Meraviglie”…

Si, nella memoria di molti sono legato soprattutto al fantastico decennio che mi ha visto collaborare con Linea Gig. Rimango quello che ha portato in Italia, insieme a Horvat, i Trasformer (senza N e S), i Playmobil, i Micronauti, oltre a Brillantina Rimbalzina, Fiammiferino, Eagle Force, BlackStar, PeloCaldo, Pepo e Pepito e tantissimi altri giocattoli dei bambini degli anni settanta e ottanta. In occasione della realizzazione del libro “Dieci anni nel paese delle meraviglie” ho potuto rimettermi in contatto con amici e professionisti con cui ho condiviso tanti bei momenti, come il regista degli spot Pino Marchi, o alcuni ex collaboratori ed ex dirigenti Gig dell’epoca. Dopo l’uscita del libro ho ricevuto molti attestati di stima da parte di ex bambini di quegli anni, che mi hanno ringraziato per il lavoro svolto e per aver contribuito al loro immaginario giocoso.

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Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

A un certo punto mi sono reso conto che quel periodo era diventato una sorta di “mito” per la generazione dei miei figli. Già prima dell’avvento dei social network mi ero reso conto come imprenditori e uomini marketing tornassero improvvisamente bambini vedendo, nelle mie vecchie brochure aziendali di presentazione, le pubblicità dei giocattoli della loro infanzia: “Ma veramente le ha fatte lei quelle pubblicità? Io avevo quel giocattolo da piccolo…”. Con l’arrivo dei blog tematici e di Facebook sono nati come funghi pagine e gruppi sugli anni settanta e ottanta, sui giocattoli e le pubblicità di quegli anni. È così che, con l’aiuto dei miei figli abbiamo deciso che alcuni aneddoti e retroscena che sapevo solo io dovevano essere narrati. Giravano ipotesi e miti che spesso erano solo congetture sbagliate, come la querelle sui Trasformer Gig e i TraNsformerS Hasbro che tutti conoscono ancora oggi: una sorta di “chi è nato prima, l’uovo o la gallina?”. Molti credevano che Gig avesse copiato la Hasbro, ma ho smentito questa ricostruzione, come si può leggere nel capitolo interamente dedicato ai Trasformer (senza N e senza S).

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Quando hai avuto conferma che la scrittura di questo libro andava nella giusta direzione?

Nella ricerca delle fonti e incrociando i miei ricordi con quelli di ex dipendenti, ex collaboratori ed ex dirigenti Gig venivano fuori nuove storie, nuove sfaccettature e nuovi aneddoti. In pratica un ricordo tirava l’altro, e quello che in origine avrebbe dovuto essere un piccolo libro di memorie relativo a dieci anni della mia vita lavorativa è diventato un corposo volume di quasi 600 pagine di memorie collettive. In questo periodo è avvenuta poi una singolare coincidenza. Mentre stavamo raccogliendo notizie, realizzando interviste e verificando il materiale negli archivi (sono pur sempre passati più di quarant’anni), un giorno sento suonare il campanello e mi trovo davanti Francesco Ristori, un collezionista di giocattoli attuale presidente del Florence Toy Museum, il quale desiderava conoscermi di persona in quanto “creatore” di quelle pubblicità che stavamo raccontando nel nostro volume, per saperne di più dalla mia viva voce. Quando ha saputo del nostro “work in progress” è diventato subito un fan del libro nonché un sostenitore, aiutandoci anche con alcune informazioni tecniche da collezionista.

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Ma “Dieci anni nel paese delle meraviglie” non è solo una storia autobiografica…

È anche uno spaccato di un incredibile periodo storico che non esiste più: una Firenze (e un’Italia) ricca di aziende, di fermento, di vita economica, di sviluppo. Il boom delle allora prime televisioni private, l’economia che galoppava. È la storia della Linea Gig, ma anche dell’industria della comunicazione di un tempo e di come si lavorava all’interno di un’agenzia. Si parla ovviamente di cartoni animati, di musica, di giocattoli e di pubblicità che sono, come dicono i miei figli nella loro introduzione, “migliori di tutti i tempi”. È un libro che alterna momenti divertenti ad altri un po’ agrodolci, così come rappresenta anche una fonte importante di riferimento grazie alle note e alla catalogazione cronologica delle uscite pubblicitarie, aspetti che diventano inestimabili per i collezionisti e gli amanti del giocattolo vintage. C’è chi troverà più interessante la prima parte più autobiografica, ritrovandosi nei racconti personali. Chi apprezzerà di più la parte relativa alla vita d’agenzia. E chi salterà tutta quella parte per leggersi dei singoli giocattoli di cui descriviamo genesi, storia e realizzazione della comunicazione.

E adesso?

Adesso in pensione mi dedico a varie attività. Soprattutto continuo a cantare in locali e teatri con il gruppo “Rebel JJ Rousers”, una band formata da alcuni dei vecchi componenti delle mie due precedenti band dei gloriosi anni sessanta: nonostante l’età media riscuotiamo ancora un certo successo. Siamo stati anche premiati con il Nastro Argento in Palazzo Vecchio.

Alberto Ferrarese oggi

 

Dieci anni nel paese delle meraviglie. La pubblicità per Linea GIG dal 1976 al 1986 è il libro che Alberto Ferrarese ha scritto con i figli Lapo e Niccolò su un brand ormai perso nel tempo, ma importantissimo per varie generazioni di bambini di quel periodo Linea Gig.
Una storia fiorentina di creatività e innovazione, fatta di artigianalità e professionalità, senza i software supertecnologici di oggi. Un mondo che non c’è più e che gli ex bambini di allora rimpiangono ricercando su bancarelle, fiere, siti, blog e pagine social, informazioni, notizie, ricordi e pezzi rari per tornare ancora con la mente a un periodo felice.

 

 

 

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