ALBERT SPAGGIARI, IL RAPINATORE DELLE FOGNE

ALBERT SPAGGIARI, IL RAPINATORE DELLE FOGNE

Partendo dalla rete fognaria, alcuni uomini guidati da Albert Spaggiari scavano un tunnel in direzione del caveau della più importante banca di Nizza. Per illuminare e ventilare il tunnel, mentre i martelli pneumatici sono all’opera, viene usato un cavo lungo 400 metri alimentato dall’impianto elettrico di un parcheggio sotterraneo.
Anche il muro spesso un metro e ottanta del caveau, famoso per la sua presunta impenetrabilità, a poco a poco cede. I banditi lavorano soltanto di notte, per evitare che gli impiegati sentano i rumori. Dopo due mesi di duro lavoro, l’obiettivo viene raggiunto alle 21.30 di venerdì 16 luglio 1976.

ALBERT SPAGGIARI, IL RAPINATORE DELLE FOGNE

Albert Spaggiari (1932-1989)

 

Albert Spaggiari nasce nel 1932 in Provenza, sulla costa francese affacciata al Mar Mediterraneo, da una coppia di origine italiana. Il padre muore quando lui ha soltanto due anni, la madre tira avanti da sola aprendo un negozio di biancheria intima sulla Costa Azzurra.
La carriera criminale di Albert comincia a 17 anni, quando viene arrestato per avere rubato un diamante che voleva regalare alla fidanzatina. Invece di rimanere in prigione, Albert accetta di arruolarsi “volontario”. Combatte così come paracadutista in Vietnam, il Paese asiatico che all’epoca fa parte della colonia francese dell’Indocina.
Mentre gli altri governi europei stanno abbandonando i loro possedimenti territoriali nel mondo, rendendoli indipendenti, la Francia si accanisce per conservare le proprie colonie. Dopo quattro anni di battaglie contro i ribelli vietnamiti, che gli procurano due ferite e una decorazione, Albert viene condannato per avere rapinato un bordello di Saigon. Sconta la pena in un carcere militare, dove segue un corso da saldatore. Scarcerato nel 1957, lascia l’esercito.

Nel 1959 sposa l’infermiera Marcelle Audi dopo un rapido fidanzamento. Attratto dalla vita nelle colonie, parte con la moglie per il Senegal, il Paese africano a quel tempo amministrato dai francesi. I due tornano in patria nel giro di pochi mesi, buttati via cercando di commerciare casseforti con scarsa fortuna. E anche perché quell’anno, il 1960, il Senegal si rende indipendente.
Albert Spaggiari si stabilisce a Nizza, dove inizia a frequentare l’Organizzazione armata segreta (Oas), un gruppo clandestino di estrema destra che vuole continuare a mantenere l’Algeria, una colonia nordafricana, sotto il controllo della Francia.
L’anno successivo Albert viene arrestato per avere fatto parte del complotto contro Charles De Gaulle, il presidente francese intenzionato a concedere l’indipendenza all’Algeria. Rilasciato, torna in prigione nel 1962 perché durante una retata viene trovato in un covo dell’Oas pieno zeppo di armi.
Stavolta rimane in galera fino al 1966 e ne approfitta per laurearsi. Quando torna libero non ci sono più colonie per cui combattere perché la Francia le ha perse praticamente tutte, Algeria compresa.

La testa di Albert può essere finalmente occupata da altri pensieri. Apre uno studio fotografico, ma non smette di frequentare gruppi fascistoidi, che hanno una certa influenza sulle personalità politiche di Nizza. Conoscenze che gli procurano buoni affari, come la nomina di fotografo ufficiale del municipio per i servizi ai matrimoni.
Ben presto, in città tutti lo conoscono per il suo look curato. Albert ama prendere in giro gli altri come se stesso, risultando simpatico per le sue arie da guascone. Avere un buon lavoro non gli basta, l’avventuroso Albert vuole ben altro dalla vita.

Un giorno gli capita di parlare con un assessore comunale che lavora alla filiale nizzarda della banca Société Generale. L’assessore dice che i muri larghi 1 metro e 80 dei sotterranei della banca sono talmente impenetrabili che i sistemi d’allarme non sono necessari.
Ad Albert viene un’idea azzardata, ma preferisce studiare bene la faccenda per un paio di anni. Per prima cosa, affitta una cassetta di sicurezza dove mette una sveglia con una potente suoneria. La sveglia trilla a mezzanotte come programmata, mentre Albert passeggia nei pressi della banca, verificando che, in effetti, non scatta alcun allarme.
Nei mesi successivi esplora e mappa il sistema fognario intorno alla banca, scoprendo che si avvicina fino a 8 metri dal caveau delle cassette di sicurezza. Nel 1976, assieme ad alcuni ex appartenenti dell’Oas e a malavitosi marsigliesi, Albert dà il via all’operazione.

Quando la parete del caveau cede, le conoscenze di Albert nel campo delle saldature conseguite in carcere e sulle casseforti acquisite mentre tentava di venderle in Senegal, vengono messe a frutto. Con le lance ad acetilene, i banditi scassinano e svuotano una dopo l’altra le cassette di sicurezza, prelevando oro, gioielli e titoli al portatore. Durante una pausa, Albert porta nel caveau vino, champagne e paté per festeggiare.

Ma accade un imprevisto: proprio in quei giorni la zona di Nizza viene colpita da una fitta serie di piogge, che innalzano di parecchio il livello dell’acqua nelle fogne. Albert, che contava di proseguire la razzia fino alla mattina di lunedì 19, poco prima del ritorno degli impiegati, alle 2 di notte di domenica decide di andarsene con i complici per non fare la fine del topo.
Sono riusciti a forzare “soltanto” 371 cassette di sicurezza su 4mila, per un bottino complessivo di 50 milioni di franchi (30 milioni di euro attuali). Nel caveau, lasciano un biglietto con scritto: “Senza odio, senza violenza, senza armi”.

ALBERT SPAGGIARI, IL RAPINATORE DELLE FOGNE

Sopra e sotto: la polizia fa controllare il passaggio usato per la rapina

ALBERT SPAGGIARI, IL RAPINATORE DELLE FOGNE

 

Mentre i giornali parlano della rapina del secolo, Albert Spaggiari va negli Stati Uniti, dove, con la consueta faccia tosta, si presenta alla Cia, l’agenzia di spionaggio americana, per offrire la propria collaborazione. Potrebbe, spiega, forzare le ambasciate dei Paesi comunisti per rubare i documenti segreti.
Per tutta risposta, la Cia avverte le autorità francesi. La polizia di Nizza sa già che Spaggiari è il responsabile della rapina grazie alla soffiata di una ex amante gelosa e, alcuni mesi dopo dal colpo, a ottobre, lo arrestano al ritorno da un viaggio in Giappone.

Albert Spaggiari in stato di arresto

 

Interrogato, il bandito non ammette niente. Solo quando minacciano di arrestare la moglie per complicità riconosce di avere organizzato la rapina, ma non fa i nomi dei complici, che resteranno a piede libero. Durante la perquisizione alla sua casa di campagna i poliziotti trovano, sotto il mucchio di letame della stalla, pistole automatiche, mitragliatrici, granate ed esplosivi vari. Agli inquirenti racconta che intendeva mandare quelle armi ai neofascisti italiani, in modo che possano difendersi dall’estrema sinistra.
Nel maggio 1977, Spaggiari viene portato in tribunale per l’ennesimo interrogatorio con il magistrato. Con la scusa di volere prendere un po’ d’aria, il criminale apre una finestra e si butta giù. La caduta dagli otto metri del secondo piano si interrompe sul cornicione del primo, dà lì l’uomo rimbalza sul tettuccio di una Renault parcheggiata.
Grazie al fisico atletico e ai riflessi pronti di ex paracadutista, raggiunge un complice che lo aspetta a bordo di una moto poco lontano. Successivamente il bandito manda un assegno per risarcire il proprietario dell’auto danneggiata.

Infografico della rocambolesca fuga di Albert Spaggiari su un quotidiano francese

 

Finalmente libero, Spaggiari va in Argentina, dove si sottopone a un intervento del famoso chirurgo plastico Ivo Pitanguy per cambiare connotati. Quindi si stabilisce in Paraguay, governato dal regime militare di Alfredo Stroessner, dove compra una grande tenuta agricola.

Protetto dal dittatore sudamericano, Spaggiari può finalmente godersi il bottino che la polizia francese non è riuscita a trovare. Anche se lui, con il suo solito stile da spaccone, dice agli amici: «Non ho tenuto un soldo, la mia parte è andata agli oppressi dei Paesi europei», intendendo le organizzazioni neofasciste. Pubblica una autobiografia, mentre lo scrittore inglese Ken Follett dedica alla sua impresa un libro intitolato La grande rapina di Nizza.

Nel 1979 viene girato un film sul cosiddetto colpo del secolo, intitolato come la scritta beffarda lasciata nel caveau, al quale seguiranno altre due pellicole. Intanto, Spaggiari collabora con i servizi segreti dei regimi del Sud America: anni dopo verranno trovati anche documenti che dimostrano i suoi contatti con gli uomini del dittatore cileno Pinochet e con la Giunta militare argentina.

Quando, nel corso degli anni ottanta i regimi dell’America latina tramontano con il ritorno alla democrazia, Spaggiari lascia la tenuta in Paraguay per stabilirsi in una fattoria di Belluno, che ha acquistato con i documenti falsi procuratigli da alcuni amici italiani. Si lega a una donna italiana, Emilia Sacco, che rimarrà sempre con lui. Finché, nel giugno del 1989, Albert telefona alla vecchia madre, che non si è mai spostata dalla Costa Azzurra, per dirle che sta morendo a causa di un tumore alla gola.
La mattina del 10 luglio, alcuni sconosciuti depongono il suo cadavere davanti alla casa della donna. Era morto due giorni prima a Belluno, all’età di 56 anni, dodici dei quali impiegati a sfuggire dalla giustizia francese.

 

(Per gli altri articoli sui delitti famosi dello stesso autore pubblicati da Giornale POP clicca QUI).

 

 

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1 commento

  1. Un grande!

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