ALBERT DE SALVO È LO STRANGOLATORE DI BOSTON?

Albert De Salvo

Boston, la capitale dello stato americano del Massachusetts, è solitamente una città tranquilla, se confrontata con le altre metropoli degli Stati Uniti. Nonostante questo, tra il 1962 e il 1964, proprio a Boston scoppia il terrore: tredici donne dai 19 agli 85 anni vengono brutalmente violentate e uccise all’interno delle loro abitazioni.

Sono tutte single (nubili, divorziate o vedove) e tutte descritte come donne “rispettabili”. Il più delle volte sono state strangolate con il loro stesso vestiario: calze di nylon, sciarpe, reggiseni, camicette e sottovesti. La più anziana è morta di infarto.

Le donne della città, spaventate dalle gesta di quello che viene presto chiamato lo Strangolatore di Boston, si barricano in casa, mentre gli inquirenti indagano tra mille incertezze. Malgrado la somiglianza dei casi, alla polizia sembra strano che lo stesso individuo venga attratto indifferentemente da giovani e anziane.

Albert De Salvo



Il 27 ottobre 1964 un uomo si presenta nella casa di una ragazza fingendo di essere un agente in borghese della polizia. Appena varca la soglia, l’uomo lega al letto la giovane donna minacciandola con un coltello, poi la palpeggia e la bacia. Quindi, senza farle altro, se ne va scusandosi.

Grazie alla descrizione della vittima, la polizia risale ad Albert De Salvo, un operaio con precedenti penali. Vedendo la sua foto sui giornali, altre ragazze chiamano la polizia dichiarando di essere state pure loro palpeggiate da quell’individuo.

De Salvo viene arrestato con l’accusa di stupro, anche se al momento non esistono prove che abbia anche violentato, oltre che gravemente molestato, qualcuna delle sue vittime. I giornali gli danno il soprannome di Uomo Verde, perché le aggredite lo avevano sempre visto con una tuta da lavoro di questo colore.

Nessuno, al momento, pensa che sia lui lo strangolatore. A quanto pare, è lo stesso De Salvo a confessare di esserlo al suo compagno di cella George Nasser, un uomo appena arrestato con l’accusa di omicidio. Nasser, comunica l’informazione alle autorità nella speranza di ottenere uno sconto sulla pena. Tentativo non riuscito, perché verrà condannato all’ergastolo.   

Albert De Salvo nasce nel 1931 a Chelsea, una città dell’area metropolitana di Boston. I suoi genitori sono Frank, di origine italiana, e Charlotte, di origine irlandese. Purtroppo nella famiglia De Salvo, o DeSalvo (tutto attaccato) come scrivono gli americani, non regna la serenità.

Frank è un ubriacone violento che quando torna a casa picchia regolarmente la moglie: una volta le fa saltare quasi tutti i denti con un pugno, un’altra le spezza alcune dita. L’uomo viene sbattuto spesso in carcere per maltrattamenti finché, nel 1944, Charlotte decide di divorziare.

Il danno però è fatto, anche nei confronti del piccolo Albert, costretto dal padre ad assistere ai suoi rapporti con le prostitute che portava in casa. Forse per reazione, il bambino tortura gli animali e quando è grandicello inizia a rubare. A 12 anni viene arrestato la prima volta per furto con scasso.

Dopo quasi un anno di riformatorio, Albert torna libero e comincia a lavorare come ragazzo delle consegne. Siamo nel 1944, a 13 anni praticamente è ancora un bambino, ma le esperienze a cui lo aveva sottoposto il padre lo hanno trasformato in un maniaco sessuale: scarica il suo vorace appetito sulle ragazze consenzienti più grandi di lui, lasciate a casa dai fidanzati partiti per la Seconda guerra mondiale.

La guerra finisce e Albert deve inventarsi qualcosa per fare colpo sull’altro sesso, così a 15 anni ruba un’auto di lusso, ma viene scoperto e rimandato in riformatorio. Ne esce nel 1948 per fare il servizio militare nella Germania occupata dagli Alleati, ancora semidistrutta dai bombardamenti.

Per la seconda volta, Albert si trova nel posto giusto per sfogare i propri istinti, perché molte tedesche ridotte quasi alla fame si mostrano disponibili nei suoi confronti. De Salvo finirà per sposare una di loro, Irmgard Beck, una ragazza attraente e di buona famiglia.

Prolunga la ferma per qualche anno, ma i suoi impulsi finiscono per metterlo nuovamente nei guai e viene processato dalla corte marziale per aver molestato una bambina di 9 anni. Se la cava con una ramanzina.

Nel 1958, Albert torna alla vita civile, che per lui significa riprendere l’attività di ladro. Un paio di anni dopo viene arrestato e condannato a due anni, ma ne sconta meno di uno. Trova un posto da operaio e cresce i suoi figli, Judy e Michael, con la moglie tedesca.

Malgrado i suoi numerosi precedenti penali, Albert ha molti amici e tutti coloro che lo conoscono lo rispettano perché appare come un uomo affabile e sempre pronto ad aiutare chi si trova in difficoltà. L’unico suo difetto, dicono, è che spesso le spara grosse per sentirsi importante.

Gli piacerebbe essere considerato di più dalla gente, vorrebbe, addirittura, che tutto il mondo parlasse di lui per qualche impresa straordinaria. A parte questo, è un buon lavoratore, un ottimo padre e un marito esemplare anche se Irmgard, sfinita dalla sua esuberanza, decide di non concedersi più per qualche tempo.

Allora Albert, quando esce dal lavoro, inizia a bussare alle case di giovani donne affermando di essere l’assistente di un talent scout. Avrebbe l’incarico di controllare le loro misure con il metro che si porta dietro, perché il suo principale vuole assumerle come modelle.

Per vanità alcune giovani gli credono, lo fanno entrare e finiscono palpeggiate pesantemente. Molta paura, ma nessuna violenza carnale, nessuna lo denuncia fino a quando la sua foto non appare sui giornali perché accusato di aver fatto lo stesso a un’altra ragazza.

Di fronte alle affermazioni di George Nasser, che dice di aver sentito De Salvo confessare di essere lo Strangolatore, gli inquirenti decidono di interrogare il presunto assassino sotto ipnosi. In seguito questa tecnica non verrà considerata attendibile, perché, al massimo, riesce a suggestionare solo le persone psicologicamente molto fragili.

Comunque, con l’ipnosi, Albert De Salvo, confessa che: «In certi momenti, mi sentivo spinto ad andare in case dove non ero mai stato per cercare donne che non avevo mai visto, per violentarle e ucciderle. Era come vivere in un sogno, poi mi rimanevano solo ricordi nebulosi. Se la polizia non mi individuava, se non riusciva a capire come agivo, quale metodo seguissi, era per la semplice ragione che non lo sapevo neppure io».

Per essere sicuri che Albert De Salvo non stia mentendo, gli inquirenti gli chiedono particolari sugli appartamenti delle vittime. L’indagato a volte dà risposte sbagliate e altre le azzecca, per esempio sul colore degli arredamenti e la forma dei mobili. De Salvo aggiunge di aver stuprato più di 300 donne, senza contare quelle molestate indossando la tuta verde.

Contro di lui c’è solo la sua confessione, mancano testimoni o prove concrete, come, per esempio, un oggetto appartenuto a una donna assassinata trovato in casa sua. Per questo motivo, gli inquirenti temono che il giudice non considererà sufficiente la confessione dei 13 omicidi.

Già i giornali stanno mettendo in evidenza molti punti dubbi. Per esempio, il procuratore distrettuale si era accordato con l’imputato per non chiedere la condanna a morte in cambio di una confessione, e questo può avere indotto De Salvo a parlare a ruota libera sapendo che già per l’accusa iniziale di stupro, con i suoi precedenti penali, verrà comunque condannato all’ergastolo.

Secondo la moglie, si è autoaccusato di essere lo Strangolatore per vendere interviste esclusive ai giornali e pubblicare libri di memorie, aiutando così la famiglia in ristrettezze economiche. Per gli amici, Albert è un irrimediabile mitomane, come quelli che, quando avviene un delitto, se lo attribuiscono per essere al centro dell’attenzione.

Per alcuni criminologi, i particolari azzeccati dei delitti si possono spiegare con il fatto che, tirando a caso, qualcosa si riesce sempre a indovinare. Inoltre è noto che De Salvo ha una memoria prodigiosa, di quelle che non dimenticano mai niente, quindi potrebbe essersi ricordato i dettagli visti nelle foto delle scene del delitto pubblicate dai giornali.

Ci sono anche alcuni elementi che lo potrebbero scagionare. Spesso, vicino alle donne uccise, sono stati trovati mozziconi di una certa marca di sigarette, mentre lui non fuma. Forse l’unica vera vittima di Albert De Salvo è stata l’85enne, che deve avere avuto un collasso quando ha scoperto l’uomo rubare in casa sua. Infatti, appena smontava dal lavoro, De Salvo andava a molestare qualche ragazza con il metro in mano oppure faceva il topo d’appartamento, a seconda dell’occasione.

Alcuni sospettano che il vero Strangolatore di Boston sia il suo vecchio compagno di cella George Nasser, lui sì un assassino spietato, e che questi, facendo leva sul suo narcisismo, abbia indotto Albert De Salvo ad accollarsi le sue responsabilità.

Infine, la perizia psichiatrica eseguita su De Salvo taglia la testa al toro: l’imputato viene definito una persona psicologicamente disturbata e generalmente inattendibile. Basta questo responso per rendere le sue dichiarazioni non presentabili in un tribunale perché, appunto, inattendibili.

Il procuratore distrettuale decide allora di non accusarlo formalmente degli omicidi, anche se è convinto che li abbia commessi, limitandosi all’accusa di stupro. Da parte sua, il giudice, durante il processo, mette in secondo piano prove e testimoni, per concentrarsi sull’aspetto psichiatrico.

Così la condanna finale si riferisce soprattutto al fatto che i comportamenti di Albert De Salvo siano socialmente pericolosi e invece di condannarlo esplicitamente all’ergastolo, il giudice ordina la sua reclusione finché i medici lo riterranno completamente guarito. Il mistero rimane, perché se le donne palpeggiate lo hanno riconosciuto, non è stato così per quelle stuprate, inserite nel generico numero di 300.

Nel 1967, De Salvo evade dal manicomio criminale nel quale è stato rinchiuso, provocando una caccia all’uomo senza precedenti: la polizia non vuole che un simile individuo rimanga a piede libero. Ritrovato dopo pochi giorni, viene trasferito nel penitenziario di massima sicurezza di Walpole.

Nell’infermeria di questo carcere, nel 1973, De Salvo viene ucciso con 18 coltellate da mano sconosciuta. Muore così, a 42 anni, uno dei più enigmatici personaggi delle cronache giudiziarie. La sua storia è stata rievocata in un film del 1968, Lo strangolatore di Boston, con Tony Curtis ed Henry Fonda. Anche se la pellicola, come spesso accade, racconta una storia che ha ben pochi punti di contatto con la realtà.    

Nel 2001 viene riesumata la salma di Mary Sullivan, una delle 13 donne uccise. Era un bella studentessa di 19 anni, trovata strangolata con le sue calze e con un manico di scopa infilato nel corpo. In bocca aveva del liquido seminale.

Grazie alle tecniche moderne, nel 2013 si confronta il Dna del liquido seminale con quello del cadavere di Albert De Salvo. I due Dna coincidono, questo significa che a violentarla era stato proprio lui.


In alto, un’immagine del film Lo strangolatore di Boston (1968), di Richard Fleischer con Tony Curtis.



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