I VECCHI FUMETTI MUOIONO INSIEME A JUMBO

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Abbiamo visto nei precedenti articoli dedicati al settimanale Jumbo (qui e qui) la presenza nelle sue pagine di fumetti “pre anni trenta” già conosciuti attraverso il Corriere dei Piccoli, ma, per la prima volta in Italia, dotati degli originali balloon (malgrado l’aggiunta delle solite didascalie).

Pubblico qui le restanti tavole uscite nel 1934 su Jumbo di Boob Nc Nutt, il personaggio di Rube Goldberg.
Poco dopo Bob passa a Cine Comico, sempre della casa editrice Saev di Lotario Vecchi.
Ho ritoccato un po’ le immagini, con dubbi risultati, per renderle più leggibili.

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Ora vediamo alcune tavole del Fortunino/Fortunello (Happy Hooligan) di Opper.

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Impossibile non notare la carica anarchica di Opper, che sbeffeggia i tribunali e le istituzioni in genere. Ma anche Goldberg è notevole con la sua storia psichedelica, in largo anticipo sui tempi. Penso che queste tavole non fossero pienamente comprese, per quanto riguarda la loro valenza rivoluzionaria, altrimenti non sarebbero sfuggite a qualche sanzione.

Per il resto, l’annata 1934 continua a proporre i suoi cavalli di battaglia: Lucio e Colomba Bianca e un nuovo arrivo, Il capitano Jack, ovvero Captain Jack di John McCail, pubblicato originariamente sulla testata britannica The Joker in quello stesso 1934.

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Nel 1934 Jumbo ormai non è più solo: Lotario Vecchi, che ha firmato un contratto di esclusiva con la casa editrice inglese Amalgamated Press, è sommerso di materiale, che distribuisce su numerose testate.
Il 12 maggio del 1933 esce Rin-Tin-Tin; il 17 giugno dello stesso anno Primarosa, dedicato (ma solo formalmente) alle bambine; il 21 ottobre Tigre Tino; il 7 gennaio 1934 L’Audace, una testata leggendaria dalle proverbiali sette vite, all’origine dell’epopea bonelliana; il 21 giugno Bombolo-Cine Comico. Il 30 maggio del 1937 uscirà Pinocchio.

 

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Jumbo non è già più moderno

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Nel 1934 Topolino era ormai lanciato e impazzava già  L’Avventuroso, il giornalone nerbiniano che aveva portato in Italia la rivoluzione dei comics americani, spiazzando tutti gli editori di periodici rivolti all’infanzia e all’adolescenza.

Dunque che accade nel 1935 a Jumbo, povero Jumbo? In meno di due anni, Lucio l’Avanguardista ha perso ogni interesse per i lettori affamati d’avventura: messo a confronto con Gordon non c’è proprio storia. Ma è il giornalino nel suo complesso che sembra invecchiato di mezzo secolo: nel tempo di un sospiro, è passato da settimanale rivoluzionario a retroguardia del fumetto in Italia!

 

Nei favolosi anni trenta, soprattutto negli Stati Uniti ma anche nella sonnacchiosa Italia, e nonostante il fascismo, il progresso corre a velocità supersonica, con cambiamenti continui. In un decennio si passa dalle estreme propaggini dell’Ottocento alla società contemporanea, industriale e massmediatica. Una corsa rompicollo: assisteremo a qualcosa di simile solo alla fine degli anni sessanta.

Il punto di svolta è la metà del decennio. Tanto per dare un’idea, questo è un modello di auto in circolazione nel 1934: la Fiat Balilla.

 

Questo, invece, un modello prodotto dopo il 1935, esattamente nel 1937: la Lancia Aprilia.

Sembrano passati cinquant’anni.

Questo è un apparecchio radio della fine degli anni venti, quando iniziarono le prime trasmissioni regolari.

Mentre questa la pubblicità della televisione nel 1939 (dal periodico Cinema).
Televisione che, a causa dell’incipiente guerra, rimase comunque strettamente sperimentale e le cui trasmissioni erano visibili solo tra Roma e la vicina costa per circa un anno (e ancora più brevemente a Milano).

 

Vecchi accusa il colpo dell’Avventuroso con apparente compostezza. Jumbo non cambia affatto il suo aspetto: i Bruin Boys continuano a occupare la prima pagina; Lucio, Colomba Bianca e gli altri compassati eroi britannici, quelle interne. C’è spazio anche per alcune rare e preziose serie umoristiche americane.

Ma Lotario Vecchi non ha alcuna intenzione di stare a guardare il successo del rivale. In poche settimane crea addirittura un vero e proprio giornale-clone del settimanale fiorentino, L’Audace. Se scova qualche altra serie “avventurosa” d’oltreoceano, preferisce dirottarla su una delle testate consorelle, come Rin Tin Tin. Per tutto il 1935, Jumbo non cerca affatto di scimmiottare L’Avventuroso, come invece ha fatto, per un breve periodo, perfino il Topolino di Mondadori.
È per questo che Jumbo, ottant’anni dopo, pur scarsamente ricercato, è rarissimo: le collezioni complete del settimanale, in mano a collezionisti privati, si contano sulle dita delle mani, e non ce n’è nemmeno una consultabile in strutture pubbliche.
Eppure Jumbo ci dona ugualmente un sacco di straordinari fumetti americani, anche se oggi, nel 1935, non se li fila nessuno. La serie Dave’s Delicatessen di Milt Gross, già pubblicata su Cine Comico con il titolo Sinfonie Stonate, viene continuata qui come Cartoni Animati o Cartoni Comici.

 

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L’onore dell’ultima pagina di Jumbo è riservato all’inglese Colomba Bianca (White Dove) di Sidney Pride.

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Ho ritrovato il volantino del 1934 con il quale veniva introdotto il personaggio.

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Con il n. 112 Colomba Bianca passa in bianco e nero nelle pagine interne del giornale. Il suo posto viene preso da La furba Susina, ovvero Cynical Susie di Becky Sharp, e in queste tavole appare anche la firma del suo creatore LaVerne Harding.

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Alberto Becattini mi ha dato in proposito informazioni di grande interesse: “Il suo autore, LaVerne Harding, era in realtà una autrice, nonché una delle primissime donne animatrici. Lavorò a lungo per Walter Lantz e poi per De Patie-Freleng (quelli della Pantera Rosa). Pensa che talvolta la accreditavano come ‘Verne Harding’ per far credere al pubblico che si trattasse di un uomo!”.

Dal n.129, il posto di Susina viene occupato da un’ennesima serie britannica, Per il re! Di W. Booth, che proviene da una precedente serie di “dispense” edite dalla Saev.

 

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Colomba Bianca, nel frattempo, ridimensiona le sue esagerate didascalie in prosa e acquista una struttura più “fumettistica”.

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Il triste declino di Jumbo

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Concludiamo dunque le vicende di Jumbo nell’anno 1935. Quelli mostrati prima non sono i soli comic americani pubblicati su Jumbo in questo anno: continuano infatti le avventure del cagnolino Flick (Pete’s Pup), la serie di Clarence D. Russell che è il
topper (uno dei tanti) di Pete The Tramp, pubblicato con il nome di Saltafossi sul settimanale Rin Tin Tin dello stesso Vecchi.

 

 

Le sapide tavole di Fortunino (Fortunello) di F. Burr Opper, si alternano al topper And Her Name Was Maud, ovvero La Peppa, la terribile mula calciante che qui ha come coprotagonista un singolare elefante nano.

 

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Dispongo della tavola originale di Maud del 27 marzo 1932, pubblicata sul n. 126 di Jumbo: il confronto con la versione stampata in Italia può essere interessante.

 

 

Una delle due sole concessioni all’avventura, su Jumbo 1935, è Broncho Bill di Harry F. O’ Neill, che qui, dal numero 118, è ribattezzato Terror Bill. La pubblicazione inizia in sordina, nelle pagine interne, con tavole quasi “striscianti”.

 

 

Numero dopo numero, aumenta lo spazio riservato al piccolo cow boy splendidamente disegnato da O’ Neill.

 

 

Un novità importante è la pubblicazione, dal n. 141, de La famiglia Coniglioli, ovvero Peter Rabbit di Harrison Cady.

 

 

È curioso, per Jumbo come per Cine Comico, che queste chicche americane vengano pubblicate in modo disordinato e quasi nascosto, mentre i monotoni e imbalsamati Bruin Boys occupano costantemente, almeno fino al 1938, la prima pagina del settimanale. D’altra parte, negli anni trenta, anche altri editori, non solo italiani, seguono questa strana prassi. Che dire, infatti, del francese Robinson, che pubblica Flash Gordon e gli altri grandi eroi de L’Avventuroso ma che fa dei Katzenjammer Kids di Rudolph Dirks (i nosti Bibì e Bibò) la bandiera del giornale, in prima pagina?
Su Jumbo il caso vuole che si pubblichi in questo periodo proprio la versione britannica dei suddetti Katzenjammer Kids, ovvero Due gemelli e uno zio, originariamente The Bunsey Boys.

 

 

Dal n. 143 lo spazio riservato a Lucio l’avanguardista e a Colomba Bianca viene temporaneamente ridotto.

 

 

D’altra parte con Flash Gordon e Mandrake sul mercato, chi se li fila più? Eppure Vecchi insiste con gli inglesi, pubblicando sia tavole umoristiche, come Charlot (disegnato probabilmente da Albert Thacker), che serie avventurose di scarso interesse anche come Verso l’ignoto (che proviene dal già chiuso settimanale Tigre Tino, sempre di scuderia Saev) o Piccoli avventurieri, tutti di attribuzione quanto meno incerta.

 

 

Più interessante, ma attardatissimo, è Italo Ardenti, ragazzo poliziotto il cui nome cerca (come in tanti altri casi) di ingraziarsi il Regime. Inutilmente, la Saev sta entrando sotto il mirino dei censori e Lotario Vecchi non può nemmeno vantare amicizie politiche.

 

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Tornano, timidamente, anche alcuni italiani: Carlo Cossio è con tutta probabilità l’autore di esili storielle come I pifferi della Pampa.

 

 

Carlo Cossio firma anche un tentativo di imitazione degli inglesi con Il segreto di Menelik, storia “avventurosa” coloniale che a suo modo celebra le guerre imperialiste del fascismo: d’altra parte è già iniziata una campagna di aperta ostilità da parte degli educatori italiani nei confronti della nuova stampa periodica per ragazzi, che nel 1938 porterà a estreme conseguenze. Per ora, Vecchi ritiene sufficiente far professione di fascismo militante, con questo e altri mezzucci che convincono poco.

 

 

La cronaca italiana è coperta da Jumbo anche in altri modi. Caratteristica peculiare dei periodici Saev è l’offerta di continui “strepitosi” omaggi: oggetti poveri, senza dubbio, ma che oggi hanno il fascino dei reperti archeologici:

 

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Gli “omaggi” dei periodici Saev saranno in seguito la disperazione dei collezionisti, perché quasi sempre assenti dalle copie dei fascicoli reperite in antiquariato. I più ricercati, nel 1935 come oggi, sono i volumetti dedicati agli eroi dello sport, come Learco Guerra (offerto nel n. 126) o il grande Peppino Meazza (sul n. 129). Non dispongo di quelli, ma come esempio ho il libretto dedicato a Mario Pizziolo, aggiunto come omaggio al n. 111 di Rin Tin Tin.

 

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Il colpo di coda “avventuroso” di Jumbo, alla fine del 1935 è comunque la pubblicazione delle tavole domenicali di Ming Foo di Nicholas Afonsky.
La vicenda artistica di Afonsky, artista di livello eccelso, è molto interessante: fuoriuscito russo dopo la rivoluzione d’ottobre, raggiunge gli Stati Uniti nel 1917 e inizia molto presto a collaborare con il gruppo editoriale di Hearst. Nel 1934 è il disegnatore della tavola domenicale di Little Annie Rooney, creata dall’altrettanto bravo Darrell McClure, con una continuity separata da quella delle strisce giornaliere e in cui appaiono due personaggi comprimari che danno alla serie una sterzata avventurosa: il principale è proprio il saggio cinese Ming Foo. Il quale, nel 1935, si distacca dalla serie principale (uno spin-off) e diventa titolare di una serie autonoma, battezzata col suo nome. È questa a essere pubblicata su Jumbo, con il titolo La fiamma di ghiaccio.

 

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La serie sarà poi ripresa da Nerbini, che la ribattezzerà La rondine dei mari. È singolare che la lettura di queste affascinanti tavole presenti dei “salti” da una puntata all’altra, come se ci fossero delle giornaliere a continuazione. Ma è ormai assodato che tali strisce non esistono.

Per il resto, Jumbo si arrabatta come può: nel 1935 le novità fumettistiche che interessano i lettori sono ben altre. La testata, invecchiata precocemente dopo pochi anni di vita, continuerà a uscire con sempre maggiore stanchezza fino al 1938.

 

 

(Potete leggere QUI gli articoli di Giornale POP dedicati ai fumetti pubblicati in Italia negli anni trenta).

 

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