A COSA SERVONO I CRITICI DEL FUMETTO?

A COSA SERVONO I CRITICI DEL FUMETTO?

Con internet è cambiato tutto anche nel rutilante mondo della “fumettologia”, disciplina ostica praticata da sottili critici ai quali notoriamente le donne non sanno dire no.

A COSA SERVONO I FUMETTOLOGI?
Si inizia a leggere fumetti da piccoli e poi alcuni predestinati continuano a coltivare l’hobby anche da adulti.

A COSA SERVONO I FUMETTOLOGI?
Per quello che mi riguarda ho parlato di fumetti, a voce o per iscritto, solo prima e dopo gli anni trascorsi a sceneggiarli. Lavorare nei fumetti ti fa passare la voglia di starne a discutere.
Non tutti la pensano così, oggi nel web alcuni autori fanno pure i critici di se stessi (per quanto, secondo la tradizione, dovrebbero comunicare solo attraverso le loro opere).

A COSA SERVONO I FUMETTOLOGI?

I “fumettologi” sono gli studiosi del fumetto. Non si limitano a leggerlo, fanno delle ricerche intervistando i professionisti di ieri e di oggi. Oltre a frugare nei polverosi archivi.
Qualche ricerca al minimo sindacale l’ho fatta anch’io, come questa: I fumetti italiani erano i più venduti del mondo.

A COSA SERVONO I FUMETTOLOGI?

 

I veri critici e storici del fumetto

Gli ultimi critici e storici del fumetti sono forse gli autori del libro Eccetto Topolino, appena ripresentato in una edizione arricchita dalla Npe.
Gli autori Fabio Gadducci, Leonardo Gori e Sergio Lama sono riusciti a procurarsi l’archivio del rappresentante dei fumetti americani negli anni trenta in Italia, e hanno potuto così ricostruire attraverso una fonte primaria l’affascinante storia della nascita dei “giornalini”.
Da non perdere assolutamente se amate i fumetti.

A COSA SERVONO I FUMETTOLOGI?Unica pecca il sottotitolo: “Lo scontro culturale tra fascismo e fumetti”. I fascisti non avevano alcuna idea sui fumetti, hanno solo usato come scusa l’avversione degli intellettuali (tipica dalla precedente Italia liberale come quella della successiva democristiano-comunista) per ridimensionarli.
La spiegazione sincera, “non possiamo fare la guerra insieme a Hitler leggendo fumetti americani e ascoltando musica americana”, sarebbe stata troppo esplicita. Ne parlo nell’articolo Mussolini e fumetto, fascista perfetto?

 

Critici venduti!

La verità è che della storia del fumetto oggi non frega niente a nessuno.
La concentrazione è tutta rivolta all’ennesimo megaevento della Marvel e al nuovo spin off della Bonelli, ora che almeno quest’ultima ha capito che continuare a lanciare nuovi fumetti per intellettuali è controproducente.

A COSA SERVONO I FUMETTOLOGI?

Il tipico fumettologo del web di oggi è essenzialmente al servizio delle case editrici, scrive per parlare bene di tutti i fumetti. Nella speranza di poter un giorno collaborare con gli editori o, più modestamente, ricevere subito gratis le loro pubblicazioni.

Non solo su internet. In questi anni ho letto degli interi libri che fanno impressione per il loro destreggiarsi anche su vicende risalenti a oltre cinquanta anni fa, in modo da non contrariare nessuno. Nemmeno gli eredi.
Qualche volta ho avuto anch’io dagli editori l’offerta di libri e riviste omaggio: una pratica assolutamente normale e corretta, ma ho sempre rifiutato perché questo mi avrebbe moralmente impegnato a parlare bene di fumetti che, nella maggioranza dei casi, non mi piacciono.

E poi non è che io scriva poi così tanto di fumetti. Anzi, su Giornale POP ne scrivo pochissimo (le “ristampe” dei vecchi articoli non contano).

D’altra parte, mi pare ingiustificato questo interesse nei confronti dei fumettologi da parte delle case editrici, a meno che non pubblichino fumetti proprio di nicchia.
La maggioranza dei lettori non va a leggere su internet informazioni sui fumetti.

Il lancio di Samuel Stern

Il formato bonelliano di Samuel Stern è azzeccato perché da tempo l’unico affermato in Italia (lo scelsi anche io ai tempi), mentre paradossalmente oggi la Bonelli si affanna a uscire con formati non bonelliani, a colori o con meno pagine e più grandi, andando incontro a tanti flop al di là dell’eventuale qualità dei prodotti. A meno di presentare personaggi già famosi, come detto.
Da molti anni sostengo che il pubblico italiano è abituato al formato classico bonelliano come i giapponesi agli antologici in bianco e nero, i francesi ai grandi albi e gli americani ai comic book.
(Quando lavoro nella editoria tradizionale, pur non fumettistica, sto sempre attento a non andare contro le consolidate tradizioni del pubblico italiano).


I contenuti di Samuel Stern, come quelli della Bonelli di oggi, mi inducono a ripetere l’aureo slogan: “Il pubblico ama la vivacità di Star Wars, gli autori le atmosfere melanconiche di Blade Runner”. E oggi sono gli autori a decidere il contenuto dei fumetti, non c’è più l’editore che fiuta il gusto popolare.

Samuel Stern sembra aver puntato tutto sui fumettologi del web: quante c***o di recensioni avete visto nei siti e nei video?
Una strategia che non arriva al pubblico generico del fumetto. Pubblico generico al quale Samuel Stern ambisce uscendo nelle edicole e non in fumetteria, dove possono funzionare fumetti stranieri che costano poco agli editori perché già scritti e disegnati.

Sarebbe stato meglio impegnare le energie promozionali in qualsiasi altro modo. Avendo però un prodotto popolare da presentare, cosa che Samuel Stern non è.

 

I fumettologi dovrebbero interessarsi di più alla storia del fumetto italiano, per vedere cosa ha funzionato e quali sono gli errori ricorrenti, se vogliono essere veramente utili agli editori. Ammesso che vengano letti da questi ultimi.

 

 

 

Contatto E-mail: info@giornale.pop

8 commenti

  1. Tu scrivi, giustamente: “In questi anni ho letto degli interi libri che fanno impressione per il loro destreggiarsi anche su vicende risalenti a oltre cinquanta anni fa, in modo da non contrariare nessuno. Nemmeno gli eredi.” Ahinoi, il politically correct e la “censura preventiva” regnano ormai sovrani! Ma guarda che questo accade per i “critici” (o i velleitari nerds che si credono tali) non solo di fumetto, ma anche di letteratura, cinema, televisione (in particolare!), musica, ecc, ecc.

  2. Ma mica si capisce tanto bene quel che vuoi dire.
    Sei partito dai fumettologi e poi hai preso Samuel Stern: perché proprio lui?
    Per la retorica intellettualistica artificiale mi trovi più che d’accordo.
    F

    • Perché ha fatto affidamento sui critici per il lancio (e per il proseguo).

  3. Mi sono destreggiato anch’io in questo articolo per non contrariare nessuno, se no mi tocca poi subire non so quanti processi nei social.

  4. Da dove viene la vignetta di Silver? Voglio leggere quella storia!

    (Silver fra l’altro provocò polemiche già negli anni 80, o forse 70, chissiricorda, coniando il termine “fanzinari brufolosi” che per un certo periodo divenne un meme pre-internet…)

    • Sembrerebbe una vignetta della serie pubblicata su If negli anni ottanta, ma non ho voglia di andare a controllare.

  5. I critici come Franco Cavallone, Ranieri Carano, Giovanni Gandini erano dei veri intellettuali ma oggettivamente non capivo di che parlassero anche quando parlavano di cose che conoscevo bene come Crepax o i Peanuts (tradizione di non farsi capire portata avanti da Fulvia Serra nei suoi editoriali). Molto meglio quando arrivarono Vincenzo Mollica e Mauro Paganelli con i volumi l’Autore e il fumetto. Per carità il buon Vincenzo amava solo i soliti Pratt/Crepax/Battaglia e Pazienza ma al meno si capiva di che parlasse. Con Fumo di china arrivarono i “nerd brufolosi” che recensivano tutto anche “Corna vissute” (giustamente) ma che col tempo si sono mossi più che altro per trovare lavoro nelle redazioni (riuscendoci benissimo) perchè a fare solo il critico non ci campi. Oggi però mi pare che il ruolo del critico competente (in tutti i campi) sia del tutto esautarato dal fatto che con internet chiunque può avere il proprio pulpito. Talvolta ascolto certe recensioni su You tube di evidenti ignoranti in materia che raggiungono centinai di migliaia di visualizzazioni attraverso le loro capacità di fare intrattenimento e comunità che però non è competenza.

    • Dimentichi Manara 😀

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