10 FILM HORROR DA VEDERE ASSOLUTAMENTE

10 FILM HORROR DA VEDERE ASSOLUTAMENTE

Ce ne sono di film horror da vedere. Ti metti lì, spaparacchiato vergognosamente sul divano e via, a lampadarti le retine con quattro-cinque film uno dietro l’altro.

Film horror da vedere a Halloween per farti tremare pure le mutande…

Giusto una piccola premessa: “paura” è un termine che indica un preciso stato emotivo. Non esiste un’unità di misura per determinare, individualmente, cosa o non cosa faccia paura. In altre parole, qualcosa che spaventa uno potrebbe far ridere l’altro. Per fare questa selezione, puntiamo la ruota su tre parole: inquietudine, angoscia e disagio.

 

Non aprite quella porta (The Texas Chain Saw Massacre)

Anno: 1974
Regia: Tobe Hooper

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Il fatto che appartenga al filone “New Horror” degli anni settanta e abbia contribuito alla successiva diffusione dello splatter, può sembrare paradossale. Dato che, in effetti, Non aprite quella porta non è che spinga tanto sul gore come uno potrebbe aspettarsi.

Parliamo pur sempre di un film che sul groppone ha quasi cinquanta anni. Eppure, ancora oggi Non aprite quella porta sembra stranamente attuale. Probabilmente perché non tratta di zombie, vampiri o fantasmi. Qualcosa, cioè, in cui devi sforzarti di credere.

10 FILM HORROR DA VEDERE ASSOLUTAMENTE

A colpire l’immaginazione a livello primitivo non è quel che accade, ma il fatto che potrebbe accadere. Ci sei tu e una famiglia di spostati regrediti al cannibalismo nel mezzo del niente. Nella morte non c’è logica né bellezza, tantomeno importa chi tu sia.

Questo rende il film tanto efficace: è grezzo, brutalmente realistico nel rappresentare tutti quelli che, poi, saranno i tropi di un intero genere. Un’esperienza punitiva, asfissiante, che raggiunge il culmine nella sequenza finale. Leatherface che balla con la motosega è semplicemente incredibile.

 

Il ritorno dei morti viventi (The Return of the Living Dead)

Anno: 1985
Regia: Dan O’Bannon

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“Tu te lo ricordi quel film, che si chiamava La notte dei morti viventi?
Certo, sì. È quello dove i cadaveri si mangiano la gente!… Ma che cosa c’entra?
Lo sapevi tu, che la storia di quel film è una storia vera?”

Se c’è un film horror da vedere questo è di sicuro Il ritorno dei morti viventi. Chiaro, non ha nulla da spartire con La notte dei morti viventi di George Romero. A parte una brutta storia di sputi e fischi in tribunale, ma questo è un altro discorso.

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Paradossalmente, Dan O’Bannon è riuscito a tirar fuori, anni prima della moda dei meta-horror, un film incredibilmente divertente, esagerato e ironico. Un ironico dito medio rivolto, appunto, ai morti viventi di Romero, così cupi, seri e impegnati nel loro sottotesto sociopolitico.

Il risultato? Una delle migliori commedie horror di sempre. Il manifesto punk-rock dei film di zombie, dove capeggiano tre semplici regole: più sangue, più orrore, più tette. Avanti così.

 

Nameless – Entità nascosta (Los sin nombre)

Anno: 1999
Regia: Jaume Balagueró

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All’improvviso, Claudia vive l’incubo di ogni genitore: sua figlia Angela, una bambina di sei anni, è scomparsa. Un incubo che si risolve nel peggiore dei modi, quando la polizia dice di aver trovato il corpo brutalizzato e mutilato della bambina.

Cinque anni dopo, Claudia inizia a ricevere strane telefonate. Dall’altro lato del telefono una bambina che dice di essere Angela la implora di salvarla. La voce sembra proprio quella di sua figlia, ma potrebbe essere uno scherzo di cattivo gusto. Se non fosse per l’aver menzionato una particolare località balneare dove erano solite andare.

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Tutto precipita in un orribile delirio quando Claudia decide d’indagare sull’origine di queste telefonate. Ecco, questo non sembra vagamente familiare? Sì, esatto: Silent Hill 2.

The Nameless dello spagnolo Jaume Balagueró, basato sul romanzo omonimo (La setta, da noi) di Ramsey Campbell, è un film elegante, cupo e teso dall’inizio alla fine. A guardarlo, poi, è piuttosto alienante vedere come il tono tanto deprimente del film sia così stranamente coinvolgente.

 

Session 9 (Session 9)

Anno: 2001
Regia: Brad Anderson

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Se uno fa una lista di film horror da vedere, certo non può mancare il classico “manicomio abbandonato”. Di film con questo specifico tipo d’impostazione ce n’è a iosa. Tuttavia, sono pochi ad aver centrato il punto come Session 9 di Brad Anderson.

La trama è semplice e, per l’epoca, abbastanza originale. Tratta i malcontenti di una squadretta di operai, costretti a farsi un culo a capanna. Solo perché il capo, per vincere l’appalto per la rimozione dell’amianto da una vecchia struttura psichiatrica abbandonata, se n’è uscito che poteva farlo in una settimana anziché nella ventina di giorni preventivati dalla concorrenza.

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Al lavoro, che è già quel che è, si aggiunge la deliziosa location in cui sei costretto a stare insieme a gente con la quale sei tanto così da prenderti a schiaffi. In un attimo la situazione comincia a precipitare. Del tutto, poi, quando gli operai si rendono conto, poco alla volta, di non essere soli.

 

[REC] (Rec)

Anno: 2007
Regia: Jaume Balagueró e Paco Plaza

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L’orrore funziona tanto più è in grado d’insinuarsi nell’usuale, colpendo la nostra immaginazione. Spesso, molti film li sentiamo, come dire… distanti, perché esulano completamente dal quotidiano a cui siamo abituati.

Noi italiani siamo abituati a vivere uno in braccio all’altro, in condomini, palazzoni, di ventordici appartamenti per piano. Perciò il classico della famiglia che vive nella villetta nel niente in provincia del nulla, a cui capita la qualunque, da noi funziona poco.

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Immagina, invece, di vedere un film in cui c’è una città viva. Piena di luci. Di negozi. Di gente per strada. Dove una troupe di giornalisti si unisce ai vigili del fuoco per una sera. Immagina di vederli arrivare al condominio, uguale a quello dove abitano lo zio Franco e la zia Pina. Solo pieno di zombi.

Se c’è qualcosa di cui, già all’epoca, si poteva fare a meno, di sicuro era un altro mockumentary. Invece, co-scritto e co-diretto da Paco Plaza e Jaume Balaguero (sì, di nuovo lui), [REC] è probabilmente forse il miglior found footage. Un film di zombi abbastanza decente fino alla bobina finale, quando rivela un asso ancora più terrificante nella manica.

 

Lake Mungo (Lake Mungo)

Anno: 2008
Regia: Joel Anderson

Ok, questo è strano assai. Perché, Lake Mungo è… sinceramente non lo so. La storia riguarda Alice Palmer (sì, il nome non è un caso, l’intero film si ispira a Twin Peaks), una ragazzina di sedici anni annegata durante una gita di famiglia. Il problema è come poi il film sviluppa questo semplice presupposto.

Inizialmente pensi che si tratta di un mockumentary. L’ennesimo. La furbata sta nel buttarla sul drammatico. Solo che a un certo punto il setup da documentario ricostruzionista, le “finte interviste” ai familiari della vittima, certi dettagli e tante altre piccole cose cominciano a farti credere tutt’altro.

Tipo che sia un vero fatto di cronaca mascherato da film drammatico. Che però, nel frattempo, finge di essere un fatto vero. Lo so, è complicato. Sta di fatto che, per una mezz’oretta buona, il film ti convince nel modo più assoluto di star vedendo un vero documentario.

Poi prende una svolta. Quando credi di aver messo finalmente a fuoco la situazione, Lake Mungo inizia a diventare disperatamente, esageratamente inquietante. E quando alla fine scopri cosa sta succedendo diventa, in una parola, terrificante. Sul serio, sono pochi i film in grado di far veramente tanta paura.

 

L’evocazione – The Conjuring (The Conjuring)

Anno: 2013
Regia: James Wan

Non è che i film di fantasmi mi scendano più di tanto. Perché non è come per gli zombie, tanto per fare un esempio. Tu sai che, per un motivo o per l’altro, i cadaveri si rianimano per mangiarti. Il cervello o tutto quanto, a seconda della situazione.

I fantasmi invece… cioè, che fanno di preciso? Ti lanciano cose in faccia, ti posseggono? Si limitano a fluttuare? Non lo so, ogni film se ne esce con qualcosa di diverso e, spesso, ha bisogno del supporto di un’entità demoniaca random per funzionare.

Per questo, nella marea di film horror da vedere, in generale, The Conjuring merita sicuramente una visione. Non è solo la chiara passione per gli horror anni settanta che James Wan ha riversato, e traspare, in ogni minuto di questo film. Manco perché è una delle ghost story più solide mai viste da, uhm, almeno vent’anni a questa parte.

Cioè, sì, è pure questo. Tuttavia quello che sorprende è l’incredibile equilibrio raggiunto tra commerciale e sperimentale. Tra classico e moderno. Ci sono tutti gli archetipi del genere, ma anche molte idee originali.

Tono, ritmo, fotografia… l’uso corretto di jumpscare mirati come si deve… Insomma, tutto il pacchetto dà vita a un’esperienza veramente soddisfacente. Se a guardarlo entri nel giusto mood, The Conjuring è agghiacciante.

 

Baskin – La porta dell’inferno (Baskin)

Anno: 2015
Regia: Can Evrenol

In sostanza Baskin è Hellraiser. Se Hellraiser, l’originale, avesse avuto un seguito, però fatto bene. Ancor più malato, estremo e contorto. Un film decisamente ai limiti, aggressivo e volutamente difficile.

La trama superficialmente segue un gruppo di poliziotti che rispondono alla chiamata di un’altra volante, bloccata in una fatiscente zona rurale completamente isolata. Tutto poi diventa, metaforicamente e letteralmente, un viaggio attraverso l’inferno.

Baskin è un film difficile soprattutto perché, trattandosi di un horror turco (‘sto film mi ha aperto un mondo che ignoravo) fa continui riferimenti a cultura, mitologia e folklore di cui so poco o niente. Una cosa è sicura: se riesci a passare su certe cose, sì, decisamente disturbanti, ti rendi conto di quanto sia notevole.

 

The Void – Il vuoto (The Void)

Anno: 2016
Regia: Steven Kostanski, Jeremy Gillespie

Di questo film se n’era parlato nelle due righe su I 20 film migliori basati sulle opere di Lovecraft. Siccome mi è piaciuto particolarmente lo schiaffo pure in questi dieci film horror da vedere assolutamente, ok?

Con il suo approccio stile Assault on Precinct 13, The Void è un chiarissimo e per niente velato omaggio al cinema di John Carpenter, Lucio Fulci, George Romero e soci. L’orrore cosmico è il fulcro di tutto e, di sicuro, se uno volesse farsi subito un’idea dei temi della letteratura lovecraftiani The Void è il punto da cui partire. Ché ci sono proprio tutti o quasi.

Sfortunatamente proprio questo è il grande problema del film. Non che sia derivativo. Anzi, tiene botta efficacemente per quasi tutta la sua durata. Il punto è che nella, come dire, fretta d’inchinarsi e venerare i suoi dei, The Void svicola da quei punti che avrebbe dovuto approfondire di più.

Punti che avrebbero aiutato molto lo sviluppo di storia e personaggi, rendendolo un film più solido. A parte questo, resta comunque un prodotto notevole e, per molti versi, impressionante: merita sicuramente di essere visto.

 

Hereditary – Le radici del male (Hereditary)

Anno: 2018
Regia: Ari Aster

Con Hereditary posso chiudere in bellezza questa carrellata di film horror da vedere assolutamente. Gli aggregatori sono una roba che lascia il tempo che trova. Però, ci sarà un motivo se questo film ha un punteggio del 89% su Rotten Tomatoes e dell’87% su Metacritic, no?

La trama si sviluppa a partire dall’elogio funebre di Ellen Graham fatto da sua figlia Annie. Nel frattempo, Charlie, la figlia di Annie, mentre la madre parla del difficile rapporto che aveva con sua nonna, passa il tempo a disegnare. Per lo più cose inquietanti.

Questo è il punto: Ellen, la matriarca, è sia lo sfondo sia la chiave di volta per l’intero contesto. Una figura ingombrante in tutti i sensi, che condanna la figlia, la famiglia, a tutta una serie di orrori. Sia psicologici sia soprannaturali. In sostanza, questa è “l’eredità” a cui si riferisce il titolo.

Messa così non è proprio il massimo, eh. Ciò non toglie che il debutto alla regia di Ari Aster è uno dei più scandalosamente riusciti di tutti i tempi. In qualunque modo uno voglia metterla, Hereditary è un film non eccezionale, ma quasi.

 

Ebbene, detto questo credo che sia tutto.

Stay Tuned, ma soprattutto Stay Retro.

 

 

 

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