LE WOODSTOCK ALL’ITALIANA DI RE NUDO

Parco Lambro

La tre giorni musicale di Woodstock fu un evento epocale che segnò un’intera generazione. L’eco del suo straordinario successo assunse in breve tempo dimensioni planetarie e da lì a poco i festival musicali cominciarono a diffondersi in tutto il mondo, Italia inclusa.

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Nel nostro Paese passarono alla storia quelli organizzati da Re Nudo, una rivista di “controcultura e controinformazione” fondata a Milano nel novembre 1970 da un gruppo di intellettuali e di artisti sessantottini, raccolti attorno alla figura carismatica di Andrea Valcarenghi. Nel corso degli anni settanta Re Nudo si fa promotore di una serie di raduni pop chiamati Festival del proletariato giovanile, lanciando lo slogan “facciamo che il tempo libero diventi tempo liberato”.

1971 Ballabio

Il primo festival musicale di Re Nudo, pomposamente battezzato “Il primo giorno della nostra era”, si svolse nell’arco di 36 ore a Ballabio, in provincia di Lecco tra il 25 e il 26 settembre 1971.
Un gruppo di freak di Lecco individuò una splendida location sperduta tra i boschi, suggestiva e adatta allo scopo. Un numeroso pubblico quanto mai eterogeneo invase l’area. Gente che da anni andava e veniva dall’India, habitué di Amsterdam e Londra, comunardi di Ovada, giovanissimi scappati di casa, le avanguardie creative di Brera, nudisti militanti e saccopelisti convinti.
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Tra gli artisti si esibirono Come le Foglie, Claudio Rocchi (la sua canzone “La mia prima luna” fu l’inno ufficiale del festival), Pacco (con Alberto Camerini ed Eugenio Finardi), Garybaldi (da quel momento in poi presenza costante in tutti i festival), Drogheria di Solferino (con Marco Ferradini), Jonathan (ex Jonathan & Michelle), Stormy Six e Johnny di Brera.

“Mai si dormì quella notte perché ci fu musica senza interruzione e quando quelli del palco si riposavano eravamo noi a farla, eravamo noi a cantare felici di questo scambio e l’alba sorgeva immobile ritmata da mille batterie e bonghi e tamburelli e ancora ci fu musica al mattino e nessuno voleva mollare il suo spazio d’erba, se non il tempo di farci un panino che costava solo cento lire grazie alla perfetta organizzazione a cui mai ci stancheremo di dire grazie ed eran ragazzi come noi finalmente, niente sordidi speculatori che arrabattano perfino sul panino o sulla bibita, mentre lì tutto costava cento lire, con la nostra «pilotta» ci potevi comprare proprio tutto, la birra o il latte o tre pere o un bellissimo graspo d’uva da mezzo chilo…”, Carlo Silvestro, tratto da Ciao 2001 n. 42 del 20 ottobre 1971.

1972 Zerbo

Il secondo festival musicale di Re Nudo si svolse a Zerbo, in provincia di Pavia, tra il
16 e il 18 giugno 1972. 20mila persone calarono sulle rive del Ticino, che per quarantotto ore finì per assomigliare al Gange. Una distesa di tende colorate accampate sul greto del fiume, circondata da una nebbiolina azzurra costante. Centinaia di fuochi accesi, chillum che straripavano come le acque del fiume. Santoni lombardi, fango, zanzare, tepee pellirosse e gonfaloni al vento. Bandiere tibetane affiancate a bandiere rosse e pentoloni di cibo macrobiotico.
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Hare Krishna e Bambini di Dio che si fronteggiavano sospettosi gli uni degli altri. Fuori di testa arrampicati sugli alberi che, come in un film di Fellini, si rifiutavano di scendere e gridavano “Voglio Tamara!” (Tamara Baroni sex symbol dell’epoca). Tra gli artisti presenti: i genovesi Garybaldi, Donatella Bardi e Come le Foglie, Alberto Camerini e Eugenio Finardi con Il Pacco, Il gruppo francese Opium, Giovanna Marini, Comma 22, Capsycum Red e Top 4.

“Avevamo saputo del secondo Free festival italiano dalle pagine della stampa dove la notizia era rimbalzata di bocca in bocca e ne avevamo risentito parlare in giro per le piazze delle grandi città da giovani-nomadi-cantastorie-autostoppisti che mai e poi mai sarebbero mancati all’appuntamento se non altro per poter dire poi anch’io c’ero. E così per due giorni le autostrade italiane hanno visto moltiplicarsi i pollici alzati che da nord e da sud calavano nella pianura padana puntando su Zerbo. Ad accoglierci un prato, un fiume, una spiaggia, una città di tende e un mare di sacchi a pelo: tre chilometri di suoni, colori, corpi, sorrisi, vibrazioni e una miriade di fuochi per tenerci su in quindicimila, per poter ancora una volta (almeno per tre giorni) lasciarci alle spalle la noia, divieti e tutti quei tristi ritornelli cittadini che ci accompagnano ogni giorno”, Romano Belletti da Ciao 2001 n. 28 del 16 luglio 1972.

1973 Alpe del Viceré

Nei tre giorni tra il 15 e il 18 giugno 1973 il festival si tenne nella suggestiva cornice dell’Alpe del Viceré. Fu il primo pop festival illegale e il primo a tenersi a lume di candela. Dopo essersi dimostrate inizialmente disponibili, le autorità non concessero il permesso di occupazione del suolo pubblico. Seguirono a ruota il rifiuto di allacciamento con l’acquedotto e con la linea elettrica. I responsabili di Re Nudo cercarono in tutti i modi di convincere la gente a restarsene a casa, ma fu tutto inutile. A migliaia si arrampicarono a piedi per i boschi del comasco, sette chilometri per arrivare sul posto.
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“Per i primi due giorni il festival si è trasformato in un gigantesco be-in, cioè in un posto dove non succedeva niente di organizzato e dove invece dieci-quindicimila giovani immersi in una splendida vallata circondata da boschi e prati “stavano insieme mangiando, vivendo in modo diverso”, tratto dal numero 27 del 5 luglio 1973 della rivista Qui Giovani.

Poi sabato sera la prima musica da un palco di fortuna. Con una amplificazione rimediata alla meglio, con un’allacciamento elettrico fatto in barba alle autorità comunali hanno suonato gli Stormy Six, Mario Di Leo, Yu Kung e tutti i gruppi “acustici”.

Solo domenica pomeriggio, con l’arrivo di Franco Battiato e con la sua potente amplificazione si è potuto iniziare il vero e proprio popfestival con i duemila watt promessi. Due concerti Battiato, pomeriggio e sera, poi gli Aktuala, i Supermarket, i bravissimi Dedalus di Torino reduci dal successo al Festival d’Avanguardia di Napoli e infine, a notte fonda, gli Atomic Rooster che hanno improvvisato un concerto per tutti i superstiti.

1974 parco Lambro I

Quelli di Re Nudo si sentivano ormai pronti per il grande salto. Corteggiatissimi dai responsabili della Cultura del gruppo politico di Lotta Continua e un po’ anche da Avanguardia Operaia, che avevano visto materializzarsi in questi festival decine di migliaia di giovani dei quartieri, delle periferie, scappati di casa delle provincia di mezza Italia e anche tanti studenti. Decisero per l’anno successivo di prendersi Milano e puntarono sul Parco Lambro. Questa volta con le tesserine a 500 lire per i cinque giorni di festival: si contarono sessantantamila presenze.
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Chi non voleva pagare poteva trovare accessi liberi. Senza transenne e recinti si voleva mantenere vivo lo spirito dei primi festival. Per cinque giorni il parco Lambro doveva essere un territorio liberato.

Com’era il pubblico? “C’era di tutto, dall’hippie all’operaio alla signora di mezza età: tra i giovani c’era molta confusione, in apparenza, ma la mia impressione è che anche quelli con le idee poco chiare hanno un anelito a vivere in modo diverso, più libero, E questo non può che essere positivo”, Daniele Caroli tratto da Ciao 2001 n. 29 del 21 luglio 1974.

Presentati da Massimo Villa, musicista e voce di “Per voi giovani”, sul palco si succedono Alan Sorrenti, Demetrio Stratos, Battiato, Pfm, Biglietto per l’Inferno, Donatella Bardi, Loy e Altomare, Pino Daniele e Pappalardo, Claudio Fucci e Area, Acqua Fragile, Rocky’s Filj, Trip, Volo, Stormy Six, Angelo Branduardi e Canzoniere del Lazio.

1975 parco Lambro II

Dal 29 maggio al 2 giugno 1975 il festival di Re Nudo si tiene ancora a parco Lambro di Milano. Per accedere nell’area del parco dove si svolge l’evento bisogna acquistare una tessera. Il prezzo è sempre popolare, 500 lire per tutte le cinque giornate, anche se molti tentano di entrare di straforo.
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Stavolta i posti di blocco nei varchi sono gestiti da controllori attenti e molto compresi nel loro ruolo. Sono loro una delle novità meno piacevoli della V Festa del Proletariato Giovanile. Fanno parte di un servizio d’ordine abituato ai cortei, pattugliano l’area in modo sgradevole.
Dal punto di vista dello spettacolo, questo è sicuramente il festival più riuscito. Centomila presenze per una manifestazione che comprende gli Area, gli Stormy Six, Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Francesco De Gregori, Napoli Centrale, Pfm e Antonello Venditti. Si chiude in gloria con un memorabile recital notturno di Giorgio Gaber, con contorno di sciame di accendini accesi.
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Ma cominciano ad evidenziarsi tutte quelle contraddizioni che esploderanno l’anno successivo. Il senso di appartenenza e comunità, molto sentito nei primi raduni, si stava sfaldando. Sul palco suonano gli artisti e il pubblico ascolta sul prato. Il pubblico è conformista e pieno di pregiudizi, accetta la musica di consumo e rifiuta la sperimentazione. Comunque basta che un artista sollevi ruffianamente il pugno chiuso dal palco per ottenere un’ovazione.

“Alla musica si sono affiancati audiovisivi, spettacoli teatrali (ad esempio Robutti con “La fabbrica delle bambine”), proiezioni di documentari alternativi sul femminismo, sulla polizia eccetera. I contenuti politici sono venuti quest’anno in primo piano”, Daniele Caroli su Ciao 2001 n. 25 del 29 giugno 1975.

1976 parco Lambro III

Il terzo festival di parco Lambro, che si tenne dal 26 al 29 giugno 1976, fu la fine del sogno. L’utopia di Re Nudo di poter unire con la musica le diverse anime del Movimento giovanile naufragò miseramente.
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Centomila giovani, centomila estranei che vagavano tra squallore, confusione, violenza diffusa, tutti contro tutti. Contro il palco si scaricò, a ondate, la rabbia del pubblico incattivito formato in gran parte da proletari e sottoproletari pieni di risentimento verso gli organizzatori che offrivano cibi e bevande di dubbia qualità a prezzi gonfiati. Espropri proletari, supermercati saccheggiati, assalto ai camion di polli congelati. Servizio d’ordine armato di bastoni che perquisisce le tende, omosessuali e femministe minacciati fisicamente, eroinomani malmenati e gettati fuori dal festival, piccoli spacciatori di fumo processati sommariamente, cariche della polizia.
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Il festival finiva e con esso si chiudeva un’epoca. Il declino dell’idealismo hippy era ormai evidente, aveva preso piede una cultura diametralmente opposta capace solo di esprimersi con violenza e attratta da un terrorismo in piena fase espansiva.

Sul palco: Eugenio Finardi, Area, Ricky Gianco, Gianfranco Manfredi, Napoli Centrale, Nacchere Rosse, Veronique Chalet, Jenny Sorrenti, Agorà, Lyonesse, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio, Pino Masi, Roberto Cacciapaglia, Claudio Rocchi, Living Theatre e Sensation’s Fix.

“Al Parco Lambro di alternativa non ho visto neanche l’ombra. È come chiedersi se un pezzo di periferia urbana, mettiamo Quarto Oggiaro, trasferito al Parco Lambro, costituisce un’alternativa. Messo dentro Parco Lambro, compresso, ristretto, inchiodato, Quarto Oggiaro resta Quarto Oggiaro (…) Era proprio come stare dentro il magma su cui si costruisce tutta la nostra cultura… o contro cui si costruisce. Mi sentivo tirato e scottato in tutte le direzioni. La cosa più sgradevole era l’aspetto Kolossal, per esempio i due-trecento nudi che a un certo punto hanno invaso la valletta, dopo la pioggia, e c’era la nebbia; non erano affatto erotici, come volevano essere, erano terribili; mentre giravano in cerchio con le ragazze a cavalcioni mi sono venute in mente le foto dei lager, le illustrazioni di Doré…”, Elvio Fachinelli.

3 commenti

  1. Bellissimo articolo mi ha riportato indietro di qualche 😟 annetto . Complimenti 👍🏼👍🏼

  2. Molto chiaro, scritto benissimo. Sull’ultimo parco Lambro ricordo anche un documento filmato di Alberto Grifi. Grazie.

  3. Articolo veramente molto interessante, complimenti. Io avevo sentito parlare solo del Parco Lambro.

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